| Anno | 2018 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Paolo Sorrentino |
| Attori | Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Duccio Camerini, Yann Gael, Alice Pagani, Caroline Tillette, Iaia Forte, Michela Cescon, Roberto Herlitzka, Gigi Savoia, Alessandra Scarci, Lorenzo Gioielli, Mattia Sbragia, Fabio Concato, Milvia Marigliano, Giulia Alberti, Claudia Conte, Paolo Buglioni, Angelica Cacciapaglia, Marina Evangelista, Tommaso Foglio, Giulio Greco, Lena Pia Hammerstingl, Antigone Kouloukakos, Lorenzo Marte, Giulia Pagnacco, Alina Person, Jessica Piccolo Valerani, Giulia Rinallo, Fabio Rossini, Pasqualina Sanna, Giulia Todaro. |
| Uscita | martedì 24 aprile 2018 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,86 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 maggio 2018
Imprenditori, cortigiane, politici corrotti, giullari, acrobate: è il circo intorno a Silvio Berlusconi, nella rielaborazione messa in scena da Paolo Sorrentino. Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto 4 Nastri d'Argento, 12 candidature e vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office Loro 1 ha incassato 4,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Faccendieri ambiziosi e imprenditori rampanti, cortigiane - vergini per niente candide che si offrono al drago, addestrate da molti anni di pubblicità sessiste e trasmissioni strillate - politici corrotti, giullari, acrobate: è il circo che sta intorno a Silvio Berlusconi, nella "rielaborazione e reinterpretazione a fini artistici" messa in scena da Paolo Sorrentino.
È davvero impossibile dare una valutazione di Loro basandosi solo sulla prima parte, senza indicazioni su dove andrà a parare il film completo.
Tanto più che Loro 1 è già due film in uno. Il primo vede al centro, appunto, Loro, che non sono "quelli che contano", ma gli squallidi frequentatori del suk di cui sopra. Il principio è lo stesso de Il divo: raccontare un politico italiano di immenso potere evidenziando innanzitutto il sottomondo che lo circonda, al contempo sua emanazione e suo brodo di coltura. Il secondo, passata la metà del tempo filmico, vede al centro Lui-Lui, quel Silvio che viene nominato per la prima volta (e solo col nome proprio) a narrazione avviata. E se il mondo di 'Loro' è sovraffollato di figure minori (memorabile il cammeo di Ricky Memphis nei panni di uno dei tanti Ricucci dell'orto dei miracoli), quello di Lui-Lui è un eremo cui hanno accesso solo Veronica e Mariano Apicella (più un suo rivale di cui non sarebbe corretto anticipare il nome).
L'elemento di maggiore impatto drammaturgico in Loro 1 è la luce piatta che delinea un'umanità bidimensionale e del tutto priva di spessore. La fotografia di Luca Bigazzi, solitamente ansiosa di scavare nell'ombra, qui rimane saldamente in superficie, creando una maschera filmica paragonabile al cerone di Lui-Lui, al tatuaggio (sempre nell'effige di Lui-Lui) che compare sul fondoschiena di un'atletica concubina, e alla cartapesta che replica l'effige dei leader della sinistra nel patetico spettacolino messo in scena per il Loro diletto (c'è anche D'Alema, che più tardi fa un altro cammeo dentro un sacco della spazzatura).
Al confronto della sua corte, Lui-Lui appare generoso, simpatico, ironico, ingiustamente isolato e confinato all'opposizione, vessato da una moglie depressa e radical-chic che legge Saramago credendosi un'intellettuale, insidiato da un ministro-poeta (ogni riferimento a Bondi è nella mente di chi guarda) definito da Silvio "una troia", e corteggiato da un Tarantini tarantiniano (interpretato da Riccardo Scamarcio con coraggioso sprezzo del ridicolo) che vuole a tutti costi incontrarlo per carpire un po' della sua "luccicanza".
Quello che manca in questa prima parte della storia è una dimensione allegorica del potere che vada oltre lo smignottamento a tutto tondo, e un accenno alle conseguenze che le politiche berlusconiane, ricche di leggi ad personam, hanno avuto, appunto, sulle persone - quelle che non facevano parte della corte reverente. In questo senso Loro 1 opera una scelta simile a quella di film come Sono tornato, raccontando solo l'uomo senza affrontarne la rilevanza storico-politica, e rimanendo ai margini della sostanza etica della storia che racconta.
Speriamo che Loro, nella sua interezza, non si riduca ad un "via vai di zoccole" e non rimanga marginale, ma scelga di mirare dritto al centro. Perché se è corretto raffigurare un grande negazionista come un fenomeno di superficie infinitamente riflettente e serenamente abituato a "non mettere nulla da parte", è indispensabile mostrare il costo che tanta capacità di dare fondo alle risorse (proprie e altrui) ha avuto per tanti altri, che non sono Lui-Lui, e neanche Loro, ma Noi.
La decadenza del regno di Silvio Berlusconi e soprattutto della sua corte: questo sembra essere il fulcro del racconto che Paolo Sorrentino affronterà nel suo nuovo film, Loro. Aveva detto in un'intervista alla fine dello scorso anno, rilasciata alla BBC, che il titolo si riferiva ai personaggi che hanno ruotato intorno all'ex premier in cerca di fortuna, siano essi uomini affamati di potere o ragazze disinibite. "Loro" può però diventare "l'oro", aggiungendo semplicemente un apostrofo, come se Berlusconi fosse per i suoi cortigiani una sorta di miraggio di ricchezza e fortuna.
Il mondo ha un'idea di Berlusconi come persona molto semplice, ma studiandolo ho capito che è molto più complicato. Vorrei provare a descrivere questo personaggio complesso. Sono interessato all'uomo che sta dietro il politico. Non sono interessato agli aspetti politici.
Paolo Sorrentino
Da parte sua il leader di Mediaset e Forza Italia aveva detto mesi fa che gli erano giunte voci di una "aggressione politica" e che si augurava non fosse così. Erano stati invece molto meno cauti alcuni dei suoi nel bocciare l'operazione del regista premio Oscar, con Brunetta che parlava di «una cosa ignobile. Una di quelle robe che a me fanno schifo, che si ritorcerà contro chi l'ha fatta e che finirà, come sempre, per far guadagnare voti e consensi a Berlusconi». E Gasparri rincarava «sarà un film pieno di luoghi comuni, l'ennesima operazione denigratoria nei confronti di un uomo troppo buono».
Inizialmente in realtà Berlusconi si era detto divertito all'idea e aveva anche offerto al regista l'accesso alle sue ville, ma i due sembra non si siano mai incontrati. Sorrentino ha invece incontrato Veronica Lario nel 2016, in due colazioni avvenute a giugno e luglio tra Roma e Milano. Aveva già letto il libro di lei, "Tendenza Veronica", e aveva voluto sapere di come avesse maturato la scelta di smettere di recitare. Inoltre avevano parlato della sua relazione con Silvio, ma solo della sua parte iniziale, tanto che il regista le avrebbe detto «Non so ancora come sarà il film, ma mi piacerebbe raccontare una storia d'amore». Al secondo e ultimo incontro fu presente anche la figlia Barbara, con cui Sorrentino parlò anche del Milan oltre che di cinema. Circa un anno dopo, in un'intervista concessa da Veronica Lario a Il Messaggero, la donna si dice piuttosto sorpresa di aver letto articoli che parlano di una sceneggiatura concentrata sulla seconda metà degli anni 2000.
Del resto il teaser trailer pubblicato in rete in questi giorni conferma piuttosto chiaramente, con l'immagine di una Veronica Lario disperata a terra, come rinchiusa in una gabbia di vetro, che si tratterà al massimo della fine di un amore e non certo dei suoi giorni più felici. A interpretarla sarà Elena Sofia Ricci, scelta che fa piacere alla reale Veronica, mentre nei panni di Berlusconi ci sarà l'immancabile Toni Servillo, che è già stato protagonista per Sorrentino di La grande bellezza, Le conseguenze dell'amore, L'uomo in più e soprattutto Il divo, dove aveva incarnato un'altra figura cruciale della politica italiana: Giulio Andreotti.
Nel cast, dove ci sarà anche un cane nei panni di Dudù, avranno un ruolo ancora ignoto Fabrizio Bentivoglio e Roberto Herlitzka, mentre è già certo chi interpreteranno Ricky Memphis e Riccardo Scamarcio: il primo nei panni di Stefano Ricucci e il secondo in quelli di Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che organizzava i celebri festini a base di escort famosi in tutto il mondo come Bunga Bunga.
Scamarcio è finora l'unico degli attori ad aver parlato con la stampa e ha speso parole di elogio per il regista: «Sorrentino è l'autore che meglio riesce a cogliere aspetti della decadenza della civiltà contemporanea, fa un'analisi antro-sociologica senza volerla fare, mettendo in scena paradossi e meccanismi estremi». E raccontando con entusiasmo l'esperienza sul set: «Mi sentivo un po' spettatore, era tutto fantasmagorico, un circo continuo, gente che ripeteva battute o cantava, balletti, animali enormi in scena. Quando ho visto Toni Servillo truccato come Berlusconi ho fatto un salto sulla sedia, gli somiglia in modo impressionante. Sul set lo salutavo con "Buongiorno presidente"».
Berlusconi era già stato al centro di Il caimano di Nanni Moretti, che a modo suo ne vestiva i panni nella scena finale, ma questa volta l'interpretazione sarà molto più mimetica: le foto del set avevano mostrato un'impressionante lavoro di make-up su Servillo, inoltre nel teaser trailer (dove lo si vede solo di schiena) la sua voce sembra davvero vicinissima a quella di Berlusconi.
Sorrentino si è affidato a suoi collaboratori fidatissimi, come Paolo Contarello per la sceneggiatura, Luca Bigazzi per la fotografia, Cristiano Travaglioli per il montaggio e Lele Marchitelli per la colonna sonora. Le riprese si sono svolte a Roma, tra il Colosseo, i Fori Imperiali e il Rione Monti, dove, su una terrazza, sembra sia stata girata la scena di una grande festa. Inoltre la troupe è stata avvistata anche in Toscana, in una villa privata ad Orbetello e all'Argentario Golf Hotel Resort di Porto Ercole, che pare farà le veci della Villa Certosa in Sardegna. Ci sono state infine polemiche quando la troupe ha visitato l'Aquila e Amatrice, ma del resto era importante che ci fossero luoghi come quelli, perché le promesse ai più sfortunati sono da sempre una caratteristica della comunicazione di Berlusconi, fin dall'alluvione del Tanaro del 1994.
Al Festival di Cannes del 2017, il regista disse: «Perché un film su Berlusconi? Perché sono italiano e voglio fare film sugli Italiani. Berlusconi è un archetipo dell'italianità e attraverso lui puoi raccontare gli italiani». Mentre alcuni mesi dopo ha detto alla BBC: «Per me un film è scoprire un mistero. E in Italia molti misteri sono legati strettamente alla Chiesa, alla politica, alla mafia. Mi interessa raccontare questi mondi».
Sorrentino come sempre stilisticamente perfetto, dopo le ultime pellicole con evidenti piattezze nella sceneggiatura, questa volta alza il tiro e regala una pellicola satirica e divertente, aiutato molto da un soggetto che calza a pennello col trash e il grottesco che raffigura la pellicola. Il film, ha una sua chiave originale ,nel non raccontare la denuncia del personaggio; il suo lato oscuro [...] Vai alla recensione »
Caro Sorrentino, le scrivo dopo aver visto solo il primo atto di Loro (guarda la video recensione), ma tanto mi è bastato, per una considerazione che in sintesi potrebbe essere "il dovere di un artista". Confermo ciò che ho scritto più volte, lei possiede una dotazione, anzi una superdotazione, che non è seconda a nessuno sul piano dell'immagine, del "visionario", della fantasia. Ma da cineasta lei la privilegia troppo. Quel talento non basta per i contenuti. Ne era consapevole un Fellini che lei conosce molto, molto bene, che si affidava a scrittori veri, come ho detto più volte. Gente come Guerra e Flaiano: e chissà quante volte hanno litigato col grande Federico, per frenarlo nella sua creatività immaginifica e sbrigliata. Ma ne sono uscite opere d'arte, non solo film. A lei mancano la qualità e la profondità che non appartengono alla disciplina cinema, ma a quell'arte nobile che è la letteratura. Si affidi a penne sicure, non solo "cinematografiche". Lei ha vinto un Oscar che è... mi permetta, il suo primo e il sesto di Fellini, ma è un premio legittimo, anche perché lei non si nascondeva, dichiarava l'ispirazione. Tornando al "dovere dell'artista" dell'inizio. Si lega a un concetto superato, fuori moda, quasi ridicolo, che sarebbe il concetto "morale". Tanto superato che lo devo trattare come un neologismo.
Cosa racconta il suo atto primo: un immane bando a selezionare un caravanserraglio di escort, chiamiamole così, che raggiungeranno la reggia di dio-Silvio. Il re sole ti accoglierà a Versailles, avrai successo d'alto bordo, sarai ricca e felice.
Un dato centrale: il tratto che lei trasmette di Silvio è grottesco, magari ridicolo, ma non odiato e odiabile. Flash in sintesi: sesso in tutti i modi, cocaina dovunque, magari come segnale identitario di privilegio raggiunto, orge infinite, specialità erotiche con tariffa precisa. Un flash a campione: quella ragazza dalla faccia per bene, l'utente la vuole così, e la sua performance, una masturbazione che deve durare quattro secondi, e riesce, con tanto di prova provata sulla mano. Forse lei Sorrentino... deborda, non crede? Dicevo "morale": una qualunque delle ragazze della scuderia guadagna, per un lavoro di un'oretta, quanto una stagista laureata in tre anni. La laureata avrebbe tutti i motivi per porsi delle domande. E anche tutti noi. E anche lei, l'artista, dovrebbe porsele. "Morale" come neologismo, ma non dovrebbe essere così.
Un giorno dovremo deciderci a ragionare sulle epifanie di Paolo Sorrentino. Si tratta della dimensione più lacerante del suo cinema, quella destinata - in passato come in futuro - a dividere nettamente gli schieramenti dei sostenitori e dei detrattori. Se il termine "visionario" non fosse così abusato, il regista italiano lo meriterebbe a pieno titolo. Al tempo stesso, però, il ricorso incessante a forme di anti-realismo e a onirismi di ogni genere sembra costringerlo a un ruolo (assai contestato) di generatore automatico di metafore.
L'impressione è che Sorrentino trascini nei suoi film, oltre all'evidente vocabolario felliniano e autoriale, anche il catalogo di un immaginario popolare molto meno elitario di quanto si creda.
Il modello è quello della Smorfia napoletana, dove l'intera attività onirica viene classificata secondo precise equivalenze nella vita reale, dando vita a un dizionario di corrispondenze tra allegoria e letteralità che nutre il folclore campano (e non solo). Cercando dunque di invertire il cannocchiale, e dunque di spostare l'ingombrante stile sorrentiano dall'autorialità ermetica al cinema schiettamente popolare, forse si spiega qualcosa dell'ottimo rapporto con il pubblico che il regista ha sviluppato negli anni, decisamente più solido e soddisfacente di quello di tanti altri colleghi che praticano una produzione esclusiva. Anche in Loro 1 (che è certamente ingiudicabile senza la sua seconda parte) la sovrastruttura immaginaria la fa da padrone, e appare sempre più chiara l'ironia, se non l'autoironia, con cui ormai Sorrentino mette in scena il suo arsenale visionario quasi a giocare con quello che la gente si aspetta - pecorelle e rinoceronti, freak e escort, burattini, macchiette e orientalismi, e così via.
Un mascalzone del Sud, avvelenato dalla cupidigia, capace di nuotare con destrezza in un mare di ricatti, soprusi e imbrogli, debole con i forti e forte con i deboli. Un poveraccio, ma anche uno sfruttatore spregevole, pronto a vendere qualunque cosa in cambio del suo sogno di grandezza. Nella prima parte di «Loro 1» (oltre un'ora di film) Riccardo Scamarcio, nei panni di Sergio Morra, il faccendiere [...] Vai alla recensione »