È nata una stella

Film 2018 | Drammatico

Regia di Bradley Cooper. Un film con Bradley Cooper, Lady GaGa, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos, Bonnie Somerville. Cast completo Titolo originale: A Star Is Born. Genere Drammatico - USA, 2018, Uscita cinema giovedì 17 maggio 2018 distribuito da Warner Bros Italia.

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Ci sono state già 3 versioni cinematografiche della storia, con Janet Gaynor nel 1937, Judy Garland nel 1954 e Barbra Streisand nel 1976.

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È nata (di nuovo) una stella: il successo e i suoi risvolti nell'era dei social network.
Emanuele Sacchi
Emanuele Sacchi

Una scommessa rischiosa, per le carriere di chi vi è coinvolto. Il film che fu di William Wellman (e di David O. Selznick) e che, nel 1937, fuse Hollywood, mélo e sogno americano in una simbiosi impossibile da scindere, viene nuovamente ripreso, per il suo terzo remake. La storia è quella nota a tutti: un attore in declino e vittima dell'alcolismo (Norman) scopre il talento di una giovane sconosciuta, Esther, crede in lei, se ne innamora e la trasforma in un'artista di successo crescente. Fino a fare di lei una star e, inevitabilmente, a oscurare la propria presenza nella coppia, sempre più pleonastica. Una amara verità su Hollywood e sui saliscendi della notorietà, che nella versione del 1937 - uno dei grandi successi di Selznick, insieme a Via col vento - è affidato ai volti di Janet Gaynor e Fredric March.

Medesime iniziali della Gaynor per Judy Garland, che dà vita nuovamente a Esther nel primo remake del film. È il 1954 e a girarlo è un maestro come George Cukor, con James Mason nei panni del traghettatore Norman. Successo straordinario, tale da sostituirsi per molti all'originale nel ricordo storico.

Nel 1976 la storia rivive ancora, in uno scenario totalmente differente. Sono gli anni della contestazione e del sogno idealista hippie ed Esther rivive in un nuovo contesto, altrettanto ostico e competitivo. Anziché Hollywood e la recitazione, al centro del film di Frank Pierson c'è la scena musicale country e folk: Norman veste i panni barbuti di Kris Kristofferson, mentre Esther si avvale del carisma e della voce di Barbra Streisand. Questa volta però la critica si divide, avversando un progetto guidato dalla Streisand e incentrato sulle sue performance. Perfetto per il ruolo Kris Kristofferson.

Passano ben 42 anni prima che È nata una stella, o A Star is Born in originale, goda di un ulteriore remake, che adatti al proprio tempo la tragica favola di Esther e Norman. I nomi di battesimo dei due sono la prima cosa a cambiare: Esther diviene un più attuale Ally, Norman un peculiare Jackson.
Si sa ancora molto poco dell'incarnazione di A Star is Born per il terzo millennio, la cui data di uscita nel 2018 continua a subire rinvii e oscillazioni (al momento in cui si scrive l'uscita americana è fissata per il 5 ottobre). Inizialmente il progetto era nelle mani di Clint Eastwood, che fece di tutto per assegnare il ruolo alla popstar Beyoncé. A causa della gravidanza di quest'ultima il progetto è finito in stand-by, finché Eastwood non ha deciso di abbandonare la regia e affidarla al protagonista di American Sniper, Bradley Cooper. Per Cooper è il debutto dietro la macchina da presa. Dovrà dimostrare di aver appreso dal regista di Gran Torino ogni stratagemma del mestiere. Cooper indossa anche i panni del rocker in declino, Jackson Maine, che vede in Ally un talento appena sbocciato e la chance di una rinascita. Ma tra Esther e Ally non sembra esserci solo un cambiamento anagrafico: "Si tratta di una storia d'amore disperata" - ha affermato Cooper - "e, a differenza delle scorse versioni del film, la nostra protagonista è tutto fuorché un'ingenua". A dar vita alla non ingenua Ally è un volto davvero inconsueto e imprevedibile, quello di Lady Gaga, che per l'occasione si firma nei crediti con il vero nome di Stefani Germanotta. Una mossa coraggiosa, lontana da quanto compiuto dalle star della musica che l'hanno preceduta, a cominciare da Madonna.

Al di là del cambio di nomi, è il film con Streisand e Kristofferson la versione ripresa più direttamente da Bradley Cooper, con il mondo del country come ambientazione della vicenda. "La domanda che ci poniamo all'inizio del film è questa" - dice Cooper - "Cosa succede quando ti avvicini ai 30 anni ed inizi a capire che non arriverai mai a ottenere il grande successo? Non c'è modo migliore di esprimere questo sentimento che attraverso la musica. Cantando non ti puoi nascondere (...) Non avrei pensato di debuttare alla regia con un film simile, ma per qualche ragione questa storia mi ha toccato in maniera profonda".
Nella colonna sonora abbondano i brani creati appositamente per il film da Bradley Cooper e Lady Gaga, scritti con autori del calibro di Mark Ronson, Jason Isbell e Lukas Nelson. Tutti rigorosamente eseguiti dal vivo e senza ricorrere a playback. Come Terrence Malick per Song to Song, anche in A Star is Born molte scene sono state girate sui palchi di grandi festival musicali, come quello di Glastonbury. Gaga, headliner della manifestazione, è salita sul palco, in incognito, insieme a Cooper giorni prima della sua esibizione.
Per Cooper il ruolo di Jackson Maine si avvicina molto a suoi personaggi precedenti, affetti da sbalzi di umore ai limiti del bipolarismo e da istinti autodistruttivi, come nel caso di Il lato positivo. Mentre per Lady Gaga A Star is Born costituisce la sospirata occasione su grande schermo, dopo i piccoli ruoli di Machete Kills e Sin City - Una donna per cui uccidere. Molti i fantasmi da affrontare, considerati gli insuccessi toccati a diverse popstar che l'hanno preceduta, da Britney Spears a Christina Aguilera, fino al celebre caso di Madonna, mai riuscita a regalare un ruolo memorabile alla storia della settima arte.

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FOCUS
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mercoledì 3 maggio 2017
Pino Farinotti

La Warner Bros ha annunciato il primo ciak di È nata una stella (A star is Born), terzo remake di un titolo che fa parte della memoria nobile del cinema. Il progetto, in gestazione da tempo, vede protagonista Bradley Cooper, attore e regista, e Stefani Germanotta, attrice, meglio conosciuta come Lady GaGa. Sceneggiatore Will Fetters. Ci sono film che ricorrono continuamente, nelle epoche, come Anna Karenina, I tre moschettieri, Il Grande Gatsby, Amleto, fra gli altri. Vicende che vengono riviste e aggiornate secondo il momento, la cultura, il sociale, l'estetica.

È nata una stella fa parte di questo cartello di eccellenze. Con un privilegio in più, è un film puro, non deriva da un master letterario, come gli altri titoli citati.

La prima versione è del 1937, diretto da William Wellman, prodotto da quel genio che era David Selznick, quello di Via col vento, che fece un investimento cospicuo girando in technicolor quando il cinema era quasi agli albori del colore. Fra gli sceneggiatori, Dorothy Parker, scrittrice vera. Protagonisti erano Fredric March, divo assoluto, recente conte Wronskij, l'amante di Greta Garbo nella "Karenina" di Tolstoj, e Janet Gaynor, emergente, che attirò l'attenzione di Walt Disney che ispirandosi a lei disegnò la sua Biancaneve. Era la storia di Vicki Lester, aspirante attrice, che arriva a Hollywood, fa molti i mestieri secondo tradizione, fino all'incontro giusto, con Norman Maine, attore famoso ma con problemi di alcol. E mentre lei si afferma, fino all'Oscar, lui declina fino al suicidio. Fu uno dei maggiori successi di quell'anno.
Nel 1954 la "Warner" rifece il film, affidandolo a George Cukor, grande autore, il "regista delle donne". James Mason era l'alcolizzato Norman e Vicki era Judy Garland, nientemeno. C'era la Garland, dunque la protagonista non era un'attrice, ma una cantante, che comunque, arriva all'Oscar. Anche in questo caso, enorme investimento. Judy canta molte canzoni, ma lo spartito venne giudicato troppo sofisticato, i compositori ritennero doverosa un'evoluzione di stile rispetto alle regole e alle armonie delle canzoni e dei numeri del musical classico, ne risultarono canzoni poco orecchiabili. La "Dorothy" del Mago di Oz, ormai ultratrentenne, e con tanti problemi, offrì la sua ultima grande performance. Il film di Cukor comunque sorpassava il puro contenuto musicale e sentimentale, mostrando l'ambiente del cinema come qualcosa che può esaltarti ma anche ucciderti. In questo "senso autocritico" quel titolo si affianca a grandi classici come Viale del tramonto.

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