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lunedì 1 giugno 2020

Mathieu Kassovitz

L'inafferrabile Kassovitz

52 anni, 3 Agosto 1967 (Leone), Parigi (Francia)
occhiello
"Signore, se il dito indica il cielo, l'imbecille guarda il dito."
dal film Il favoloso mondo di Amelie (2001) Mathieu Kassovitz  Nino Quincampoix
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Mathieu Kassovitz
Wolf Call - Minaccia in alto mare

Wolf Call - Minaccia in alto mare

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(mymonetro: 3,23)
Un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer.
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Genere Drammatico, - Francia 2019. Uscita 27/06/2019.
Happy End

Happy End

* * * - -
(mymonetro: 3,14)
Un film di Michael Haneke. Con Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard.
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Genere Drammatico, - Francia 2017. Uscita 30/11/2017.
Il cecchino

Il cecchino

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,85)
Un film di Michele Placido. Con Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon.
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Genere Thriller, - Francia 2012. Uscita 01/05/2013.
Knockout - Resa dei conti

Knockout - Resa dei conti

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(mymonetro: 2,32)
Un film di Steven Soderbergh. Con Gina Carano, Ewan McGregor, Michael Fassbender, Michael Douglas, Channing Tatum.
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Genere Thriller, - USA, Irlanda 2011. Uscita 24/02/2012.
Louise Michel

Louise Michel

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(mymonetro: 3,28)
Un film di Benoît Delépine, Gustave Kervern. Con Yolande Moreau, Bouli Lanners, Robert Dehoux, Sylvie Van Hiel, Jacqueline Knuysen.
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Genere Commedia, - Francia 2008. Uscita 03/04/2009.
Filmografia di Mathieu Kassovitz »

mercoledì 13 maggio 2020 - Ly racconta la sua Francia e il suo film, in uscita il 18 maggio su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

Il regista de I Miserabili Ladj Ly: «Il mio è un film sull’infanzia e sul futuro dei giovani di periferia»

Tommaso Tocci cinemanews

Il regista de I Miserabili Ladj Ly: «Il mio è un film sull’infanzia e sul futuro dei giovani di periferia» Ne sono successe di cose dal Festival di Cannes del 2019, dove il regista Ladj Ly, radicato nella periferia parigina di Montfermeil in cui è nato da genitori maliani, si affermò vincendo il Gran Premio della Giuria. Film dalla carica incendiaria ma calcolato nelle scelte drammaturgiche, I Miserabili (guarda la video recensione) funziona come ottimo thriller urbano in lotta contro il tempo ma soprattutto aggiorna alla contemporaneità il genere specifico del ritratto di vita nelle banlieue parigine, quel rompicapo unico e annoso in Europa in termini politici, sociali e urbanistici, riportato periodicamente in prima pagina da eventi straordinari (come le rivolte del 2005) o da opere generazionali, come fu L’odio di Kassovitz nel 1995 e come è ora I Miserabili.

La Storia, però, corre veloce e lo stesso vale per la pandemia che ci ha investito. In occasione dell’uscita italiana del film, il 18 maggio su MioCinema, Ladj Ly, in videoconferenza, non può che testimoniare gli effetti di mesi di confinamento sulla comunità in cui ancora oggi risiede.


"È una vera catastrofe perché come sempre sono i più poveri a pagare il prezzo più alto, e nel mio quartiere sono tutti in difficoltà, cosa che aumenta il rischio di problemi sia interni che con la polizia".
Ladj Ly
La definisce “una polveriera”, oggi forse ancor più del solito, nonostante “la solidarietà che vedo affiorare un po’ ovunque, con persone che cercano di aiutarsi in modo generoso. Anche io faccio il possibile sostenendo personalmente un’associazione che si occupa di distribuire cibo ai bisognosi.”

Nato come documentarista, Ly non è un regista cinefilo, ma ha sperimentato sulla sua pelle il potere e l’urgenza delle immagini. Le ha usate come forma di attivismo, filmando gli abusi di polizia nel quartiere e denunciando gli agenti alle autorità (un modello che ritorna nel film, in cui tre poliziotti rincorrono un ragazzo in possesso di un video che li metterebbe nei guai), e ora gli dà valore soprattutto di testimonianza: “Sento la responsabilità di illustrare la verità del mio mondo al pubblico, ma senza prendere posizioni. Denuncio un problema, nella speranza che i politici facciano qualcosa.”

Già, i politici. Quelli che Ly ritiene inefficaci oggi (“la gestione dell’emergenza coronavirus in Francia è stata disastrosa, non siamo riusciti a far avere nemmeno le maschere alla gente”) come ieri, quando in calce al film riportava la frase di Victor Hugo sui “cattivi coltivatori” e rifiutava l’invito del presidente Macron - che pure si disse molto colpito dalla forza del film - a una proiezione all’Eliseo. Gli chiedo di entrare nel merito sulle macro-iniziative che vorrebbe vedere promosse nelle banlieue, ma Ladj Ly si ritrae. “A ognuno il suo mestiere”, afferma. “Non sono un politico, e chi lo è ci dice da trent’anni che interverrà ma poi ci abbandona. Se avessi la bacchetta magica ovviamente punterei sulla cultura, come cerco di fare con la mia scuola di cinema, libera, aperta a tutti.”

Dal collettivo che ha ispirato la scuola, Kourtrajmé, nasce la forza de I Miserabili, frutto di una sensibilità hollywoodiana (“mi sono ispirato a Training Day per il senso di tensione costante”) ma espressione di un territorio specifico, nei luoghi e nei volti di attori non professionisti, anche bambini: “era importante perché il mio rimane un film sull’infanzia e sul futuro di quei giovani. Cercavo l’autenticità di chi conosce la realtà del quartiere, in cui lavoro da vent’anni.” 
Adulto e professionista è invece Alexis Manenti, attore francese sempre intrigante, membro del medesimo collettivo e autore della sceneggiatura con Ly. Nel film interpreta Chris, il più duro dei tre poliziotti protagonisti ed espressione di quel potere perverso che il regista vuole condannare: “di poliziotti come il suo ne esiste uno in ogni quartiere di periferia. La polizia francese agisce con violenza inaudita, come se avesse carta bianca, e mi sembra che vada sempre peggio. Ora se ne sono accorti tutti, con il fenomeno dei gilet gialli e gli episodi di violenza che hanno subito. Ci dicevano sempre che il problema eravamo noi, la causa d'ogni male. Finalmente la Francia, paese in cui la maggioranza degli abitanti non conosce la realtà delle banlieue, ha capito. Credo che I Miserabili abbia contribuito.

E dopo aver fatto il suo per alimentare il dibattito politico, qual è la direzione futura? “Ho avuto molte offerte, anche dall’America con delle grandi serie e un film della Marvel, ma per il momento ho rifiutato tutto.” La direzione futura sembra quindi guardare al passato: “Voglio concentrarmi sulla trasformazione de I Miserabili in una trilogia, tornando indietro nel tempo alle rivolte del 2005” dice facendo riferimento agli scontri che investirono il dipartimento di Seine-Saint-Denis e gran parte della Francia. “E come episodio conclusivo vorrei arrivare agli anni novanta.” Alla radice di quelle promesse e di quelle disillusioni che hanno accompagnato la sua intera vita adulta.

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