| Titolo internazionale | There's No Place Like Home |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Gabriele Muccino |
| Attori | Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Valeria Solarino, Renato Raimondi, Elisa Visari, Elena Rapisarda, Gianfelice Imparato, Sandra Milo, Paolo D Bovani, Luigi Chiocca, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Gerard Ortiz. |
| Uscita | mercoledì 14 febbraio 2018 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,39 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 21 febbraio 2018
La storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Il film ha ottenuto 5 candidature ai Nastri d'Argento, 3 candidature e vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office A casa tutti bene ha incassato 9,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Pietro e Alba festeggiano cinquant'anni d'amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniuge, prole, zie e cugine per un'isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull'orlo di una crisi di nervi. Carlo, separato da Elettra, è vessato da Ginevra, la nuova e insopportabile consorte, Sara, sposata con Diego, cerca di recuperare un matrimonio alla deriva, Paolo, cacciato dalla moglie e disprezzato dal figlio a causa di un tradimento, gira a vuoto e finisce a letto con la cugina. E poi c'è Riccardo che aspetta un figlio da Luana ed elemosina una (seconda) chance allo zio Pietro, Elettra che prova a fare fronte alla gelosia di Ginevra e Isabella, moglie annoiata di un marito troppo lontano che tradisce con Paolo. Il mare grosso e un temporale improvviso, impediscono le partenze dei traghetti e costringono gli invitati a prolungare soggiorno, convivenza e agonia. Satelliti nevrotici intorno agli 'sposi' provano a passare una nottata che non passa e non passerà.
Frustrati, infelici e tutti inguaribilmente narcisisti, i personaggi di Gabriele Muccino restano fedeli a se stessi e a una trilogia ideale di baci presi e dati dentro un cinema ombelicale.
A casa tutti bene, a dispetto del titolo evidentemente ironico, è una commedia "che sta male". Stanno male i suoi personaggi, tutti piccoli piccoli e alle prese coi contrasti e i conflitti (mai risolti se non a colpi di sceneggiatura) dei capitoli precedenti (L'ultimo bacio e Baciami ancora). Muovendosi con flusso ondivago dall'uno all'altro, A casa tutti bene comincia con la voce fuori campo di Stefano Accorsi, decano del genere, che sembra voler focalizzare la vicenda da un punto di vista soggettivo, ma poi la voce si perde nell'isteria collettiva, torna per un istante col timbro di Pierfrancesco Favino, per poi scomparire definitivamente, dichiarando la difficoltà a trovare un punto di vista. Sulla vicenda narrata, sui suoi personaggi.
Lo sguardo dell'autore va e viene, fugge e ritorna, tradisce e si pente alla maniera dei suoi protagonisti e coerente con quel nomadismo sentimentale che è da sempre la sua cifra e che da sempre li riguarda. Ma poi qualcosa accade, qualcosa di inaspettato e inaspettatamente sorprendente. Quella che sembrava l'ultima ed ennesima versione della sindrome di Peter Pan infila la deriva e traghetta le sue anime oltre la linea d'ombra. A questo giro di giostra i baci sono amari e conducono all'appuntamento con le scelte irreversibili della vita. A questo giro, ancora, non ci sono effetti di campo o di copione a blandire, soccorrere e assolvere i personaggi. Condotti al loro punto di rottura, con modalità diverse e appropriate al registro degli attori in campo, i protagonisti dovranno (finalmente) fare delle scelte, confrontarsi (senza sconti) con la propria narcisistica immaturità. Niente famiglie ricompattate al capezzale di un padre malato (Ricordati di me) o di un figlio in arrivo (L'ultimo bacio).
Come una diaspora, A casa tutti bene disperde i suoi personaggi nel mondo, lontani dal centro, dalla casa-madre, da un pianoforte scordato come loro. Diventa grande a fatica il cinema di Gabriele Muccino, sempre fuori dal tempo e ficcato in una dimensione insulare ("l'isola che non c'è", la chiama il Paolo di Accorsi), sempre in ritardo sul mondo in cui ci è dato vivere, sempre accanito sugli attori, veterani cronici della declamazione armata, carica a pallettoni e massime da cioccolatini, sempre indulgente con i suoi uomini e le sue donne che non assumono mai uno sguardo (auto)critico. Ma confidiamo nella burrasca che li ha colti, nella crepa, che li ha spezzati e ha spezzato (forse) lo schema. Confidiamo nel sorriso di Valeria Solarino che prende atto e riparte. In barba alle stupide, quelle che perseverano nel dolore (Sara) e quelle che lo cambiano soltanto di posto (Ginevra).
Una grande famiglia, che come tutte ha parenti che si vedono spesso e altri che non si vedono quasi più, si ritrova tutta insieme per festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni Alba e Pietro sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere, in una splendida villa con vista sul golfo. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare sull'isola, dove dovranno convivere per tre giorni e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, le gelosie, i tradimenti, e inaspettati colpi di fulmine.
Racconto la storia perversamente ironica di una famiglia estesa, che si cela dietro una grande maschera di ipocrisia finché non "scoppia" la vita. Il film esplora più generazioni, compresa l'adolescenza, e più classi sociali. Gli altri film erano pezzetti di un affresco da diverse angolazioni anche generazionali. Qui il ritratto è completo.
Anche se l'isola non avrà nome, il film è stato girato a Ischia, perché «serviva un'isola così: piena di angoli suggestivi e logisticamente pratica», spiega Muccino che aggiunge un valore fortemente personale alla scelta della location: «Mia madre è nata a Ischia. Io ci ho trascorso l'infanzia, ma mi legava all'isola il ricordo, terribile, del morso di un cane. Non ci ero più tornato. Cercavamo per il film un luogo in grado di rivelare un paradossale contrasto tra la bellezza della natura e una prigionia forzata per il mare agitato: l'abbiamo trovato qui. Dove ho appena scoperto da mio padre di essere stato concepito».
Estremamente nutrito con il cast con attori a partire da Stefania Sandrelli e Ivano Marescotti nel ruolo dei nonni. Per Marescotti, che ha lavorato con molti grandi registi italiani come Soldini, Tullio Giordana, Luchetti, Benigni, Mazzacurati e con alcuni stranieri del calibro di Ridley Scott e Anthony Minghella, si tratta della prima volta con Muccino, mentre Stefania Sandrelli, vera e propria icona del cinema italiano, aveva partecipato nel 2001 a L'ultimo bacio con un'interpretazione che le era valsa il David di Donatello e Nastro d'Argento. Legatissimo al regista è poi Stefano Accorsi, che dopo essere stato protagonista di L'ultimo bacio è tornato a lavorare con lui nel sequel Baciami ancora e ora con A casa tutti bene, dove di nuovo sembra avere la parte del leone nel ruolo di uno dei tre figli, il sodalizio tra i due arriva al terzo titolo.
Il cast è eccezionale, ognuno è stato pronto a metterci un pezzetto di sé. Si è verificata una magica convergenza, tutti hanno aderito con entusiasmo. Grandi attori per personaggi complessi che cozzano tra loro in una storia epica senza tempo. Una grande commedia umana che racconta la vita tra pathos ed emotività e lo spasmo febbrile verso una chance di felicità. La famiglia è il villaggio primordiale in cui si nasce e a cui si torna, sempre. Gabriele Muccino
Gli altri due figli sono invece interpretati da Pierfrancesco Favino e da Sabrina Impacciatore, che come Accorsi erano già stati interpreti in L'ultimo bacio e Baciami ancora. Tra gli altri parenti e consorti figurano poi molti nomi, a partire da un'altra icona assoluta del cinema italiano, la felliniana Sandra Milo, che non ha invece finora mai lavorato con il regista, così come il resto del cast: Massimo Ghini, Claudia Gerini, Giampaolo Morelli, Valeria Solarino, Giulia Michelini, Gianmarco Tognazzi e Carolina Crescentini.
Muccino dopo l'esordio con Ecco fatto e il grande successo del trittico generazionale Come te nessuno mai, L'ultimo bacio e Ricordati di me, è stato catturato dalle sirene di Hollywood. Qui tutto è partito per il meglio con La ricerca della felicità, ma poi il successo ha iniziato a scemare e si è visto via via diminuire anche il controllo sui film che ha firmato da Sette anime, Quello che so sull'amore, Padri e figlie fino L'estate addosso. In mezzo ci sono stati la parentesi di nuovo italiana di Baciami ancora e il pilot di una serie americana prodotta da Hugh Jackman, il musical "Viva Laughlin", un costoso flop cancellato da CBS dopo soli due episodi.
Ho viaggiato fisicamente ed emotivamente in luoghi lontani, scoprendo cose che mai avrei immaginato. Torno per rappresentare la mia visione sul mondo e sull'universalità delle relazioni umane. Sarà un film autentico e personale: ne avevo bisogno dopo l'avventura negli Usa, in cui ho dovuto obbedire alle regole produttive. I film sono sempre stati la mia analisi a porte aperte, da esploratore e osservatore della vita. Questa storia, sintesi di quel che ho fatto finora, è la pacificazione della mia esistenza. Gabriele Muccino
Dei suoi trascorsi americani resta un'unica traccia nel direttore della fotografia Shane Hurlbut, che per lui aveva già fotografato Padri e figlie, anche se è famoso soprattutto per film ben più ipercinetici come Terminator: Salvation, Need for Speed e Act of Valor. Alle musiche invece un'altra novità Muccino, il compositore Nicola Piovani, abituale collaboratore di Benigni, con cui ha vinto l'Oscar per La vita è bella, e di Moretti. Il regista infine dice di avere avuto come principale modello La famiglia di Scola e potrebbe continuare a raccontare i protagonisti di A casa tutti bene in una eventuale serie Tv.
Classico film Italiota radical chic da salotto. Una specie di PARENTI SERPENTI rivisitato in salsa Mucciniana,Monicelli era un'altra cosa. Un'accozzaglia di personaggi tutti imparentati tra loro che si ritrovano in un casale per festeggiare le nozze d'oro della coppia capofamiglia.... il classico film dove si fa una grossa confusione pure a capire i gradi di parentela e appena inizi a capire [...] Vai alla recensione »
"Le donne sono fatte per sorreggere il mondo", dice Stefania Sandrelli, madre di famiglia in procinto di festeggiare le nozze d'oro nell'ultimo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene. Eppure in tutti i lavori del regista romano, più che sorreggere il mondo, le donne sembrano nate per sconvolgerlo, turbarlo, farlo a pezzi. Per poi restituirlo in tutt'altra forma, non necessariamente migliore della precedente.
Biografico come forse fu solo il suo secondo film, quel Come te nessuno mai che nel 1999 vinse premi e pregiudizi ancora acerbi, A casa tutti bene mette in scena per la prima volta sul noto scacchiere muccinano (famiglia vs individuo, responsabilità vs libertà, amore vs sesso), accanto ad alfieri storici come Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, anche una gran quantità di donne, in un'ideale galleria dei caratteri femminili che hanno attraversato, sconquassandole, le vite dei personaggi dei suoi film.
È un cast davvero corale quello di A casa tutti bene, circa una ventina tra protagonisti e comprimari, in cui il femminile si moltiplica, si sdoppia (Sandrelli/Impacciatore), fa esplodere conflitti (Michelini), scatenare gli istinti (Crescentini), tenta di sedare gli animi (Sandrelli) e accendere passioni sopite (Cucci). Come se per raccontare l'implosione di una famiglia, tema legato alla stessa biografia del regista - anche lui una madre pittrice, un fratello attore, un burrascoso trascorso sentimentale - Muccino avesse sentito il bisogno di aumentare l'entropia sentimentale dello script affidando a tutte le "sue" donne il compito di alzarne il coefficiente di isteria, ansia, tensione, competizione. Per arrivare a un inedito - almeno nel suo cinema - punto di rottura.
Colorata, allargata, caciarona, ma anche disgregata, nevrotica, costantemente sospesa sull'orlo dell'implosione. Ha queste caratteristiche la famiglia descritta da Gabriele Muccino nel suo ultimo film, che più corale non si può, dal titolo amaramente ironico A casa tutti bene. Non una casa qualsiasi, anzi tutto, ma una villa maestosa ad Ischia, dove si rifugeranno causa mal tempo tutti i protagonisti, accorsi a festeggiare le nozze d'oro dei genitori. Una famiglia alto borghese di ristoratori, guidata dalla saggia dolcezza di Stefania Sandrelli e dalla praticità del pater familias interpretato da Ivano Marescotti. Il ruolo della pecora nera - il personaggio più interessante di tutti - spetta a Gianmarco Tognazzi, unico nipote in difficoltà economica e con una fidanzata incinta (Giulia Michelini).
Facile, fin troppo, l'equazione romantico/sociale: in sostanza, vero amore uguale pochi soldi (alla Semo gente de borgata dei Vianella), là dove l'agiatezza economica permette il lusso del tempo libero e della scelta, fa incombere tradimenti multipli, sotterfugi, separazioni e gelosie a non finire.
È ansimante e nevrotica, questa grande famiglia allargata. Sorridente solo intorno a un pianoforte, ma perennemente accigliata tra le mura domestiche, logorata da insoddisfazioni e frustrazioni a due. C'è la coppia Favino-Crescentini rosa dalla possessività e dall'incapacità di confessarsi a vicenda l'inadeguatezza del proprio matrimonio, Morelli-Impacciatore capaci di seppellire sotto un abbraccio al tramonto un polverone di multiple menzogne, Cucci-Accorsi che finiscono per fare i "forever young" alla Ultimo Bacio, Ghini-Gerini destinati ad un drammatico capolinea a causa di una brutta malattia. Il tutto tra le continue esplosioni di urla e grandi passioni a cui la filmografia di Muccino ci ha abituati negli anni, individuando puntualmente nei più inconfessabili segreti familiari la fonte di ogni male.
A casa tutti bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.
"Al di là del risultato, perchè nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, già durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato".
In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi è pensato e messo in scena per ricreare la quotidianità, la verosimiglianza, le difficoltà affrontate ogni giorno dalla gente comune.
Muccino torna ai suoi temi e ai suoi personaggi preferiti, in una specie di aggiornamento dell'Ultimo bacio 17 anni dopo, corale ma tutto in famiglia. A Ischia una quindicina di parenti si ritrova per celebrare le nozze d'oro di un ristoratore di successo e della moglie (Ivano Marescotti e Stefania Sandrelli), e ed esplodono presto le tensioni. Dopo una mezz'ora dedicata a spiegare la situazione con [...] Vai alla recensione »