| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Portogallo |
| Durata | 90 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Tekla Taidelli |
| Attori | Davide Valle, George Li Tourniaire, Romina Lo Bue, Roberto Sadhi Sersanti . |
| Uscita | giovedì 19 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | LSPG Popcorn |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,90 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 15 marzo 2026
Leo, intrappolato in lavori precari e dipendenze, incontra Jo-Jo, enigmatica e ferita. Insieme partono verso il Portogallo alla ricerca di libertà e senso. 6:06 è 106° in classifica al Box Office. domenica 26 aprile ha incassato € 94,00 e registrato 1.722 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Leo ha ventisei anni e vive una vita in bianco e nero. Le sue giornate iniziano sempre alle 6:06, piene di lavori miserabili e una corsa senza fine per assicurarsi la sua prossima dose di droga. Ogni tentativo di cambiare, di fuggire, lo riporta sempre allo stesso punto: l'inizio. Poi arriva Jo-Jo. Ventenne, dura, enigmatica, parla solo francese e guida un caravan come se fosse l'unica cosa che la tiene in vita. Jo-Jo non è una salvezza facile, non è un'eroina, ma è il caos di cui Leo ha bisogno per spezzare il suo schema.
Venti anni dopo la sua opera prima di culto, Fuori vena, Tekla Taidelli torna a occuparsi, senza moralismi ma con una straordinaria empatia, dei suoi personaggi perduti.
Odora ancora una volta di indipendenza, di urgenza e di autenticità l'opera seconda di Tekla Taidelli che non si mette più in scena in prima persona, come nel suo esordio di culto di venti anni fa Fuori vena, ma che, con la collaborazione alla sceneggiatura di Edoardo Moghetti e dello stesso protagonista del film Davide Valle, costruisce una storia complessa di perdizione e di redenzione da cui traspare il suo amore totale e incondizionato per i personaggi. Tutto ruota attorno alle sostanze stupefacenti - qui è la cocaina la protagonista - che sono l'elemento regolatore della vita del protagonista Leo, interpretato da Davide Valle, uno dei pochi attori professionisti nel film della regista che ci tiene molto a sottolineare il suo lavoro con gli altri interpreti presi, come si usava dire un tempo, dalla strada.
6:06 inizia utilizzando il bianco e nero per accompagnare questo primo lungo segmento narrativo che ci introduce nella vita del protagonista stretto tra un lavoro di lavapiatti, la cura del suo cane Ayden e il rapporto solidale con l'amico Igor (Roberto Sadhi Sersanti) compagno anche di assunzione delle sostanze stupefacenti. Leo dunque si sveglia tutti le mattine all'ora del titolo, 6:06 appunto, e ogni giorno rivive la stessa giornata che ricomincia daccapo. La trovata narrativa è abusata e richiama dispositivi filmici ormai classici, come Ricomincio da capo, ma, come il più recente È già ieri, ancora una volta sembra funzionare con la sospensione dell'incredulità dello spettatore. Qui poi la metafora è diretta e dichiarata, dunque non didascalica, e richiama il loop della vita in cui si ritrova ingabbiato il protagonista, riflesso esatto della dipendenza dalle sostanze stupefacenti.
Dopo un plot twist il film cambia bruscamente stile e torna il colore (ma l'alternanza viene mantenuta con una scelta stilistica azzardata - il montaggio è di Fabio Nunziata - con i riquadri picture in picture che, dalla posizione laterale, piano piano arrivano anche a sovrapporsi all'inquadratura principale), con cui l'autore della fotografia, Tommaso Lusena De Sarmiento, si diverte a giocare con un immaginario alla Harmony Korine soprattutto nelle parti sognanti. Tutto questo perché entra in scena quella che diventerà l'angelo custode del protagonista che si chiama Jo-Jo ed è interpretata da George Li Tourniaire, perfetta nel dare al personaggio la giusta dose di aspetto selvaggio e accogliente.
Attraverso di lei («Non ho mai provato qualcosa di così forte, tranne la droga», le dice Leo) la sceneggiatura può dare forma e sostanza al tema principale del film, che viene sempre dopo quello delle droghe (splendida una battuta del protagonista che non trova quelle giuste a una festa: «Voi non ve sapete droga'!»), ossia quello genitoriale - paterno e materno - e della sua mancanza. Il film è dedicato infatti a Giorgio "mio padre" e riflette l'idea di esistenze cadute in volo anche per mancanza di qualsiasi tipo di riferimento adulto. Di contro questo coming of age fuori tempo massimo (per l'età del protagonista) cerca di individuare un orizzonte se non di speranza, di normalità (qualsiasi cosa voglia dire), e di riscatto («Me sto a impegna'», urla il protagonista). Con un'altalena di alti e bassi, che segue quella reale di chi assume sostanze stupefacenti, e un futuro incerto visto dall'alto di una scogliera a picco sul mare.
Alle 6:06, in questo film, il giorno si richiude su una prigionia. Tekla Taidelli prende il dispositivo del loop e lo sottrae fin dall'inizio tanto al gioco cinefilo quanto alla brillantezza del congegno, facendone invece la figura più concreta e più crudele della dipendenza: una condizione percettiva prima ancora che una trovata narrativa, una gabbia del corpo e del tempo, un eterno ritorno esausto [...] Vai alla recensione »