| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Portogallo, Italia, Argentina |
| Durata | 108 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | João Nuno Pinto |
| Attori | Margarida Marinho, Beatriz Batarda, Rita Cabaço, Jorge Andrade, José Pimentão Joana Bernardo, Márcia Breia, Hugo Bentes, Luisa Ortigoso, Filomena Gigante. |
| Uscita | giovedì 16 aprile 2026 |
| Distribuzione | Trent Film |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 16 aprile 2026
La cronaca di un incendio, tanto reale quanto metaforico, alimentato dall'egoismo umano e da una visione predatoria del mondo.
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CONSIGLIATO NÌ
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Nella regione portoghese dell'Alentejo, una famiglia si riunisce nella villa che fu dei genitori per decidere cosa farne. Protagonisti del dibattito sono tre fratelli: Francisca vorrebbe mantenere la tenuta, mentre Catarina spinge invece assieme al fratello Lourenço per vendere e abbandonare la zona, stretta nella morsa del caldo arido e in procinto di svuotarsi. C'è poi Susana, figlia della cameriera Alma che per tutta la vita ha lavorato nella villa. Preoccupata per le condizioni di salute della madre, Susana cerca di convincere i tre proprietari a riconoscere all'anziana donna una quota della vendita, mentre gli animi si scaldano, l'acqua non arriva più e un pericoloso incendio si staglia all'orizzonte.
Con la sua satira sulla disparità di classe che si intreccia a una parabola di angoscia sul cambiamento climatico, la terza regia del portoghese João Nuno Pinto non potrebbe essere più in sintonia con i temi del contemporaneo.
È in più anche un film sulla famiglia e sulle diversità forzate che vivono al suo interno, feroce nello svelare le piccole meschinità che si annidano in un variopinto calderone di umanità.
Avevamo lasciato Pinto con il dramma storico Mosquito, sua ultima regia risalente ormai al 2020. Stavolta cambia registro cercando di far coesistere toni grotteschi e provocatori con un genuino pathos drammatico che è però minato da una certa pesantezza di stile. La roboante colonna sonora, il ralenti esteso dell'ultima scena, e anche la struttura in tre capitoli - che ogni volta riavvolgono la storia fino al principio esplorando il punto di vista di tre figure femminili - sono manierismi che non giovano all'opera, di per sé già non originalissima.
Declinazioni simili sono venute in passato dall'Argentina (l'esordio di Lucrecia Martel La ciénaga, con il suo sguardo quasi insostenibile sulla stagnazione del nucleo familiare) e dal Brasile (l'ottimo Domingo di Barbosa e Linhart, in cui la tensione aveva un taglio politico e culturale che negli anni è diventato soltanto più profetico) mentre qui Pinto aggiunge un topos di grande attualità come l'ineluttabile minaccia dell'incendio, condivisa da altri autori europei come Petzold (Il cielo brucia) e Laxe (O que arde).
Mentre la borghesia si lascia corrodere dalla sua stessa compiacenza e ipocrisia, la contrapposizione un po' facile tra classi sociali - prima con la servitù della tenuta familiare, poi per estensione con chiunque viva nei paraggi - esaspera gli elementi più intriganti del dramma familiare, che grazie al buon lavoro uniforme dell'ampio cast riesce comunque a trovare dei motivi di interesse. È un'opera che parla a noi e parla del presente; anche se lo fa urlando e in modo pedissequo, può servire a farci contemplare il nostro disagio.
Di fronte a una catastrofe naturale, le diverse posizioni sociali alle quali le contingenze della vita hanno assegnato taluni e talaltri, i padroni e i servi, i potenti e i poveri, dovrebbe intervenire un livellamento, come recitava il grande comico napoletano Totò in una sua poesia dialettale, che mette tutti sullo stesso piano, davanti all'immanenza della morte.