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Samuel Fuller

Samuel Fuller (Samuel Michael Fuller) è un attore statunitense, regista, sceneggiatore, fotografo, è nato il 12 agosto 1912 a Worcester, Massachusetts (USA) ed è morto il 30 ottobre 1997 all'età di 85 anni a Los Angeles, California (USA).

Io mi chiamo Sam

A cura di Fabio Secchi Frau

Samuel Fuller è stato uno dei registi americani più europei che il cinema mondiale potesse mai conoscere. Giovanile anche alla veneranda età degli ottanta, ha felicemente diviso la sua vita in due parti. Da una parte il retaggio americano degli Studios, che gli ha permesso i primi approcci alla macchina da presa in generi che solitamente sono visti come commerciali, ma che lui ha rivisitato con temi colti e profondamente universali, facendo emergere il suo spirito indipendente (largamente lodato dalla nouvelle vague per l'humour raffinato e per le tinte burbere della sua poesia); dall'altra l'influenza europea, che si è tradotta in un'attenzione maggiore per quella che è la condizione dell'uomo in mezzo a un destino in costante disequilibrio fra bene e male.
Rivoluzionario dell'estetica audiovisiva, ha iniziato la sua carriera prendendo le misure con la dimensione dello sceneggiatore, mestiere in cui si è fatto notare scrivendo meravigliose storie di corruzione, potere, pistole, sesso e virilità, poi la sua creatività ha trovato un più ben adeguato sbocco nel mestiere del regista, traducendosi, di quando in quando, anche nella recitazione.
Nato a Worcester nel 1911, iniziò a lavorare come fattorino a 12 anni per il Journal di New York, passando a cronista di nera, a 17, per il New York Evening Graphic e per il Sun di San Diego (il suo primo scoop fu la morte per overdose di eroina dell'attrice del cinema muto Jeanne Eagles). Fu durante questo periodo che strinse amicizia con la giornalista Rhea Gore, moglie dell'attore Walter Huston e madre del leggendario regista John Huston.
La donna lo avvicinò particolarmente al cinema, per il quale scrisse Cappelli in aria (1936) e La città dalle mille luci (1937), che divenne un film di Boris Petroff. Dopo aver partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, viaggiando dal Nord Africa alla Sicilia, da Omaha Beach alla Normandia, fino ad arrivare in Cecoslovacchia, e plurimedagliato per le eroiche azioni belliche compiute, si sposa con Martha Downes, dalla quale divorzierà solo nel 1959. Sceneggiatore per Otto Preminger (Margine d'errore, 1943) e per Douglas Sirk (Fiori nel fango, 1949), si lanciò nella produzione televisiva nel 1950, finanziando la serie tv The Colgate Comedy Hour, ma solo nel 1949 decise di muovere i primi passi dietro la macchina da presa firmando il western Ho ucciso Jess il bandito, seguito dal bellico Corea in fiamme (1951). Ma fu con il poliziesco Mano pericolosa(1953) con Richard Widmark e Thelma Ritter. Così si guadagnò la sua indipendenza dalla 20th Century Fox e iniziò la sua carriera di regista emancipato. Operazione Mistero (1954), ancora con Widmark, ma soprattutto il western Quaranta pistole (1957) con Barbara Stanwyck e John Ericson lo fecero conoscere alla critica europea che ne lodò lo stile così lontano dal patinato mondo hollywoodiano del quale diceva: «A Hollywood, o sei un leccaculo o crepi».
Anarchico e bellicoso porta avanti La porta delle Cina (1957) con Angie Dickinson, seguito da La tortura della freccia (1957) con Rod Steiger, Il kimono scarlatto (1959), Verboten, Forbidden, Proibito (1959) e La vendetta del gangster(1961). Firmerà anche qualche serial televisivo come The Dick Powell Show e Il virginiano, poi tornerà al cinema con il bellissimo Il corridoio della paura (1963) e Il bacio perverso (1964). Dopo quest'ultimo film, in forte dissenso con gli Studios, che lo avevano condannato all'inattività, all'esilio, nonché all'assegnazione di progetti che poi non venivano mai realizzati, si trasferisce in Francia con l'intenzione di girare Les fleurs du mal, che però non venne mai girato. L'incontro con i cineasti e i critici della Nouvelle Vague è esaltante. Lo venerano come un dio e Fuller comincia a essere omaggiato di ruoli simbolici come quello del regista americano ne Il bandito delle unidici (1965) di Jean-Luc Godard.
Trova persino moglie nell'attrice Christa Lang, dalla quale avrà una figlia, a sua volta attrice, Samantha Fuller. Cosceneggiatore di Bersagli (1968) per Peter Bogdanovich e per L'uomo del clan (1974) di Terence Young, stringe un fortissimo legame di amicizia con un esordiente regista tedesco, il grandioso Wim Wenders, che lo inserirà in molte delle sue pellicole come attore: da L'amico americano (1977) a Hammett - Indagine a Chinatown (1982), da Lo stato delle cose (1982) a Crimini invisibili (1997). Tornerà in America solo nel 1979 per interpretare un comandante nel film 1941 - Allarme a Hollywood di Steven Spielberg.
Riacquistata la passione per la regia, nel 1980 firma il suo capolavoro ,Il grande uno rosso, con Lee Marvin, Mark Hamill e Robert Carradine. Pellicola che ripercorre la sua vita durante la Seconda Guerra Mondiale. Considerato il testamento di Samuel Fuller, è uno dei più bei film che il cinema potesse avere nel suo carnet. Nel 1984 è il tempo del francese Les voleurs de la nuit con Stéphane Audran e Claude Chabrol; quest'ultimo ricambierà inserendolo nella sua pellicola Il sangue degli altri (1984). Ritornato in America, reciterà nell'horror I vampiri di Salem's Lot (1987) di Larry Cohen, ma sarà molto impegnato anche sul set di registi indipendenti che hanno preso il suo cinema come fonte di ispirazione: Mika Kaurismäki, Alexandre Rockwell e Amos Gitai su tutti.
Le sue ultime esperienze come regista sono tutte in campo televisivo dal francese Le cadavres exquis de Patricia Highsmith (1990) ai film tv The Day of Reckoning (1990) e La Madonne et le dragon (1990).
Samuel Fuller è un cantore della solitudine dell'uomo, dell'amicizia virile e della meschinità dell'uomo che si alternano in un tam tam africano selvaggio e polveroso. È uno di quei registi per cui i sogni sono solo quelli dove si stringono i pugni. Fantasie oniriche popolate da cowboy sopra stalloni che corrono velocissimi e navi in pieno assetto di guerra che solcano gli oceani, di uomini che vedono nella sola amicizia con il loro sesso qualcosa di veramente solido e di donne che fanno invece da tappezzeria, di viaggiatori e di assassini con una storia da raccontare. Non gli importa la storia delle grandi città, la vera storia si può svolgere anche in un buco sprofondato della provincia europea o americana. E l'amore? L'amore che è quello che non sa più il suo nome. L'amore è come una stazione dove lui, che ha attraversato la settima arte come un treno a vapore, una di quelle locomotive chiassose e fumose, mai si fermerà. È il cantore del suo opposto: del dolore e del suo catarsi. Di uomini che, sotto una pioggia tagliente che va fredda e dritta sulla mani aperte, aspettano una primavera migliore. Una speranza. Quel pensiero di armonia e serenità e pace che magari al vecchio Sam arrivò diceva, solo quando "sei sotto il portico a bere caffè e guardi l'inverno passare".

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Drammatico, (Francia - 1992), 110 min.
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