| Titolo originale | Life of Pi |
| Anno | 2012 |
| Genere | Avventura, |
| Produzione | Cina, USA |
| Durata | 127 minuti |
| Regia di | Ang Lee |
| Attori | Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Ayush Tandon Adil Hussain. |
| Uscita | giovedì 20 dicembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,56 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 11 aprile 2017
Tratto dall'omonimo romanzo di Yann Martel (premiato nel 2002 con il Booker Prize), il film segna l'approdo al 3D del pluripremiato regista Ang Lee. Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 5 Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 9 candidature e vinto 2 BAFTA, 9 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Vita di Pi ha incassato 8,4 milioni di euro .
Vita di Pi è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Il giovane Pi Patel è cresciuto con la famiglia a contatto con lo zoo paterno, mescolando fin dall'infanzia sogno e realtà. Quando il padre ha esigenze di denaro e sceglie di trasferirsi in Canada per vendere lo zoo, Pi ancora non può intuire cosa lo attenderà nelle vastità oceaniche. Di fronte a una tempesta terrificante, la nave affonda, lasciando in breve tempo Pi con un'unica compagna di viaggio: la tigre Richard Parker, l'animale più temuto dello zoo paterno. Pi potrà solo fare affidamento alla propria intelligenza per poter sopravvivere e convivere con la tigre.
Ci deve essere qualche ragione recondita per cui il Pi - abbreviazione di un curioso nome di battesimo, Piscine Molitor - Patel di Vita di Pi sia indiano come il Jamal Malik di The Millionaire. Il racconto di formazione del terzo millennio sceglie l'India, forse per il suo contrasto tra i drammi legati alla realtà di vite difficili e il tasso di magia e sogno legato indissolubilmente a quella terra, come paese simbolo per vite distrutte, sofferte, sottoposte a prove indicibili, prima di poter giungere alla necessaria illuminazione/realizzazione. Per guardare al basso, al particulare dell'uomo comune e delle sue vicissitudini, e insieme all'alto, per rispondere a domande che ossessionano l'umanità fin dai suoi albori.
Vita di Pi si candida ad essere, riuscendoci pienamente, film-happening, blockbuster per buongustai, momento di incontro tra il pubblico forse meno smaliziato, ma certamente assetato di storie che invitino a riflessioni più approfondite, e la sua controparte cinéphile, parimenti conquistata dalla visionarietà di Lee o inebriata dal vortice di citazioni che confluisce in una vicenda paradigmatica (il disaster movie di Titanic, rivisitato con la potenza del 3D e l'angoscia di una macchina da presa obliqua e instancabile, una visione disneyana della natura, nei suoi lati meravigliosi e in quelli feroci). Guardare a Vita di Pi come a un romanzo di avventura, tra Conrad, Gordon Pym e Mowgli, o come a un'allegoria sospesa tra mondo sensibile e parabola filosofico-religiosa, non muta il senso di una visione che si presta a una polivalenza e una polisemia proprie di un'epoca sì di semplificazione del linguaggio, ma soprattutto di diversificazione del medesimo. Tutti accontentati: gli orfani di Shyamalan e del finale spiazzante con dubbio fideistico, gli amanti del 3D duro e puro come quelli dell'on the road (o dell'on the sea).
Non pago di essersi cimentato con quasi ogni genere conosciuto (commedia, dramma, wuxia, melò, supereroi) e di essersi aggiudicato un numero di premi quasi pari al numero di film girati, Ang accetta una nuova sfida, adattando il best-seller di Yann Martel, così arduo da immaginare nella trasposizione cinematografica. Missione che il regista compie ricorrendo a un sapiente mix di background personale (molte delle scene in cui la natura primeggia si basano su esterni reali della natia Taiwan) e stato dell'arte della tecnologia, coniugando realtà e computer graphics in un abbacinante viaggio in una realtà inesplorata che si presenta come un terrificante mondo incantato. Tra megattere luminescenti, zoo ricolmi di animali che paiono "caratteri umani", riflessi e giochi di specchi tra mare e cielo scorre un apologo contemporaneo, contaminato (ma non troppo) da un'interpretazione di stampo americano del sentimento e della spettacolarizzazione.
Pi (greco) come la razionalità della scienza, ma anche come simbolo di trascendenza: un ragazzo, Pi Patel, che incarna la sintesi del sincretismo religioso e della curiosità intellettuale di chi non si accontenta della morale comune o di qualcuno che indichi cosa sia giusto e cosa sbagliato (anche se si tratta del padre), in cui convogliare il razionalismo empirista di chi non ha paura di mettere in discussione i dogmi e la (apparentemente contraddittoria) predisposizione alla fede, sotto forma di dialogo univoco con Dio, in cerca di risposte destinate ad arrivare percorrendo sentieri oscuri. In compagnia di Richard Parker, una tigre del Bengala, il cui occhio cela più di un segreto sul destino che unirà uomo e felino nella più surreale delle simbiosi. Metafora dell'esistente o apologo esemplare di come lo storytelling possa aiutare a spiegare anche verità impossibili da accettare e da razionalizzare, Vita di Pi ha tutto quel che si esige da un romanzo popolare, tenero e crudele, nell'era dello scetticismo cosmico.
Il film è la trasposizione cinematografica di "Life of Pi", libro scritto da Yann Martel nel 2001 e vincitore l'anno seguente del Booker Prize. La storia è ambientata a Pondicherry, in India dove il padre di Pi, proprietario di uno zoo, decide di trasferire famiglia e attività in Canada. Durante il viaggio al largo nell'oceano Pacifico la nave affonda e Pi si ritrova unico sopravvissuto su una scialuppa di salvataggio in compagnia di qualche animale e soprattutto di una tigre del Bengala che si chiama Richard Parker. Il resto della storia racconta come si sviluppa il viaggio di Pi e dei suoi compagni per quasi un anno.
Ang Lee approda al 3D per la prima volta e si trova a lavorare senza il fidato collaboratore James Schamus, produttore e sceneggiatore dei suoi più importanti successi. La nuova opera di Lee è molto attesa, soprattutto perché il progetto ha visto la luce dopo quasi dieci anni di controversie, in cui si sono avvicendati vari registi e altrettanti sceneggiatori; il team definitivo, composto da Ang Lee e da David Magee, che ha riscritto lo script nel 2010, comincia le riprese nel gennaio 2011, dopo aver fatto numerosi provini per scegliere il giovane protagonista della vicenda, ruolo assegnato infine all'esordiente Suraj Sharma. La parte di Yann Martel invece era stata affidata a Tobey Maguire ma, dopo aver ultimato le riprese, anche lui è stato rimosso e sostituito da un interprete meno popolare, in linea con la scelta di tutto il resto del cast. infatti la produzione ha visto avvicendarsi prima M. Night Shyamalan, nativo proprio del Pondicherry in India dove inizia la storia di Pi e poi Jean-Pierre Jeunet che avrebbe voluto portarsi con sé Guillaume Laurent, lo sceneggiatore di Il favoloso mondo di Amélie.
Il film è una storia fantastica e magica allo stesso tempo, con animali creati interamente al computer e scene da far trattenere il fiato. Tuttavia da più parti si commenta come Vita di Pi non sia un'avventura fantastica, ma sia più un incubo metaforico dove c'è ben poco di divertente o fantastico. Sarà per questo che ad adattare la storia è stato chiamato, infatti, David Magee, già sceneggiatore di Neverland, film dove aspetti fantastici e vita reale si mescolano di continuo.
Ammetto che sono sempre stato un grande ammiratore di Ang Lee. Ogni suo film ha lasciato in me qualcosa che gli altri registi non sono capaci di fare. Quindi sarebbe una bugia dire che sono entrato in sala con poche aspettattive riguardo Vita di Pi. All'entrata c'era un gruppetto di persone adulte che rideva e scherzava sul fatto che questo film fosse una stupidagine,insomma un uomo vittima di un naufragio [...] Vai alla recensione »
Quasi la negazione del concetto di Autore o la sua ricontestualizzazione alla luce dell'evoluzione che sta vivendo oggi quel che un tempo chiamavamo cinema. In sintesi Ang Lee, regista sfuggente ma sempre presente. Maestro di trasformismo, quintessenza di regista apolide ma capace come pochi altri di cogliere il punto di vista occidentale sulla narrazione e sul sentimento; infine macchina da premi instancabile, tra Oscar, Orsi e Leoni.
Ang Lee, il taiwanese-americano più premiato del cineglobo, può permettersi tutto. Così, mentre in carriera è passato trionfalmente dal genere eccentrico intimista al letterario very english, dal cappa e spada orientale ai kolossal fumettistici, dall'erotico gay a quello etero, con «Vita di Pi» ha deciso di fornirci un saggio concentrato della sua onnipotenza: si prende in carico un bestseller di Yann [...] Vai alla recensione »