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domenica 31 maggio 2020

Damien Bonnard

Un nuovo volto nel cinema francese

41 anni, 22 Luglio 1978 (Cancro), AlŔs (Francia)
Damien Bonnard
Cesar 2020
Nomination miglior attore per il film I Miserabili di Ladj Ly

Cesar 2019
Nomination miglior attore non protagonista per il film Pallottole in LibertÓ di Pierre Salvadori

Cesar 2017
Nomination miglior attore esordiente per il film Staying Vertical di Alain Guiraudie



L'attore francese è diretto da Ladj Ly nel film candidato al Premio Oscar e già Premio della Giuria a Cannes: I Miserabili. Dal 18 maggio in streaming su MioCinema.

Damien Bonnard, l'agente Ruiz de I miserabili

venerdý 31 gennaio 2020 - Fabio Secchi Frau cinemanews

Damien Bonnard, l'agente Ruiz de I miserabili Ne I miserabili di Ladj Ly, in Concorso al Festival di Cannes del 2019 e dal prossimo 18 maggio in streaming su MioCinema, Damien Bonnard interpreta un poliziotto della BAC, la Brigade anti-criminalité, che arriva nel dipartimento Senna-Saint-Denis e si ritrova al centro di un vortice di clamorosi errori, che porteranno a sanguinose conseguenze.
Fin dal principio, l'attore francese mette le cose in chiaro: ha lavorato molto su se stesso per rimanere in una parte che aveva già vestito l'anno precedente. Le realtà come quelle di Les Bosquets, quartiere di Montfermeil dove il film è girato, non sono luoghi facili e il riuscire a resettare tutto ciò che si sa di esse può essere un procedimento molto complicato. Ma lui si è fatto forza su altre difficili interpretazioni che è riuscito comunque a portare a casa con sorprendenti risultati. Come le tante esperienze nei cortometraggi oppure il suo primo ruolo da protagonista nel film Rester vertical di Alain Guiraudie, che gli è valso una candidatura ai César come migliore speranza maschile.

Alla fine, accompagnato dal regista e dai compagni di set, Djebril Zonga e Alexis Manenti, Bonnard appariva pienamente soddisfatto sul red carpet del celebre festival internazionale del cinema e ha goduto del successo immediato del film, vera e propria espansione dei documentari sociali di Ly, nonché di un omonimo cortometraggio firmato nel 2017 e candidato al César, al quale aveva preso parte.

Malgrado alcune generiche somiglianze con la struttura di certi thriller polizieschi alla Antoine Fuqua, ma impreziosito da importantissimi messaggi socio-politici, I miserabili è stato un trionfo anche grazie al suo ritorno nei panni di Stéphan, un poliziotto moralmente pulito, che vaga per le strade di un quartiere impoverito, in perenne contrasto con i suoi colleghi, di cui uno razzista e l'altro fin troppo accondiscendente per opportunismo, che scoprirà essere persino corrotti. La situazione si complicherà quando uno dei due sparerà accidentalmente a un bambino, colpevole di aver rubato un cucciolo di leone da un circo. Ripresi da un drone, i due coinvolgono Stéphan in un inseguimento nel tentativo di distruggere le prove che, se messe in rete, potrebbero scatenare una guerriglia nel quartiere.

Ben attento a calibrare la dose di drammaticità, Bonnard è una meraviglia della tecnica. È ricco di energia. Snervante. E attraverso la sua paura, la sua vergogna, ha il potere di tenere il pubblico in schiavitù.
Fabio Secchi Frau
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L'ufficiale e la spia

L'ufficiale e la spia

* * * * -
(mymonetro: 4,17)
Un film di Roman Polanski. Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, GrÚgory Gadebois, HervÚ Pierre.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2019. Uscita 21/11/2019.
Pallottole in LibertÓ

Pallottole in LibertÓ

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,59)
Un film di Pierre Salvadori. Con AdŔle Haenel, Pio Marma´, Vincent Elbaz, Audrey Tautou, Damien Bonnard.
continua»

Genere Commedia, - Francia 2018. Uscita 30/05/2019.
9 Doigts

9 Doigts

* * * * -
(mymonetro: 4,00)
Un film di Franšois-Jacques Ossang. Con Paul Hamy, Damien Bonnard, Pascal Greggory, Gaspard Ulliel
Genere Drammatico, - Francia 2017. Uscita 18/02/2019.
Quello che non so di lei

Quello che non so di lei

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Roman Polanski. Con Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez, Damien Bonnard, Dominique Pinon.
continua»

Genere Drammatico, - Francia, Belgio, Polonia 2017. Uscita 01/03/2018.
Dunkirk

Dunkirk

* * * * -
(mymonetro: 4,17)
Un film di Christopher Nolan. Con Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard.
continua»

Genere Azione, - USA, Gran Bretagna, Francia 2017. Uscita 31/08/2017.
Filmografia di Damien Bonnard »

venerdý 22 maggio 2020 - Ladj Ly racconta la periferia di Montfermeil, un’altra Gomorra senza bellezza e senza speranza, la sua complessità, la sua ferocia, le sue leggi. Disponibile in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I miserabili, un'opera prima memorabile che cattura e stordisce, come un pugno dritto in faccia

Giovanni Bogani cinemanews

I miserabili, un'opera prima memorabile che cattura e stordisce, come un pugno dritto in faccia Si inizia con la felicità. Un’enorme, possente vibrazione collettiva. Parigi, la Francia ha vinto i Mondiali. Bandiere tricolori ovunque, una folla che ribolle di gioia e di grida. Un immenso respiro collettivo. Volti, sorrisi, grida. Forse sono qui, in questa gioia collettiva, in questo enorme sussulto di emozione, le parole chiave della rivoluzione francese: liberté, egalité, fraternité. Vediamo la folla, l’Arc de triomphe. E mentre vibriamo anche noi di questa gioia, imponente, implacabile, il titolo: I miserabili.
 

È una bellissima sequenza di apertura, col titolo che cala come una ghigliottina, implacabile, a rovesciare il colore emotivo delle immagini che stiamo vedendo.
Giovanni Bogani, MYmovies.it
Eccolo, il film che ha vinto a Cannes il Premio della Giuria, il film che ha travolto pubblico e critica francesi, che ha dardeggiato, con la sua forza, fra i film candidati all’Oscar per il Miglior Film Internazionale. I miserabili non è una versione aggiornata e riadattata del grande romanzo popolare di Victor Hugo: è un film d’esordio teso, un pugno dritto in faccia.

Il pugno lo sferra Ladj Ly, regista di origine maliana al suo esordio nel lungometraggio. Ma non è un ragazzino, ha quarant’anni, alle spalle molti premi per i suoi documentari. E sulla pelle e negli occhi ha quella banlieue. A Montfermeil, hinterland parigino, 40 chilometri dalla capitale, lui è cresciuto, lì ha visto scoppiare i disordini nel 2005, ci ha fatto un film documentario, 365 jours à Clichy-Montfermeil. E in quei luoghi è anche finito nei guai con la giustizia, per oltraggio alle forze dell’ordine. 

Montfermeil è un’altra Gomorra senza bellezza e senza speranza, che Ladj Ly racconta con attenzione alla sua complessità, alla sua ferocia, alle sue leggi. A Montfermeil – dove, per un gioco del caso, Victor Hugo ha ambientato alcune pagine dei "Miserabili" – vive il ragazzino Issa, uno dei milioni di dimenticati da Dio, di "olvidados", come nel film di Luis Bunuel. Lì arriva Stéphane, poliziotto appena assegnato alla Brigata anti criminalità: poliziotti senza divisa, con un’auto senza insegne, in strade senza regole. Non ha neanche il tempo di ambientarsi e viene subito immerso, sommerso, travolto dalle tensioni del quartiere. 

Viene da pensare a Training Day di Antoine Fuqua, con Denzel Washington e Ethan Hawke poliziotto "da svezzare", in un giorno devastante di perdita dell’innocenza. E in effetti, anche qui si tratta di qualcosa di simile. Ma nei film polizieschi americani, i poliziotti sono due: qui sono tre. Stéphane, interpretato da Damien Bonnard, sta sul sedile di dietro, un po’ come noi spettatori. Guarderemo la vicenda con i suoi occhi. Con lui, un poliziotto di origine africana, Gwada – Djibril Zonga, ex calciatore, fisico imponente, da anni amico di Ladj Ly – e Chris, bianco e razzista, interpretato da Alexis Manenti, che del film è anche co-sceneggiatore. Non è una differenza da poco, il fatto che i poliziotti siano tre: la dinamica "poliziotto buono/poliziotto cattivo" qui si fa più sfumata e complessa. E forse, in questo film buoni e cattivi non ce ne sono: niente è così semplice. La banlieue è un sistema complesso, come la felicità. 

Il film è come una mappa, un mosaico. Che mostra, piano piano, tutti i rapporti umani, religiosi, ideologici che si intrecciano nella città. Ci sono i poliziotti, ci sono i ragazzini come Issa, c’è un boss del quartiere che chiamano "il Sindaco", che tiene i rapporti fra polizia e comunità locale, e gestisce i traffici nel quartiere; ci sono gli imam del quartiere, tendenzialmente non violenti; c’è un ex jihadista, Salah, che ora ha un negozietto di kebab, ed è rispettato da tutti; ci sono i rom di un circo ambulante che si chiama "Zeffirelli" – chissà se con qualche intenzione.
Appena il tempo di entrare in questo mondo, e un episodio rischia di scatenare una violenza indicibile: un cucciolo di leone sparisce dal circo, e non è cosa da nulla. Occorre ritrovarlo, se non si vuole vedere esplodere quell’universo. Non è che il primo movimento della sinfonia della violenza che suona Ladj Ly: che racconta tutto con un ritmo veloce ma non convulso, con immagini dinamiche ma non "sporche". Insieme al direttore della fotografia Julien Poupard, non si lascia fregare dall’estetica del "vissuto", del traballante, della macchina a spalla quando non serve. Cerca il Cinema, quando si inoltra con lucidità nella Babele di Montfermeil, immensa prigione a cielo aperto. Fino al momento in cui le immagini si alzano, prendono un punto di vista nuovo: quello di un drone, manovrato da un ragazzino, un nerd di quartiere. Un drone che vede qualcosa che non doveva vedere. 

Siamo all’ultimo atto. Se il ragazzino con gli occhiali che manovra il drone ricorda un piccolo Spike Lee, è tutto il film che ricorda Fa’ la cosa giusta del regista afroamericano: anche lì c’erano vari gruppi etnici, anche lì c’era un equilibrio precario, anche lì la tensione cresce, cresce, cresce.

Non è uno sprovveduto, Ladj Ly, e lo si vede in alcune scelte: il tappeto musicale, per esempio. Potremmo immaginare rap a palla, come in altri film del genere: e invece sceglie le sonorità elettroniche dei Pink Noise. E convince anche la scelta di mettere il naso anche in casa dei poliziotti, frugando nella loro umanità, sia pure per pochi istanti.  

Del film, ci porteremo dietro lo sguardo teso di Damien Bonnard, come a fiutare da dove possa arrivare il pericolo; la tensione palpabile nel negozietto di kebab di Salah, l’ex jihadista che la sa lunga sulla violenza, specialmente ora che l’ha abbandonata; il furore dei rom del circo Zeffirelli, i muscoli del "Sindaco" interpretato da Steve Tientcheu, che sembra tenere in pugno quel microcosmo pronto a esplodere. E la sensazione che Montfermeil sia lo specchio di ogni banlieue francese, di ogni periferia di ogni città dell’Occidente. 

lunedý 18 maggio 2020 - Il film di Ladj Ly è un grido di esasperazione che trascende il film de banlieue con un cast magistrale. Premiato al Festival di Cannes e ora in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I Miserabili: un'avventura collettiva, un film implacabile

Marzia Gandolfi cinemanews

I Miserabili: un'avventura collettiva, un film implacabile Adolescente nella cité des Bosquets a Montfermeil (a est di Parigi), Ladj Ly ha acquistato a diciassette anni la sua prima videocamera per registrare le tensioni sociali e raccogliere le prove dei metodi della polizia contro i ragazzi del suo quartiere. Un giorno del 2008, la violenza ordinaria passa il limite e Ly filma il pestaggio di un minore ammanettato. Segue uno scandalo, un’indagine e la sospensione dal servizio di alcuni agenti. Quel video è l’origine dei Miserabili (guarda la video recensione), declinato in un cortometraggio nel 2017 e nella versione in lungo due anni dopo.

Nella figura del bambino col drone (interpretato dal figlio del regista, Al-Hassan Ly) riconosciamo Ladj Ly, sentinella del quartiere e guardiano delle immagini. Ma il punto di vista morale del regista sulla storia che racconta passa sorprendentemente per un poliziotto (Damien Bonnard), appena sbarcato da Cherbourg e testimone futuro delle rivalità del quartiere e delle ‘bravate’ dei suoi colleghi. È lui a incarnare lo sguardo esteriore che frena gli ardori di un cowboy della BAC (brigata anticriminalità) caricato a molla contri i ragazzini della Cité. 
 

Affiancando con una certa empatia la pattuglia e i loro interventi, l’approccio del regista apporta un equilibrio singolare tra le forze in campo. È rara la misura nel trattare un soggetto così esplosivo nei ‘territori perduti’ della Repubblica dove Ladj Ly ha aperto una scuola di cinema e promette di far nascere nuovi sguardi.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Altro segnale forte è far dipendere gerarchicamente da una donna i tre poliziotti della brigata. Jeanne Balibar, eccezionale nell’unica e lunga scena in commissariato piazzata al debutto del film, incarna un’autorità misurata, calma e non priva di umorismo e di charme. Dopo di lei le dimostrazioni di forza dei suoi poliziotti su campo suoneranno scordate. Ladj Ly va oltre il virilismo esasperato sovente tradito dal genere, si pensi ai polar di Olivier Marchal o ai poliziotti di Stefano Sollima (A.C.A.B.), applicando al suo soggetto una sensibilità decisamente femminile.

Il nuovo arrivato biasima di fatto il machismo fascista del suo collega, il poliziotto di Alexis Manenti (Chris), interprete e co-sceneggiatore del film. È lui ad attirare immediatamente lo sguardo dello spettatore. Nella versione ‘corta’ dei Miserabili, i personaggi erano appena schizzati e le responsabilità ripartite in parti uguali. Ma a questo giro di ronda tocca a lui incarnare l’agente aggressivo ossessionato dalla difesa del suo statuto nel territorio che controlla. Alexis Manenti ne fa un uomo abitato dalla paura e sopraffatto dagli eventi che affianca Gwada (Djebril Didier Zonga), suo doppio ‘positivo’ che vive con la madre con cui parla soninke, lingua mande parlata in Sierra Leone. 

Poliziotto nero nato a Montfermeil, scritto in opposizione a Chris, poliziotto bianco e razzista, Gwada è interpretato da Djebril Didier Zonga. Come Ly, è cresciuto nello stesso quartiere e dall’altra lato della legge, come Ly ha provato a comprendere cosa passi nella testa di un poliziotto arruolato in un mondo abbandonato ai suoi espedienti. Nei film americani, i poliziotti ‘arruolati’ sono sempre due e tutti e due accomodati nei sedili anteriori. Ladj Ly rompe lo schema e aggiunge un terzo agente sul sedile posteriore, formando un trio eterogeneo ‘in tour’ per le vie delle banlieue. Una macchina infernale che carbura testosterone e adrenalina, una trappola per gli attori che non avevano né modelli né stereotipi a cui riferirsi. Perché di poliziotti che assomiglino a quelli che potremmo incrociare sulla strada, non ne incontriamo mai sullo schermo.

Ly ne fa dei personaggi di fiction complessi che abitano lo stesso quartiere di quelli che sorvegliano e si ritrovano la sera negli stessi interni privi di qualsiasi lusso. Né bastardi fascisti, né modelli di virtù, non sono mai d’accordo tra loro sulla maniera di svolgere i loro interventi. È l’errore di uno di loro, un tiro di flash-ball (proiettili di gomma) che colpisce in pieno volto un bambino nel quadro di un’inchiesta sul rapimento di un cucciolo di leone in un circo gitano, a innescare la violenza. A Damien Bonnard (Pallottole in libertà) spetta il ruolo del terzo poliziotto (Stéphane), il candidato candido sbarcato dalla provincia che si ritroverà a occupare il centro del racconto. Confrontato con tutti i mali delle banlieue, Damien Bonnard interpreta un piccolo personaggio che acquista progressivamente spessore fino a imporsi con la sua presenza lunare. 
Precipitato nel cinema di Ladj Ly, il suo personaggio scoprirà in 24 ore i rapporti di forza esplosivi di una banlieue povera lasciata al suo destino. Tutto sgomento e rabbia trattenuta, Stéphane passa in rassegna la vita del quartiere con la sua difficoltà ad accettare la legge repubblicana o a sottomettersi ai regolamenti interni, imposti da una parte dall’Islam e dai suoi rappresentanti e dall’altra da un ‘sindaco’ che si arroga il potere di amministrare gli affari della Cité. Attraverso i suoi occhi scorre la galleria di coloro che ‘tengono la cité’, una cartografia sensibile alla diversità degli abitanti in risonanza con tre poliziotti altrettanto differenti.

Questo paesaggio instabile si disintegra sotto i colpi della collera dei più giovani, quelli che non hanno ancora appreso l’arte del compromesso con l’ordine stabilito, quelli intrappolati tra le ingiunzioni dei rappresentanti della Moschea e gli abusi della polizia, i regolamenti oscuri e i divieti del quartiere, i rimproveri dei genitori e le sentenze di esclusione. Il quartiere diventa una polveriera che poliziotti e rivoltosi finiscono per condividere, infilando un cul-de-sac incendiario. Un faccia a faccia tra due forze, un campo e controcampo finale tra due punti di vista, dove vittima e carnefice si scambiano di posto. Un gioco dove tutti perdono, dove tutti sono miserabili, ma certi più colpevoli di altri. Ed è a questo punto che Ladj Ly sceglie, in ultimo gesto sublime, di sospenderli, di sospendere. Il peggio può attendere e una chance infinitesimale dimorare. 

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