Il grande dittatore

Un film di Charles Chaplin. Con Jack Oakie, Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Daniell, Reginald Gardiner.
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Titolo originale The Great Dictator. Commedia, b/n durata 126 min. - USA 1940. - Cineteca di Bologna uscita lunedì 11 gennaio 2016. MYMONETRO Il grande dittatore * * * * - valutazione media: 4,47 su 47 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Chaplin ridicolizza Hitler davanti al mondo... Valutazione 5 stelle su cinque

di chriss


Feedback: 41524 | altri commenti e recensioni di chriss
giovedì 19 agosto 2010

Tutti sanno chi è stato Adolf Hitler. Persino un sasso lo saprebbe, se sapesse parlare. Hitler non è stato soltanto uno dei più disumani dittatori della storia dell' umanità; non è stato solo un folle che voleva conquistare il mondo o vederlo ai suoi piedi. Gli si potrebbe, per ipotesi assurda, perdonare di aver cominciato una guerra senza senso. Ripeto: per ipotesi assurda. Ma, quel che fece fare durante la guerra ai suoi uomini, non gli si potrebbe mai perdonare. Sto parlando, ovviamente, dell' Olocausto. La strage di ebrei è stata una macchia nera incaccellabile dal suo curriculum: per questo è considerato un mostro. Anche il fiero popolo tedesco, che faceva finta di dormire, ha avuto le sue belle responsabilità, ma di questo è meglio non parlare. Vorrei evitare di poter offendere magari proprio qualche tedesco che legge e che non centra assolutamente nulla con quel che è accaduto mezzo secolo fa. Detto questo, mi pare che l' analisi del film sia chiara e trasparente. Charlie Chaplin, uno dei più grandi artisti di sempre nella storia del cinema (questo lo sottolineo pure), in questo film del 1940, non solo ridicolizza Hitler davanti a tutto il mondo, ma, in un certo senso, anticipa i tempi su ciò che farà il grande dittatore. Chaplin è stato un uomo intelligente e capace di guardare fuori, oltre il suo orizzonte ed oltre l' orizzonte stesso. E guardando fuori, cosa ha visto? Questo film è la sua risposta più audace. Chi mai avrebbe potuto fare un film del genere se non Charlie Chaplin? Il suo memorabile discorso finale è la prova tangibile di quel che dentro avvertisse. I fatti non lo smentirono. Io, di fronte a tante genio, non posso che applaudire prima ed inchinarmi dopo. E' vero che in questo film è mancato "il vero Charlot", il vagabondo distratto, pieno di malinconia e bontà che ne combina di tutti i colori, però è altresì vero che i tempi cambiano per tutti. Non avrebbe mai potuto portare in scena il vero Charlot in un film così impegnativo. Il nostro amato Charlot sarebbe andato bene per "Luci della città" o "Tempi Moderni". Ma non qui. Quindi, in questo film, si è dovuto adeguare ai tempi e guardare più lontano di tutti. Via Charlot e dentro un nuovo Charlot che gesticola, pensa ed agisce proprio come un vero dittatore! E lo fa anche parlare. Chaplin sdrammatizzò, con l' ironia, quel periodo buio che stava risucchiando l' Europa in un vortice di follia. L' ironia era la sua prima arma, ma non l' unica. Insomma, solo un genio poteva creare questo film precursore dei tempi. Non vorrei sbagliarmi, ma mi dà tanto la sensazione che in questo film, Charlie Chaplin, ce l' avesse per davvero, stavolta, la lacrimuccia sotto gli occhi. Mi pare inutile parlare della trama, tanto uno se la potrebbe anche immaginare. Però vi dirò che, più che il discorso di speranza finale del barbiere ebreo (Adenoid Hynkel), mi ha colpito quello di Paulette Goddard (Hannah nel film), la bellissima compagna di Chaplin. Ebbene dice: "Non sarebbe bello se smettessero di odiarci? Se ci lasciassero tranquilli a vivere la nostra vita come una volta... Non sarebbe bello non dover fuggire ed andare in un' altra nazione? Forse non dovremmo andarcene... Non sarebbe bello se ci lasciassero di nuovo vivere in pace e felici?" Queste domande avranno la peggior risposta nella storia dell' umanità. Inutile dire anche che il film è ancora più ricco, durando quasi due ore, di situazioni comiche e grottesche. Con una sola differenza: le risate che mi son fatto non erano le stesse degli altri film. Lì erano più spontanee, più naturali; qui son state quasi forzate. E si capisce pure il motivo. Il pericolo di una guerra imminente ce lo fa capire Chaplin stesso con questa magnifica opera anti-militaristica. Dieci più è il mio voto a questo vero film comico, ma drammatico e disperato allo stesso tempo. Dopo, purtroppo, divenne un film ancora più vero con la guerra vera. Palmieri Christian

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