Il grande dittatore

Un film di Charles Chaplin. Con Jack Oakie, Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Daniell, Reginald Gardiner.
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Titolo originale The Great Dictator. Commedia, b/n durata 126 min. - USA 1940. - Cineteca di Bologna uscita lunedì 11 gennaio 2016. MYMONETRO Il grande dittatore * * * * 1/2 valutazione media: 4,56 su 36 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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4,56/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critican.d.
 pubblico * * * * 1/2
   
   
   
Un piccolo barbiere ebreo di una cittadina tedesca somiglia moltissimo al dittatore che ha dato il via ad una campagna razzista. Al pover'uomo ne capitano di tutti i colori, ma sfruttando la somiglianza si toglie anche qualche soddisfazione.
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primo piano
Uno dei capolavori chapliniani, ricco di scene indimenticabili e con un discorso finale capace di sintetizzare la visione del mondo del maestro britannico
Giancarlo Zappoli     * * * * -

Un barbiere ebreo, decisamente maldestro come soldato, viene ferito nel corso della prima guerra mondiale e ricoverato in preda a una forte amnesia. Una volta guarito torna al suo lavoro ma il mondo intorno a lui è profondamente cambiato. E' infatti andato al potere il dittatore Adenoide Hynkel il quale ha scatenato una caccia all'ebreo dietro consiglio della sua eminenza grigia Garbisch. Il povero barbiere viene così preso di mira e, nonostante l'aiuto di una fanciulla per la quale prova un sentimento profondo, sottoposto a soprusi. La sua straordinaria somiglianza con Hynkel gli consente però di sostituirsi a lui fino al punto di poter indirizzare un discorso alla nazione di contenuto profondamente umanitario.
"Il tuo silenzio, corpo maciullato/ha una voce, la voce di una causa/che non conosce morte, di un cammino/di libertà che non conosce soste./Oggi ti uccide il tradimento, eleva/le barricate di odio e di terrore./Ma la tua morte, che è la tua vittoria,/oltre i tanti altri corpi martoriati,/al di là delle sbarre del tuo carcere,/apre un varco per te, ti rende libero". Chaplin scrisse questa poesia in un quaderno di appunti mentre in Spagna infuriava la guerra civile. Come avrebbe potuto tacere quando la lucida follia nazista rischiava di asservire a sé l'Europa e il mondo? Anche se in seguito ebbe a dichiarare: "Se avessi saputo com'era spaventosa la realtà dei campi di concentramento, non avrei potuto fare Il grande dittatore, non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti".
Forse non tutti sanno che solo 4 giorni separavano la data di nascita di Adolf Hitler da quella di Charlie Chaplin che lo aveva preceduto nel venire al mondo. Il biografo del regista, David Robinson, riferisce che quando indossava la divisa del dittatore sul set Charlie diventava improvvisamente più esigente e dispotico pur rendendosene conto. Misteriosa attrazione degli opposti? Sta di fatto che il film è uno dei capolavori chapliniani per la capacità che ha di cogliere il senso di frustrazione di Hynkel (soprattutto quando è a confronto con il suo sodale Napaloni) che si risolve nel bisogno costante di trovare qualcuno da umiliare (si pensi alla gag dei bottoni). La scena del mappamondo è una di quelle che restano in maniera indelebile nella memoria di chiunque abbia visto il film così come la struttura della prima parte (dopo il prologo bellico) in cui si alternano i due personaggi. Abbiamo così modo di assistere, con un divertimento che invita alla riflessione, alle vicissitudini del barbiere ebreo contrapposte alle sfuriate e ai discorsi espressi con suoni gutturali ed onomatopeici dal dittatore.
Il discorso finale finisce poi con il sintetizzare la visione del mondo chapliniana. Se Charlot era una vittima capace anche di vendetta nei cui occhi brillano lampi di malizia l'applauso che accompagna l'accorato appello del dittatore/barbiere lascia qualcosa di più di un sospetto che non si tratti di convinzione ma soltanto di adesione quasi pavloviana. Come il Vagabondo anche il suo creatore credeva nell'umanità ma 'con misura'.

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Premi e nomination Il grande dittatore

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Chaplin ridicolizza hitler davanti al mondo...

giovedì 19 agosto 2010 di chriss

Tutti sanno chi è stato Adolf Hitler. Persino un sasso lo saprebbe, se sapesse parlare. Hitler non è stato soltanto uno dei più disumani dittatori della storia dell' umanità; non è stato solo un folle che voleva conquistare il mondo o vederlo ai suoi piedi. Gli si potrebbe, per ipotesi assurda, perdonare di aver cominciato una guerra senza senso. Ripeto: per ipotesi assurda. Ma, quel che fece fare durante la guerra ai suoi uomini, non continua »

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Il grande dittatore

domenica 23 gennaio 2011 di il cinefilo

Premetto subito che sono un grande fan del cinema di Charles C.Chaplin...ma nonostante questo non riesco a non esprimere il mio disappunto di fronte a quello che è stato universalmente riconosciuto come una delle principali pietre miliari del regista. IL GRANDE DITTATORE può vantare sequenze comiche satiriche veramente esileranti come l'incontro tra Hadenoyd Hynkel(la figura è stata palesemente ricalcata da quella di Adolf Hitler)e Napoloni(l'attore Jack Oakie sfotte Benito Mussolini)ed è ammirevole continua »

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Una prova da grande uomo

giovedì 1 aprile 2010 di Inertiatic

Un film ormai senza tempo, un capolavoro della cinematografia mondiale. Siamo nel 1940, la follia dell'uomo e della nazione tedesca sono all'apice, la Seconda Guerra Mondiale è all'inizio, la potenza e la minaccia del partito nazionalsocialista tedesco sono delle realtà. Ma Chaplin prende di mira l'uomo e il politico Hitler, lo studia, lo rende ridicolo, ne fa la parodia e alla fine lo zittisce permettendosi anche di fargli la morale, magnificamente. Il discorso all'umanità continua »

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Malinconia e ironia miscelati magistralmente

sabato 2 gennaio 2010 di Luca Scialò

Tecnicamente non è un capolavoro; ma il modo con il quale Chaplin racconta l'avanzata nazista in Europa è magistrale. Utilizza di fatti due delle sue armi migliori: la malinconia da un lato e l'ironia dall'altro. I protagonisti di una vicenda così drammatica e disumana sono trattati con un'ironia disarmante, al punto da irriderli completamente, ma il tutto è ricoperto da quel velo di tristezza e malinconia che sempre caratterizza i film di Chaplin. D'altronde si parla sempre di un periodo tragico continua »

Il barbiere ebreo Charlie Chaplin si è sostituito al suo sosia, Adenoid Hynkel, dittatore nazista, e arringa le folle. - 1^ parte
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile. Ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto. (Pausa) L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale e l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini... disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate. L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
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Il barbiere ebreo Charlie Chaplin si è sostituito al suo sosia, Adenoid Hynkel, dittatore nazista, e arringa le folle. - 2^ parte
(Rivolto ai soldati) Soldati: non cedete a dei bruti! Uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa dire, cosa fare, cosa pensare! Che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini-macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine! Non siete bestie! Siete uomini! Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore! Voi non odiate. Coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! (Pausa) Ricordate, nel Vangelo di San Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo”. Non in un solo uomo o in un gruppo di uomini ma di tutti gli uomini! In tutti voi! Voi, il popolo, avete la facoltà di creare le macchine, la forza di creare la felicità! Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse! E mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché tengono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia, siate tutti uniti! (L'ovazione di una folla oceanica accoglie la conclusione del suo discorso).
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Reginald Gardiner e Charlie Chaplin volano senza saperlo all'incontro
Che c'è là sotto?
Si direbbe il sole.
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di Alberto Crespi L'Unità

Non male, questa commediola di Natale: questo Chaplin si farà, anche se certo non ha la statura per competere al botteghino con due giganti come Boldi & De Sica. Va bene, bando alle ciance: è assolutamente ovvio che la riedizione del Grande dittatore sia il miglior film uscito nelle sale nel corso del 2002, perché nessun regista vivente è in grado di legare nemmeno le stringhe della scarpa destra di Chaplin (attenzione: abbiamo scritto “la destra” perché il grande Charlie era mancino, come potrete verificare rivedendo la straordinaria scena della rasatura al ritmo di Brahms). »

di Guido Aristarco Cinema Nuovo

Nel '39 Chaplin inizia a girare un film su Hitler. C'era da aspettarselo: non somigliava forse all'omino buffo il viso dello spietato dittatore? Hitler gli aveva rubato i baffetti; sarebbe stato facile, dunque, per Chaplin fare la caricatura del Führer, riprendendosi quello che gli era stato sottratto. Ma quello che Chaplin combina con il personaggio del dittatore e con la sua antica maschera è qualcosa di più complesso e di più affascinante. Nel film Chaplin recita nei panni di Hitler e in quelli di un piccolo barbiere ebreo. »

di Georges Sadoul

Un barbiere ebreo (Charles Chaplin) combattente del ‘14, ha perso la memoria, ma riprende coscienza quando Hynkel (Chester Conklin) va al potere e quando s’innamora della ragazza ebrea Hannah (Paulette Goddard). Sfugge le persecuzioni antisemite con un antifascista (Reginald Gardiner) ma viene rinchiuso in un lager, mentre Hynkel incontra un altro dittatore, Napaloni (Jack Oakie). Il barbiere riesce a evadere camuffato da nazista ed è scambiato per il dittatore. In questa veste pronuncia un grande discorso umanitario, stupefacendo I “suoi” luogotenenti Herring e Garbisch. »

di Giulio Carlo Argan

Mentre l'opposizione al nazismo che fa Picasso in Guernica è un'opposizione a livello della massima élite intellettuale […] Chaplin ha portato l'opposizione sul piano dell'arte popolare. Chi altro in quel momento, se non Brecht, ha sentito il bisogno di portare il problema dell'impegno a livello popolare? Credo che sia un fatto importante, e tale da non poter dire che l'opposizione di Chaplin è stata individualistica. A paragone del discorso che fa Picasso a Hitler, io sono un genio e tu sei un bruto, il discorso di Chaplin è tutto diverso. »

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