Vita di Pi |
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Un film di Ang Lee.
Con Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu.
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Titolo originale Life of Pi.
Avventura,
Ratings: Kids,
durata 127 min.
- Cina, USA 2012.
- 20th Century Fox Italia
uscita giovedì 20 dicembre 2012.
MYMONETRO
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La fattoria degli animali: stimolo di fede
di RenovatioFeedback: 734 | altri commenti e recensioni di Renovatio |
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venerdì 28 dicembre 2012 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Dal negativo alla riscoperta che quanto si ha è già una fortuna. Un viaggio che è una ricerca interiore, all'interno di se stessi, di una fede. Perché la religione è soprattutto un fatto che ha a che fare col proprio io, e allora diventa possibile la coesistenza pacifica di tre fedi in un'unica persona, ancora impegnata in età adulta in altri corsi religiosi. E ancora: la religione è un terreno oscuro, bisogna partire dalla razionalità come base di critica per ricerca la propria strada. Il film razionalmente quindi le tratta tutte e non ne tratta nessuna, per non scadere in facili contraddizioni e polemiche. Anzi, uscendo dalla sala è impossibile non avvertire quel senso di positività nell'illustrazione di un dramma bellissimo. E proprio dagli effetti speciali partiamo, perché sono anche gli ultimi elementi in termini di importanza che il film ci presenta. In questo senso il paragone con Avatar è azzeccato da una parte e non c'entra nulla dall'altra. Perché la fotografia di Claudio Miranda è assolutamente perfetta, da Oscar, e la computer grafica è una cosa che nemmeno il best-seller di Cameroon è capace di raggiungere. Appunto però non è tutto del film. C'è un colpo di scena finale che spegne la favola, fa rivivere il film da una prospettiva diversa, riporta alla memoria la comparsa di un Gerard Depardieu che è sempre mastodontico anche facendo poco. E qui allora le interpretazioni e le discussioni si sprecano: l'isola paradiso terrestre che è la tentazione del materiale di giorno pronto a darti il vuoto di notte, un po' come la nostra triste terra. E tanti animali tutti uguali che solo per non essere offensivi e grotteschi forse non son pecore. E poi appunto, quel finale. Anche mettendo da parte l'elemento religioso tanto basterebbe l'epilogo del film per definirlo un capolavoro, il più bel film dell'anno appena trascorso. Non dobbiamo per forza scervellarci sulla giusta interpretazione, la storia di un uomo che sopravvive "da solo" in mezzo al mare viene raccontata due volte: sullo schermo la prima, nella nostra testa la seconda, suggerita dal finale. E che spettacolo signori.
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