L'attrice premio Oscar incarna il dramma di una popstar in crisi tra moda e identità. Un'opera che scava nel distacco tra umano e divino, cercando di salvare ciò che resta di autentico. Al cinema.
di Rossella Farinotti
Reale, non reale? Umano, non umano? Dagli anni sessanta, discipline fondanti per l’uomo come la filosofia e le arti visive, hanno indagato il tema dell’identità che, nell’arte dal signor Andy Warhol in poi, ha sempre dovuto confrontarsi con la società di massa e la costante perdita della percezione del reale. Fino ad arrivare a oggi.
Warhol, Baudrillard, forse persino Umberto Eco, non crederebbero a dove siamo arrivati (o forse si, il primo ne sarebbe soddisfatto). La società contemporanea non solo sta perdendo via via i suoi contenuti, ma, quei pochi rimasti, sono confusi con l’irreale, l’intangibile. Tutto ciò mentre il pubblico aumenta e si fa sempre più preparato, capace, esigente. Per questo essere un divo è una professione sempre più complessa. E straniante.
Già dai tempi in cui in era ambientato Cantando sotto la pioggia, dove Gene Kelly impersonificava Don Lockwood, amatissimo divo del cinema muto che faceva gridare le fan femminili, l’essere famosi implicava il distaccamento non solo dalla vita privata, ma anche dalla realtà vissuta dall’artista stesso. La storia dell’ascesa al successo, della metamorfosi in un prodotto talmente adulato dal pubblico da dover essere inossidabile, infrangibile è una delle tematiche affrontate dall’introspettivo e immaginifico Mother Mary, l’ultimo film di David Lowery.
Il film gioca esteticamente sui talentuosi tecnicismi del regista - dagli immersivi piani sequenza, ad ambientazioni che ricorrono ad aneddoti dagli esiti quasi horrorifici -, dove a ispirarlo non sembra più il colto cinema d’autore, ma le immagini e le azioni di artisti visivi, che siano Peter Greenaway, Bill Viola, Marina Abramovich o Regina Jose Galindo, e di designer importanti, da John Galliano a Vivienne Westood a Victor & Rolf.
Mother Mary è una cantante pop romantica all’apice del successo in un forte momento di crisi. La bellissima ragazza che cambia d’abito e accessori ricercati, quasi scultorei, interpretata da una intensa Anne Hathaway, non sa più chi è: non è più umana, anche se si ferisce, si lacera, piange, persino se cade da una piattaforma sospesa sul numeroso pubblico; non è più autonoma: vive per il pubblico, non può deluderlo; non ha più argomenti se non sé stessa; deve essere sempre perfetta, divina.
A scoprire le carte è un’altra donna, la designer amica di sempre Sam Anselm (dal profondo sguardo di Michaela Coel). I pesanti monologhi di Sam, tradita da Mother Mary che, per ritornare quella di prima, l’amata diva all’apice, ha bisogno di una sua creazione, di un abito realizzato su misura, fanno da filo conduttore agli episodi che, tra passato e presente, narrano il distacco di Mother Mary umana da quella ormai aliena, dal prodotto ideale che tutti vogliono.
Le due amiche/colleghe dialogano intensamente: le parole rimbalzano tra immagini evocative, contesti dalla messa in scena teatrale che fanno entrare e uscire il pubblico dai concerti, come a immedesimarlo con Mother Mary stessa. La necessità dell’abito nuovo diventa, per Mother Mary, l’exusatio per riflettere su sé stessa, confrontandosi con l’amica che diventa, o che è sempre stata, il suo alter ego, la sua parte razionale, quel poco di tangibile che è rimasto ancora della sua persona.
Madonna, Lady Gaga, Taylor Swift, Dua Lipa… Mother Mary riflette la diva di oggi e la sua relazione con il pubblico. Lowery affronta lo stereotipo della persona famosa esaltandone manieristicamente le azioni e le estetiche e criticando la perdita di ciò che siamo, o che siamo diventati. Come spesso nei suoi film, è il tempo che decide: si può tornare indietro? Forse. Sperando che non sia troppo tardi e che Mother Mary prenda coscienza di quella carne, di quella bellezza e di quei sogni da cui non riesce più a separarsi, tanto da essere parte integrante e inquietante di lei.
Il rapporto con gli altri può essere salvifico. La relazione tra persone lo è. “Credi che ci sia qualcosa dentro di te?” chiede la storica amica alla cantante. “Ora la manderemo via insieme”. Per essere coscienti di sé e di ciò che sta accadendo la soluzione potrebbe essere quella di tornare indietro, comprendere che siamo persone, non divinità. Mother Mary prova a farlo.