David Mackenzie dirige con mano sicura, mostrando una passione autentica per il genere. Dal 17 giugno al cinema.
di Simone Emiliani
Londra. Una bomba inesplosa che risale alla Seconda Guerra Mondiale viene scoperta in un cantiere edile molto frequentato a Paddigton. L’esercito e la polizia isolano la zona ed evacuano i civili. Tra loro ci sono anche Rahim e i suoi genitori. Nel frattempo, il maggiore Will Tranter e la sua squadra vengono mandati sul posto per disinnescare l’esplosivo ma le cose si complicano ulteriormente quando viene scoperto un detonatore a tempo. Approfittando del caos, Karalis, X, Y e Z irrompono nella Bank Al Muraqabah, scavano un tunnel dal piano inferiore dell’edificio vicino e rubano denaro e gioielli. Sembra la rapina perfetta progettata nei minimi dettagli. Ma qualcosa va storto. In realtà le cose non sono come appaiono…
C’è il clima del western metropolitano del cinema statunitense degli anni Settanta in Fuze. Conto alla rovescia. Il clima frenetico, la narrazione secca ed essenziale, gli improvvisi ribaltamenti sono orchestrati con maestria dalla scrittura di Ben Hopkins, regista tra gli altri di Simon Magus e soprattutto tra gli sceneggiatori del recente Limonov. David Mackenzie dirige con mano sicura, sfrutta al meglio il cast sia puntando sull’efficacia delle azioni dei criminali (su cui primeggia Sam Wothington) sia sull’ambiguità degli altri protagonisti, su tutti Aaron Taylor-Johnson e lo stesso James. In più mostra una passione autentica per il genere, come aveva dimostrato in uno dei suoi film più riusciti, Hell or High Water, che come Fuze. Conto alla rovescia rappresentava un pregevole incrocio tra poliziesco e thriller.