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sabato 7 dicembre 2019

Gérard Depardieu

Quando si ha le physique du role

70 anni, 27 Dicembre 1948 (Capricorno), Châteauroux (Francia)
occhiello
Mi piace l'odore della terra.
Guardi che quella è me**a secca.

dal film Novecento (1976) Gérard Depardieu  Olmo Dalcò, il figlio di Rosina
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Gérard Depardieu
Cesar 2016
Nomination miglior attore per il film Valley of Love di Guillaume Nicloux

Cesar 2011
Nomination miglior attore per il film Mammuth di Benoît Delépine, Gustave Kervern

Golden Globes 1991
Premio miglior attore per il film Green Card - Matrimonio di convenienza di Peter Weir

Premio Oscar 1991
Nomination miglior attore per il film Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau

Golden Globes 1991
Nomination miglior attore per il film Green Card - Matrimonio di convenienza di Peter Weir

Festival di Cannes 1990
Premio miglior attore per il film Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau

Festival di Venezia 1985
Premio premio per il miglior attore per il film Police di Maurice Pialat



Il "gallo" Depardieu fa tappa nella città di Cesare per presentare il nuovo film tratto dal celebre fumetto.

Asterix alle Olimpiadi e... Obelix a Roma

martedì 29 gennaio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Asterix alle Olimpiadi e... Obelix a Roma Era il 1999 quando Gérard Depardieu interpretava per la prima volta il forzuto Obelix in Asterix & Obelix contro Cesare e tre anni dopo tornava a vestirne i panni in Asterix e Obelix: Missione Cleopatra. A distanza di quasi un decennio da quel primo adattamento cinematografico l'attore francese - che dice di assomigliare sempre di più al suo personaggio - è di nuovo Obelix nel kolossal Asterix alle Olimpiadi, incentrato sulla storia d'amore tra il giovane gallo Alafolix e la principessa greca Irina. Stavolta i due eroi della celeberrima serie a fumetti creata da René Goscinny e Albert Uderzo dovranno improvvisarsi atleti visto che la bella principessa ha promesso di sposare il vincitore delle olimpiadi. Una missione apparentemente impossibile per uno come Depardieu, che afferma di praticare esclusivamente lo sport della forchetta, e anche per il suo simpatico personaggio, "dopato" di natura.

Qualcosa di meraviglioso

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,98)
Un film di Pierre-François Martin-Laval. Con Isabelle Nanty, Gérard Depardieu, Ahmed Assad, Mizanur Rahaman, Sarah Touffic Othman-Schmitt.
continua»

Genere Biografico, - Francia 2019. Uscita 05/12/2019.

Sogno di una notte di mezza età

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,67)
Un film di Daniel Auteuil. Con Sandrine Kiberlain, Adriana Ugarte, Gérard Depardieu, Daniel Auteuil
Genere Commedia, - Francia 2018. Uscita 18/10/2018.

La truffa del secolo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,58)
Un film di Olivier Marchal. Con Benoît Magimel, Gringe, Idir Chender, Laura Smet, Michaël Youn.
continua»

Genere Thriller, - Francia 2017. Uscita 28/06/2018.

L'Amore secondo Isabelle

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,74)
Un film di Claire Denis. Con Juliette Binoche, Xavier Beauvois, Philippe Katerine, Josiane Balasko, Sandrine Dumas.
continua»

Genere Commedia, - Francia 2017. Uscita 19/04/2018.

Novecento

* * * * -
(mymonetro: 4,28)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, José Quaglio.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 16/04/2018.
Filmografia di Gérard Depardieu »

mercoledì 4 dicembre 2019 - Dimenticate le inquadrature leziose e le composizioni glamour. Qui ci sono volti, corpi, speranze e delusioni. C'è la storia di un posto nel mondo conquistato con ostinazione, Dal 5 dicembre al cinema.

Qualcosa di meraviglioso è più di un film sugli scacchi. È un film di verità, di sogni, e di umanità

Giovanni Bogani cinemanews

Qualcosa di meraviglioso è più di un film sugli scacchi. È un film di verità, di sogni, e di umanità Dimenticate le inquadrature leziose, i movimenti di macchina che ti lasciano a bocca aperta, le composizioni glamour dell’inquadratura. Qui ci sono volti, a volte corpi – il corpo massiccio di Gerard Depardieu, quelli esili dei ragazzini –, ci sono parole, ci sono speranze e delusioni, c’è la storia di un posto nel mondo conquistato con ostinazione, tenacia, spesso con disperazione. Ci sono gli occhi, gli occhi di Ahmed Assad, il ragazzino che interpreta Mohammad Fahim, promessa degli scacchi e sans papiers, clandestino venuto dal Bangladesh, in bilico fra diventare un campione oppure una vita in caduta libera, una vita abbandonata in un angolo, in una bidonville, un orfanotrofio, uno sbando esistenziale.
 

Qualcosa di meraviglioso (guarda la video recensione) può sembrare, in prima battuta, un film sugli scacchi. Su un bambino che sa giocare bene, e che arriva dal Bangladesh con il padre per incontrare un Grande maestro, per imparare, per provare a vincere. Ma capisci presto che è soprattutto la storia di uno che viene da un altro mondo, e prova disperatamente a trovare un posto in un Occidente dove è facile trasformarsi in un nulla, essere ricacciato fra gli Invisibili. O peggio.
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È un film di verità, e di umanità. La verità dello sguardo di Ahmed Assad, che quando ha girato il film era in Francia solo da sei mesi. Ha imparato il francese un giorno dopo l’altro, proprio come lo imparava il suo personaggio. Lo vedi, che viene da un altro mondo: lo vedi anche nel modo in cui riesce a recitare con Depardieu, che interpreta – magistralmente – un maestro di scacchi vinto, trasandato, con inclinazioni al rimpianto, alla rabbia e alla malinconia. Ahmed riesce a recitare tenendogli testa, senza nessun timore, senza probabilmente pensare neppure per un attimo di essere di fronte a un monumento del cinema francese; tant mieux. 

Gli sguardi sono anche quelli di Isabelle Nanty, non famosissima da noi – era nel Favoloso mondo di Amélie, ma ha anche una sessantina di film all’attivo, e una intensa attività teatrale – che interpreta con partecipe attenzione il ruolo della direttrice/factotum di una scuola di scacchi che sembra, più che altro, una scuola di nerd e ragazzini fragili, ma come vorremmo che fossero i nostri figli, generosi e imperfetti. Ci sono momenti in cui sembra di vedere un film di Ken Loach, con Isabelle Nanty che guida il pulmino della sua piccola Armata Brancaleone di scacchisti fragili verso il torneo. C’è, come nei film di Loach – che stanno, beninteso, in un altro cerchio del Paradiso del cinema – la stessa sensazione che il gruppo, oggi come ieri, può dare forza alle singole vite; la sensazione che da quelli lasciati ai margini del vivere puoi sperare un aiuto; e che solo scintille di umanità e di solidarietà possono impedire a certe vite di perdersi. 

Può perdersi Fahim. Può perdersi suo padre, interpretato da Mizanur Rahaman con composta dignità. Un padre che cerca di portare via il figlio da un Bangladesh turbolento, di scontri e di violenze, per approdare in una Francia che non li accoglie certo a braccia aperte. Il dramma del Bangladesh, in realtà, è solo accennato nella prima parte del film; poi entriamo in scorci di vita quotidiana che ricordano altri interni bengalesi – ma sul versante indiano: quelli della “Trilogia di Apu”, i film sul ragazzino Apu realizzati negli anni ’50 da Satyajit Ray, il più grande regista indiano. Celebrato e amatissimo in Francia; e dunque non è improbabile che il regista di Qualcosa di meraviglioso, Pierre-François Martin-Laval, ne abbia subito la suggestione. 

C’è anche un’altra suggestione, o almeno sembrerebbe bello vederla, nel racconto di Fahim che non ha mai visto il mare: c’è un altro ragazzino che non ha mai visto il mare, nel cinema francese. L’Antoine dei “400 colpi” di François Truffaut. Due vite giovani e inquiete. Alla fine degli anni ’50 con i genitori distanti, che vogliono liberarsi di lui. Oggi, con una madre in Bangladesh e un padre in Francia, che non riescono a tenerlo vicino a sé; c’è sempre un pulmino a portarlo via, e lui con la faccia spiaccicata sul vetro a cercare di ricomporre quello strappo. 

In altri momenti, invece, nelle peregrinazioni di un padre e di un figlio senza lavoro, senza casa, sul filo della precarietà e della miseria, sembra di vedere il padre e il figlio di Alla ricerca della felicità di Gabriele Muccino. Lì Will Smith vendeva improbabili scatoloni per fare diagnosi mediche; qui il padre deve accontentarsi di orridi souvenir della Tour Eiffel da cercare di smerciare ai turisti. 
Se c’è qualcosa che non c’è, in questo film, è l’eco anche lontana di Bollywood, la sua sensualità colorata, i suoi balletti, la sua musica – una suggestione a cui non aveva saputo resistere, per esempio, Danny Boyle in The Millionaire. Se c’è qualcosa che c’è, è la riflessione sui flussi migratori, sulla difficoltà per la gran parte degli abitanti del mondo di poter scegliere dove vivere. 

“Ricordati”, dice Gerard Depardieu al presidente della federazione scacchistica, che nel film si chiama Peroni, “che tuo nonno è venuto in Francia a piedi, senza una lira, con i suoi fratelli, per scappare dal fascismo. Li chiamavano macaronì, quelli come tuo nonno. Ma un muratore gli ha dato una possibilità, di fare l’apprendista. Ha lavorato duro, ha sposato la figlia del muratore. Ha fatto studiare tutti i suoi figli, e i figli dei suoi figli. Ma la generosità non si impara sui libri”. 

La generosità che, ovvio, l’Occidente non è più disposto ad avere verso chi oggi fa la stessa cosa. In fondo, anche il film parla di un’eccezione, di un ragazzino sans papier, ma con un grande talento, con una carta da giocare. Il destino di chi non ha neppure quella carta è ancora più complicato. 

Due parole, solo due, sugli scacchi nel film. “Ci sono più avventure nella scacchiera che in tutti i mari del mondo”, dice il maestro Depardieu. E questa è esattamente la sensazione che prova ogni scacchista, quando gioca e quando pensa al gioco. Il film fa di tutto per darla anche allo spettatore: per far “sentire” che in quelle figure astratte dentro quella specie di cruciverba ci sono vita, e paura, e coraggio, e cuore, e voglia di vivere, e persino di comunicare. Quando Fahim gioca con suo padre, scontrarsi è un atto di comunicazione, e di amore. 

venerdì 29 novembre 2019 - Il regista ci parla del suo film, una storia vera e profondamente toccante su un tema di stringente attualità. Dal 5 dicembre al cinema.

Qualcosa di meraviglioso, Martin-Laval: «Perché Depardieu? È il più grande. Dà ritmo anche al silenzio»

Qualcosa di meraviglioso, Martin-Laval: «Perché Depardieu? È il più grande. Dà ritmo anche al silenzio» Un sapiente mix di commedia e dramma per raccontare una storia vera: Qualcosa di meraviglioso (guarda la video recensione), il cui titolo originale è Fahim, del regista francese Pierre-François Martin-Laval mette in scena l'incredibile avventura del giovanissimo Fahim Mohammad, fuggito dal Bangladesh con il padre e diventato campione di scacchi francese a 12 anni.  
 

Il film è ispirato al libro "Un roi clandestin", l'autobiografia di Fahim Mohammad scritta insieme a Sophie Le Callennec e al suo maestro di scacchi, Xavier Parmentier (scomparso prematuramente nel 2016 per un tumore) e pubblicato nel 2014.
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Fahim e suo padre fuggono dal Bangladesh per rifugiarsi a Parigi. Ottenere l'asilo politico però non è facile, ma il talento non comune per gli scacchi potrebbe facilitare l'intera procedura. Basterebbe diventare campione di Francia. 

Per Martin-Laval il film ha rappresentato una vera scommessa. A cominciare dal cast: “Per questo film ero convinto di prendere attori che non fossero attori” e trovare chi potesse interpretare Fahim con naturalezza non è stato facile, ci sono voluti sette mesi di casting. Ma quello che preoccupava di più il regista era riuscire a coinvolgere Gerard Depardieu

"Avevo conosciuto il vero personaggio Xavier Parmentier, il maestro di Fahim - ha spiegato Pierre-François Martin-Laval - e dal momento che l'avevo conosciuto, pensavo che l'unico che potesse interpretarlo fosse solo Gerard Depardieu. Per cui mi trovavo nei guai... per me è l'attore più grande del mondo, Depardieu è così diverso. .. Lui dà ritmo al silenzio, i suoi silenzi sono incredibili". Il suo timore era che snobbasse il progetto, invece Depardieu ha risposto con sollecitudine alla proposta del regista diventando una delle colonne portanti del film. 

Il resto lo fa una storia di riscatto e integrazione attraverso lo sport. Un'altra preoccupazione di Martin-Laval è che non fossero apprezzate le sue scelte di stemperare i momenti drammatici con altrettante situazioni comiche per lui naturali arrivando dal mondo della commedia (Gaston nel 2018). Ma la sua scelta è stata apprezzata e i duetti tra Depardieu e Isabelle Nanty, l'altra star di Qualcosa di meraviglioso sono tra i momenti più divertenti dell'intera opera. 
 

martedì 26 novembre 2019 - È su una scacchiera che si decide il destino di Fahim, giovane e coraggioso protagonista di Qualcosa di meraviglioso. Da giovedì 5 dicembre al cinema.

Gli scacchi, lo sport perfetto che piace al cinema

Paola Casella cinemanews

Gli scacchi, lo sport perfetto che piace al cinema Che cosa rende il mondo degli scacchi tanto affascinante? E perché il cinema se ne è interessato più volte, facendo degli scacchi un elemento ricorrente, qualche volta di sfondo, qualche volta centro della narrazione? Infine: come mai il gioco degli scacchi è stato spesso raccontato partendo dai giocatori più giovani, come accade nel film francese Qualcosa di meraviglioso (guarda la video recensione), che vede protagonisti un prodigio scacchistico under -12, il suo insegnante e il suo circolo di coetanei?

Cominciamo dall’ultima domanda: gli scacchi sono considerati un gioco educativo per eccellenza, tant’è vero che stanno diventando sempre più spesso oggetto di insegnamento scolastico. Nel 2012 il Parlamento Europeo ha invitato le nazioni facenti parte dell’Unione a inserire gli scacchi come materia curriculare: in Spagna è già una realtà, e anche in Italia ci si sta a poco a poco arrivando. Ad esempio si è appena costituita la Rete europea degli scacchi per promuoverne l’insegnamento nelle scuole primarie europee, una cordata che unisce le forze del C.S.E.N. per l’Italia, la Federazione degli scacchi per la Catalogna, l’Accademia sport e pedagogia per la Lettonia e un dipartimento del Centro Sociale Paraolimpico per il Portogallo.
 

Gli scacchi hanno un altissimo potenziale formativo: tanto per cominciare richiedono un utilizzo sofisticato del pensiero astratto e lo sviluppo avanzato delle coordinate spaziali. Ma hanno anche un valore educativo in tema comportamentale, poiché insegnano la disciplina, l’autocontrollo, la capacità di perdere con dignità e vincere con grazia, il fair play e lo spirito di squadra.
Paola Casella, MYmovies.it
Al cinema gli scacchi insegnati ai giovani sono stati al centro di film di formazione come In cerca di Bobby Fischer o Queen of Katwe, o di storie più problematiche come Fresh e La regina degli scacchi. In Qualcosa di meraviglioso (come in Queen of Katwe, entrambi basati su storie vere) entra in gioco anche l’elemento del riscatto, che raffigura il gioco degli scacchi come un grande equalizzatore sociale.

Fahim, il piccolo protagonista del film di Pierre-Francois Martin-Laval, è infatti un ragazzino bengalese che, fuggito in Francia insieme a suo padre, trova come principale strumento di integrazione la sua grande abilità alla scacchiera. Entrati nel Paese come clandestini senza sapere una parola di francese, padre e figlio riusciranno ad inserirsi nella società parigina grazie a quel talento naturale coltivato in Bangladesh dal padre e poi in Francia da un “padre putativo”, l’allenatore Sylvain, scorbutico e severo, ma capace di trasmettere ai più piccoli la passione e la strategia scacchistica. Non guasta che a interpretare Sylvain sia Gerard Depardieu, che presta la sua fisicità imponente e la sua maschera guascone a un personaggio eccentrico totalmente immerso nell’universo scacchistico, ma in grado di relazionarsi con bambini di ogni provenienza perché per lui conta solo la capacità di giocare, e giocare bene.

“Non c’è sport più violento degli scacchi”, dirà Sylvain al piccolo Fahim, citando il Gran Maestro Garry Kasparov. Ma proprio per questo non c’è miglior palestra di vita: tanto più che la guerra sul tavolo da gioco è combattuta lealmente, sapendo quando (e con quanto dolore) bisogna sacrificare un pezzo importante e quando dichiarare patta, come incassare una sconfitta e come affondare un colpo letale – ma poi stringere la mano all’avversario, e concludere con un: “Bella partita

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