Diabolik

Film 1967 | Fantastico +13 105 min.

Regia di Mario Bava. Un film con Claudio Gora, Adolfo Celi, Lucia Modugno, Michel Piccoli, Renzo Palmer. Cast completo Genere Fantastico - Italia, Francia, 1967, durata 105 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,18 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 6 dicembre 2021

L'adattamento del celebre fumetto di Angela e Luciana Giussani secondo Mario Bava.

Consigliato sì!
3,18/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA
PUBBLICO 3,10
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un action scanzonato e colorato, figlio della cultura pop anni '60.
Recensione di Roberto Manassero
lunedì 6 dicembre 2021
Recensione di Roberto Manassero
lunedì 6 dicembre 2021

Dopo il furto di dieci milioni da parte di Diabolik (che ha sottratto la cifra sotto il naso dell'ispettore Ginko ed è fuggito dalla polizia grazie all'aiuto della fidanzata Eva Kant), il ministro degli interni annuncia nuove strette per combattere il crimine. A farne le spese è il boss Valmont, che si allea con Ginko per catturare Diabolik. Valmont rapisce Eva e costringe Diabolik a pagare un riscatto, ma questi raggiunge la sua amata e uccide il nemico. Nel frattempo il governo mette una taglia su Diabolik, il quale come risposta fa esplodere i palazzi del fisco, provocando una crisi economica risolvibile solo con la fusione di un grande lingotto dalle riserve auree. Naturalmente il lingotto sarà preda di Diabolik, che così facendo, però, attirerà Ginko nel suo rifugio...

L'adattamento del celebre fumetto di Angela e Luciana Giussani diede a Mario Bava l'occasione di girare il suo primo film a budget consistente (per quanto molto inferiore a quanto il produttore Dino De Laurentiis sarebbe stato disposto a spendere) e la possibilità di sfogare tutto il suo gusto ironico e kitsch.

Diabolik è un inconfondibile prodotto degli anni '60, un esempio di cinema pop che tra fumetto, commedia, action e spy story ancora oggi risplende per la sua leggerezza un po' frivola e rétro, ma molto divertita e ancora divertente. Pensato già a partire dal 1964, inizialmente prodotto da Tonino Cervi e diretto da Seth Holt, il progetto venne poi abbandonato e ripreso da De Laurentiis, il quale licenziò Holt (regista e direttore della fotografia di grande talento, ma rovinato dal suo alcolismo) e assunse Mario Bava offrendogli una produzione multi-milionaria.

Il regista naturalmente lusingato, ma sicuro dei suoi metodi scelse di usare una parte inferiore del budget a disposizione, garantendosi così la possibilità di girare un sequel senza aspettare l'esito del film. Le cose andarono com'è noto diversamente, ma non per il fallimento commerciale di Diabiolik: inventivo e astuto come sempre, abituato a fare di necessità virtù, Bava (anche sceneggiatore con Dino Maiuri, Brian Degas e Tudor Gates) affrontò il personaggio di Angela e Luciana Giussani alla sua maniera, chiudendo la vicenda dell'eroe e della fidanzata Eva Kant nel segno di un possibile seguito e al tempo stesso suggerendo un'ambiguità che rende unico e completo il lavoro.

Nel finale del film, infatti, Diabolik è come sdoppiato: è vivo e vegeto nonostante le illusioni di Ginko (e ovviamente è come al solito super-scaltro e super-cool), eppure è anche immobilizzato in una statua d'oro, quasi a monito della sua avidità e della sfrenata ambizione. Un Re Mida ingabbiato nel suo tesoro, insomma, che rende bene la consapevolezza di Bava a proposito del lato non proprio irreprensibile di Diabolik.

L'eroe vestito di nero (e a un certo punto anche di grigio-bianco, quando ruba la collana di Lady Clark) è in questo senso anche lui un perfetto figlio degli anni '60, o meglio ancora dell'anima più superficiale del decennio: trasgressivo ma disimpegnato; inventivo, iconoclasta e sensuale (a interpretarlo era John Philip Law) ma avido e indifferente. La sua relazione con Eva Kant (interpretata dalla brava Marisa Mell, che sostituì Catherine Deneuve dopo gli screzi tra l'attrice e il regista) è tutta giocata sulla seduzione e sulla fame di ricchezza, secondo il tipico cinismo con cui Bava ha sempre raccontato le relazioni fra uomo e donna.

Da un punto di vista stilistico, De Laurentiis pensava al film come a un gemello di Barbarella di Roger Vadim, che in quello stesso anno aveva imposto l'eroina intergalattica con i toni di un'avventura infantile e autoironica, e lasciò a Bava carta bianca sul modo in cui realizzare simili atmosfere colorate e scanzonate. Il regista rispose girando uno dei suoi lavori visivamente più esagerati (esplosioni, riprese subacquee, fumogeni che invadono le inquadrature, costumi in pelle e abiti succinti...), capace di catturare perfettamente lo spirito del fumetto e, sulla scia della satira del precedente Le spie vengono dal semifreddo, di offrire momenti in cui l'action è virato in chiave umoristica.

A rivederlo oggi, tutto l'apparato stilistico e visivo appare inevitabilmente un poco datato: i colori accesi, le acconciature minimali, l'uso dei modellini per gli effetti speciali, gli interni asettici sono i segnali di un decennio ormai lontanissimo, ma fondamentale per definire le coordinate della modernità. E alcune scene, come l'attacco notturno al luogo in cui Eva Kant è tenuta prigioniera da Valmont, colpiscono proprio per la loro estetica cupa e più controllata, controcorrente rispetto al tono scanzonato e kitsch del film.

Inevitabile, poi, identificare con gli anni '60 anche le musiche di Ennio Morricone (qui alla sua unica collaborazione con Bava), minacciose e umoristiche, sognanti e incalzanti come nelle migliori produzioni del compositore: l'accompagnamento perfetto per le avventure di un eroe ambiguo, seducente, impossibile da catturare, superato dal tempo ma cristallizzato nel mito.

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Recensione di a cura della redazione

Diabolik compie un furto dopo l'altro e l'ispettore Ginko non riesce a catturarlo. Durante un ennesimo colossale colpo ai danni dello Stato il criminale per poco non ci rimette la pelle, ma si salva ancora una volta.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Mirabolanti imprese del genio del furto che, oltre all'ispettore Ginko, ha per nemico il supercriminale Valmont. Ispirato ai personaggi dei fumetti delle sorelle Angela e Luciana Giussani, sceneggiato dal regista con Dino Maiuri, prodotto da Dino De Laurentiis. Pur con difetti vistosi (narrativa di paccottiglia, immaginario scadente, J.P. Law inespressivo) è un film pop "visivamente prodigioso: un reperto di modernariato dove s'incrociano pop-art, optical-art, psichedelia, futurismo e liberty in un'orgia di coloracci" (A. Pezzotta). Belle musiche di Morricone.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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FANTAFILM
Cento anni di cinema di fantascienza

Dopo aver rubato dieci milioni di dollari sotto gli occhi dell'ispettore Ginko (Michel Piccoli), Diabolik (John Phillip Law) festeggia il successo insieme alla sua compagna Eva Kant (Marisa Mell) e già pensa come rubare la preziosa collana di smeraldi di Lady Clark e beffare ancora una volta la polizia. Il furto dei gioielli, messo a segno con audacia rocambolesca, desta grande scalpore, e Ginko, non sapendo più quale strategia adottare, accetta l'offerta del boss della malavita Ralph Valmont (Adolfo Celi) che promette di tendere al fantomatico ladro una trappola infallibile. Ma Diabolik elimina il rivale, libera Eva che gli era stata rapita, e risponde al drastico giro di vite annunciato dal governo minando gli uffici del fisco e precipitando le casse dello Stato sull'orlo della bancarotta. Per proteggere le residue risorse della nazione, il governo decide di fondere l'intera riserva aurea in un unico lingotto di 20 tonnellate e di trasportarlo in treno in un luogo sicuro. Diabolik non resiste alla tentazione di un nuovo colpo, ma quando entra in possesso dell'oro e tenta di fonderlo in piccoli lingotti, viene assalito dagli uomini di Ginko all'interno del suo stesso rifugio. Investito da un getto d'oro fuso, Diabolik è forse sconfitto per sempre... Ispirato alle imprese del popolarissimo ladro in calzamaglia nato dalla fantasia delle sorelle Angela e Luciana Giussani, Diabolik si rivelò, contro ogni previsione, un fiasco al botteghino; fu giudicato con severità o con degnazione da gran parte della critica italiana, ma riscosse fin dall'inizio recensioni lusinghiere in Francia, in particolare dai prestigiosi Cahiers du cinéma che ne lodarono l'impianto estetico. Oggi, è un cult-movie per quanti apprezzano la pop-art nel cinema o hanno interesse ai collegamenti tra cinema e fumetto. Sotto il profilo narrativo, Diabolik appare, in verità, poco difendibile: un condensato - intrecciato in maniera meccanica - di tre storie apparse in edicola tra il 1963 e il 1965 ("Sepolto vivo", "Lotta disperata", "L'ombra della notte"); ma sotto il profilo stilistico, è un riuscito connubio di linguaggio cinematografico e segno grafico del fumetto. Il merito è di Mario Bava, regista creativo e spesso geniale, che si conferma specialista in effetti speciali tanto poco costosi quanto altamente spettacolari e attento sperimentatore dell'uso dei colori e della fotografia. Diabolik sfiora la fantascienza così come la sfiorano i fantaspionistici degli anni '60, con i loro invulnerabili protagonisti, gli incredibili sviluppi avventurosi, la sfilata di bellissime "donne oggetto", le ambientazioni avveniristiche. Anche l'inafferrabile anti-eroe mascherato è una sorta di superuomo (...ma la scialba interpretazione di John Phillip Law ne fa poco più di un manichino animato...), taciturno, anarchico e amorale, ma, a differenza degli altri campioni del maschilismo a quei tempi imperante, monogamo e fedele ad una sola donna; la caverna nella quale si nasconde somiglia ad una astronave sotterranea, ad una villa-laboratorio fortificata, dotata di mille impensabili tecnologie; il mondo in cui vive è collocato nella dimensione della fantasia, in una società immaginaria (... ma già in parte, specchio dei tempi) nella quale la frenesia di vincere è l'esasperazione dell'ansia morbosa di emergere e distinguersi dalla massa uniforme e pavida. Negli Stati Uniti è conosciuto con il titolo Danger: Diabolik.


DIABOLIK disponibile in DVD o BluRay

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 2 novembre 2017
emanuele marchetto

La critica non fu troppo benevola. Tullio Kezich, per esempio, lo definì: “Uno dei film più stupidi degli anni sessanta”. Ma col tempo acquisì lo status di cult. La cosa è comprensibile: il film è diretto con maestria e il tono non dà mai l’idea di essere troppo realistico o serioso.

martedì 30 marzo 2021
plz

 Film decisamente da prendere e apprezzare oggi, 2021, come un omaggio ai filmoni del passato, probabilmente rispetto agli 007 dell'epoca (per me un po' noioisi) sfigura decisamente, ma ha dei tocchi geniali, delle trovate meravigliose anche se poi la trama poteva essere più ridotta e meglio sviluppata in certi passaggi confusi. Sarebbe bastato finire il film con l'esplosione [...] Vai alla recensione »

giovedì 17 dicembre 2015
Barolo

Non si capisce il motivo per cui su un soggetto così interessante,quale era ed è  Diabolik,si sia fatto solo questo film.A memoria mia nessun remake,peccato,pensate quanti ne hanno avuti Batman, l'uomo ragno e Superman.Il fumetto  delle sorelle Giuliani è stato veramente un mito.Comunque,questo film è discreto ma datato,con la tecnologia di oggi si potrebbe [...] Vai alla recensione »

Frasi
Ti prendero Diabolik!
Una frase di Diabolik (John Phillip Law)
dal film Diabolik - a cura di alessandro pappali
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