West Side Story

Film 2021 | Drammatico, Musical, 156 min.

Regia di Steven Spielberg. Un film Da vedere 2021 con Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez, Rita Moreno. Cast completo Titolo originale: West Side Story. Genere Drammatico, Musical, - USA, 2021, durata 156 minuti. Uscita cinema giovedì 23 dicembre 2021 distribuito da Walt Disney. Oggi tra i film al cinema in 93 sale cinematografiche - MYmonetro 4,53 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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New York, 1961. Tony e Maria si amano, ma sono legati a due bande rivali, in guerra per il controllo del West Side. L'adattamento di Steven Spielberg dell'omonima pièce del 1957. Il film è stato premiato a Golden Globes, Il film è stato premiato a National Board, ha ottenuto 9 candidature a Critics Choice Award, ha ottenuto 1 candidatura a SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, ha ottenuto 2 candidature a NSFC Awards, In Italia al Box Office West Side Story ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 423 mila euro e 142 mila euro nel primo weekend.

2021
Dettagli »
Ma che musical, Maestro! Spielberg fa suo il grande schermo con un remake che splende come un originale.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 16 dicembre 2021
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 16 dicembre 2021

New York, 1961, due bande sono in guerra per il controllo del West Side. Da una parte i Jets, i 'veri' americani, figli di immigrati italiani o polacchi, dall'altra gli Sharks, portoricani, sbarcati di recente. In mezzo Tony e Maria. Lui è il fondatore pentito dei Jets, da cui ha preso le distanze dopo la prigione, lei è la sorella romantica di Bernardo, leader impetuoso degli Sharks. Tony e Maria si amano perdutamente e a dispetto dell'ostilità tra le gang, che provano a correggere con le canzoni. Ma chiedete a Romeo e Giulietta, l'amore non vince sull'odio, nemmeno in musica.

Che Spielberg fosse fatto per il musical lo sappiamo dal 1979 (1941 - Allarme a Hollywood). Date un'occhiata alla sua filmografia e scoprirete una 'nota' intonata sotto i film impegnati in primo grado a fuggire squali, tirannosauri, nazisti, agenti dell'FBI e capitani uncini.

È un bagliore, un frammento infilato di contrabbando nella scintillante ouverture di Indiana Jones e il tempio maledetto, dove Kate Capshaw canta "Anything Goes" in un costume di paillettes rosso. A guardarli (e ascoltarli bene) molti dei suoi film rivelano un inconfondibile DNA musicale: dal pas de deux di Always sulle note immortali di "Smoke Gets In Your Eyes" alla scazzottata "swing, swing, swing" di 1941 - Allarme a Hollywood, dalla crepa gospel blues di Il colore viola ("Sister") all'incedere confidenziale di DiCaprio - Astaire sulle note di Sinatra ("Come Fly With Me") e la falcata delle hostess-ballerine di Prova a prendermi, dalla voce infantile di Christian Bale ne L'impero del sole ("Suo Gân") agli avatar di Ready Player One sollevati al di sopra del vuoto e sul dancefloor della Febbre del sabato sera.

Flirtando col musical, Steven Spielberg accarezzava l'idea di (ri)farne uno. Sessant'anni dopo realizza il sogno e il nuovo adattamento di West Side Story, che sua madre adorava e che dedica a suo padre.

"To Dad", due parole posate sui titoli di coda, come un segreto. A settantacinque anni, Spielberg ha rielaborato ampiamente la separazione dei genitori ma quel trauma ha condizionato la sua vita e la sua opera che esalta l'amore, i legami e l'alterità.

Rilettura di "Romeo e Giulietta", West Side Story non può che parlargli, quasi fosse stato scritto per lui e da lui, che da sempre racconta di 'alieni' che si oppongono all'ordine stabilito e alle ingiustizie, provando a cambiare il mondo. Chi meglio di Maria e Tony per integrare quella galleria? Chi meglio di due irriducibili innamorati che sfidano la realtà e si mettono a cantare per raccontarla più bella di quanto non sia? Eminentemente politica, la versione di Spielberg asseconda quella visione, attraverso la musica, il cinema, l'occhio incantato dell'amore, ma costruisce per contro un universo di linee da varcare, di barriere da abbattere, di reti da scalare, di fossi da attraversare, di scale da salire, di tutto quello che separa gli amanti, di tutto quello che devono vincere per amarsi.

Signore incontestabile del meraviglioso (E.T. l'extraterrestre) e della testimonianza sociale (Schindler's List), colloca West Side Story all'incrocio dei pali. Quando Tony raggiunge Maria per cantarle il suo amore ("Tonight") sulle scale antincendio della locandina originale, i loro volti sono separati da una griglia sottochiave, triste presagio di due anime prigioniere contro la loro volontà dentro identità nemiche.

Spielberg sceglie di 'rinchiudere' la coppia impossibile provocando un sollievo fisico quando Tony infine supera l'ostacolo e allaccia Maria in un abbraccio. È soltanto uno dei piccoli aggiustamenti che il regista propone per attualizzare l'amore nascente tra Maria e Tony. La storia, che declina il tema di Romeo e Giulietta nella New York degli anni Cinquanta, non è cambiata. Non sono cambiate le canzoni, solo leggermente ri-arrangiate da David Newman, non è stata stravolta la musica di Leonard Bernstein, non sono state toccate le parole di Stephen Sondheim e nemmeno lo spirito delle coreografie di Jerome Robbins, appena rinfrescate (e accelerate) da Justin Peck. Il lavoro di Tony Kushner, sceneggiatore e drammaturgo sottile, si limita a introdurre nei dialoghi e nella trama elementi che non cambiano il racconto ma lo intensificano, collocandolo più saldamente nella stessa epoca e mettendo in esergo tematiche già esistenti nella pièce originale. Kushner le enfatizza sottolineando il triste eco del presente.

Il confronto sociale al cuore del film non si lascia temperare dagli artifici della commedia musicale. Senza trucchi e senza effetti speciali, tranne quelli necessari a cancellare le parabole satellitari dai tetti di New York, West Side Story rivela tutta la sua crudeltà e il suo caos. Il razzismo endemico della società americana, l'ineguaglianza sociale ed economica, tutto è drammatizzato in maniera più esplicita che nell'originale. Il risultato è un film più viscerale, violento e politico che conferisce alle gang rivali e al loro malessere sociale un peso uguale al romanzo d'amore.

West Side Story mette l'accento sulla gentrificazione dei quartieri poveri di New York, in particolare dell'Upper West Side, ridotto in rovine, conteso da due clan e destinato a sparire, rendendo ancora più assurda e tragica la loro rivalità. I dialoghi, intelligentemente rivisitati, raccontano frontalmente la nostra epoca e tutto quello che ha di spaventoso: la paura dell'altro, l'individualismo esasperato, la mascolinità tossica. Anita tiene testa al macho Bernardo e la sua aggressione è chiaramente presentata come un tentativo di stupro.

In una New York teatro del mondo, il film abborda a muso duro il razzismo, la povertà, la lotta insidiosa tra classi invisibili, da cui nasce l'odio, e il sentimento di esclusione di due gruppi figli dell'immigrazione, di cui sottolinea somiglianze e differenze. In una sequenza rilevante in commissariato, Spielberg riscrive l'antagonismo deleterio tra la polizia, rafforzata per sradicare la delinquenza, e lo sforzo sociale necessario a favorire gli esclusi. Formidabile attualità di un classico. La distribuzione dei ruoli rispetta finalmente il carattere multiculturale del racconto. La comunità portoricana è interpretata da attori latini, parla spagnolo e invita il pubblico nella sua intimità domestica, donando un'autenticità e una tonalità differenti.

In un film di territorio e di frontiere, che discute in filigrana le questioni di identità e di comunità insistendo a più riprese su quello che definisce l'appartenenza a un sistema di referenze date o costruite (nazione, colore della pelle, lingua, origine...), Tony studia la lingua di Maria, tendendo la mano e costruendo ponti. Ha letto Shakespeare e sa bene che l'amore non basta ma adesso è innamorato e leggero come la macchina da presa che vola al di là delle linee nemiche, che va verso gli altri e li unisce in un tourbillon virtuoso.

Dal principio l'autore rompe la staticità del film di Robert Wise, affermando il trattamento più cinematografico del suo adattamento. La m.d.p. non è più spettatrice delle coreografie a cui prende letteralmente parte. Sposa la performance fisica degli attori, si mescola a loro, li sovrasta, accompagna i loro movimenti, li detta qualche volta, diventando un vero e proprio elemento della partitura gestuale di Justin Peck.

Spielberg riprende le stesse sequenze riadattandole abilmente fino a dare un significato altro alle canzoni. Nel gioco delle comparazioni, è la vedova portoricana di Doc (il droghiere di quartiere nella versione di Wise) a fare da ponte generazionale ed etnico, ereditando "Somewhere", cantata nel 1961 da Tony e Maria. Caricando la musica di un simbolismo più universale, l'aria è affidata a Rita Moreno, indimenticata Anita e prova vivente che i matrimoni misti possono esistere "da qualche parte", "in qualche modo", "un giorno". La canzone "Cool" interviene invece più tardi nel racconto e oppone Riff e Tony, cambiando di segno. La sequenza, girata sul molo e meticolosamente coreografata combinando ballo e zuffa, rinforza la drammaturgia e accentua l'implacabilità a venire. "Cool" passa dal capo dei Jets a Tony, ridimensionando la 'danza per la danza' e materializzando con una pistola l'abuso delle armi da fuoco in America.

Quel Paese, dispiegato in un canto euforizzante e in pieno giorno sulle strade di New York ("I like to be in America!"), suona oggi più di allora come un'illusione distruttrice. Perché Spielberg disegna una versione più cupa che moltiplica le zone d'ombra dell'America post-Trump, ricorrendo a una figura di stile ostinata: lunghe ombre nere che finiscono per inghiottire tutti i colori, il blu dei Jets e il rosso degli Sharks.

West Side Story resta fedele al suo modello (quello teatrale e quello cinematografico) ma racconta il suo rovescio, lo scacco drammatico del grande racconto americano abbattuto da un'enorme palla demolitrice. La stessa che al debutto demolisce il quartiere per costruire il futuro Lincoln Center e iscrivere il racconto in una politica urbanistica radicale. O magari, in maniera più sotterranea, lo iscrive in un cantiere battuto dai ballerini e dai fantasmi della cinefilia.

Aperto sul futuro Film at Lincoln Center, 'piazza' cinefila e attiva nella diffusione del patrimonio cinematografico, e chiuso sull'insegna di un locale chiamato Mac Mahon, tempio parigino consacrato negli anni Cinquanta alla commedia musicale americana, West Side Story canta tutto quello che ha contato per noi, tutto quello che è destinato a diventare polvere. Sulla sua superficie si depositano le tracce di mille film che Spielberg scuote coi tacchi gialli della sua esplosiva Anita, soffiando nuova vita sulle macerie e sulla nostalgia reinventata in permanenza. Ariana DeBose gira la gonna spaziosa e dimentichiamo l'adattamento, cantiamo e danziamo in uno Spielberg originale.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 5 gennaio 2022
Tom87

Ambientato nell’Upper West Side della New York della metà degli anni cinquanta, il musical racconta la rivalità tra due bande di adolescenti di diversa estrazione etnica: gli Sharks, composta da immigrati portoricani, e i Jets, una gang di ragazzi bianchi. In un clima di odio e intolleranza continui, Tony, un ex membro dei Jets, nonché miglior amico del loro capo Riff, [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 dicembre 2021
thomas

West Side Story racconta una vicenda di morte che affonda le radici nell'odio razziale, nella povertà e nell'assenza di futuro per gioventù bruciate.Racconta di realtà talmente intrise di rabbia e rancore da impedire una normale convivenza, di passioni amorose talmente accese da obliare la morte di un famigliare (Maria trascorre la notte con Tony pur sapendo che le ha appena ammazzato il fratello).Racconta [...] Vai alla recensione »

martedì 28 dicembre 2021
Stefano Musacchio

Perché questo film è un capolavoro? Perché l'idea è di un certo William Shakespeare. Perché le musiche di Leonard Bernstein sono immortali.  Perché è diretto da Spielberg che sa fare il suo mestiere.  Perché è interpretato da bravi attori che sanno ballare e cantare. 

martedì 4 gennaio 2022
cardclau

 Non vi nascondo che ero preoccupato prima della proiezione: che la versione di West Side Story di Spielberg potesse turbarmi come la versione originale di Robbins del 1961. Confidavo quindi negli effetti speciali e nell’accelerazione indiavolata di tanta cinematografia moderna nello stemperare il salutare, ma straziante, sbigottimento nel percepire il traboccare delle proprie emozioni [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
giovedì 23 dicembre 2021
Pedro Armocida

Non inizieremo chiedendoci, oziosamente, che senso abbia realizzare oggi una trasposizione cinematografica di West Side Story perché, magari qualcuno l’ha dimenticato, si tratta di una pièce esattamente come, ad esempio, Macbeth di Shakespeare che Joel Coen ha appena riportato al cinema (e su Apple TV+ dal 14 gennaio 2022).  Quindi sì, “s-i-p-u-ò-f-a-r-e!”.

L’America è nata nelle strade, recitava – ormai quasi vent’anni fa – il pay-off di Gangs of New York di Martin Scorsese, e West Side Story di Steven Spielberg non poteva che iniziare e poi proseguire proprio da lì, da quelle strade a cui sarà dato l’onore di ospitare, al contrario del film del 1961, uno dei numeri più famosi del musical, America appunto, con le donne, ballerine, che occupano gli spazi prima ad uso esclusivo della lotta tra le bande dei maschi.

È in questa discesa in campo, in questa rappresentazione della città che si trasforma e che viene gentrificata dall’alto – all’inizio la palla della gru demolitrice segnerà la nascita del Lincoln Center – che si gioca tutta l’idea del nuovo musical spielberghiano: le due bande rivali si scontrano stupidamente invece di unirsi - viene in mente l’immagine dei capponi di Renzo di manzoniana memoria - perché non sanno di somigliarsi dato che sono accomunate dall’essere destinate entrambe a perdere, a soccombere, per essere letteralmente sostituite e definitivamente emarginate, nella ridefinizione urbanistica della città.

Ma i Jets, ‘caucasici’ proletari capeggiati da Riff, e gli Sharks, portoricani rampanti - paradigmatico lo spazio che Spielberg gli dà lasciandoli parlare nella loro lingua senza sottotitoli - guidati da Bernardo, molto differenti dunque dai Montecchi e dai Capuleti shakesperiani che sono "uguali in dignità”, sono troppo impegnati a impedire gli uni agli altri il controllo di un territorio che sta scomparendo per capire che alla fine stanno facendo il gioco di chi li vuole far fuori. Ecco perché sembrano delle pedine mosse ad arte per perpetuare un disegno già scritto, quasi come se non avessero il libero arbitrio. Anche quando ce n’è uno, Tony, amico fraterno di Riff, che tenta di ricostruirsi una vita e si innamora di Maria, sorella di Bernardo (che è fratello ma, diversamente dal film del 1961, anche padre perché ora dei loro genitori non si fa più menzione), la tragedia greca finale è lì a ricordargli chi è e soprattutto da dove viene.

Spielberg elabora tutto questo materiale e lo fa suo, lo inserisce nel suo immaginario di rifondazione eterna del suo stesso cinema e in definitiva del suo paese, e non è un caso che abbia chiamato, per la terza volta, lo sceneggiatore Tony Kushner dopo altri due film sull’America, Munich e Lincoln.

La factory spielberghiana, al montaggio il 91enne Michael Kahn, 30 film insieme, affiancato da Sarah Broshar, alla fotografia Janusz Kaminski, contribuisce a realizzare un’opera d’arte unica che condivide con il musical l'aspetto teorico. Come quello infatti era consapevole di essere l’ultimo grande musical del cinema classico hollywoodiano, una sorta di straziante canto del cigno del genere che introduceva, come novità, una dose di violenza inedita, questo rappresenta per Spielberg la consapevolezza della fine del mondo dei padri e quindi anche un po’ del suo.

Sul finale infatti, prima dei bellissimi titoli di coda da lui realizzati insieme allo scenografo Adam Stockhausen, all’altezza di quelli originali e straordinari del leggendario Saul Bass, c’è la dedica al padre.

L’intera operazione è dunque un omaggio a quel cinema classico, al film diretto da Robert Wise insieme a Jerome Robbins, che era già stato regista e coreografo dello spettacolo teatrale a Broadway nonché, purtroppo, un delatore quando fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione per le attività antiamericane nel 1950. Per questo Spielberg ha voluto ascoltare e coinvolgere il paroliere originale Stephen Sondheim morto poche settimane fa e evocato più volte in un altro bellissimo musical contemporaneo, Tick, Tick... Boom! diretto da Lin-Manuel Miranda e ispirato alla figura di Jonathan Larson.

Per questo, per ricordare il fenomenale formato SuperPanavision a 70 mm, ha anche usato la pellicola Kodak 35 mm dando così una tessitura speciale alle immagini, muovendo la macchina da presa all’unisono con gli attori, rendendo molto più fluidi, adrenalinici e realistici, quindi meno frontali e teatrali, anche per via del montaggio serrato, i leggendari numeri musicali, con le nuove coreografie di Justine Peck, che si intrecciano con le canzoni e con le scene di lotta in maniera molto originale. Più dell’originale.

FOCUS
mercoledì 10 ottobre 2018
Pino Farinotti

È davvero il momento dei remake, sono decine i classici riproposti, a volte non allontanandosi dal format originale, altre cercando di aderire al momento estetico e sociale. Possono essere molte le chiavi di lettura, ma una mi sembra prevalere, nettamente: in un'epoca di crisi generale di idee, di smarrimento rispetto a ciò che vale e serve e rispetto a un giudizio univoco sulla qualità - e non parlo solo di cinema - non resta che ricorrere al passato, affidarsi a quelle sicurezze. Se poi il concetto è avallato da gente come Gibson e Spielberg, significa che il dato è esatto non discrezionale. Ho citato quei nomi perché di recente ho scritto del remake de Il mucchio selvaggio, che sarà diretto e prodotto da Gibson. Un altro autentico monarca di Hollywood, Steven Spielberg ha annunciato che realizzerà il remake di West Side Story.

Il mucchio e West Side presentano delle analogie. Per cominciare trattasi di capolavori, di titoli superaccreditati. Non mancano le correnti che li collocano ai vertici dei generi, musical e western, in assoluto. Anche se, entrambi prodotti negli anni Sessanta, erano "temporalmente" oltre le stagioni eroiche di quei generi.

Una breve digressione a contestualizzare l'opera. Per gli americani il musical è qualcosa di molto serio, ritengono che sia l'unica forma d'arte della quale sono i soli titolari. Lo ritengono a ragione. La prima fase era quella di Astaire&Rogers, due angeli che bastavano a se stessi. Nessuna trama, cantavano e ballavano. Poi ecco la stagione della Metro, con Gene Kelly eroe eponimo. Grandi investimenti e cultura. Kelly pensava a una coreografia sull'impressionismo, ecco che la produzione ingaggiava il maggior esperto francese di quella corrente.

Titoli come Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia, sono capolavori completi, insuperabili. Come lo è 7 spose per 7 fratelli che col coreografo Michael Kidd inventò la danza acrobatica, che prevale tuttora. Arrivò la fase "impegnata", le storie diventavano serie, le implicazioni erano il Vietnam (Hair), la contestazione (Jesus Christ Superstar), e la trasgressione (Rocky Horror). Erano gli anni Settanta. Certo il musical non è morto, vale una citazione di grande successo, di questi anni, Mamma Mia!. Citazioni esemplari, mi fermo qui. West Side, film, è del 1961, seguiva la stagione dell'oro della Metro. Il musical teatrale era del 1957, scritto da Arthur Laurents e Stephen Sondheim, musica di Leonard Bernstein. L'opera presentava una derivazione davvero ambiziosa, nientemeno che "Romeo e Giulietta" di Shakespeare. Capuleti e Montecchi sono diventati una famiglia americana e una portoricana i cui figli, Maria e Toni si innamorano, nonostante i pregiudizi famigliari. Finirà in dramma.

Frasi
è la mia prima volta a New York. voglio essere felici qui.
Una frase di Valentina (Rita Moreno)
dal film West Side Story - a cura di MYmovies
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 17 dicembre 2022
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

C'era bisogno di rifare "West Side Story"? Probabilmente no. Ha fatto bene Steven Spielberg a rifare "West Side Story"? Probabilmente sì. Non so se sia più tempo di musical all'antica, ma capisco perché il regista più famoso al mondo, oggi 75enne, abbia voluto affrontare la sfida estetica e commerciale, con tanto di dedica finale: "A mio padre". L'originale "West Side Story" uscì nel 1961, giusto sessant'an [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 gennaio 2022
Massimo Causo
Duels.it

Un film postumo, dove tutto sembra in qualche modo già accaduto, predestinato, fatale. Il set eponimo, il West Side di Manhattan, è già macerie e l'incipit è un volo a planare sui detriti lasciati da una grossa palla da demolizione, che ci introduce alla storia come fossimo nei cunicoli di un antico tempio nascosto nelle viscere della giungla peruviana.

lunedì 27 dicembre 2021
Emanuela Martini
Cineforum

Questo non è un remake e, soprattutto, non è una "operazione". West Side Story è l'adattamento cinematografico 2021 di un leggendario musical di Broadway del 1957, che trasportava nella Manhattan contemporanea la storia di Romeo e Giulietta, trasformando i veronesi Montecchi e Capuleti in Jets e Sharks, cioè in due bande metropolitane di giovani disadattati, nemici ed etnicamente differenti, e che [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 dicembre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Ma davvero tutti ricordate il "West Side Story" del 1961, dieci Oscar per la regia di Robert Wise? Beati voi, qui lo ricordiamo a pezzi. Il brano "Ma - ria Maria" e"I like to be in America", celebrazione della nuova patria senza rimpianti per "the ugly village" a Portorico. Se lo ricordava bene Steven Spielberg: da piccolo aveva il disco a casa e l' aveva imparato a memoria a furia di ascoltarlo. Vai alla recensione »

venerdì 24 dicembre 2021
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Forse non è nemmeno il caso di chiedersi perché Steven Spielberg abbia sentito il bisogno di rimettere mano a un grande classico come "West side story", remake che è stato un flop in sala negli Usa e teme di esserlo anche in Italia, dove peraltro il musical non ha mai avuto un suo "tempo". Se Spielberg si è spinto a confrontarsi, sessant'anni dopo la sua uscita, con un'opera simile, di cui si ricorda [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 dicembre 2021
Nicola Falcinella
L'Eco di Bergamo

Se tutte le città sono composte da varie ondate di immigrazione, New York lo è più di tutte. Generazioni e componenti diverse che si sono contese gli spazi o combattute, basti guardare "Gangs of New York" di Martin Scorsese o "Fa' la cosa giusta" di Spike Lee. Uno dei racconti più incisivi a questo proposito era "West Side Story" di Robert Wise (e le coreografie di Jerome Robbins) del 1961, ispirato [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 dicembre 2021
Alessandra De Luca
Avvenire

Nel West Side newyorkese, quartiere popolare che negli anni Cinquanta stava cambiando radicalmente la propria fisionomia, si combattono i Jets, bianchi irlandesi guidati da Riff, e gli Sharks, portoricani capeggiati da Bernardo. Quando la giovane Maria, sorella di quest' ultimo, e Tony, il miglior amico di Riff, si innamorano perdutamente e tentano si interrompere l' insensata spirale di odio tra i [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 dicembre 2021
Stefano Giani
Il Giornale

Le bande di New York sembrano quelle di Montecitorio. All'apparenza si sopportano, ma poi spuntano i coltelli. Spielberg rimette in piedi un musical che non brilla più di tanto e vive di rendita. Ricco di colore e di coreografie, bellissime le note arcinote di Bernstein e limpido il messaggio e l'invito a tolleranza e convivenza fra razze diverse. Qui ballano, in tutti i sensi, yankee e portoricani, [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 dicembre 2021
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Grande passione personale, gioia, sapienza, e la coscienza di essere con Eastwood e Scorsese, erede del cinema americano "moderno": così Spielberg fa la sua versione del musical leggendario. Ricalcando Wise (1961), entra ed esce come da una memoria della traccia originale con libertà di invenzioni ammirevole, spettacolare (prologo, ballo, scontro finale), con qualche inciampo di ritmo.

giovedì 23 dicembre 2021
Roberto Nepoti
La Repubblica

Rinviato più volte a causa della pandemia, West Side Story arriva sul grande schermo, suo habitat naturale per la padronanza dello spazio, la fluidità del montaggio, la sapienza registica di Spielberg. Che non aveva mai nascosto il desiderio di realizzare la propria versione della celebre commedia musicale di Broadway, già adattata nel 1961 in un film vincitore di 10 Oscar.

giovedì 23 dicembre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

Nel suo diario di bordo di West Side Story Bernstein scriveva «6 gennaio 1949: Jerome R. (Robbins) mi ha chiamato oggi con una nobile idea una versione moderna di Romeo e Giulietta, ambientata negli slums l' idea è di fare un musical che racconta una storia tragica senza cadere nella trappola operistica. Non c' è niente del genere nel nostro paese Sono eccitato» .

mercoledì 22 dicembre 2021
Ilaria Falcone
NonSoloCinema

Sentivamo la necessità di un remake di un classico della storia del cinema (con ben 10 oscar in saccoccia, un record per un musical)? West Side Story del 1968 per la regia di Robert Wise e Jerome Robbins è stata la versione cinematografica del musical (1957) con libretto di Arthur Laurents, parole di Stephen Sondheim e musiche di Leonard Bernstein, liberamente tratto dalla tragedia di William Shakespeare [...] Vai alla recensione »

martedì 21 dicembre 2021
Luca Pacilio
Film TV

Una palla da demolizione: l'Upper West Side è teatro di una lotta tra bande presto polverizzate dalla gentrificazione, dall'imminente costruzione del Lincoln Center. Il pianosequenza iniziale è sguardo rassegnato su una mutazione urbana che racconta l'America di ieri, che divide i poveri come quella odierna: muri, inferriate, reti metalliche. Spielberg non rifà il capolavoro di Robert Wise e Jerome [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 dicembre 2021
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Lo avevano già fatto Coppola (Sulle ali dell'arcobaleno, Un sogno lungo un giorno), Scorsese (New York, New York), De Palma (Il fantasma del palcoscenico), Altman (Nashville, Radio America). Lo ha fatto tutta la vita Demme. Del gruppo dei più grandi cineasti emersi tra la seconda metà degli anni '60 e l'inizio dei '70, all'appello mancava solo Spielberg.

domenica 19 dicembre 2021
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«Dovrebbero vederlo tutti. È fantastico. E, per chi conosce già lo spettacolo, ci sono delle sorprese. Tony Kushner, che lo ha sceneggiato, ha fatto delle scelte veramente creative e inaspettate con l' uso delle canzoni nell' arco della storia. L' intero film porta in sé una scintilla di vita e un' energia autentiche. Emana una sensazione di novità e freschezza.

domenica 19 dicembre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

La prima banalissima domanda che ci si pone, subito, difronte all'ultima opera di Steven Spielberg è perché voler rifare un autentico capolavoro, un film che nella storia del cinema, insieme a Singing in the Rain (1952), ha rappresentato il top assoluto nel genere del musical. Come si sa, non sono mancati in passato, diciamo così, "azzardi" simili, per esempio ricordiamo quando un regista non certo [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 dicembre 2021
Raffaele Meale
Quinlan

Un film ha un inizio e una fine. Ha i titoli di testa e quelli di coda. Ha un perché che accoglie lo spettatore in sala, il motivo scatenante della sua voglia di assistere alla proiezione, ma anche un perché che risuona nella testa al termine della visione: perché esiste ciò che è apparso sullo schermo? L'inizio e la fine di West Side Story di Steven Spielberg sono due macigni, non un'ouverture e un [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 dicembre 2021
Rex Reed
The Observer

Per quanto riguarda il cinema avremmo bisogno di tante cose che al momento non abbiamo. Quello di cui non sentiamo il bisogno (almeno per quanto mi riguarda) è una nuova versione di West side story. Prima di tutto perché è già ovunque. Ogni liceo che si rispetti è in grado di allestire rappresentazioni più che decenti del grande (anche se un po' eccessivo) musical di Leonard Bernstein e Stephen Sond [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 dicembre 2021
Gian Luca Pisacane
Famiglia Cristiana

Sessant'anni dopo la prima versione cinematografica, il grande regista decide di rivisitare il famoso musical. E fa centro Romeo e Giulietta, da Shakespeare ai palcoscenici di Broadway, e poi sullo schermo. Si tratta di uno dei film più famosi di sempre: West Side Story, ambientato nella New York degli anni Cinquanta.A portarlo al cinema nel 1961 sono Robert Wise e Jerome Robbins, con un successo [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 dicembre 2021
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Roberto Carlino vendeva, Steven Spielberg gira: non sogni, ma solide realtà. Accarezzato sin da bambino - aveva dieci anni quando i genitori portarono a casa il disco del musical di Bernstein, "a cena mi misi a cantarne un pezzo, Gee Officer Krupke: 'Mio padre è un bastardo, mia madre una figlia di buona donna, mio nonno è sempre ubriaco...', i miei rimasero sbigottiti" - West Side Story è diventato, [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 dicembre 2021
Oscar Cosulich
Ciak

Spielberg, coadiuvato dallo sceneggiatore Tony Kushner (già al suo fianco in Munich e Lincoln), riprende il musical con libretto di Arthur Laurents, parole di Stephen Sondheim e musiche di Leonard Bernstein, liberamente tratto dal Romeo e Giulietta di William Shakespeare, andato in scena per la prima volta il 19 agosto 1957 al National Theatre di Washington.

NEWS
PREMI
lunedì 10 gennaio 2022
Simone Emiliani

Vincono West Side Story e Il potere del cane. Non ce l’ha fatta Paolo Sorrentino. Vai all’articolo »

TRAILER
mercoledì 17 novembre 2021
 

Regia di Steven Spielberg. Un film con Ansel Elgort, Rita Moreno, Ariana DeBose, David Alvarez, Josh Andrés Rivera. Da giovedì 23 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
giovedì 16 settembre 2021
 

Regia di Steven Spielberg. Un film con Ansel Elgort, Rita Moreno, Ariana DeBose, David Alvarez, Josh Andrés Rivera. Da giovedì 23 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
lunedì 26 aprile 2021
 

Un nuovo adattamento del celebre musical di Broadway. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
venerdì 14 maggio 2021
 

Il regista Steven Spielberg dirige l'adattamento del celebre musical di Broadway. Vai all'articolo »

winner
miglior attrice non protag.
Golden Globes
2022
winner
miglior film brillante
Golden Globes
2022
winner
miglior attrice in un film brillante
Golden Globes
2022
winner
migliori film
National Board
2021
winner
miglior attrice
National Board
2021
winner
film dell'anno
AFI Awards
2022
David Alvarez nella parte di Bernardo
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