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lunedì 17 maggio 2021

Sergio Rubini

Schiavo del cinema

61 anni, 21 Dicembre 1959 (Sagittario), Bari (Italia)
occhiello
Sacrificare la propria vita per l'arte è una follia.
dal film Colpo d'occhio (2008) Sergio Rubini  Lulli
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Sergio Rubini
David di Donatello 2017
Nomination miglior attore per il film La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore non protagonista per il film Colpo d'occhio di Sergio Rubini

David di Donatello 2006
Nomination miglior attore non protagonista per il film La terra di Sergio Rubini



Antonio Albanese torna al cinema con il film Qualunquemente.

Riso amaro

martedì 18 gennaio 2011 - Marianna Cappi cinemanews

Riso amaro Cetto La Qualunque, l'imprenditore corrotto e incorreggibile ideato e impersonato da Antonio Albanese, torna in Calabria dopo una lunga latitanza all'estero. Questa volta, però, non si presenta affacciandosi dal televisore bensì da centinaia di sale cinematografiche sparse per lo stivale. Quale missione lo spinge a cercare tanta visibilità è presto detto: la sua candidatura a sindaco di Marina di Sopra, scritta con Piero Guerrera, inscenata da Giulio Manfredonia e sostenuta dalla Fandango in collaborazione con Rai Cinema. Lo slogan? Qualunquemente.

Come nasce il film?
Manfredonia: Conosco Antonio, personalmente e professionalmente, da tanti anni. Quando mi ha proposto di aiutarlo a portare al cinema Cetto La Qualunque ho pensato che avrebbe funzionato e ci saremmo divertiti. Il personaggio è molto noto, netto, una maschera come quelle della miglior tradizione italiana, ma un film su di lui si prestava anche a contenere molto cinema, vale a dire molti generi. E così è partita quest'avventura.
Albanese: Io sono un figlio dell'immigrazione, sono stato "tatuato" da mio padre, dai suoi ricordi, dal suo bisogno di lavorare. Anche Piero, lo sceneggiatore, viene dal meridione e insieme sentivamo da tempo il bisogno di raccontare il nostro paese. Per prima cosa è nato il personaggio di Cetto La Qualunque, già nel 2003, poi sono nati il contorno, gli altri personaggi, le vicende. Infine è arrivata la grande occasione con Fandango.
Guerrera: Negli ultimi anni ci siamo chiesti spesso se portare Cetto La Qualunque al cinema, perché abbiamo un rapporto ambiguo verso il personaggio: gli dobbiamo molto ma a volte ci auguriamo anche che muoia, che finisca. Invece continuava ad essere attuale, per cui eccoci qui.

Non è facile definirlo un film comico, è piuttosto un film che agghiaccia e suscita un riso molto amaro.
Albanese: La comicità è anche una questione di gusti, io per esempio lo trovo comicissimo, la cosa più comica che ho mai fatto. Nella comicità ci dev'essere il salto mortale, la libertà, l'assenza di condizionamenti e fare comicità in questo paese è molto difficile. Ma capisco anche un'accoglienza di altro segno, perché il film è tutte e due le cose: è sia comico che amaro.

Oggi è più difficile lavorare in libertà? Ci sono più costrizioni?
Albanese: Bisogna ingegnarsi, lavorare. Un modo si trova sempre, c'è sempre.

Stando ai giornali degli ultimi tempi, pare che la realtà superi di gran lunga la fantasia, al punto che Cetto rischia di apparire un moderato...
Albanese: È vero. Non ci posso fare niente. Posso solo raccontarvi che due anni fa io e Piero ci dicevamo "Ah, se il film uscisse adesso..." e così abbiamo pensato un anno fa e sei mesi fa. Forse anche mio padre 25 anni fa avrebbe detto lo stesso. È il nostro paese. La verità è che in questo film non scopriamo niente, la risata viene dal fatto che tutto ci era già noto. Noi comici rappresentiamo il nostro tempo, lo studiamo, non lo giudichiamo.

In quali precedenti cinematografici avete cercato ispirazione?
Manfredonia: Quando si progetta un film spesso si ricorre a dei paragoni per raccontare che genere di film si ha in testa e cercare di farsi capire. Io ho pensato a Fantozzi, a qualcosa di Sergio Leone, addirittura qualcuno mi ha citato Indagine su un cittadino.., dopo aver visto il film, ma in realtà nessun confronto si adatta davvero. C'è un sapore di malavita, di Sud America, di western, ma ci sono più nelle singole scene che non nel film nella sua interezza.

Il film termina su una fotografia del Quirinale. È immaginabile un proseguimento della carriera politica di Cetto La Qualunque?
Albanese: Il Quirinale era un divertimento. L'emblema del fatto che ogni piccolo politico punta al potere e il potere mira poi sempre più in alto.

Il Sud ultimamente va molto bene al cinema. Quello fotografato in questo film è il vero Sud? È reale?
Rubini: Il Sud è questo ma non solo questo. In un film comico è importante semplificare, per far ridere. Il Sud è più complesso, per certi versi persino più povero e più violento, ma anche più ricco.

Cetto La Qualunque è di destra o di sinistra?
Albanese: Cetto La Qualunque è orizzontale.

Si espongono i problemi, si fanno film, ma il Paese sembra non voler rialzare la testa.
Albanese: È vero. Ma abbiamo fatto il film perché siamo ottimisti, volevamo rendere ridicoli questi personaggi. Volevamo far capire alle nuove generazioni quanto sono ridicoli, perdenti, dei cattivi esempi. In ogni cosa che faccio penso sempre ai nostri figli, alla generazione futura, perché spero in loro.
Lorenza Indovina: Ricordo, però, che nel film si parla di un Sud che reagisce e vota De Santis, anche se poi Cetto imbroglia.
Burruano: Il film, a mio parere, è un ritratto dell'immoralità in cui viviamo e alla quale purtroppo ci siamo assuefatti.

Produttivamente, come è stata vissuta la prossimità del contenuto del film con la realtà politica del Paese?
Procacci: è la prima volta che la Fandango fa un film comico, ma non era questo il punto, come non era l'attinenza con la realtà. Abbiamo lavorato per fare un film che fosse più "film" possibile, agendo sul cast, sulla troupe, come per qualsiasi altro progetto. Il personaggio aveva una sua attualità già da otto anni, per cui nessuno poteva indovinare gli accadimenti degli ultimi giorni, anche se per lo più erano già prevedibili da mesi. La presenza di Giulio Manfredonia, poi, era di per sé una garanzia e il personaggio di Cetto La Qualunque aveva le caratteristiche per poter raccontare una storia. Queste sono le cose che mi hanno convinto a portare avanti un progetto che era comunque rischiosissimo, perché c'è bisogno di un gran lavoro per costruire un film attorno ad un personaggio televisivo o teatrale. Infine, mi ha stupito piacevolmente il fatto che da parte di Rai Cinema non sia mai stata sollevata nessuna preoccupazione rispetto al contenuto politico del film, il che mi pare un segnale positivo.

Le location sembrano frutto di una sfrenata fantasia, invece risultano essere reali...
Manfredonia: La villa di Cetto è un Bed&Breakfast sul Raccordo, dopo Boccea; la moglie del proprietario è Svetlana, la fidanzata di Pino nel film; il paese, Marina di Sopra, non è ubicato sul pianeta Terra ma è molto realistico, è un'unica e continua colata di cemento lungo il mare di Calabria, come purtroppo ce ne sono sempre più. Noi l'abbiamo girato vicino a Tivoli, in una proprietà che il comune di quel luogo non sapeva nemmeno di avere. Realtà e surrealtà si sono mischiate, fuori e dentro il film.

L'uscita in sala il 21 gennaio espone il film al confronto obbligato col campione d'incassi Checco Zalone. Si sente in contrapposizione?
Albanese: Non ho visto il film e non conosco bene Checco Zalone. Sono certo che la Fandango e Rai Cinema hanno fatto bene i loro calcoli e spero di soddisfare il mio pubblico e anche di fare i numeri che al cinema servono e che non sono quelli del teatro, ma sono molto maggiori. Il cinema è industria e ha bisogno di molte persone in sala, anche se poi è chiaro che sono tante le volte che vediamo un film andare male al botteghino ma ci ricordiamo di quanto ci era piaciuto, di quanto era bello.

Il gemellaggio indicato nel cartello stradale tra Marina di Sopra e Weimar, la repubblica prenazista, lascia intendere che temete per l'Italia una svolta autoritaria?
Albanese: quando fai un film ti diverti con i particolari, siamo un gruppo di amici e ci divertiamo, tutto qui.
Manfredonia: Nel costruire un film su un personaggio singolo, che parla di un mondo che in tv non si vede mai, il lavoro maggiore è stato quello di costruire per la prima volta proprio quel mondo. Il cast ha dovuto mettersi sulla lunghezza d'onda di un attore che ha un registro comico unico, cercando di non imitarlo ma di adeguarsi. Sono stati bravissimi. Il resto sono particolari, di cui conserviamo le nostre personali interpretazioni e ne lasciamo libere molte altre.

In quali e quante occasioni avete rivisto la sceneggiatura alla luce delle parole o delle azioni di Berlusconi?
Albanese: Mai. Mai e poi mai, mi dovete credere. Il personaggio è nato pensando a certi fisici, all'esuberanza, alla "maschietà" di questa gente. Rispetto alle uscite di Berlusconi abbiamo cercato piuttosto di andare apposta in un'altra direzione. Anche da Fazio, dove avevo uno spazio settimanale, non abbiamo mai commentato l'attualità, ma abbiamo fatto un altro tipo di percorso. Siamo dei bravi lavoratori.

Il personaggio più bizzarro è senza dubbio quello di Rubini nelle vesti di spin doctor elettorale...
Albanese: Del cast io sono innamorato, ma secondo me quel ruolo lo poteva fare solo Sergio in Italia, perché ha la capacità di avere vari ritmi e caratteri, che non è da tutti. Nella comicità Sergio è un gigante.
Rubini: Sono stato molto felice di partecipare a questo film, perché Antonio ha qualcosa di tecnicamente irraggiungibile come attore, lo stimo molto. Inoltre mi era piaciuto molto l'ultimo film di Giulio Manfredonia che non conoscevo personalmente, infine il fatto che la telefonata che mi proponeva la parte sia venuta da Procacci mi ha convinto del tutto.

Vincenzo Salemme tramuta lo spunto per una pièce teatrale in una commedia ambientata nel mondo della fiction.

No problem: dal teatro alla televisione

martedì 7 ottobre 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

No problem: dal teatro alla televisione Dopo aver incassato più di cinque milioni di euro con SMS - Sotto mentite spoglie, Vincenzo Salemme torna alla commedia con No Problem che lo vede vestire i panni di Arturo Cremisi. Nella finzione scenica il suo personaggio è un attore di cinquant'anni che ha ottenuto successo come protagonista di una gettonatissima serie televisiva nella quale interpreta un padre. Fuori dal set (e dalla fiction) Arturo verrà coinvolto nella vita di un bambino di nome Mirko che ha perso il papà ed è convinto che l'attore sia il suo vero padre. "Per una serie di motivi sarò costretto ad accollarmi questo bambino, sua madre e lo zio matto, Antonio (Giorgio Panariello, Ndr)" ha anticipato Salemme nelle note del film scritto insieme a Ugo Chiti da un soggetto del regista. "Arturo non vuole deludere il pubblico dando l'idea di essere egoista e insensibile ma si prende cura del bambino anche per assecondare un'operazione di marketing ideata dal suo improbabile ed esagitato agente Enrico Pignataro (Sergio Rubini, Ndr)". Pur posando lo sguardo sull'ambiente televisivo, No Problem non vuole essere una critica a quel mondo, come ha specificato l'attore e regista nell'incontro che si è svolto questa mattina a Roma. "Piuttosto la mia vuole essere una critica al successo televisivo legato all'effimero e non al talento. Penso che sia molto rischioso frequentare la tv se non si ha talento".

Aspromonte - La terra degli ultimi

Aspromonte - La terra degli ultimi

* * * - -
(mymonetro: 3,26)
Un film di Mimmo Calopresti. Con Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Sergio Rubini.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2019. Uscita 21/11/2019.
Se mi vuoi bene

Se mi vuoi bene

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,53)
Un film di Fausto Brizzi. Con Claudio Bisio, Sergio Rubini, Dino Abbrescia, Lorena Cacciatore, Luca Carboni.
continua»

Genere Commedia drammatica, - Italia 2019. Uscita 17/10/2019.
Il grande spirito

Il grande spirito

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,68)
Un film di Sergio Rubini. Con Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Ivana Lotito, Bianca Guaccero, Geno Diana, Totò Onnis.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2019. Uscita 09/05/2019.
Moschettieri del Re - La penultima missione

Moschettieri del Re - La penultima missione

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,72)
Un film di Giovanni Veronesi. Con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Margherita Buy.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 27/12/2018.
Il bene mio

Il bene mio

* * * - -
(mymonetro: 3,27)
Un film di Pippo Mezzapesa. Con Sergio Rubini, Sonya Mellah, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi, Caterina Valente (II).
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 04/10/2018.
Filmografia di Sergio Rubini »

lunedì 12 aprile 2021 - In streaming gratuito l'undicesima edizione dell'evento diretto da Franco Montini e organizzato da ASL Roma 1 e Roma Capitale.
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Lo Spiraglio, il festival della salute mentale dal 15 al 18 aprile su MYmovies

a cura della redazione cinemanews

Lo Spiraglio, il festival della salute mentale dal 15 al 18 aprile su MYmovies Si svolge online, in visione gratuita sulla piattaforma MYmovies, dal 15 al 18 aprile 2021 l'undicesima edizione de Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale, evento che prevede un concorso di corti e lungometraggi, organizzato da ASL Roma 1 e Roma Capitale al Museo MAXXI. Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale propone, grazie al direttore artistico Franco Montini e al direttore scientifico Federico Russo, corti e lungometraggi con uno sguardo panoramico, rispettoso, coraggioso e attento a un pubblico sempre più sensibile alle problematiche della salute mentale.
 
Il festival presenterà lavori realizzati sia dai centri di produzione integrata (centri che lavorano sul disagio psichico) che da registi professionisti ed è diviso in una sezione dedicata ai cortometraggi e una ai lungometraggi, con una significativa presenza di produzioni provenienti dall’estero, che trattano il tema della salute mentale, in modo esplicito o simbolico, con risultati validi e originali, svariando nei diversi generi. Il ricco programma di proiezioni propone 8 lungometraggi e 19 corti in concorso, che spaziano dal documentario alla fiction, dal drammatico alla commedia, dal surreale all’animazione.

Tra i lungometraggi presentati, storie di emigrazione, come I borghesi di Calais - L’ultima frontiera dello spagnolo Jesús Armesto, sulle disumane condizioni vita nella cosiddetta giungla della città francese, dove più che i problemi pratici, a essere drammatica è la condizione psicologica per l’assenza di ogni speranza. Storie di migranti che hanno raggiunto il nostro paese sono protagoniste in Ci sarà una volta, di Paolo Geremei, mentre Non far rumore, di Alessandra Rossi e Mario Maellaro rievoca la vita nascosta e clandestina, senza scuola e senza rapporti sociali, a cui sono stati costretti fino a pochi anni fa i figli dei lavoratori italiani stagionali in Svizzera.

Quindi Marasma, di Luigi Perelli, documentario drammatico sulle disumane condizioni della vita nei manicomi degli esseri più deboli e indifesi: donne e bambini, sottoposti, prima dell'approvazione della Legge Basaglia, a punizioni e immotivati elettroshock. Ancora, il viaggio spiazzante nella disabilità mentale raccontato nel doc Siamo tutti matti, di Domenico Iannacone e Luca Cambi. Come stanno i ragazzi, di Alessandro Tosatto e Andrea Battistuzzi racconta di come il suicidio sia la seconda causa di morte tra gli adolescenti in Italia. Nonostante questo, i disturbi psichiatrici dei ragazzi sono un tabù di cui non si parla. Per oltre un anno i due registi hanno seguito i ragazzi di neuropsichiatria infantile per capire cosa si nasconda dietro questa emergenza crescente. Un viaggio tra autolesionismo, anoressia, tentativi di suicidio e rapporto con la tecnologia. Tra i corti in concorso, sempre sul tema delle migrazioni e dei traumi di cui sono vittime le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese, famiglia e radici, il film Paper Boat: un maestro elementare spiega ai propri, giovanissimi, alunni cosa significhi perdere tutto.

Oltre ai concorsi, Lo Spiraglio 2021 dedica un evento speciale alla serie Mental, visibile su Rai Play, otto episodi di 25 minuti ciascuno, scritti da Laura Grimaldi e Pietro Seghetti, per la regia di Michele Vannucci, con protagonisti un gruppo di adolescenti con problemi psichiatrici. Attraverso i loro casi, si indaga su una serie di problemi diffusi nel mondo giovanile e amplificati in questo periodo dal lockdown. Oltre ai protagonisti della serie a discutere di Mental, sabato 17 aprile interverranno esperti e psicoanalisti, fra cui la professoressa Paola De Rose, del reparto di Neuropsichiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che ha fornito la propria consulenza professionale per la realizzazione della serie.

Una Giuria composta da addetti ai lavori appartenenti all’ambito sociale, psichiatrico e cinematografico assegnerà il Premio “Fausto Antonucci” di 1.000 euro al miglior cortometraggio e il Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” di 1.000 euro al miglior lungometraggio. Novità di questa edizione, il Premio SAMIFO, che sarà assegnato al film che meglio saprà ritrarre e raccontare aspetti legati all’emigrazione, alla transculturalità e alla diversità.

Il festival, inoltre, consegnerà, durante la serata finale, il Premio LO SPIRAGLIO Fondazione Roma Solidale Onlus - che ogni anno viene assegnato ad un cineasta che si sia particolarmente distinto nell’impegno sui temi della salute mentale - a Claudio Santamaria. L'attore romano sarà al festival per ritirare il riconoscimento e ripercorrerà le tappe fondamentali della propria carriera. Nel corso della sua attività, Santamaria ha spesso interpretato personaggi segnati da disagi e problematiche psichiche: uomini, di volta in volta, depressi, superattivi, inquieti, segnati da assurde gelosie. Come Paolo, uno dei protagonisti del dittico di Gabriele Muccino L’ultimo bacio e Baciami ancora, e sempre per Muccino, il Sopravissù de Gli anni più belli (guarda la video recensione). O ancora Penthotal di Paz!; Luca Castelli de Il caso dell’infedele Klara, fino a Enzo Ceccotti di Lo chiamavano Jeeg Robot e Willy de Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione). Nelle edizioni passate il Premio LO SPIRAGLIO è stato assegnato a Saverio Costanzo, Fabrizio Bentivoglio, Anna Foglietta, Paolo Virzì, Sergio Rubini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Alba Rohrwacher, Marco Bellocchio e Giulio Manfredonia.

In occasione del decennale, Lo Spiraglio - Filmfestival della Salute Mentale a causa del blocco delle attività conseguenti alla pandemia, si è trasferito su piattaforma digitale. Nei mesi di aprile e maggio 2020 sono state realizzate alcune puntate speciali ispirate alla condizione di lockdown e di contagio. A dicembre è stato realizzato, presso il Museo MAXXI di Roma, il primo episodio di un nuovo format con cui il festival intende mantenere un contatto costante con il suo pubblico. Tutte le attività sono disponibili sul sito del festival www.lospiragliofilmfestival.org e trasmesse sui canali social.

   

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