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angelo umana
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sabato 15 novembre 2025
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a caccia di bacari e bevute
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Non è detto che un film al cinema debba essere necessariamente istruttivo o educativo per grandi, piccini o chicchessia, e questo Le città di pianura, udite udite, citato tra i film di “un certain regard” e da qualche “critico” cinematografico come miglior film italiano a Cannes 2025, fa pensare a quanto peggiori possano essere stati gli altri lavori italiani. Altri scrivani di film lo definiscono una piacevole stranezza, esilarante, caos narrativo irresistibile, ma quando mai? Il sospetto viene: è possibile o addirittura probabile che i cosiddetti esperti scrivano bene a volte di qualche film per spingere chi legge a vederlo e … una mano lava l'altra.
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Non è detto che un film al cinema debba essere necessariamente istruttivo o educativo per grandi, piccini o chicchessia, e questo Le città di pianura, udite udite, citato tra i film di “un certain regard” e da qualche “critico” cinematografico come miglior film italiano a Cannes 2025, fa pensare a quanto peggiori possano essere stati gli altri lavori italiani. Altri scrivani di film lo definiscono una piacevole stranezza, esilarante, caos narrativo irresistibile, ma quando mai? Il sospetto viene: è possibile o addirittura probabile che i cosiddetti esperti scrivano bene a volte di qualche film per spingere chi legge a vederlo e … una mano lava l'altra.
Ci fa' vedere i giorni perduti di due perdigiorno veneti già in età – eppure ne esistono di molto migliori sul Veneto, che forniscano emozioni e sentimenti o perfino di denuncia sociale: vengono in mente Pane e Tulipani ed anche Piccola Patria. La vita di questi due è volta a procurarsi un bicchiere di qualcosa, purché alcolico, celebrano bacari insomma, in ogni dove e con qualunque scusa. Dormono dove capita ma più spesso nell'auto di uno dei due, un'auto di qualche valore procurata con qualche furbo stratagemma nel passato. C'è perfino una corsa notturna con quell'auto filmata in modo che corra velocissima, non se ne intende la ragione, forse un divertissement della regia. Non si vedono amicizie o relazioni se non occasionali: cosi conoscono e “rimorchiano” uno studente di architettura che sta festeggiando la laurea di un'amica con un gruppo di universitari. Non si capisce davvero perché questo ragazzo cominci ad accompagnarsi a questi due, non è spiegato o fatto sentire allo spettatore dalla regia che tipo d'interesse ci possa trovare. Li porta perfino a visitare la tomba del famoso architetto Carlo Scarpa, ma visti i due accompagnatori è “come dare perle ai porci”.Non sento niente no, non c'è tensione, non c'è emozione, nessun dolore (da Battisti-Mogol).
Eppure sembrava essere iniziato in modo interessante, con il sempre gradevole Roberto Citran che nella veste di un piccolo Gianni Agnelli di campagna scendeva in elicottero in uno dei suoi possedimenti per premiare con un Rolex un dipendente che andava in pensione: rivedremo costui col suo Rolex nel corso del film giocare meccanicamente, come uno zombie, ad una macchinetta mangiasoldi quando i nostri due lo reincontrano. Sarà vero quanto detto nel bellissimo film di Andrea Segre, Io sono Lì (e Lì è una barista cinese a Chioggia), che andare in pensione per tanti significhi non avere più un c.... da fare. Archiviamo!
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jonnylogan
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giovedì 15 gennaio 2026
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da bere di un fiato
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Film inizialmente presentato al Festival di Cannes 2025, nella sezione Un Certain Regarde, e successivamente e inizialmente disponibile in sala negli stessi luoghi che fanno da cornice viva alle peregrinazioni dei tre protagonisti e girovaghi. Ovvero quell'operoso nord-est motore del paese, osservato da una prospettiva diversa, quella dell'emarginazione e della solitudine, ancor meglio se notturna. Un’emarginazione di chi ha deciso di fuggire: in primis “Il Genio” dipinto dal solito ottimo Andrea Pennacchi, è rappresentativo di coloro che hanno preferito migrare per evitare ulteriori spiacevoli sorprese, cercando di lasciarsi alle spalle una vita che velocemente ha transitato dalla ruralità alla vita di fabbrica e dalla crisi economica.
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Film inizialmente presentato al Festival di Cannes 2025, nella sezione Un Certain Regarde, e successivamente e inizialmente disponibile in sala negli stessi luoghi che fanno da cornice viva alle peregrinazioni dei tre protagonisti e girovaghi. Ovvero quell'operoso nord-est motore del paese, osservato da una prospettiva diversa, quella dell'emarginazione e della solitudine, ancor meglio se notturna. Un’emarginazione di chi ha deciso di fuggire: in primis “Il Genio” dipinto dal solito ottimo Andrea Pennacchi, è rappresentativo di coloro che hanno preferito migrare per evitare ulteriori spiacevoli sorprese, cercando di lasciarsi alle spalle una vita che velocemente ha transitato dalla ruralità alla vita di fabbrica e dalla crisi economica. Successivamente quella tratteggiata dalle zone agricole trasformate in aree industriali che hanno reso celebre, e celebrato, il Veneto visto attraverso le narrazioni di due amici, due sconfitti dalla vita che, al contrario del Genio, hanno preferito rimanere e rovinarsi vivendo di espedienti saltuari con l’aggiunta di troppo alcool. La loro storia personale è progressivamente narrata a un giovane studente di architettura incontrato lungo la strada; il ventiseienne e irriconoscibile Filippo Scotti, noto al pubblico come co-protagonista di È stata la mano di Dio (id.; 2021) di Paolo Sorrentino, per il quale vinse il premio Marcello Mastroianni al Festival di Venezia 2021; con il quale i due amici cinquantenni hanno un legame favorito dalla ricerca del bicchiere della staffa definitivo. Un bicchiere che ovviamente non arriva mai, portando i tre a muoversi in un territorio noto a CarloBianchi, scritto e pronunciato tutto attaccato, interpretato dal Bresciano Sergio Romano; e da Doriano, il cantautore e bassista Pierpaolo Capovilla, alla sua seconda incursione sul grande schermo dopo I Primi della Lista (id.; 2011) di Roan Johnson. Ideali per dare voce a un nord più marginale, sgangherato, e anche tristemente più vero.
A tutti gli effetti l’opera prima del regista Francesco Sossai, il suo esordio del 2021, Altri Cannibali (id.; 2021), rappresentava il compito di fine corso presso la Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino, ovvero l’accademia del cinema che produsse la pellicola; diventa uno spaccato crudo e convincente di cosa significhi l’emarginazione in luoghi operosi. Attraverso un road movie alcolico pieno di disincanto e incontri con personaggi altrettanto surreali, esattamente come i tre protagonisti. Incontri sottolineati dalle esperienze di ognuno dei tre. Attraversando una regione che così non si era probabilmente mai vista e osservata. Vero fiore all’occhiello della scorsa stagione cinematografica, perfetto anche per i non avvinazzati.
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marcodirani
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sabato 18 ottobre 2025
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l''ultimo bicchiere nell''architettura dell''oblio
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film di rara e necessaria malinconia che si solleva dal 99% della produzione nazionale, imponendosi come un saggio cinematografico sulla condizione esistenziale contemporanea.
Il film è costruito su una stratificazione magistrale di tre sguardi, che tessono la vera e complessa grammatica del racconto:Lo Sguardo ebbro ma del Disincanto (Carlobianchi e Doriano): L'ebbrezza dei due compari non è mai cialtroneria scanzonata, ma la lucida, dolente consapevolezza di chi abita le macerie di un tempo finito. La loro deriva girovaga è una forma di resistenza nichilista. Il dialogo con il turista tedesco, che vorrebbe vedere l'Italia prima che gli italiani la distruggono interrotto dal lapidario "È tardi," ne è l'epitaffio: dietro la sbronza si cela la tragica accettazione del collasso.
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film di rara e necessaria malinconia che si solleva dal 99% della produzione nazionale, imponendosi come un saggio cinematografico sulla condizione esistenziale contemporanea.
Il film è costruito su una stratificazione magistrale di tre sguardi, che tessono la vera e complessa grammatica del racconto:Lo Sguardo ebbro ma del Disincanto (Carlobianchi e Doriano): L'ebbrezza dei due compari non è mai cialtroneria scanzonata, ma la lucida, dolente consapevolezza di chi abita le macerie di un tempo finito. La loro deriva girovaga è una forma di resistenza nichilista. Il dialogo con il turista tedesco, che vorrebbe vedere l'Italia prima che gli italiani la distruggono interrotto dal lapidario "È tardi," ne è l'epitaffio: dietro la sbronza si cela la tragica accettazione del collasso.Lo Sguardo Ermetico della Ricerca (Giulio): Lo studente di architettura è l'elemento "lucido" ma ritroso, che inizialmente osserva l'abbandono senza aderirvi. Il suo progressivo cedere all'ebbrezza – intesa come abbandono all'esistenza fluida – non è una resa, ma la ricerca di una bellezza residuale. L'eco della grande arte, in particolare il rigore formale di Carlo Scarpa, emerge come unica possibile via di fuga estetica in un mondo che ha rinunciato alla forma. Lo Sguardo Crudo del Territorio (Il Protagonista Silente): La vera e inesorabile soggettività del film è il paesaggio stesso. Sossai ci espone alla cruda realtà di un territorio divenuto alieno e irriconoscibile: la pianura veneta, ma ormai tutta la Padania è qui un palinsesto devastato da infrastrutture, capannoni e villette a schiera. Non è più luogo da "abitare" o "risiedere," ma una superficie da attraversare, da percorrere come nomadi girovaghi.Le città di pianura si rivela così un complesso e amaro road-movie esistenziale, in cui il viaggio non è ricerca, ma constatazione della nostra condizione di esuli in un ambiente che abbiamo irrimediabilmente imbruttito. Un film essenziale.
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gabriella
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giovedì 9 ottobre 2025
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un veneto da bere
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Un road movie nelle sconfinata pianura veneta, due amici cinquantenni, Doriano e Carlobianchi che trascorrono le serate e le nottate sempre alla ricerca dell'ultimo bicchiere che non è mai l'ultimo, con l'intento di recuperare all'aeroporto un loro vecchio amico, ( che poi scopriamo sbagliano aeroporto) si imbattono in un timido studente napoletano di architettura, Giulio. I due decidono di coinvolgerlo nel loro vagabondaggio e chissà che proprio questo impacciato ragazzo non riesca a far venire in mente il segreto del mondo che Carlo aveva scoperto e poi dimenticato tra un bicchiere e l'altro.
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Un road movie nelle sconfinata pianura veneta, due amici cinquantenni, Doriano e Carlobianchi che trascorrono le serate e le nottate sempre alla ricerca dell'ultimo bicchiere che non è mai l'ultimo, con l'intento di recuperare all'aeroporto un loro vecchio amico, ( che poi scopriamo sbagliano aeroporto) si imbattono in un timido studente napoletano di architettura, Giulio. I due decidono di coinvolgerlo nel loro vagabondaggio e chissà che proprio questo impacciato ragazzo non riesca a far venire in mente il segreto del mondo che Carlo aveva scoperto e poi dimenticato tra un bicchiere e l'altro. Sono due mondi diversi, che si incontrano e in qualche modo si riconoscono, la lost generation che ha affrontato la crisi del 2008 e ne è uscita ammaccata, sconfitta sbalzati fuori dal processo di produzione , hanno perso tutto, famiglia, soldi, sicurezza, ma non l’orgoglio di una dignità malandata ma scanzonata, e la nuova generazione, priva di certezze, come Giulio, incapace di agire per paura di sbagliare che ben presto imparerà l’urgenza di vivere, che non c’è un’altra volta, il momento è qui, adesso, tanto vale lasciarsi condurre senza una meta attraverso quella terra di mezzo, tra le montagne e la laguna, un paesaggio che piano piano assumerà un’identità, un luogo per riflettere sulla loro condizione interiore , per Doriano e Carlo, ancorata ai mitici anni 90 quando si stava da Dio e si andava a mangiare le lumache con la polenta dalla Mary e il bacareto da Lele era sempre aperto Ma se i due amici dal calice elevato vivono il paesaggio come specchio del loro declino, per Giulio è la scoperta che la vera conoscenza non è quella accademica, ma sensoriale, percettiva ed emotiva, dove si può ascoltare il silenzio restando immersi in esso, sentire e respirare l’odore e i profumi della terra, le luci e le ombre che si adagiano tra l’erba, in questa scorribanda notturna tra osterie , colline, ville venete, si apre un momento di riflessione, sulla bellezza e sul significato dei luoghi che percorrono, riuscendo a dialogare con l’ambiente circostante, , fino a sentire nell’anima cieli immensi dove scorrono l dolcissime le nostre malinconie, ma il coraggio di vivere, stavolta c’è.
Ci sarebbe ancora così tanto da dire su questo film rivelazione, sulla bravura degli interpreti, magnifici Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, il giovane Filippo Scotti, le brevi e significative apparizioni di Roberto Citran e Andrea Pennacchi, sull’opera di Carlo Scarpa, che unisce uomo e natura, ma mi fermo qui, credo che la descrizione migliore sia quella di andarlo a vedere.
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[+] battisti svelato
(di ivan il matto)
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