Les Misérables

Film 2019 | Drammatico 100 min.

Titolo originaleLes Misérables
Anno2019
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata100 minuti
Regia diLadj Ly
AttoriDamien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga .
TagDa vedere 2019
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 3,33 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ladj Ly. Un film Da vedere 2019 con Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga. Titolo originale: Les Misérables. Genere Drammatico - Francia, 2019, durata 100 minuti. distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,33 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una nuova battaglia all'interno di Parigi. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,15
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un film dal messaggio chiaro nascosto dietro il fumo dell'azione e dei lacrimogeni.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 16 maggio 2019
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 16 maggio 2019

Montfermeil, periferia di Parigi. L'agente Ruiz, appena trasferitosi in loco, prende servizio nella squadra mobile di polizia, nella pattuglia dei colleghi Chris e Gwada. Gli bastano poche ore per fare esperienza di un quartiere brulicante di tensioni tra le gang locali e tra gang e forze dell'ordine, per il potere di dettare legge sul territorio. Quello stesso giorno, il furto di un cucciolo di leone dalla gabbia di un circo innesca una caccia all'uomo che accende la miccia e mette tutti contro tutti.

Ispirato alle rivolte di strada di Parigi del 2005 e ad altri fatti realmente accaduti, con Les Misérables il regista Ladj Ly, nato e cresciuto, anche come filmaker, nel sobborgo che racconta, espande l'omonimo cortometraggio in un film di grande impatto, tale da riportare alla mente L'Odio di Kassovitz, rispetto al quale misura anche la crescita frammentata ed esponenziale di certe realtà della banlieue parigina.

Les Misérables, che del grande romanzo popolare di Victor Hugo usa l'ambientazione e una didascalia finale, ma soprattutto incarna le preoccupazioni profonde, non conta un momento di troppo, ma contiene al suo interno tre film ben distinti.
Il primo, il prologo, è un film di finzione, nonostante la realtà delle immagini: la Francia multiculturale unita dal tifo per la nazionale di calcio in una gioiosa sintesi interetnica e interreligiosa. Poi c'è il secondo film: la vita di tutti i giorni, costruito come un teso film di genere, che intreccia la giornata dei tre agenti con quella del "Sindaco" e del suo braccio destro, impegnati a farsi strada come boss del quartiere, con gli affari dei boss locali dello spaccio, dei Fratelli Musulmani e del loro leader, Salah, schedato come pericoloso perché insieme ai kebab dispensa il suo pensiero, e poi con i gitani del circo e con i tanti ragazzini dei palazzoni popolari, come Issa, che ne combina una dietro l'altra, o Buzz, che col suo drone spie le ragazze e ciò che non dovrebbe.

Un film multifocale, nel quale il punto di vista del nuovo arrivato non coincide con quello dei due veterani della pattuglia, e nel quale dialogano senza saperlo lo sguardo orizzontale della polizia, che cerca di farsi strada nel labirinto delle gang, come in un mercato all'aperto, e quello dell'alto del drone, che diviene accidentalmente testimonianza, coscienza sporca, arma.

A riempire il vuoto intermedio tra i due livelli ci penserà il terzo film, quello più amaro, chiuso dentro il palazzo suburbano come dentro un cuore di tenebra, dislocato in verticale lungo scale e pianerottoli. Qui si gioca la guerra decisiva, tra generazioni. La guerra contro la rabbia istintiva, di chi è arrivato a sopportazione; la guerra che scardina le regole del sistema e il cui esito è ancora aperto, perché è un conflitto in atto, o forse ancora in potenza, ma pronto a deflagrare, alle porte della città e della società. Quest'ultimo è il film di denuncia, nascosto dietro il fumo dell'azione e dei lacrimogeni fatti in casa.

Ladj Ly (già co-regista del bellissimo documentario A voce alta) conosce da vicino ciò che racconta, e questo, insieme ad un'ottima scrittura, lo esime dall'indulgere in qualsiasi introduzione o commento di sorta, permettendogli di affidare solo e soltanto alla tensione dell'azione la chiarezza del suo messaggio.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 18 maggio 2019
Francesco Boillé
Internazionale.it

Se, come nel caso di Bacurau, la distopia invece di togliere futuro lo restituisce, è segno che la metafora e l'allegoria permettono di dire meglio certe cose dandogli una leggerezza malgrado la gravità delle questioni: la constatazione realistica del presente, se è necessariamente funesta è tuttavia importante, anzi necessaria. Les misérables, esordio alla regia dell'attore francese Ladj Ly, è nell'insiem [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Luca Pacilio
Film TV

Un banale episodio fa esplodere le tensioni di un quartiere controllato da una pattuglia della polizia. Ladj Ly proviene da Kourtrajmé, il collettivo fondato con Kim Chapiron e Romain Gavras e ne interpreta il verbo: immersione ambientale abbinata a messa in scena drammatica, attori professionisti affiancati agli abitanti di Montfermeil, a restituire conflitti e contraddizioni di una zona calda.

giovedì 16 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Una giornata di un nuovo poliziotto nei dintorni di Parigi, a Montfermeil. Un luogo che era anche stato, due secoli fa, quello dei Miserabili di Victor Hugo, donde il titolo del film di Ladj Ly, documentarista al suo primo lungometraggio di finzione. Il dato viene spiegato nel film stesso dai colleghi che accolgono il nuovo arrivato Stéphane, e non è l'unica cosa che vien detta chiara e tonda in questa [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

Fa un certo effetto vedere il Festival che si definisce il «cuore del cinema nel mondo» inaugurare la sua nuova edizione con uno spettacolo che sembra invece celebrare la cerimonia funebre di sé stesso e del cinema. Invocando la sala e la sua importanza come in un mantra - con espliciti attacchi ai colossi dello streaming, Netflix in testa - è come se ne avesse sottolineato la debolezza, la crisi che [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Grazia Paganelli
Duels.it

La prossima rivoluzione arriverà dalle periferie" dichiara il regista, sceneggiatore e attore Ladj Ly, che con Les Misérables torna a girare nel "suo" quartiere di Montfermeil, a Seine-Saint-Denis, a nord ovest di Parigi, con una popolazione composta prevalentemente di immigrati di seconda o terza generazione. Qui, infatti, durante le rivolte del 2005 (immagini con cui si apre il film), il regista [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

A Montfermeil, non distante da Parigi, il poliziotto Stéphane si aggrega a una coppia di colleghi, nello scandaglio quotidiano della zona, tenuta in equilibrio tra le varie etnie che la popolano con l'arroganza, dove i primi a usarla sono proprio quelli che dovrebbero mantenere l'ordine. Ma il furto di un cucciolo di leone scatena una bagarre, dagli esiti funesti, mentre all'alto un drone registra [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

"Mi rivolgo al presidente Macron: vada a vedere il nostro film, perché è un avvertimento del pericolo di violenza assoluta in cui versa la Francia, il vaso è quasi colmo e l'impressione è che nessuno ci stia ascoltando!". Parole forti, parole di passione civile quelle che il regista Ladj Lytuona alla conferenza stampa del suo Les Misérables, la prima vera sorpresa del concorso di Cannes 2019.

giovedì 16 maggio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

La haine. Quasi 24 anni dopo. Dal bianco e nero di Kassovitz alle luci stordenti di Les misérables, imponente esordio nel lungometraggio di Ladj Ly. Che amplia il suo ottimo corto del 2017. E il quartiere di Cherbourg è lo stesso del romanzo di Victor Hugo. Con una citazione del celebre romanzo nel finale. Quasi un labirinto, uno spazio senza uscita.

giovedì 16 maggio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

I 'nuovi' miserabili (il riferimento a Victor Hugo è palesato dall'esergo che compare prima dei titoli di coda: 'Non esistono erbe cattive, né uomini cattivi; ma soltanto cattivi cultivateurs', cioè coltivatori, ma anche educatori) sono la fauna umana che popola le profonde banlieues parigine, dove la vita scorre secondo codici antichi e tribali, e dove ridotta al minimo è l'autorità di un Stato incapace [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Non sono i gilets jaunes ma è la rabbia endemica delle banlieue a infiammare la seconda giornata di Cannes. È il Festival che nel 1995 consacrò con il Premio alla Regia quel manifesto di rivolta che era "La Haine". Ricordo come fosse ora quel mio primo, emotivo, incontro con Mathieu Kassovitz, quando nessuno dei media italiani se lo filava. "Les misérables"non è "La Haine", ma è il primo lungometraggio [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

"Amici miei, tenete a mente questo: non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori". Si chiude con uno stallo potente e con la successiva citazione tratta dall'omonimo Les misérables di Victor Hugo il nuovo film diretto da Ladj Ly, regista parigino che realizza questo western urbano partendo da un suo stesso cortometraggio del 2017 e ambientandolo nello stesso quartiere [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Raffaele Meale
Quinlan

Stéphane, appena arrivato da Cherbourg, integra la brigata anti-criminalità di Montfermeil nella banlieu 93. Incontra i suoi nuovi compagni di pattuglia, Chris e Gwada, due uomini d'esperienza. Stéphane scopre rapidamente le tensioni montanti fra i differenti gruppi di quartiere. Quando si trovano sopraffatti durante un arresto Gwada compie un gesto insano, per di più ripreso da un drone.

NEWS
GALLERY
giovedì 16 maggio 2019
 

Dopo aver aperto le porte del concorso ufficiale con I morti non muoiono, il Festival di Cannes ha dato il via anche alla sezione collaterale Quinzaine des Réalisateurs, presieduta per il primo anno da Paolo Moretti.

winner
premio della giuria
Festival di Cannes
2019
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