The Story of My Wife

Film 2020 | Commedia, 169 min.

Regia di Ildikò Enyedi. Un film Da vedere 2020 con Léa Seydoux, Louis Garrel, Jasmine Trinca, Gijs Naber, Josef Hader, Sergio Rubini. Genere Commedia, - Germania, Ungheria, Italia, 2020, durata 169 minuti. distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 3,20 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un capitano di mare fa una scommessa in un caffè con un amico che sposerà la prima donna che entra.

Consigliato sì!
3,20/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,90
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un trattato sui rapporti fra uomini e donne che si attraggono ma che continuano a non capirsi.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 14 luglio 2021
Recensione di Paola Casella
mercoledì 14 luglio 2021

Anni Venti. Il capitano di lungo corso Jakob Storr ha il controllo totale della propria nave ma non della propria vita. In particolare a sfuggirgli è sua moglie Lizzy, una donna francese incontrata per caso (ammesso che il caso esista): il capitano Storr si voleva sposare, credendo di dare così maggiore stabilità alla propria vita, e si è proposto alla prima donna che è entrata in un caffè. Lizzy è una creatura affascinante ma del tutto inafferrabile per un uomo come Storr, che ha fatto della virilità la sua corazza, e che considera disonorevole e sconveniente il comportamento allegro della moglie. Ed è divorato dalla gelosia e la frustrazione davanti a quella donna che balla, beve, fuma e non si fa dire da nessuno come vivere.

"È inutile aspettare che la vita si adatti a te: sei tu che devi adattarti a lei", gli dirà Lizzy. Ma Jakob è incapace di lasciarsi andare alla consapevolezza che "la vita non è fatta altro che di giocose metamorfosi e non ha senso cercare qualcosa di rassicurante, un piano sensato, un obiettivo più alto: perché non c'è", come scrive Milàn Fust, l'autore ungherese di "La storia di mia moglie", romanzo da cui è tratto il film diretto dalla sua connazionale Ildiko Enyedi. La regista e sceneggiatrice aveva già firmato Corpo e anima, Orso d'Oro al Festival di Berlino nel 2017, e sembra avere una particolare propensione per le grandi storie d'amore.

La storia di mia moglie è smaccatamente sentimentale, ma è anche un trattato sui rapporti fra uomini e donne che si attraggono irresistibilmente ma continuano a non capirsi, nonché sulla tendenza di certe persone a rifiutare l'aspetto fragile e volubile dell'esistenza.

La messinscena è sontuosa, magnificamente fotografata da Marcell Rév e abbigliata dai bellissimi costumi di Andrea Flesch, e i due protagonisti, l'attore olandese Gijs Naber e soprattutto l'attrice francese Léa Seydoux, sono fisicamente ed emotivamente perfetti nei ruoli di Jakob e Lizzy. Il paragone inevitabile è con Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e soprattutto con il "Doppio Sogno" di Arthur Schnitzler, il romanzo breve del 1925 cui era ispirato.

Le sette lezioni di vita che punteggiano il racconto di La storia di mia moglie portano Jakob dal pragmatismo iniziale alla presa di coscienza finale con un passo lento e rigoroso che fa parte della visione artistica di Enyedi, ma anche di quell'epoca lontana evocata come un fantasma: un'epoca improntata al maschile, e in realtà rediretta dalle donne attraverso la sensualità e il mistero. Lizzy provoca e sfida suo marito e non rivela mai i suoi sentimenti per lui, né i suoi possibili tradimenti. Ciò che rivendica, senza fare battaglie e dietro lo schermo di un'apparente arrendevolezza, è la propria autonomia di essere umano, mentre la millantata onestà di lui si traduce spesso in collera, intransigenza e sfiducia.

La regia di Enyedi è fluida come il mare che il capitano attraversa, come l'acqua sotto i ponti di Parigi e di Amburgo e come il nostro destino inconoscibile. A porte chiuse però tutto si raggela, diventa immobile e claustrofobico, la compostezza formale prende il sopravvento interrotta solo dal movimento sensuale del corpo di Lizzy, che si sottrae alle costrizioni intorno a lei. Ma anche dietro la confezione algida, che riflette invece la personalità di Jakob, si agita quel fuoco incandescente che il capitano fatica a trattenere, e che è la vita nella sua essenza incendiaria, in grado di mandare in cenere ogni umano progetto. Eppure Jakob ha fiducia nella pioggia, sapendo che prima o poi arriverà a spegnere l'incendio.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 16 luglio 2021
Massimo Causo
Duels.it

Per una irrazionalista conclamata come Ildikó Enyedi, i sette capitoli e un epilogo che compongono The Story of My Wife (in Concorso a Cannes 74) sono materiale pregiato per scandagliare un'altra storia d'amore asincrono, perfettamente in linea con tutto il suo cinema. Per la prima volta la fonte è letteraria, dato che alla base c'è il più celebre romanzo pubblicato nel 1943 dal grande scrittore ungherese [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Andrea Chimento
Il Sole-24 Ore

Infine, sempre in competizione, è stato presentato anche «The Story of My Wife» della regista ungherese Ildikó Enyedi.Tratto dal romanzo omonimo di Milán Füst, il film racconta di un capitano di una nave mercantile che, per scommessa, chiederà di sposarlo alla prima donna che entra nel locale in cui si trova.Melodrammone d'altri tempi, «The Story of My Wife» è un film in cui il peso delle quasi tre [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Roberto Manassero
Cineforum

Il nuovo film della regista ungherese Ildikó Enyedi dopo l'Orso d'oro a Berlino per Corpo e anima (2017) è la trasposizione del romanzo ungherese del 1942 Storia di mia moglie di Milán Füst (in Italia pubblicato da Adelphi), ambientato negli anni '20 tra Parigi e Amburgo, con protagonista un capitano di navi cargo, l'olandese Jakob Störr (Gijs Naber), ossessionato dall'idea dell'infedeltà della moglie [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 luglio 2021
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Reduce dall'orso d'Oro a Berlino 2017 con corpo e anima, la brava regista ungherese Ildikó Enyedi approda in Concorso a Cannes 74 con il suo primo film in lingua inglese, adattamento del romanzo (1942) del connazionale Milán Füst: The Story of My Wife. Sinteticamente, il (melo)dramma esplora negli Anni Venti del secolo scorso con atmosfere mitteleuropee e alla bisogna mediterranee, se non levantine, [...] Vai alla recensione »

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