I Miserabili

Film 2019 | Drammatico, V.M. 14 100 min.

Titolo originaleLes Misérables
Anno2019
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata100 minuti
Regia diLadj Ly
AttoriDamien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga, Issa Perica, Al-Hassan Ly Steve Tientcheu, Jeanne Balibar, Sofia Lesaffre, Alexandre Picot.
TagDa vedere 2019
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro 3,72 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ladj Ly. Un film Da vedere 2019 con Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga, Issa Perica, Al-Hassan Ly. Cast completo Titolo originale: Les Misérables. Genere Drammatico, - Francia, 2019, durata 100 minuti. distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,72 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una nuova battaglia all'interno di Parigi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a Golden Globes, 3 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, 10 candidature e vinto 4 Cesar, 6 candidature e vinto 3 Lumiere Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Spirit Awards, ha vinto un premio ai Goya, Al Box Office Usa I Miserabili ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 323 mila dollari e 24,4 mila dollari nel primo weekend.

2019
Dettagli »
Un film dal messaggio chiaro nascosto dietro il fumo dell'azione e dei lacrimogeni.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 16 maggio 2019
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 16 maggio 2019

Montfermeil, periferia di Parigi. L'agente Ruiz, appena trasferitosi in loco, prende servizio nella squadra mobile di polizia, nella pattuglia dei colleghi Chris e Gwada. Gli bastano poche ore per fare esperienza di un quartiere brulicante di tensioni tra le gang locali e tra gang e forze dell'ordine, per il potere di dettare legge sul territorio. Quello stesso giorno, il furto di un cucciolo di leone dalla gabbia di un circo innesca una caccia all'uomo che accende la miccia e mette tutti contro tutti.

Ispirato alle rivolte di strada di Parigi del 2005 e ad altri fatti realmente accaduti, con I Miserabili il regista Ladj Ly, nato e cresciuto, anche come filmaker, nel sobborgo che racconta, espande l'omonimo cortometraggio in un film di grande impatto, tale da riportare alla mente L'Odio di Kassovitz, rispetto al quale misura anche la crescita frammentata ed esponenziale di certe realtà della banlieue parigina.

I Miserabili, che del grande romanzo popolare di Victor Hugo usa l'ambientazione e una didascalia finale, ma soprattutto incarna le preoccupazioni profonde, non conta un momento di troppo, ma contiene al suo interno tre film ben distinti.

Il primo, il prologo, è un film di finzione, nonostante la realtà delle immagini: la Francia multiculturale unita dal tifo per la nazionale di calcio in una gioiosa sintesi interetnica e interreligiosa. Poi c'è il secondo film: la vita di tutti i giorni, costruito come un teso film di genere, che intreccia la giornata dei tre agenti con quella del "Sindaco" e del suo braccio destro, impegnati a farsi strada come boss del quartiere, con gli affari dei boss locali dello spaccio, dei Fratelli Musulmani e del loro leader, Salah, schedato come pericoloso perché insieme ai kebab dispensa il suo pensiero, e poi con i gitani del circo e con i tanti ragazzini dei palazzoni popolari, come Issa, che ne combina una dietro l'altra, o Buzz, che col suo drone spie le ragazze e ciò che non dovrebbe.

Un film multifocale, nel quale il punto di vista del nuovo arrivato non coincide con quello dei due veterani della pattuglia, e nel quale dialogano senza saperlo lo sguardo orizzontale della polizia, che cerca di farsi strada nel labirinto delle gang, come in un mercato all'aperto, e quello dell'alto del drone, che diviene accidentalmente testimonianza, coscienza sporca, arma.

A riempire il vuoto intermedio tra i due livelli ci penserà il terzo film, quello più amaro, chiuso dentro il palazzo suburbano come dentro un cuore di tenebra, dislocato in verticale lungo scale e pianerottoli. Qui si gioca la guerra decisiva, tra generazioni. La guerra contro la rabbia istintiva, di chi è arrivato a sopportazione; la guerra che scardina le regole del sistema e il cui esito è ancora aperto, perché è un conflitto in atto, o forse ancora in potenza, ma pronto a deflagrare, alle porte della città e della società. Quest'ultimo è il film di denuncia, nascosto dietro il fumo dell'azione e dei lacrimogeni fatti in casa.

Ladj Ly (già co-regista del bellissimo documentario A voce alta) conosce da vicino ciò che racconta, e questo, insieme ad un'ottima scrittura, lo esime dall'indulgere in qualsiasi introduzione o commento di sorta, permettendogli di affidare solo e soltanto alla tensione dell'azione la chiarezza del suo messaggio.

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FOCUS
FOCUS
venerdì 21 febbraio 2020
Pino Farinotti

Leggi “I miserabili” e pensi a Victor Hugo. Ma I Miserabili di Ladj Ly, il regista parigino attento alle tematiche dei movimenti, delle rivolte e delle rivendicazioni non racconta da storia di Jean Valjean. E allora perché quel titolo, quel sortilegio? Solo per una prima attenzione, un primo sentimento di getto che ti stimolerà a saperne di più, ti indurrà a comprare il biglietto? Ci può stare, ma poi ti accorgi che una connessione, un contrappasso con la grande opera di Hugo è riscontrabile. E non sta solo nei grandi principi, nei corsi e ricorsi della vicenda umana. Il dolore, la sopraffazione dell’autorità, la sofferenza, le differenze intollerabili fra le fasce, lo stimolo alla ribellione, sono sempre gli stessi in tutte le epoche.

BASSE E SOFFERENTI
I personaggi del romanzo rappresentano le classi più basse e sofferenti della società francese dell’Ottocento. Soffrono, cercano di reagire, si ribellano. Sopra di loro, la legge, che non è amica, ma nemica spietata. Hugo (1802-1885) scrisse: “Il destino e in particolare la vita, il tempo e in particolare il secolo, l'uomo e in particolare il popolo, Dio e in particolare il mondo, ecco quello che ho cercato di mettere in quel libro”. Jean Valjean, l’eroe buono e perseguitato ingiustamente, il suo persecutore Javert, la giovane Fantine abbandonata, Cosette, bambina figlia di Fantine che Jean adotta a protegge, i Thénardier malvagi, Gavroche, il ragazzo che fa la rivoluzione: sono tutti modelli di una società e di un’azione che può essere trasferita dall’epoca di Napoleone e della restaurazione, l’epoca di Hugo appunto, a certi giorni, ricorrenti, di Parigi. 

LA VOCAZIONE FRANCESE ALLA LOTTA
I Miserabili di Ly si ispira alla rivolta nelle banlieue francesi del 2005, attraverso un trittico di racconti che rappresentano i contrasti e le lotte di un popolo diverso che, al momento opportuno sa fare fronte comune: la Francia che si entusiasma per i successi della sua nazionale, la vita di tre agenti che devono affrontare la violenza della periferia, e la rabbia, la guerra interna fra generazioni. Assumo il film come segnale del carattere, della vocazione dei francesi a ribellarsi e a lottare. 

Se c’è all’orizzonte una Bastiglia da attaccare i parigini, padri e figli, borghesi e non, scendono nelle strade  e dicono, urlano, la loro protesta. E ottengono un risultato. Il primo, che ha cambiato il mondo, arriva appunto dalla Bastiglia in quell’89. Da quel momento i francesi si accreditano di un destino e di una capacità di cambiare e di avere ragione, si pongono a guida delle civiltà. Ma quella rivoluzione sarà solo un primo motore. Nel 1830 il popolo scende in piazza ed espelle Re Carlo X.

Nel 1948 la Francia è leader dei movimenti di tutta Europa: industriali e operai, uniti, fanno cadere la monarchia e creano quella che viene chiamata “Prima rRepubblica”. Nel 1871 il popolo si ribella a un governo che ha perso, colpevolmente, la guerra con la Prussia. È la famosa “Comune”. Anche nel Novecento i francesi non rinunciano alla loro vocazione del cambiamento, anzi, alla rivoluzione, quando fra il 1936 e il ‘38 una coalizione di partiti della sinistra, guidata da Léon Blum, dà vita a un governo comunista. 

IL SESSANTOTTO E LA RIVOLUZIONE
E poi il Sessantotto, la rivoluzione giovanile, incubata ed esplosa a Parigi, e irradiata dovunque. Un movimento che, pur fra ambiguità ed errori, ha lasciato segnali visibili, eco ascoltabili ed eredità spendibili. Un’altra franchigia che i francesi faranno pesare. Infine i gilets jaunes, gente che non molla, che contrasta la politica e la costringe a cedere. 

In tutto questo come c’entrano Victor Hugo e i suoi Miserabili? C’entrano. Il regista Ly ambienta la rivolta del suo film nel sobborgo parigino di Montfermeil, lo stesso in cui si trovava coinvolto Jean Valjean nell’insurrezione repubblicana del giugno del 1832, quando il popolo cercò di rovesciare la monarchia. Tentativo fallito. Il giovane Hugo era già un repubblicano schierato e sedici anni dopo, in quel “quarantotto”, uomo e autore affermato, entrò a far parte della politica attiva come deputato dell’Assemblea Costituente, pronto a opporsi a Luigi-Napoleone quando da Presidente si elesse Imperatore. Hugo fu animatore del Comitato di resistenza repubblicana, in un tentativo, abortito, di sollevare il popolo parigino. I suoi “Miserabili” sono un manifesto, e una sintesi di tutti gli ideali libertari di cui era testimone.    

L'EREDITÀ DI VICTOR HUGO
Il film di Ly si chiude con una citazione del maestro: “Amici miei, tenete a mente questo: non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori.”
La distanza temporale delle rivolte è grande, ma, fatte tutte le debite proporzioni, vicine sono le idee che le muovono. 
E i miserabili ci sono sempre. E c’è chi li racconta.  

FOCUS
domenica 9 febbraio 2020
Simona Previti

Il cinema si sa è stato fin da subito sogno, viaggio nell’immaginario, fantasia di mondi e storie lontane. Ma anche vita che scorre davanti all’obiettivo col suo respiro quotidiano, verità, documento, impronta del reale. I miserabili di Ladj Ly sembra suonare più queste note già dalle prime scene: il materiale di reportage di una videocamera avida di facce reali e di suoni della strada ci immerge subito dentro i fatti: prima nel cuore del tifo per la nazionale francese ai mondiali di calcio 2018 - un bar, le Trocadéro e la Tour Eiffel, i “francesi” dans le rues - e subito dopo dentro la banlieu di Montfermeuil dove il regista è cresciuto e dove ha filmato per anni raccogliendo materiale da rielaborare poi in racconto cinematografico. Si sente il peso della vita vissuta dentro quei confini, ed è un muoversi sapiente dentro quelle dinamiche e fra quei volti. 

Anche se il suo non è un documentario dunque, ne ha il sapore e la verità. Allo stesso tempo però il film è in grado di accompagnare lo spettatore lungo un intrigo quasi fiabesco: il furto di un cucciolo di leone da un circo per mano di un ragazzino della cité, di nome Issa, e la sua ricerca da parte di polizia e bande rivali in un difficile equilibrio di forze. Il racconto è veloce, teso, come l’atmosfera che si respira: una bomba a orologeria pronta ad esplodere. Le gang si sfidano a suon di minacce e giochi di sguardi degni di un western contemporaneo. 
 

Il cinema di Spike Lee certo ha fatto scuola sul giovane filmaker (che è solo al suo primo lungometraggio e già in gara per l’Oscar come Miglior Film Straniero, dopo aver vinto il Prix du Jury a Cannes), così come aveva fatto scuola prima su Kassovitz al quale Ladj Ly è stato nel giro di pochi secondi paragonato.

L’Odio di Kassovitz a sua volta ha fatto scuola su intere generazioni. I ”miserabili” di Ladj Ly si parlano con quegli altri de L’Odio. Il contesto è lo stesso: la tensione di quella vita misera che può solo generare “haine” e violenza, come se non fosse cambiato nulla (ci ricordiamo bene ne L’Odio l’orologio su fondo nero che scandiva le ore della cité ma che non faceva accadere nulla, che batteva i vuoti. Come se quell’orologio avesse segnato le ore fino ad adesso). Ma parallelismi a parte, Ladj Ly fa anche una scelta stilistica diversa rispetto a Kassovitz: intanto il colore rispetto a quel bianco e nero più iconico e più estetizzante. Come se volesse levare sofisticazione: meno carrelli, meno grandangoli, un montaggio meno appariscente, un cinema meno emotivo e cinéphile, più spoglio. Un film sulle banlieu fatto per la prima volta da uno delle banlieu. Un respiro più reale. 

I tre protagonisti della cité di Kassovitz si sono persi in una coralità di facce a cui Ladj Ly dà voce moltiplicando le sfaccettature di quella realtà (i ragazzini, i musulmani, i gitani, gli afro, prima generazione di immigrati e seconda…). 

Sono due i momenti che ci sollevano letteralmente su questo melting pot confusionario e sempre urlato, come se il regista ci volesse regalare una coscienza sulla storia: la sequenza iniziale del film con il tifo che accomuna tutti, che vorrebbe accomunare tutti sotto lo stesso tricolore e sotto lo stesso simbolo della Tour Eiffel. E poi c’è un altro momento: un volo aereo che è tutto cinema. L’occhio di un drone che si muove sulla cité pilotato da un ragazzino che fa una cosa da ragazzino (spiare le ragazze dalle finestre) ma poi finisce per filmare un abuso della polizia, un momento di tensione fra i tre poliziotti protagonisti della storia e una banda di ragazzini che sfogano la loro rabbia contro quel sistema di guardie e ladri a cui sono condannati. La polizia spara senza motivo a Issa ferendolo all’occhio. 

Questo sguardo dall’alto sorvola il dettaglio, le differenze, costruisce una coscienza unica, poetica. è lo sguardo innocente che i bambini di quei quartieri sono destinati a perdere troppo presto. Ci solleva dalla microstoria, come se in una visione totalizzante e più ampia questa potesse contare meno, a favore di un valore unico più alto. Come quel tifo che i primi minuti del film fanno sognare. Due respiri che vorrebbero dire Umanità con un’unica parola. Non ci sono buoni e cattivi in questo dramma contemporaneo, ma solo una situazione che sembra autogenerarsi per le condizioni socio-economiche.

Una “notte”, scriveva Hugo, che la società produce e di cui deve rispondere. Nell’800 come oggi.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 8 marzo 2020
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Ogni tanto succede. Entriamo in un film convinti di trovarci su un terreno familiare, ma poco a poco perdiamo ogni riferimento. Fino a riesaminare tutto ciò che credevamo di sapere. Premio della giuria a Cannes, questo film formidabile (in sala dal 12) espugna il genere a cui appartiene per farne qualcosa di radicalmente nuovo. Mai visto le banlieue parigine filmate con tanto amore e tanta spietatezza. [...] Vai alla recensione »

martedì 18 febbraio 2020
Sara Del Corona
Marie Claire

Chi sono più miserabili? I ragazzini di Montfermeil, banlieu a un'ora dal centro di Parigi, che si costruiscono le giornate come possono tra furtarelli, svaghi ingegnosi e spacconate, covando la rabbia incandescente degli umiliati e offesi? O i loro genitori, che si barcamenano tra il legale e l'illegale guardando i loro bei bambini trasformarsi in delinquenti senza poterci fare, in sostanza, nulla? [...] Vai alla recensione »

giovedì 13 febbraio 2020
Alessandra De Luca
Ciak

Tre poliziotti dell'anticrimine, impegnati in azioni di sorveglianza in una banlieue parigina, vengono assaliti da una gang di ragazzini e ne feriscono uno. Un drone ha registrato l'accaduto e i poliziotti cercano di recuperare le immagini che li inchiodano alle loro responsabilità. Il 40enne regista adotta uno stile semi-docurnentaristico per mostrare il vicolo cieco al quale conduce la violenza perpetrata [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 febbraio 2020
Giovanni Ottone
VivilCinema

Presentato a Cannes, dove ha vinto il Premio della Giuria, I miserabili dell'esordiente Ladj Ly, francese di origine maliana, è un contundente dramma esistenziale e sociale. È ambientato a Montfermeil, nella periferia parigina, con grandi agglomerati di palazzoni di edilizia popolare con popolazione multietnica e molteplici emergenze sociali: estesa disoccupazione giovanile, traffico di droga, scarsa [...] Vai alla recensione »

martedì 2 luglio 2019
Giona A. Nazzaro
Rumore

Un fulmine a ciel sereno, o quasi. Ladj Ly, dopo il corto omonimo e il documentario A Voce Alta, esordisce con un lungometraggio destinato a far discutere. Ambientato a Montfermeil, racconta un'ordinaria giornata di follia e violenza. Una cittadina di quasi 25mila abitanti, territorio di guerra pattugliato da poliziotti che credono di essere immuni dalla legge che dovrebbero far rispettare e clan divisi [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Francesco Boillé
Internazionale

Se, come nel caso di Bacurau, la distopia invece di togliere futuro lo restituisce, è segno che la metafora e l'allegoria permettono di dire meglio certe cose dandogli una leggerezza malgrado la gravità delle questioni: la constatazione realistica del presente, se è necessariamente funesta è tuttavia importante, anzi necessaria. Les misérables, esordio alla regia dell'attore francese Ladj Ly, è nell'insiem [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Luca Pacilio
Film TV

Un banale episodio fa esplodere le tensioni di un quartiere controllato da una pattuglia della polizia. Ladj Ly proviene da Kourtrajmé, il collettivo fondato con Kim Chapiron e Romain Gavras e ne interpreta il verbo: immersione ambientale abbinata a messa in scena drammatica, attori professionisti affiancati agli abitanti di Montfermeil, a restituire conflitti e contraddizioni di una zona calda.

giovedì 16 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Una giornata di un nuovo poliziotto nei dintorni di Parigi, a Montfermeil. Un luogo che era anche stato, due secoli fa, quello dei Miserabili di Victor Hugo, donde il titolo del film di Ladj Ly, documentarista al suo primo lungometraggio di finzione. Il dato viene spiegato nel film stesso dai colleghi che accolgono il nuovo arrivato Stéphane, e non è l'unica cosa che vien detta chiara e tonda in questa [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

Fa un certo effetto vedere il Festival che si definisce il «cuore del cinema nel mondo» inaugurare la sua nuova edizione con uno spettacolo che sembra invece celebrare la cerimonia funebre di sé stesso e del cinema. Invocando la sala e la sua importanza come in un mantra - con espliciti attacchi ai colossi dello streaming, Netflix in testa - è come se ne avesse sottolineato la debolezza, la crisi che [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Grazia Paganelli
Duels.it

La prossima rivoluzione arriverà dalle periferie" dichiara il regista, sceneggiatore e attore Ladj Ly, che con Les Misérables torna a girare nel "suo" quartiere di Montfermeil, a Seine-Saint-Denis, a nord ovest di Parigi, con una popolazione composta prevalentemente di immigrati di seconda o terza generazione. Qui, infatti, durante le rivolte del 2005 (immagini con cui si apre il film), il regista [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

A Montfermeil, non distante da Parigi, il poliziotto Stéphane si aggrega a una coppia di colleghi, nello scandaglio quotidiano della zona, tenuta in equilibrio tra le varie etnie che la popolano con l'arroganza, dove i primi a usarla sono proprio quelli che dovrebbero mantenere l'ordine. Ma il furto di un cucciolo di leone scatena una bagarre, dagli esiti funesti, mentre all'alto un drone registra [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

"Mi rivolgo al presidente Macron: vada a vedere il nostro film, perché è un avvertimento del pericolo di violenza assoluta in cui versa la Francia, il vaso è quasi colmo e l'impressione è che nessuno ci stia ascoltando!". Parole forti, parole di passione civile quelle che il regista Ladj Lytuona alla conferenza stampa del suo Les Misérables, la prima vera sorpresa del concorso di Cannes 2019.

giovedì 16 maggio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

La haine. Quasi 24 anni dopo. Dal bianco e nero di Kassovitz alle luci stordenti di Les misérables, imponente esordio nel lungometraggio di Ladj Ly. Che amplia il suo ottimo corto del 2017. E il quartiere di Cherbourg è lo stesso del romanzo di Victor Hugo. Con una citazione del celebre romanzo nel finale. Quasi un labirinto, uno spazio senza uscita.

giovedì 16 maggio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

I 'nuovi' miserabili (il riferimento a Victor Hugo è palesato dall'esergo che compare prima dei titoli di coda: 'Non esistono erbe cattive, né uomini cattivi; ma soltanto cattivi cultivateurs', cioè coltivatori, ma anche educatori) sono la fauna umana che popola le profonde banlieues parigine, dove la vita scorre secondo codici antichi e tribali, e dove ridotta al minimo è l'autorità di un Stato incapace [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Non sono i gilets jaunes ma è la rabbia endemica delle banlieue a infiammare la seconda giornata di Cannes. È il Festival che nel 1995 consacrò con il Premio alla Regia quel manifesto di rivolta che era "La Haine". Ricordo come fosse ora quel mio primo, emotivo, incontro con Mathieu Kassovitz, quando nessuno dei media italiani se lo filava. "Les misérables"non è "La Haine", ma è il primo lungometraggio [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

"Amici miei, tenete a mente questo: non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori". Si chiude con uno stallo potente e con la successiva citazione tratta dall'omonimo Les misérables di Victor Hugo il nuovo film diretto da Ladj Ly, regista parigino che realizza questo western urbano partendo da un suo stesso cortometraggio del 2017 e ambientandolo nello stesso quartiere [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Raffaele Meale
Quinlan

Stéphane, appena arrivato da Cherbourg, integra la brigata anti-criminalità di Montfermeil nella banlieu 93. Incontra i suoi nuovi compagni di pattuglia, Chris e Gwada, due uomini d'esperienza. Stéphane scopre rapidamente le tensioni montanti fra i differenti gruppi di quartiere. Quando si trovano sopraffatti durante un arresto Gwada compie un gesto insano, per di più ripreso da un drone.

NEWS
VIDEO
giovedì 5 marzo 2020
Massimiliano Carbonaro

Su MYmovies.it 5 minuti del sorprendente film di Ladj Ly, fresco vincitore di quattro César. Prossimamente al cinema. Guarda il video »

PREMI
sabato 29 febbraio 2020
Massimiliano Carbonaro

Fischi, proteste, lacrimogeni e tante, tantissime polemiche hanno accompagnato la consegna dei César, gli Oscar del cinema francese, che comunque hanno visto il trionfo de I miserabili (guarda la video recensione) premiato come miglior film.

VIDEO RECENSIONE
venerdì 14 febbraio 2020
A cura della redazione

Montfermeil, periferia di Parigi. L'agente Ruiz prende servizio nella squadra mobile di polizia di un quartiere pieno di tensioni tra gang e forze dell'ordine. Il furto di un cucciolo di leone dalla gabbia di un circo innescherà una caccia all'uomo che [...]

CELEBRITIES
mercoledì 5 febbraio 2020
Fabio Secchi Frau

Prima di elettrizzare la stampa di Cannes con I miserabili, Ladj Ly era diventato famoso, nel 2005, per il documentario 365 Jours à Clichy-Montfermeil, incentrato sui disordini avvenuti a Clichy-Montfermeil.

CELEBRITIES
venerdì 31 gennaio 2020
Fabio Secchi Frau

Ne I miserabili di Ladj Ly, in Concorso al Festival di Cannes del 2019, Damien Bonnard interpreta un poliziotto della BAC, la Brigade anti-criminalité, che arriva nel dipartimento Senna-Saint-Denis e si ritrova al centro di un vortice di clamorosi errori, [...]

TRAILER
venerdì 10 gennaio 2020
 

Regia di Ladj Ly. Un film con Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga, Issa Perica, Al-Hassan Ly. Premiato a Cannes e prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
lunedì 2 dicembre 2019
Andrea Chirichelli

Frozen II - Il segreto di Arendelle (guarda la video recensione) ha occupato il primo posto in tutti i mercati mondiali, pappandosi senza problemi la concorrenza. Tuttavia, specie in alcuni mercati europei, le produzioni locali hanno "tenuto botta", [...]

NEWS
venerdì 13 settembre 2019
 

Premio della Giuria al Festival di Cannes, il film di Ladj Ly è Ispirato alle rivolte di strada di Parigi del 2005 e ad altri fatti realmente accaduti. Vai all'articolo »

GALLERY
giovedì 16 maggio 2019
 

Dopo aver aperto le porte del concorso ufficiale con I morti non muoiono, il Festival di Cannes ha dato il via anche alla sezione collaterale Quinzaine des Réalisateurs, presieduta per il primo anno da Paolo Moretti.

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