Alice nelle città

Film 1973 | Drammatico, +16 110 min.

Titolo originaleAlice in den Stadten
Anno1973
GenereDrammatico,
ProduzioneGermania
Durata110 minuti
Regia diWim Wenders
AttoriRudiger Vogler, Yella Rottlander, Lisa Kreuzer, Edda Köchl, Ernest Boehm Sam Presti, Lois Moran, Didi Petrikat, Hans Hirschmuller, Sibylle Baier, Chuck Berry, Wim Wenders.
Uscitalunedì 22 giugno 2026
TagDa vedere 1973
DistribuzioneCG Entertainment
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,55 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Wim Wenders. Un film Da vedere 1973 con Rudiger Vogler, Yella Rottlander, Lisa Kreuzer, Edda Köchl, Ernest Boehm. Cast completo Titolo originale: Alice in den Stadten. Genere Drammatico, - Germania, 1973, durata 110 minuti. Uscita cinema lunedì 22 giugno 2026 distribuito da CG Entertainment. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,55 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2026

Felix è un giovane giornalista e fotografo tedesco che, deluso dall'America, decide di tornare in Germania. All'aeroporto una donna lo prega di portare con sé sua figlia di nove anni in Olanda: lei li raggiungerà il giorno dopo. Alice nelle città è 123° in classifica al Box Office. giovedì 16 luglio ha incassato € 91,00 e registrato 4.611 presenze in totale.

Consigliato sì!
3,55/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,10
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Critica
Premi
Cinema
Trailer
Una sincera ricerca di messa a confronto con uno sguardo innocente.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Philip è un giornalista tedesco che dovrebbe scrivere un reportage di viaggio sugli Stati Uniti ma non riesce a trovare la giusta ispirazione. Scatta numerose Polaroid ma alla fine decide di fare ritorno in Germania con un nulla di fatto. All'aeroporto incontra una madre tedesca con la figlia Alice e, a causa di uno sciopero dei voli, trascorre la notte con loro in attesa di recarsi in Olanda. Al mattino la madre se n'è andata. Dovrebbe raggiungerli ad Amsterdam ma lì non ce n'è traccia. Inizia così un viaggio in Germania per cercare la nonna di Alice.

Con questo film ha inizio la cosiddetta trilogia del viaggio che vedrà Wenders tornare a credere nelle sue potenzialità.

Questo film ha rischiato di non vedere la luce dei proiettori nelle sale cinematografiche. Da un lato Wenders pensava che ciò che aveva girato sino ad allora non avesse un vero e proprio valore. Dall'altro, una volta scritta la sceneggiatura, aveva visto Paper Moon di Peter Bogdanovich trovando in quel film troppe affinità con quello che lui aveva in mente. Fortunatamente Sam Fuller riuscì a fargli notare le profonde differenze sul piano tematico tra i due film (uno realizzato e uno da farsi) convincendolo a proseguire. Ne nasce un'opera a cui faranno seguito Falso movimento e Nel corso del tempo.

In questa occasione il rigore stilistico è dissimulato grazie all'improvvisazione (vera o presunta che sia) ma non impedisce di permettere di rilevare come il suo sguardo si rivolga agli spazi con una acutezza e una capacità di descrizione, anche solo con un camera car, decisamente personali.

Al contempo però si respira una sincera ricerca di messa a confronto con uno sguardo innocente. Diversi decenni dopo dedicherà un documentario a un papa come Francesco ma già qui sembra echeggiare l'evangelico "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli". È dall'incontro con Alice, dal suo bisogno di vicinanza ma anche di concretezza (a un certo punto lei lo apostroferà dicendogli "Cos'hai da fare? Solo scarabocchi") che potrà avere inizio il superamento di una fase che lo ha visto fotografare spazi per lui privi di senso. Sarà proprio un'ultima fotografia a segnalarci il cambio di rotta esistenziale.

Wim non manca di tornare su quelli che saranno elementi ricorrenti nella sua filmografia. Il fascino, ma al contempo il distacco, che prova nei confronti degli Stati Uniti, il rapporto tra l'immagine e la realtà, la diffidenza che nutre nei confronti dei mass media (qui radio compresa) nonché la passione per il rock che si traduce in alcune immagini di un concerto di Chuck Berry. Tutto ciò grazie a un bianco e nero talvolta imperfetto (per scelta di Robby Müller ma anche per scarsità di budget), a una colonna sonora mai invadente e alla tenerezza che la presenza di Alice riesce a far emergere sul volto di Philip /Rüdiger Vogler. La piccola Yella Rottländer è distante anni luce dalle bambine di tanto cinema made in Usa e forse proprio per questo riesce a trasmettere un profondo e sincero bisogno di affetto unito a un senso di altrettanto profonda solitudine.

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Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

Alice nelle città è il primo capitolo della trilogia della strada di Wenders: gli altri due sono Falso movimento e Nel corso del tempo. Nei tre film il viaggio è visto come movimento nello spazio, nel tempo, nell’animo, cambiamento, ricerca d’identità. All’inizio, Felix è negli Usa, solo, immobile, chiuso nello spazio dell’Io. Cerca l’ispirazione, una storia da raccontare. Il confronto con gli Usa provoca la crisi: Felix non riesce a descrivere una realtà fatta di alienazione e monotona iterazione. Vede così il proprio vuoto interiore: l’estraneità rispetto alla civiltà statunitense corrisponde all’estraneità a se stesso. Si ha la frattura tra l’Io e il mondo, tra l’Io e se stesso. Tale frattura coinvolge il linguaggio verbale. Emerge l’insufficienza della parola. Felix passa allora dalla scrittura alla fotografia, abbandona la mediazione soggettiva della parola e si affida alla immediatezza automatica della foto. Vuole fermare l’istante per avere prova del proprio esistere. Ma la fotografia evidenzia la frattura tra Io e mondo: fermando il tempo, interrompe il movimento vitale della realtà. Tutto cambia con l’arrivo di Alice. Alice è l’infanzia, e l’infanzia è vitalità, gioco, sogno, creatività, fantasia, desiderio di esperienza e conoscenza, è uno sguardo puro, fenomenologico, attento all’evidenza materiale delle cose. Alice è per Felix lo sguardo altrui che garantisce la nostra identità, è l’Altro che testimonia l’esistenza dell’Io. L’infanzia (Alice) è ciò che l’età adulta (Felix) ha perduto. Per Felix e Alice la debolezza più grande è la paura della solitudine e dello smarrimento: la bambina cerca una compagnia, una protezione, una guida. Felix, uomo solo, senza figli, incontra Alice, bambina sola, senza padre. I due iniziano un viaggio in Germania alla ricerca della casa della nonna, della sicurezza. Con Alice, Felix torna alla patria, al passato, alle radici. Tra i due si ha l’apertura dello spazio della relazione, del Noi. Attraverso Alice, Felix acquisisce un nuovo sguardo, trova la prova e il senso della propria identità, supera la crisi. Il finale, con il viaggio di Alice e Felix verso Monaco, apre al movimento della vita che fluisce oltre il film.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 23 febbraio 2015
Aldo Marchioni

Sono andato a vedere questo film, mai visto prima, in un piccolo cineclub della mia città. E ci sono andato con le più alte aspettative. Tuttavia, dopo nemmeno 40 minuti, ho cominciato a compulsare l'orologio. Dopo 50 minuti, alla decima consultazione dell'orologio, meditavo di uscire, ma il posto è molto piccolo, mi conoscono, mi sarei vergognato un po'.

Frasi
Wuppertal?
Una frase di Alice van Damm (Yella Rottlander)
dal film Alice nelle città - a cura di Markus
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