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Dennis Hopper

Dennis Hopper (Dennis Lee Hopper) è un attore statunitense, regista, scrittore, sceneggiatore, montatore, è nato il 17 maggio 1936 a Dodge City, Kansas (USA) e muore il 29 maggio 2010 all'età di 74 anni a Venice, Florida (USA).
Nel 1987 ha ricevuto il premio come miglior attore non protagonista al Golden Globes per il film Velluto blu.

Il "rider" più folle del cinema americano

A cura di Nicoletta Dose

Regista, attore, sceneggiatore e produttore americano. Una delle personalità più complesse e fascinose di quel cinema ribelle che ha raccontato la controcultura americana degli anni Settanta. Sfrenato nella vita privata, alla continua ricerca di una "vita al massimo", non resiste a droghe e alcool, così da sfumare i limiti tra la vita dentro e fuori dal set. Nella finzione è spesso interprete di personaggi liberi e anticonformisti, tanto da venire considerato un mito del cinema statunitense. La sua fortuna è nata sulle strade del film Easy Rider, e nello stesso modo percorre ancora oggi vie destinate a rimanere nel tempo.

La ribellione giovanile nell'esordio cinematografico
Interessato al mondo dello spettacolo fin da giovanissimo, esordisce nel 1954 nella serie tv Medic, seguita da The Public Defender e Letter to Loretta. Il debutto cinematografico avviene con un film rivoluzionario, Gioventù bruciata (1955) di Nicholas Ray che, nello stesso anno, lo vuole anche in una piccola parte di Johnny Guitar. A fianco di James Dean lo ritroviamo nel classico Il gigante (1956) di George Stevens, una saga familiare ambientata nel Texas, ma, dopo innumerevoli piccoli ruoli in film mediocri (L'inferno ci accusa, Le avventure di Cheyenne Bill e il più riuscito Il cerchio della violenza) è con l'acido Il serpente di fuoco (1967) di Roger Corman che si afferma come attore. Nello stesso anno prende parte al drammatico Nick Mano Fredda di Stuart Rosenberg, dove il tema principale ruota attorno al desiderio di libertà e al valore delle idee rivoluzionarie. Tutti i film del debutto cinematografico di Hopper sembrano legati da un filo sottile fatto di ribellioni, anticonformismo e controcultura americana: il cinema è così la rappresentazione visiva della personalità forte e spericolata di Dennis Hopper, un atteggiamento che non abbandonderà mai, nemmeno in età adulta.

Il successo di Easy Rider
Dopo il futuristico Panico nella città (1968), dove un gruppo di terroristi cerca di far scoppiare la terza guerra mondiale, Hopper sfrutta appieno le sue idee rivoluzionarie per scrivere la sceneggiatura di Easy Rider (1969), che decide di dirigere e interpretare assieme a Peter Fonda. Il film diventa in poco tempo il manifesto degli hippy; i due protagonisti, fautori del viaggio on the road più famoso della storia del cinema, incarnano perfettamente tutte le caratteristiche della cultura alternativa degli anni Sessanta: droga, musica pop, libertà sessuale e mistificazione del mito americano. Ripete l'esperienza della regia nel 1971 con il bizzarro Fuga da Hollywood ma senza riscuotere il dovuto successo, così ritorna alla più redditizia carriera come attore.

Con Wim Wenders e Francis Ford Coppola
Partecipa a qualche film interessante ma di scarsa visibilità (Anime nere, Braccato a vita e Tracks - Lunghi binari della follia) prima di conoscere Wim Wenders, altra personalità eccentrica, che vede in lui la perfetta commistione di abilità artistica e pazzia, e lo scrittura per L'amico americano (1977), una delle sue migliori interpretazioni. Di grandissimo impatto drammatico in parti al limite della follia, per Francis Ford Coppola veste i panni del fotoreporter americano ammaliato dal mostruoso colonnello Kurtz di Apocalypse Now (1979). Con il regista lavorerà anche qualche anno più tardi in Rusty il selvaggio (1983), dov'è un avvocato caduto in miseria, alcolizzato e depresso, una sorta di alter ego dello stesso Dennis Hopper, spesso alle prese con problemi legati all'abuso di alcool.

La regia e l'incontro con David Lynch
Nel 1980 ritorna dietro la macchina da presa per girare Out of the Blue, ritratto di una ragazza tormentata dalla madre tossicodipendente e dal padre incestuoso che, per evadere dalla sua crudele realtà, si rifugia nella musica liberatoria di Elvis Presley. Successivamente recita nello sci-fi Ritorno alla quarta dimensione (1985), nella commedia I folli dell'etere (1986) e nel goliardico western Diritti all'Inferno (1986) prima di affrontare l'horror Non aprite quella porta - parte 2 (1986), dov'è il vendicativo sceriffo pazzo della truculenta vicenda. Nello stesso anno viene chiamato da David Lynch a interpretare un altro personaggio memorabile, lo psicopatico e ossessivo criminale di Velluto blu. Il decennio si conclude con una serie di piccoli film comici che fanno uscire il lato più ironico di Hopper (Ehi...ci stai? e Non giocate con il cactus di Altman) e con il ritorno alla regia con Colors - Colori di guerra (1988) con Sean Penn e Robert Duvall, e con il sperimentale Ore contate (1989) dov'è un sicario obbligato ad uccidere una giovane artista (Jodie Foster) della quale si innamora.

Una vita al massimo
Gli anni Novanta segnano il grande ritorno di Hopper attore: è in Doppio inferno (1990) al fianco di Gary Oldman e Frances McDormand, ne Il cuore nero di Paris Trout (1991), nell'esordio di Sean Penn come regista Lupo solitario (1991) e in Una vita al massimo (1993) di Tony Scott. Soprattutto in quest'ultimo film, Hopper riesce a dare carattere ad un personaggio di contorno fino a renderlo indimenticabile, poi continua su questo filone anche nei film successivi: lo vediamo in Super Mario Bros. (1993), Red Rock West (1993) e Witch Hunt - Caccia alle streghe (1994).

Speed e il cinema d'autore
Un altro ruolo difficile da dimenticare è quello del terrorista nell'adrenalinico Speed (1994) di Jan De Bont, con Keanu Reeves e Sandra Bullock. Interrompe momentaneamente il suo percorso attoriale per riprendere in mano la macchina da presa e girare la commedia Bionda sotto scorta (1994), esilarante racconto di un sergente e un marinaio alle prese con una detenuta molto sensuale. Il film non riscuote il successo sperato ma Hopper riceve nuovamente alcune offerte di lavoro in qualità di attore: affianca Kevin Costner in Waterworld (1995), per il quale vince il Razzie Award, è nel cast di Basquiat (1996) di Julian Schnabel e in quello di Blackout (1997) di Abel Ferrara, dopodichè colleziona parti in film meno rilevanti come il thriller Ossessione demoniaca (1998), Choke (2000) o il poliziesco Sulle tracce del serial killer (2000).

La serialità televisiva
Il nuovo millennio comincia con l'azione; è in Compagnie pericolose (2001) e in Ticker - Esplosione finale (2001). Poi apre una parentesi dedicata all'horror: è nel cast de L'incendiaria (2002), Il corvo: Preghiera Maledetta (2005) e de La terra dei morti viventi (2005). Alterna il cinema alla televisione dove diventa uno dei protagonisti della serie E-Ring (2005) nei panni del colonnello Eli McNulty e dove interpreta Ben in Crash (2008), lo spin-off dell'omonimo successo cinematografico di Paul Haggis.

Lezioni d'amore a Palermo
Lo vediamo poi in Americano (2005) di Kevin Noland, in Hell Ride (2008), nella commedia Swing Vote (2008) con Kevin Costner, nel drammatico Sleepwalking (2008) e nel sarcastico An American Carol (2008) di David Zucker. Nello stesso anno è protagonista di due film d'autore, il primo Lezioni d'amore di Isabel Coixet, il secondo Palermo Shooting diretto dall'amico Wim Wenders.
Dennis Hopper muore il 29 maggio 2010, a 74 anni, nella sua casa di Venice in California a causa di un cancro alla prostata.

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