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La vita è bella |
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Un film di Roberto Benigni.
Con Horst Buchholz, Roberto Benigni, Giustino Durano, Nicoletta Braschi, Giuliana Lojodice.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
durata 131 min.
- Italia 1997.
MYMONETRO
La vita è bella
valutazione media:
4,35
su
154
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Sei anni dopo il matrimonio di Guido e Dora, lui viene prelevato con lo zio Eliseo e il figlio Giosué e portato in un campo di concentramento. Lei, pur non essendo ebrea, decide di seguirli di sua iniziativa.
![]() La magia di una storia che ci ricorda come, nonostante tutto, la vita meriti di essere vissuta |
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Davide Di Finizio
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Quando a Dumas père era mossa l'accusa di violentare la Storia, il sagace romanziere si scagionava obiettando che dai suoi atti di violenza nascevano dei bei bambini. Un'osservazione simile si potrebbe rivolgere ai puristi e a quanti storcono il naso di fronte a La vita è bella. Il film di Benigni infatti non è una pedante ricostruzione manualistica, ma una storia nella Storia, una favola moderna costruita sullo sfondo di una delle più drammatiche pagine che l'umanità ricordi.
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premi nomination |
Premio Oscar 3 5 |
Nastri d'Argento 7 0 |
Festival di Cannes 1 0 |
Recensione del film
mercoledì 21 novembre 2007
di enryfree
Recensione del film: La vita è bella Titolo: La vita è bella Regista: Roberto Benigni Genere: drammatico Attori principali: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giorgio Cantarini Altri interpreti: H. Buchholz, G. Durano, G. Lojodice, M. Paredes, S. Bustric Casa produzione: Cecchi Gori Distribuzione Luogo e anno di produzione: Italia, 1997. «Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c'è continua » |
Il film più sopravvalutato della storia del cinema
domenica 1 luglio 2007
di Nello
Un film mediocre, molto molto inferiore a tantissimi dello stesso genere. Senza mettere in dubbio la grande interpretazione di Benigni, il film è scialbo, piatto e scontato, buonista. Completamente assente l'originalità, anche dove Roberto si vanta di averla messa. Infatti la divisione del film in due parti, la prima comica in preparazione alla seconda drammatica, è una banale ripresa di "Film d'amore e d'anarchia..." di Lina Wertmuller. Il tema dell'olocausto e della Seconda Guerra Mondiale è stato continua » |
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Meraviglioso
domenica 2 settembre 2007
di LAra
Lo vedo spesso, per il solo gusto di riassaporare quella voglia di vivere, e quella magia, che solo un uomo profondo come BEnigni poteva mettere in scena. E' fantastico il modo in cui parla con il bambino, è meraviglioso il messaggio di pace e di dolore che trasmette, come disse lui stesso... questo è un film che fa ridere fra le lacrime, ed è il massimo che un film possa fare. continua » |
Un film di una poesia unica
giovedì 23 agosto 2007
di tony64
Quando al cinema passarono i titoli di coda avevo un groppo in gola. Questo per dire che 'La vita è bella' è una rivisitazione dell'olocausto assolutamente non in chiave tragicomica, quanto ancor più drammatica degli altri film che lo hanno trattato. Gli espedienti e le bugie che il padre di Giosuè si inventa non solo per salvare la vita al bimbo, ma anche per non fargli percepire la realtà, sono solo apparentemente comici: nascono invece dalla profonda coscienza della drammaticità dell'esperienza continua » |
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| Roberto Benigni/Guido a Nicoletta Braschi/Dora | |
| Salve Principessa! | |
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| Guido (Roberto Benigni), dagli altoparlanti del campo di concentramento a Dora (Nicoletta Braschi) | |
| Buongiorno, principessa! Stanotte t'ho sognata tutta la notte, andavamo al cinema, e avevi quel tailleur rosa che ti piace tanto, non penso che a te principessa, penso sempre a te! | |
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| Giustino Durano | |
| Guarda i girasoli: si inchinano al sole, ma se ne vedi qualcuno che è inchinato un pò troppo, significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l'arte suprema; Dio è il primo servitore. Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini. | |
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Altre frasi celebri del film La vita è bella
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DVD | La vita è bellaUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 12 luglio 2005
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Il regno delle tenebre è il luogo dove manca, per definizione, la possibilità di ridere. Auschwitz ne è il paradigma assoluto: inferno sulla Terra, territorio di Satana, assenza di Dio. Luogo in cui ogni umanità è spenta, deserto radicale dello spirito. Eppure, come ci ricorda uno dei sopravvissuti nel film Memoria, di Ruggero Gabbai, fra i prigionieri, talvolta, riusciva a sopravvivere un barlume di resistenza umana. Le lacrime, certo, ma anche - benché sembri impossibile - il sorriso, portato da qualcuno che, di fronte alla catastrofe, riusciva a intonare ancora una canzone dei tempi di pace o a raccontare una storia dell'altro mondo». » |
di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Un’opera maggiore. Si può ridere, come a una comica muta di Charlot, si piange come a un film di Charlie Chaplin. Solo una volta, nella mia lunga carriera, ho azzardato un confronto con Chaplin-Charlot: ed è stato proprio per Roberto Benigni, attore protagonista nel film di Marco Ferreri Chiedo asilo. E anche lì con un bambino al fianco. Qui il bambino arriva più o meno alla metà della favola, ma basta per farla volare alto, senza mai farle perdere però l’equilibrio fra il pianto ed il riso. Il riso, prima; ma già con amari sottofondi. » |
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Vedere «l'altro lato delle cose, il lato surreale e divertente, o riuscire a immaginarlo», sostiene Roberto Benigni a proposito di La vita è bella «ci aiuta a non essere spezzati, trascinati via come fuscelli [.. ] a passare la notte, anche quando appare lunga lunga». Sono parole d'un uomo intelligente e sensibile, parole da condividere per intero o quasi. Qualche dubbio, infatti, merita l'idea che le cose abbiano «un altro lato» e che sia, questo lato, la dimensione del comico. Le cose di cui narra il film sono i lager, i milioni di morti accumulati per giustificare, per fondare un'identità politica e psicologica (quella dei nazisti) priva di fondamenti funestamente insicura. » |
di Marco Lodoli Diario
In un’intervista di questi giorni, tra mille giravolte, Benigni ha lasciato cadere a perpendicolo un’idea semplice come una lama: il comico recita sul palcoscenico della morte, cercando di rubarle anche per un solo minuto spazio e potenza. «Dietro a Totò c’è un milione di scheletri», dietro al giullare da sempre pende l’impiccato. Ricordo le parole di Mastorna, il protagonista del film che Fellini mai realizzò e che divenne un f umetto con il volto di Paolo Villaggio: «Tutta una vita per arrivare a questa festa sciagurata? È questo il regno di Dio? Non è possibile! Con tutte le mie forze, con tutta la mia passione, con tutta la mia intelligenza, tutto il mio cuore io grido: non è possibile che la morte sia questa! Non dobbiamo accettarla, non possiamo accettarla!” Tremende parole. » |
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