| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Storico, Thriller |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 147 minuti |
| Regia di | Kiyoshi Kurosawa |
| Attori | Munetaka Aoki, Tasuku Emoto, Masahiro Motoki, Joe Odagiri, Masaki Suda Yuriko Yoshitaka. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 3,59 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026
Kurosawa si dedica al jidaigeki trasformandolo in thriller sul superamento della tradizione guerriera.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel Giappone del XVI secolo, il samurai Araki Murashige si ribella al daimyo Nobunaga Oda e si asserraglia con i clan amici nel castello di Arioka, assediato dagli eserciti di Oda. Quando riceve l'ambasciata di Kuroda Kanbei, che gli intima di arrendersi, Murashige, anziché farlo giustiziare, lo chiude in una cella. Risparmia anche il figlio di otto anni di un generale che ha tradito, ma il ragazzo viene ucciso da un misterioso arciere. Ha inizio un'indagine, che si protrae per quattro stagioni, per scoprire gli intrighi interni al castello, in cui Murashige si serve dell'astuzia di Kanbei per scoprire le trame segrete che si annidano tra i suoi fedelissimi.
Il bestseller di Honobu Yonezawa del 2021, che trasforma in un giallo un episodio della storia nipponica, trova il più inconsueto tra i registi come autore dell'adattamento: Kiyoshi Kurosawa, padre del J-horror e fin qui uno dei rari casi di regista giapponese ancora immune al passaggio obbligato del jidaigeki eiga, genere cinematografico volgarmente semplificato come "film di samurai".
La ragione dell'affidamento a Kurosawa è duplice: da un lato la capacità del regista di Cure di mettere in scena whodunit in cui il mistero e il crimine passano attraverso la persuasione occulta, spesso lasciando il dubbio sull'intervento di un elemento soprannaturale. I quattro episodi, uno per ogni stagione, di Kokurojo - internazionalmente distribuito come The Samurai and the Prisoner - si muovono tutti su questo crinale e sulla crescente fiducia di Murashige verso il suo prigioniero, capace dalle segrete del castello di intuire le trame ordite dai traditori di Murashige prima che queste avvengano. Il rapporto tra i due porta sempre più il samurai ad allontanarsi da un codice d'onore seguito pedissequamente, a discapito della vita umana.
Murashige incarna una figura di samurai moderno, pronto ad abbandonare gradualmente i punti fermi di una tradizione spesso di crudele insensatezza, fatta di esecuzioni sommarie e basata su un fideistico affidamento al caso e alla superstizione. Fidandosi dell'ultima persona plausibile, Murashige scopre quanto la natura umana sia complessa e inafferrabile e quanto poco gli schemi medievali del codice del samurai siano adatti a comprenderla.
La cura meticolosa con cui Kurosawa si sofferma sulla selezione delle teste dei nemici decapitati e sui toni bruni e grigiastri della scenografia detta l'agenda di un jidaigeki anomalo, che si sottrae al bagno di sangue catartico e risolutivo tipico del genere, almeno quanto Murashige si tira indietro rispetto a pregiudizi e tradizioni in cui non crede più. Il suo atteggiamento di fronte alla superstizione dei suoi luogotenenti, che interpretano ogni segno del destino come un buono o cattivo presagio, è quello di uno scettico, sempre più convinto che il delitto e l'ascesa verso il potere incontrastato non siano l'unica soluzione possibile.
Il percorso di crescita morale di Murashige forse non lo condurrà verso un'impossibile salvezza in un mondo selvaggio, ma lo porteranno a maturare una conoscenza più profonda della natura umana. Non tutte le sottotrame sono adeguatamente sviluppate - ad esempio il confronto di religioni tra buddismo e cristianesimo - e la trama arzigogolata e fitta di personaggi non agevola il coinvolgimento dello spettatore, ma il film, per quanto minore nella illustre filmografia del regista, rimane un interessante esperimento condotto su un genere sempre più cristallizzato e codificato in cliché che hanno portato il jidaigeki dalla gloria del cinema passato alla standardizzazione delle serie tv. In questo Kiyoshi Kurosawa, come il suo protagonista, assomiglia all'ultimo dei romantici, un bastian contrario forse perdente, ma irriducibile alla banalità.
Tratto dal romanzo di Honobu Yonezawa (noto per i libri young adult Kotenbu), il film è ambientato nell'era Azuchi, periodo di intensi conflitti fra clan rivali. Araki Murashige (Masahiro Motoki), samurai che volge le spalle al suo Oda Nobunaga (Bando Shingo), si ritira nel castello di Arioka sperando di volgere a suo favore i destini della guerra. Dopo aver fatto incarcerare Kuroda Kanbei (Masaki [...] Vai alla recensione »