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Don't let the Sun, un dramma distopico che crede nella restaurazione degli affetti. Anche quando tutto sembra perduto

Un film che scava in una solitudine fisica ed esistenziale accentuata dall'indifferente deriva della crisi climatica. Da giovedì 28 maggio al cinema.
di Roberto Manassero

lunedì 4 maggio 2026 - Recensioni

In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l'umanità a vivere di notte e a stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a un'agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l'impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire protezione e conforto agli sconosciuti. 

In un paesaggio urbano allucinato, un dramma distopico che scava in una solitudine fisica ed esistenziale accentuata dall'indifferente deriva della crisi climatica.

Il rigore stilistico della regista Jacqueline Zünd, che lavora sulle architetture di una città senza nome sfruttando la dimensione straniante di spazi sia pubblici che privati, aiuta il film a non disperdere l'idea iniziale, inserendo la vicenda nel solco del genere apocalittico ma declinando l'estetica anaffettiva di Lanthimos (a cui si ispira) in una chiave più sentimentale, o semplicemente umanista.

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