| Titolo originale | Der amerikanische Freund |
| Anno | 1977 |
| Genere | Giallo, |
| Produzione | Germania, Francia |
| Durata | 125 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Wim Wenders |
| Attori | Bruno Ganz, Dennis Hopper, Lisa Kreuzer, Nicholas Ray, Samuel Fuller Gérard Blain, Lou Castel, Rudolf Schundler, Peter Lilienthal, Andreas Dedecke, David Blue, Stefan Lennert, Gerty Molzen, Heinz Joachim Klein, Rosemarie Heinikel, Heinrich Marmann, Satya De La Manitou, Axel Schiessler, Adolf Hansen, Klaus Schichan, Daniel Schmid, Sandy Whitelaw, Jean Eustache, Ismael Alonso, Enzo Robutti, Wim Wenders. |
| Uscita | lunedì 22 giugno 2026 |
| Tag | Da vedere 1977 |
| Distribuzione | CG Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,59 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 22 giugno 2026
Un noir sullo strano, tragico e ironico rapporto tra un uomo malato e un suo misterioso amico. L'amico americano è 81° in classifica al Box Office. giovedì 9 luglio ha incassato € 393,00 e registrato 1.516 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un tranquillo artigiano di Amburgo, padre di famiglia e malato terminale, riceve la proposta di uccidere un uomo per soldi e accetta per permettere alla moglie e al figlio di avere un futuro dopo la sua morte. Dopo la prima missione ne arriverà una seconda, che l'uomo non riuscirà a evitare e per la quale troverà l'aiuto di un misterioso commerciante di quadri americani. E quando sarà l'amico americano ad avere bisogno di sostegno, la missione sarà uccidere colui che ha commissionato tutti gli omicidi. E nel frattempo, per il malato terminale ciò che resterà da vivere sarà bene poco.
A quasi cinquant'anni di distanza, il film di Wenders, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, mantiene intatta la sua forza, figlia dell'amore del suo regista per la cultura americana e la sua condizione di regista europeo.
Attraverso il punto di vista del mite artigiano tedesco, infatti, Wenders nasconde la sua fascinazione per un mondo così lontano e insieme così vicino, qui rappresentato sia dall'origine letteraria (il romanzo da cui è tratto è "Ripley's Game", all'epoca tradotto per l'appunto "L'amico americano") sia dalla presenza di un attore come Dennis Hopper, uomo alla deriva al tempo inquietante e ironico, folle e salvifico.
In generale, è tutta la tradizione del noir americano - straordinariamente messo in scena in paesaggi soprattutto europei, tra la Francia e la Germania - a condizionare il lavoro di Wenders, che qui usa come interpreti due suoi maestri come Nicholas Ray (che è Derwatt, il pittore ritenuto morto e vivo sotto mentite spoglie) e Samuel Fuller (che è il boss con il sigaro) e in generale ricorre a un tono malinconico e rassegnato tipico del genere.
Il protagonista del film (uno straordinario Bruno Ganz) viene incastrato in un meccanismo al quale è estraneo e all'interno del quale s'abbandona completamente, accettando il corso degli eventi con la stessa rassegnazione con cui accetta la malattia. La sua parabola ha un tono fatalistico, un malinconico senso di perdizione e morte che condiziona ogni sua azione o relazione. A cominciare, naturalmente, da quella con "l'amico americano" Tom, che nasce nel segno del tradimento (altro tipico tema del noir) e prosegue in quello del sacrificio e della redenzione.
Laddove il film ancora oggi stupisce - soprattutto se si pensa al Wenders che sarebbe poi arrivato negli anni '80 di Paris, Texas e Il cielo sopra Berlino - è nel tono ironico e iperrealista del film. La chiusa straordinaria sul litorale sabbioso nero, in cui la morte imminente del protagonista, la folle corsa dell'auto sui terrapieni e l'ambulanza data alle fiamme da Tom introducono la dimensione dell'assurdo in quella della tragedia. L'idea è in linea con la scrittura della Highsmith, ma da straordinario regista qual era all'epoca, Wenders, con il contributo fondamentale del direttore della fotografia Robby Müller, crea sequenze di potenza figurativa impareggiabile (il nero, il rosso dell'auto, il cielo plumbeo...) e al tempo stesso una straziante e romantica elegia per la vita.
Il cinema del regista tedesco, fondato sull'esperienza del viaggio e della ricerca, è sempre stato in movimento, sia falso sia autentico: qui, però, in questo capolavoro del "nuovo cinema tedesco" (ma già proiettato oltre i confini della Germania e dell'Europa), i personaggi non si fermano davvero mai, tra treni, taxi, ambulanze, camere d'albergo, sempre ripresi da lunghi e ampi movimenti di macchina, diretti ineluttabilmente verso la fine del viaggio, verso la morte.
Eppure continuano a proseguire, mossi da dubbi, paure, fragilità, ma sempre e comunque partecipi del loro tempo. Ed è proprio questa precarietà, questa contemporaneità, a fare ancora oggi di L'amico americano un film modernissimo e imprescindibile.
Un poveraccio che ha pochi mesi di vita si lascia convincere dal losco Ripley, avventuriero americano, a uccidere un uomo nella metropolitana di Parigi. In seguito però i due dovranno affrontare la banda dei datori di lavoro, che non vogliono stare ai patti. Uno fra i grandi del "nuovo cinema tedesco", al suo esordio nel "cinema ricco" (cioè con capitali e doppiaggio americani). Il risultato è un ottimo giallo, con caratteri fortemente incisi e una notevole plausibilità nell'intreccio e nei comportamenti. Un thriller che si rifà dichiaratamente ai capolavori della scuola americana (fra gli interpreti due registi come Fuller e Ray) ma li supera per una visione più smagata e moderna delle cose (soprattutto rispetto alla tematica dell'amicizia virile, trattata con molta acutezza).
In questa estate romana molte sale cinematografiche propongono delle rassegne: ogni giorno proiettano un film diverso già uscito, dando la possibilità a chi non l’abbia visto di recuperarne la visione o di rivederlo a distanza di tempo. È appunto il caso di “Der amerikanische Freund”, uno splendido film di Wim Wenders, il primo forse che è destinato a un [...] Vai alla recensione »