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Venezia 78, la Mostra ha sganciato il suo programma bomba

I film della selezione ufficiale (sulla carta) fanno gioire i cinefili e dimostrano che il cinema è in ottima salute. Soprattutto quello italiano.
di Paola Casella

lunedì 26 luglio 2021 - Mostra di Venezia

È un programma bomba, quello della 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, al Lido dal dall’1 all’11 settembre: quantomeno sulla carta, farà tremare i polsi a Cannes e gioire i cinefili di tutto il mondo. “Ci ha sorpreso la qualità media complessivamente più alta del solito, come se la pandemia fosse serviti a stimolare la creatività di tutti”, ha osservato il Direttore Artistico Alberto Barbera. “Questo mi fa sentire ottimista sullo stato di salute generale del cinema, nonostante le obiettive difficoltà”.
 

GLI ITALIANI DELLA MOSTRA

In concorso ben cinque italiani, ma di un livello così elevato che la loro presenza appare giustificata non dall’emergenza Covid ma dalla qualità degli autori e delle proposte. Più sei titoli fuori concorso (La scuola cattolica di Stefano Mordini; il terzo film di Leonardo Di Costanzo Ariaferma, in chiusura della Mostra, Il bambino nascosto di Roberto Andò; Viaggio nel crepuscolo di Augusto Contento; i due documentari musicali DeAndré#DeAndré di Roberta Lena ed Ezio Bosso: le cose che restano di Giorgio Verdelli); quattro fra Orizzonti e la sua nuova “espansione” Orizzonti Extra (Atlantide italiano di Yuri Ancarani, Il paradiso del pavone di Laura Bispuri, La ragazza ha volato di Wilma Labate, e La macchina delle immagini di Roland Sejko) e due Eventi Speciali: Le 7 giornate di Bergamo di Simona Ventura e Il cinema al tempo del Covid, video diario commissionato dalla Biennale ad Andrea Segre per raccontare l’edizione 2020 della Mostra.

“È la fotografia di un momento di grazia in cui cineasti già affermati sembrano in grado di esprimersi al meglio, altri si annunciano punti di riferimento sicuri per il cinema di domani”. 

I titoli italiani in concorso sono l’attesissimo Freaks Out di Gabriele Mainetti che secondo Barbera “omaggia grandi autori come Fellini, Leone e Spielberg rimanendo personalissimo e originale”; È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, prodotto da Netflix, che “ricostruisce i tragici eventi che hanno portato alla morte dei genitori del regista e l’elaborazione del lutto che ne è seguita, spingendolo a trasferirsi a Roma”.

Nel cast anche Toni Servillo, che sarà a Venezia con ben tre film, fra cui Qui rido io di Mario Martone, che mette in scena la figura di Eduardo Scarpetta, capostipite dei comici napoletani di inizio secolo scorso, dove “Servillo giganteggia in mezzo a un cast di caratteristi straordinari”; America Latina dei fratelli D’Innocenzo, che “stanno scalando le vette del cinema italiano collocandosi fra gli autori più discussi in assoluto”, con protagonista unico Elio Germano; e Il buco di Michelangelo Frammartino, a 11 anni da Le quattro volte, un film che per Barbera ha “la purezza di un diamante, e una cura maniacale del suono e delle immagini straordinaria”. 


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