Dizionari del cinema
Collegamenti
Media & Link
Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
sabato 30 maggio 2020

Ladj Ly

In rivolta a Montfermeil

Data nascita: 1978, Montfermeil (Francia)
Ladj Ly

Un esordio che viene da lontano e che, dopo un anno di successi, può dimostrare molto anche nel nostro Paese. Premiato al Festival di Cannes e ora in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I Miserabili, un film dalla tante vite e dalla potente carica sovversiva

mercoledì 20 maggio 2020 - Tommaso Tocci cinemanews

I Miserabili, un film dalla tante vite e dalla potente carica sovversiva È passato ormai un anno dall’apparizione incendiaria di I miserabili (guarda la video recensione) al Festival di Cannes del 2019, quando il film di Ladj Ly animò il concorso con un’energia particolare nel contesto di un festival, fatta di scintille di genere e politiche che si attivano a vicenda. Nei mesi successivi, questo thriller di droni e di banlieue, questo incrocio di massa critica contemporanea e stratificazione storica, si è inserito con profitto all’interno del sistema. 

Prima i buoni risultati al botteghino, poi il riconoscimento della selezione come rappresentante del cinema francese agli Oscar (la prima volta che la Francia sceglie l’opera di un regista di colore) e l’inclusione nelle nomination come Miglior titolo internazionale. Infine il sigillo definitivo sul percorso condotto in patria, con la nomination ai premi César e la vittoria tra gli altri come miglior film, che però è stata un po’ oscurata da fattori esterni.

Già, perché è curioso come la carica sovversiva di I miserabili - problematica, provocatoria, e attaccata all’oggi - sia per un anno intero finita invischiata nelle battaglie socio-cinematografiche altrui. A Cannes e poi agli Oscar ha trovato sul suo cammino il fenomeno inarrestabile Parasite (guarda la video recensione), che ha dominato non soltanto la categoria internazionale dell’Academy ma addirittura i premi principali, con la sua indagine di classe in una Corea globalizzata. Domestico laddove I miserabili è pienamente urbano, allegorico invece che collettivo, verticale come alternativa al topografico; Parasite è per molti versi l’opposto del film di Ly

E per quanto riguarda i César, il miglior film francese dell’anno non ha potuto far altro che assistere a un’altra resa dei conti politica, più bianca e privilegiata ma non meno urgente né complessa: quella interna all’industria culturale d’oltralpe, ormai avviluppata in una matassa che lega insieme parità di genere, violenza sessuale e come gestire l’eredità artistica degli uomini coinvolti, oltre a una più ampia frattura generazionale tra progressisti e conservatori. 

Adèle Haenel (voce principale non soltanto per le esperienze personali ma in quanto protagonista di un film simbolo del cambiamento come Ritratto della giovane in fiamme (guarda la video recensione) di Céline Sciamma) e Roman Polanski (vincitore in absentia per la Miglior regia e figura ormai ultra-compromessa) non sono che punte di un iceberg, ma hanno certamente dominato la serata e il momento storico, spingendo di nuovo I miserabili verso la periferia mediatica, e riaffermando il dominio di quell’élite che spesso tiene a distanza registi dalla pelle e dal curriculum come quelli di Ladj Ly.

Nulla può comunque togliere a questo figlio di immigrati del Mali il merito di aver colto nel segno dello zeitgeist con il suo film d’esordio, riuscendo nell’impresa di aggiornare e rendere rilevante il “film di banlieue” in modo organico e per nulla didattico, non attraverso una distante opera a tesi ma mediante un tessuto eterogeneo e radicato nel territorio del suo Montfermeil, che soprattutto appare un naturale prodotto del suo tempo e non un oggetto di cronaca tarda.

Ciò che a I miserabili è stato tolto dall’attenzione mediatica è stato poi restituito sotto forma di risonanza nel reale, essendo questo un film sulla violenza della polizia, sul disagio di una moltitudine sociale capace di far collassare le istituzioni, e sulle disparità economico-culturali che specialmente in Francia sono giunte a un punto di non-ritorno - tanto da segnarne l’intero periodo storico, dai gilet gialli agli scioperi che hanno fermato Parigi a fine 2019. 

Tutti sono punti dolenti, tutti sono riflessi cinematografici che rimandano a eventi della cronaca recente del paese, senza contare la più profonda e strutturale questione razziale, da cui nasce tutto il resto. È qui, dunque, la resilienza di I miserabili, film dalle tante vite che sembra dover continuare a vincere le stesse battaglie più e più volte; un esordio che viene da lontano e che, dopo un anno di successi, può dimostrare molto anche nel nostro paese.

venerdì 22 maggio 2020 - Ladj Ly racconta la periferia di Montfermeil, un’altra Gomorra senza bellezza e senza speranza, la sua complessità, la sua ferocia, le sue leggi. Disponibile in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I miserabili, un'opera prima memorabile che cattura e stordisce, come un pugno dritto in faccia

Giovanni Bogani cinemanews

I miserabili, un'opera prima memorabile che cattura e stordisce, come un pugno dritto in faccia Si inizia con la felicità. Un’enorme, possente vibrazione collettiva. Parigi, la Francia ha vinto i Mondiali. Bandiere tricolori ovunque, una folla che ribolle di gioia e di grida. Un immenso respiro collettivo. Volti, sorrisi, grida. Forse sono qui, in questa gioia collettiva, in questo enorme sussulto di emozione, le parole chiave della rivoluzione francese: liberté, egalité, fraternité. Vediamo la folla, l’Arc de triomphe. E mentre vibriamo anche noi di questa gioia, imponente, implacabile, il titolo: I miserabili.
 

È una bellissima sequenza di apertura, col titolo che cala come una ghigliottina, implacabile, a rovesciare il colore emotivo delle immagini che stiamo vedendo.
Giovanni Bogani, MYmovies.it
Eccolo, il film che ha vinto a Cannes il Premio della Giuria, il film che ha travolto pubblico e critica francesi, che ha dardeggiato, con la sua forza, fra i film candidati all’Oscar per il Miglior Film Internazionale. I miserabili non è una versione aggiornata e riadattata del grande romanzo popolare di Victor Hugo: è un film d’esordio teso, un pugno dritto in faccia.

Il pugno lo sferra Ladj Ly, regista di origine maliana al suo esordio nel lungometraggio. Ma non è un ragazzino, ha quarant’anni, alle spalle molti premi per i suoi documentari. E sulla pelle e negli occhi ha quella banlieue. A Montfermeil, hinterland parigino, 40 chilometri dalla capitale, lui è cresciuto, lì ha visto scoppiare i disordini nel 2005, ci ha fatto un film documentario, 365 jours à Clichy-Montfermeil. E in quei luoghi è anche finito nei guai con la giustizia, per oltraggio alle forze dell’ordine. 

Montfermeil è un’altra Gomorra senza bellezza e senza speranza, che Ladj Ly racconta con attenzione alla sua complessità, alla sua ferocia, alle sue leggi. A Montfermeil – dove, per un gioco del caso, Victor Hugo ha ambientato alcune pagine dei "Miserabili" – vive il ragazzino Issa, uno dei milioni di dimenticati da Dio, di "olvidados", come nel film di Luis Bunuel. Lì arriva Stéphane, poliziotto appena assegnato alla Brigata anti criminalità: poliziotti senza divisa, con un’auto senza insegne, in strade senza regole. Non ha neanche il tempo di ambientarsi e viene subito immerso, sommerso, travolto dalle tensioni del quartiere. 

Viene da pensare a Training Day di Antoine Fuqua, con Denzel Washington e Ethan Hawke poliziotto "da svezzare", in un giorno devastante di perdita dell’innocenza. E in effetti, anche qui si tratta di qualcosa di simile. Ma nei film polizieschi americani, i poliziotti sono due: qui sono tre. Stéphane, interpretato da Damien Bonnard, sta sul sedile di dietro, un po’ come noi spettatori. Guarderemo la vicenda con i suoi occhi. Con lui, un poliziotto di origine africana, Gwada – Djibril Zonga, ex calciatore, fisico imponente, da anni amico di Ladj Ly – e Chris, bianco e razzista, interpretato da Alexis Manenti, che del film è anche co-sceneggiatore. Non è una differenza da poco, il fatto che i poliziotti siano tre: la dinamica "poliziotto buono/poliziotto cattivo" qui si fa più sfumata e complessa. E forse, in questo film buoni e cattivi non ce ne sono: niente è così semplice. La banlieue è un sistema complesso, come la felicità. 

Il film è come una mappa, un mosaico. Che mostra, piano piano, tutti i rapporti umani, religiosi, ideologici che si intrecciano nella città. Ci sono i poliziotti, ci sono i ragazzini come Issa, c’è un boss del quartiere che chiamano "il Sindaco", che tiene i rapporti fra polizia e comunità locale, e gestisce i traffici nel quartiere; ci sono gli imam del quartiere, tendenzialmente non violenti; c’è un ex jihadista, Salah, che ora ha un negozietto di kebab, ed è rispettato da tutti; ci sono i rom di un circo ambulante che si chiama "Zeffirelli" – chissà se con qualche intenzione.
Appena il tempo di entrare in questo mondo, e un episodio rischia di scatenare una violenza indicibile: un cucciolo di leone sparisce dal circo, e non è cosa da nulla. Occorre ritrovarlo, se non si vuole vedere esplodere quell’universo. Non è che il primo movimento della sinfonia della violenza che suona Ladj Ly: che racconta tutto con un ritmo veloce ma non convulso, con immagini dinamiche ma non "sporche". Insieme al direttore della fotografia Julien Poupard, non si lascia fregare dall’estetica del "vissuto", del traballante, della macchina a spalla quando non serve. Cerca il Cinema, quando si inoltra con lucidità nella Babele di Montfermeil, immensa prigione a cielo aperto. Fino al momento in cui le immagini si alzano, prendono un punto di vista nuovo: quello di un drone, manovrato da un ragazzino, un nerd di quartiere. Un drone che vede qualcosa che non doveva vedere. 

Siamo all’ultimo atto. Se il ragazzino con gli occhiali che manovra il drone ricorda un piccolo Spike Lee, è tutto il film che ricorda Fa’ la cosa giusta del regista afroamericano: anche lì c’erano vari gruppi etnici, anche lì c’era un equilibrio precario, anche lì la tensione cresce, cresce, cresce.

Non è uno sprovveduto, Ladj Ly, e lo si vede in alcune scelte: il tappeto musicale, per esempio. Potremmo immaginare rap a palla, come in altri film del genere: e invece sceglie le sonorità elettroniche dei Pink Noise. E convince anche la scelta di mettere il naso anche in casa dei poliziotti, frugando nella loro umanità, sia pure per pochi istanti.  

Del film, ci porteremo dietro lo sguardo teso di Damien Bonnard, come a fiutare da dove possa arrivare il pericolo; la tensione palpabile nel negozietto di kebab di Salah, l’ex jihadista che la sa lunga sulla violenza, specialmente ora che l’ha abbandonata; il furore dei rom del circo Zeffirelli, i muscoli del "Sindaco" interpretato da Steve Tientcheu, che sembra tenere in pugno quel microcosmo pronto a esplodere. E la sensazione che Montfermeil sia lo specchio di ogni banlieue francese, di ogni periferia di ogni città dell’Occidente. 

venerdì 22 maggio 2020 - Una sala virtuale darà un respiro nazionale ai festival cinematografici sostenuti dalla Regione Toscana. Prenotazioni dal 22 maggio. Tra gli ospiti dei primi appuntamenti Fabrizio Gifuni e Ralph Fiennes.

Più Compagnia, la casa del cinema della Toscana raddoppia con MYmovies

a cura della redazione cinemanews

Più Compagnia, la casa del cinema della Toscana raddoppia con MYmovies Nasce con MYmovies Più Compagnia, uno spazio virtuale con il cinema al centro, unico in Italia nel suo genere, con un programma ed eventi di letteratura, teatro, musica e danza, per un progetto di Fondazione Sistema Toscana e Regione Toscana. Più Compagnia si presenta come una sala cinematografica virtuale del Cinema La Compagnia, la Casa del cinema della Toscana, per raddoppiare, online, la proposta culturale declinata in varie forme, fruibile con qualsiasi dispositivo connesso.

Alla sala virtuale si potrà accedere direttamente dal sito www.cinemalacompagnia.it: l’utente troverà le offerte dettagliate con didascalie e spiegazioni, orari e prezzi, in cui si potrà muovere liberamente scegliendo “lo spettacolo” preferito. A differenza delle altre proposte in streaming Più Compagnia proporrà degli orari ben definiti “come se si andasse fisicamente al cinema” (anche l’impostazione grafica evocherà l’entrata in sala). La bigliettazione aperta dal 22 maggio, con modalità di pagamento online.

Il nome Più Compagnia nasce per spiegare il senso multidisciplinare del progetto, evidenziando allo stesso tempo l’intenzione di affiancare (e non sostituire) alla sala tradizionale uno spazio in più dedicato ai contenuti culturali proposti da La Compagnia e dai festival.
MYmovies.it
Il progetto nasce nella prospettiva di essere stabile e duraturo nel tempo, destinato ad accompagnare la programmazione in sala, anche quando sarà terminata la fase dell'emergenza sanitaria, per arricchire l'offerta culturale verso il pubblico toscano e non solo. Il viaggio di Più Compagnia parte con la letteratura e il prestigioso Premio Gregor von Rezzori alla XIV edizione (dal 26 al 28 maggio) con incontri, conversazioni e lecture ad ingresso gratuito con ospiti di prestigio come, tra gli altri, Fabrizio Gifuni e Ralph Fiennes

Spazio ai documentari nella sala virtuale con una selezione proposta dai prestigiosi festival toscani: si parte con la prima al pubblico di You Only Die Twice di Yair Lev (dal 26 maggio) dal Middle East Now e con l’incontro del regista a seguire (ingresso 3,99€). Si prosegue con Pj Harvey – A dog Called Money di Seamus Murphy (dal 29 maggio) presentato in anteprima alla 60° edizione del Festival dei Popoli, un viaggio con la musicista cult PJ Harvey e con A Voce alta (guarda la video recensione), la forza della parola di Stéphane de Freitas, Ladj Ly, vincitore del premio del pubblico al Torino Film Festival (a 6,99€). Dallo Schermo dell’Arte arriva un programma di tre film d’artista per raccogliere fondi a favore della campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund a sostegno della produzione di opere video originali di giovani artisti italiani: Looking for Oum Kulthum di Shirin Neshat, proiezione arricchita da un contributo inedito dell’artista iraniana (28/05), Station to Station di Doug Aitken (4/06) presente con un video in esclusiva e Where is Rocky II? di Pierre Bismuth (10/06). Visione con donazione minima a 5 euro.

I festival sostenuti dalla Regione Toscana proporranno proiezioni nel programma in divenire: da France Odeon al River to River; da Florence Korea Film Festival a Cinema e Donne; dal Florence Queer Festival al Premio NICE Città di Firenze; dal Lucca Film Festival a Immagini e suoni del mondo. Più Compagnia sarà un’opportunità per i festival sia per coinvolgere un pubblico più ampio (nazionale e internazionale) sia per ospitare anche professionisti dall’estero che forse non potranno partecipare in loco.

Tra le curiosità gli Appuntamenti al Buio: nel mare di contenuti digitali disponibili in rete, un film a sorpresa, sulla fiducia (si parte il 27 maggio), sempre accompagnato da una breve introduzione critica (ingresso a 3.99€).

Trasversale la formazione e l’incontro con gli autori: nel cartellone virtuale, infatti, anche un ciclo di lezioni sul Linguaggio audiovisivo contemporaneo: si parte con Pablo Larraín (30/05, ore 21), regista cileno che rappresenta uno dei punti di vista più lucidi e spietati sul regime di Pinochet. Ancora lezioni di cinema con il corso "Da Shakespeare al melodramma nel cinema", a cura del prof. Stefano Socci (dal 1° giugno, a ingresso gratuito) con incontri e proiezioni (si parte con Romeo & Juliet di C.Carlei, Ingresso: 3.99€).

Al centro delle attività dedicate alla formazione i progetti di Lanterne (più) Magiche, il programma regionale di educazione all’immagine e al linguaggio audiovisivo, rivolta alle nuove generazioni di spettatori. Lanterne Magiche propone un evento collettivo a giugno di chiusura scuola con proiezioni rivolte agli studenti, inaugurando una prima stagione estiva di contenuti educativi e di intrattenimento con proiezioni e laboratori ludico-educativi per studenti della primaria e della secondaria di primo grado fruibili nel periodo estivo. In questo ambito si inseriscono quattro lezioni di cinema in un viaggio attraverso la storia, corredate di clip di film celebri, interviste a registi, "dietro le quinte" dei set a cura Giovanni Bogani, critico cinematografico e docente di storia del cinema e giornalismo.

Da mercoledì 3 giugno arriva Hitchcock riscoperto, uno dei più grandi registi di sempre, con una serie di film dedicati alla sua carriera a partire da Ricatto del 1929. Il ciclo prosegue con Omicidio del 1930 e Notorious del 1946. Ingresso (film + approfondimento): 3.99€ Molti gli eventi speciali in collaborazione con Fondazione Fabbrica Europa; Fondazione Palazzo Strozzi; Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e con la Compagnia Virgilio Sieni.

Partner del progetto sono: MYmovies, che ha reso possibile la realizzazione della sala Più Compagnia; CG Digital e Wanted Cinema per la distribuzione di alcuni titoli in programma.
   

lunedì 18 maggio 2020 - Il film è ora disponibile per il noleggio insieme ad altre 14 grandi opere vincitrici della Palma d'Oro a Cannes.

MioCinema debutta con la prima visione de I miserabili di Ladj Ly

a cura della redazione cinemanews

MioCinema debutta con la prima visione de I miserabili di Ladj Ly MioCinema debutta oggi, lunedì 18 maggio (ore 12.00), con la prima visione de I miserabili (guarda la video recensione) di Ladj Ly. Il film sarà disponibile insieme ad altre 14 grandi opere vincitrici della Palma d'Oro a Cannes.I MISERABILI - Montfermeil, periferia di Parigi. L'agente Ruiz, appena trasferitosi in loco, prende servizio nella squadra mobile di polizia, nella pattuglia dei colleghi Chris e Gwada. Gli bastano poche ore per fare esperienza di un quartiere brulicante di tensioni tra le gang locali e tra gang e forze dell'ordine, per il potere di dettare legge sul territorio. Quello stesso giorno, il furto di un cucciolo di leone dalla gabbia di un circo innesca una caccia all'uomo che accende la miccia e mette tutti contro tutti.

   

lunedì 18 maggio 2020 - Il film di Ladj Ly è un grido di esasperazione che trascende il film de banlieue con un cast magistrale. Premiato al Festival di Cannes e ora in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I Miserabili: un'avventura collettiva, un film implacabile

Marzia Gandolfi cinemanews

I Miserabili: un'avventura collettiva, un film implacabile Adolescente nella cité des Bosquets a Montfermeil (a est di Parigi), Ladj Ly ha acquistato a diciassette anni la sua prima videocamera per registrare le tensioni sociali e raccogliere le prove dei metodi della polizia contro i ragazzi del suo quartiere. Un giorno del 2008, la violenza ordinaria passa il limite e Ly filma il pestaggio di un minore ammanettato. Segue uno scandalo, un’indagine e la sospensione dal servizio di alcuni agenti. Quel video è l’origine dei Miserabili (guarda la video recensione), declinato in un cortometraggio nel 2017 e nella versione in lungo due anni dopo.

Nella figura del bambino col drone (interpretato dal figlio del regista, Al-Hassan Ly) riconosciamo Ladj Ly, sentinella del quartiere e guardiano delle immagini. Ma il punto di vista morale del regista sulla storia che racconta passa sorprendentemente per un poliziotto (Damien Bonnard), appena sbarcato da Cherbourg e testimone futuro delle rivalità del quartiere e delle ‘bravate’ dei suoi colleghi. È lui a incarnare lo sguardo esteriore che frena gli ardori di un cowboy della BAC (brigata anticriminalità) caricato a molla contri i ragazzini della Cité. 
 

Affiancando con una certa empatia la pattuglia e i loro interventi, l’approccio del regista apporta un equilibrio singolare tra le forze in campo. È rara la misura nel trattare un soggetto così esplosivo nei ‘territori perduti’ della Repubblica dove Ladj Ly ha aperto una scuola di cinema e promette di far nascere nuovi sguardi.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Altro segnale forte è far dipendere gerarchicamente da una donna i tre poliziotti della brigata. Jeanne Balibar, eccezionale nell’unica e lunga scena in commissariato piazzata al debutto del film, incarna un’autorità misurata, calma e non priva di umorismo e di charme. Dopo di lei le dimostrazioni di forza dei suoi poliziotti su campo suoneranno scordate. Ladj Ly va oltre il virilismo esasperato sovente tradito dal genere, si pensi ai polar di Olivier Marchal o ai poliziotti di Stefano Sollima (A.C.A.B.), applicando al suo soggetto una sensibilità decisamente femminile.

Il nuovo arrivato biasima di fatto il machismo fascista del suo collega, il poliziotto di Alexis Manenti (Chris), interprete e co-sceneggiatore del film. È lui ad attirare immediatamente lo sguardo dello spettatore. Nella versione ‘corta’ dei Miserabili, i personaggi erano appena schizzati e le responsabilità ripartite in parti uguali. Ma a questo giro di ronda tocca a lui incarnare l’agente aggressivo ossessionato dalla difesa del suo statuto nel territorio che controlla. Alexis Manenti ne fa un uomo abitato dalla paura e sopraffatto dagli eventi che affianca Gwada (Djebril Didier Zonga), suo doppio ‘positivo’ che vive con la madre con cui parla soninke, lingua mande parlata in Sierra Leone. 

Poliziotto nero nato a Montfermeil, scritto in opposizione a Chris, poliziotto bianco e razzista, Gwada è interpretato da Djebril Didier Zonga. Come Ly, è cresciuto nello stesso quartiere e dall’altra lato della legge, come Ly ha provato a comprendere cosa passi nella testa di un poliziotto arruolato in un mondo abbandonato ai suoi espedienti. Nei film americani, i poliziotti ‘arruolati’ sono sempre due e tutti e due accomodati nei sedili anteriori. Ladj Ly rompe lo schema e aggiunge un terzo agente sul sedile posteriore, formando un trio eterogeneo ‘in tour’ per le vie delle banlieue. Una macchina infernale che carbura testosterone e adrenalina, una trappola per gli attori che non avevano né modelli né stereotipi a cui riferirsi. Perché di poliziotti che assomiglino a quelli che potremmo incrociare sulla strada, non ne incontriamo mai sullo schermo.

Ly ne fa dei personaggi di fiction complessi che abitano lo stesso quartiere di quelli che sorvegliano e si ritrovano la sera negli stessi interni privi di qualsiasi lusso. Né bastardi fascisti, né modelli di virtù, non sono mai d’accordo tra loro sulla maniera di svolgere i loro interventi. È l’errore di uno di loro, un tiro di flash-ball (proiettili di gomma) che colpisce in pieno volto un bambino nel quadro di un’inchiesta sul rapimento di un cucciolo di leone in un circo gitano, a innescare la violenza. A Damien Bonnard (Pallottole in libertà) spetta il ruolo del terzo poliziotto (Stéphane), il candidato candido sbarcato dalla provincia che si ritroverà a occupare il centro del racconto. Confrontato con tutti i mali delle banlieue, Damien Bonnard interpreta un piccolo personaggio che acquista progressivamente spessore fino a imporsi con la sua presenza lunare. 
Precipitato nel cinema di Ladj Ly, il suo personaggio scoprirà in 24 ore i rapporti di forza esplosivi di una banlieue povera lasciata al suo destino. Tutto sgomento e rabbia trattenuta, Stéphane passa in rassegna la vita del quartiere con la sua difficoltà ad accettare la legge repubblicana o a sottomettersi ai regolamenti interni, imposti da una parte dall’Islam e dai suoi rappresentanti e dall’altra da un ‘sindaco’ che si arroga il potere di amministrare gli affari della Cité. Attraverso i suoi occhi scorre la galleria di coloro che ‘tengono la cité’, una cartografia sensibile alla diversità degli abitanti in risonanza con tre poliziotti altrettanto differenti.

Questo paesaggio instabile si disintegra sotto i colpi della collera dei più giovani, quelli che non hanno ancora appreso l’arte del compromesso con l’ordine stabilito, quelli intrappolati tra le ingiunzioni dei rappresentanti della Moschea e gli abusi della polizia, i regolamenti oscuri e i divieti del quartiere, i rimproveri dei genitori e le sentenze di esclusione. Il quartiere diventa una polveriera che poliziotti e rivoltosi finiscono per condividere, infilando un cul-de-sac incendiario. Un faccia a faccia tra due forze, un campo e controcampo finale tra due punti di vista, dove vittima e carnefice si scambiano di posto. Un gioco dove tutti perdono, dove tutti sono miserabili, ma certi più colpevoli di altri. Ed è a questo punto che Ladj Ly sceglie, in ultimo gesto sublime, di sospenderli, di sospendere. Il peggio può attendere e una chance infinitesimale dimorare. 

mercoledì 13 maggio 2020 - Ly racconta la sua Francia e il suo film, in uscita il 18 maggio su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

Il regista de I Miserabili Ladj Ly: «Il mio è un film sull’infanzia e sul futuro dei giovani di periferia»

Tommaso Tocci cinemanews

Il regista de I Miserabili Ladj Ly: «Il mio è un film sull’infanzia e sul futuro dei giovani di periferia» Ne sono successe di cose dal Festival di Cannes del 2019, dove il regista Ladj Ly, radicato nella periferia parigina di Montfermeil in cui è nato da genitori maliani, si affermò vincendo il Gran Premio della Giuria. Film dalla carica incendiaria ma calcolato nelle scelte drammaturgiche, I Miserabili (guarda la video recensione) funziona come ottimo thriller urbano in lotta contro il tempo ma soprattutto aggiorna alla contemporaneità il genere specifico del ritratto di vita nelle banlieue parigine, quel rompicapo unico e annoso in Europa in termini politici, sociali e urbanistici, riportato periodicamente in prima pagina da eventi straordinari (come le rivolte del 2005) o da opere generazionali, come fu L’odio di Kassovitz nel 1995 e come è ora I Miserabili.

La Storia, però, corre veloce e lo stesso vale per la pandemia che ci ha investito. In occasione dell’uscita italiana del film, il 18 maggio su MioCinema, Ladj Ly, in videoconferenza, non può che testimoniare gli effetti di mesi di confinamento sulla comunità in cui ancora oggi risiede.


"È una vera catastrofe perché come sempre sono i più poveri a pagare il prezzo più alto, e nel mio quartiere sono tutti in difficoltà, cosa che aumenta il rischio di problemi sia interni che con la polizia".
Ladj Ly
La definisce “una polveriera”, oggi forse ancor più del solito, nonostante “la solidarietà che vedo affiorare un po’ ovunque, con persone che cercano di aiutarsi in modo generoso. Anche io faccio il possibile sostenendo personalmente un’associazione che si occupa di distribuire cibo ai bisognosi.”

Nato come documentarista, Ly non è un regista cinefilo, ma ha sperimentato sulla sua pelle il potere e l’urgenza delle immagini. Le ha usate come forma di attivismo, filmando gli abusi di polizia nel quartiere e denunciando gli agenti alle autorità (un modello che ritorna nel film, in cui tre poliziotti rincorrono un ragazzo in possesso di un video che li metterebbe nei guai), e ora gli dà valore soprattutto di testimonianza: “Sento la responsabilità di illustrare la verità del mio mondo al pubblico, ma senza prendere posizioni. Denuncio un problema, nella speranza che i politici facciano qualcosa.”

Già, i politici. Quelli che Ly ritiene inefficaci oggi (“la gestione dell’emergenza coronavirus in Francia è stata disastrosa, non siamo riusciti a far avere nemmeno le maschere alla gente”) come ieri, quando in calce al film riportava la frase di Victor Hugo sui “cattivi coltivatori” e rifiutava l’invito del presidente Macron - che pure si disse molto colpito dalla forza del film - a una proiezione all’Eliseo. Gli chiedo di entrare nel merito sulle macro-iniziative che vorrebbe vedere promosse nelle banlieue, ma Ladj Ly si ritrae. “A ognuno il suo mestiere”, afferma. “Non sono un politico, e chi lo è ci dice da trent’anni che interverrà ma poi ci abbandona. Se avessi la bacchetta magica ovviamente punterei sulla cultura, come cerco di fare con la mia scuola di cinema, libera, aperta a tutti.”

Dal collettivo che ha ispirato la scuola, Kourtrajmé, nasce la forza de I Miserabili, frutto di una sensibilità hollywoodiana (“mi sono ispirato a Training Day per il senso di tensione costante”) ma espressione di un territorio specifico, nei luoghi e nei volti di attori non professionisti, anche bambini: “era importante perché il mio rimane un film sull’infanzia e sul futuro di quei giovani. Cercavo l’autenticità di chi conosce la realtà del quartiere, in cui lavoro da vent’anni.” 
Adulto e professionista è invece Alexis Manenti, attore francese sempre intrigante, membro del medesimo collettivo e autore della sceneggiatura con Ly. Nel film interpreta Chris, il più duro dei tre poliziotti protagonisti ed espressione di quel potere perverso che il regista vuole condannare: “di poliziotti come il suo ne esiste uno in ogni quartiere di periferia. La polizia francese agisce con violenza inaudita, come se avesse carta bianca, e mi sembra che vada sempre peggio. Ora se ne sono accorti tutti, con il fenomeno dei gilet gialli e gli episodi di violenza che hanno subito. Ci dicevano sempre che il problema eravamo noi, la causa d'ogni male. Finalmente la Francia, paese in cui la maggioranza degli abitanti non conosce la realtà delle banlieue, ha capito. Credo che I Miserabili abbia contribuito.

E dopo aver fatto il suo per alimentare il dibattito politico, qual è la direzione futura? “Ho avuto molte offerte, anche dall’America con delle grandi serie e un film della Marvel, ma per il momento ho rifiutato tutto.” La direzione futura sembra quindi guardare al passato: “Voglio concentrarmi sulla trasformazione de I Miserabili in una trilogia, tornando indietro nel tempo alle rivolte del 2005” dice facendo riferimento agli scontri che investirono il dipartimento di Seine-Saint-Denis e gran parte della Francia. “E come episodio conclusivo vorrei arrivare agli anni novanta.” Alla radice di quelle promesse e di quelle disillusioni che hanno accompagnato la sua intera vita adulta.

Altre news e collegamenti a Ladj Ly »
prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
Altri prossimamente » Altri film al cinema » Altri film in dvd » Altri film in tv »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | Accedi | trailer | TROVASTREAMING |
Copyright© 2000 - 2020 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità