| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 73 minuti |
| Regia di | Marie Losier |
| Uscita | giovedì 19 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Alberto Valtellina Produzioni |
| MYmonetro | 3,50 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 marzo 2026
17 anni di filmati della cantante Peaches, regina del punk-elettro e vera icona queer femminista. In Italia al Box Office Peaches Goes Bananas ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1 mila euro e 699 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2006 la regista Marie Losier (Cassandro, the Exotico!, Felix In Wonderland) sta filmando l'artista transgender Genesis P Orridge in una tappa del tour con gli Psychic TV a Bruxelles, materiale che confluirà nel documentario del 2011 The Ballad of Genesis and Lady Jane, premiato col Teddy Award alla Berlinale. Nel backstage si imbatte in Peaches, che si sta già imponendo come punk femminista, e stabilisce con lei una connessione intima e duratura. Da allora continua a riprenderla in giro per il mondo, fino al concerto di Parigi del 2022, che torna in una delle prime sequenze di Peaches Goes Bananas: un sabba di musica elettronica, performance di ballerini dalle coreografie e dai costumi ipersessualizzati. Ancora prima, nel prologo, l'artista canadese recita sguardo in macchina il testo di Vagynoplasty, uno dei suoi pezzi più dirompenti e rappresentativi e inno alla magnificenza dei genitali femminili. Tra i tanti gesti artistici che l'hanno resa una personalità del mondo queer, perennemente impegnata nell'esplorazione dell'identità, nel sovvertire i ruoli di potere e piacere, con la massima libertà e autenticità.
Presentato in anteprima come evento speciale alle veneziane Giornate degli Autori nel 2024, Peaches Goes Bananas è un'anarchica sintesi di questa lunga conoscenza tra regista e musicista, on stage e dietro le quinte dei suoi tour eccitati, tra la grana della pellicola 16 millimetri e la genuinità di home movies digitali e analogici: un girato immane, spesso notturno, che Peaches affida a Losier, specializzata in biografie di "fuori norma", con la fiducia verso chi sarà in grado di trovare un filo.
La sintesi al montaggio è un "contro-
ritratto", un esercizio di osservazione e immedesimazione che trasgredisce
ogni regola dei codici ormai irrigiditi di un genere - il documentario musicale -
troppo spesso aggrappato al narcisismo dei protagonisti, all'apologia
incondizionata o all'eccitazione della comunità di fans. Qui non c'è
progressione cronologica "in crescendo", ma al contrario uno zigzagare nel
tempo; c'è zero glamour ma un dialogo - non detto, né narrato, ma tutto
espresso al montaggio - tra osservatrice e osservata. C'è una autoanalisi,
spesso a bassa definizione, ma soprattutto c'è il corpo, di Peaches e dei suoi
collaboratori. Sempre esposto, fasciato o semi nudo, oppure decorato da
oggetti di scena che oscillano tra il sex toy e il carnevalesco. Quello di Merrill
Beth Niskes, vero nome della creativa di Toronto, è un corpo oggi non più
esteticamente perfetto, che dà senso e fa da guida a tutto.
L'apertura inattesa
sulla malattia della sorella Suri - corpo indebolito dalla sclerosi multipla e
spirito punk gioioso e figura di riferimento - innesca la riflessione di una
musicista che invecchia e cerca senso in quello che ha fatto e farà, l'artista
donna di mezza età che si guarda diversamente da come farebbe un collega.
Interessante in questo senso anche l'uso antifrastico del titolo: "to go
bananas", infatti, può significare anche "perdere il controllo", mentre qui
Peaches dimostra invece una consapevolezza mai sperimentata prima. In un
estratto da una vecchia intervista dice che il nome d'arte ("pesche") non è
stato scelto per la banale allusività sessuale del frutto ma per le ultime parole
di 4 Women di Nina Simone ("parla di donne che lottano"... "mi sarebbe
piaciuto che lo dicesse a me"). L'Orfeo di Monteverdi affrontato senza reti e
l'esperienza di animatrice per bambini negli asili, gli show underground e la
quotidianità del tour, oggi con moltissimi meno after hours di ieri: tutto si tiene,
in questa scorribanda in quasi vent'anni di carriera molto artigianale e vita
avventurosa. Con la stessa attitudine punk, che nelle sue parole di
provocatrice che si ritrova sulla soglia dei sessant'anni è "restare fedeli a se
stessi, difendere i propri ideali e fare ciò che si desidera senza preoccuparsi
di standard irrealistici. Essere autentici e genuini".
Come modulare la cinepresa in un ritratto d'artista per un'artista, che è matura body performer e cantante iconoclasta sui palcoscenici internazionali, conciliando identità, pubbliche e private, così cangianti di chi, con sensibile coerenza e disinibita allegria, è refrattario alle angolazioni frontali delle convenzioni sociali? Quale scansione d'immagini restituire a un anticonformismo gender fluid [...] Vai alla recensione »