| Titolo originale | Le Déluge |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, Storico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Gianluca Jodice |
| Attori | Guillaume Canet, Mélanie Laurent, Aurore Broutin, Hugo Dillon, Tom Hudson Roxane Duran, Anouk Darwin Homewood, Vidal Arzoni, Fabrizio Rongione, Jérôme Chappatte, Erwin Aureillan. |
| Uscita | giovedì 21 novembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,57 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 25 novembre 2024
I pochi mesi in cui gli ultimi re e regina di Francia con i loro due figli vennero incarcerati in un castello alle porte di Parigi, in attesa di essere giustiziati. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto 4 David di Donatello, In Italia al Box Office Le déluge - Gli ultimi giorni di Maria Antonietta ha incassato 204 mila euro .
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venerdì 27 marzo 2026 ore 22,50 su SKYCINEMA1
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CONSIGLIATO SÌ
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Luigi XVI e Maria Antonietta vengono condotti alla Tour du Temple dove verranno rinchiusi in attesa del processo che poi li condurrà alla morte. Lo scorrere dei giorni fa emergere i diversi atteggiamenti nei confronti di quanto sta accadendo evidenziando i caratteri di ognuno. L'attesa di una fine ineluttabile letta indagando su ruoli pubblici e psicologie individuali. A Luigi XV viene attribuita la frase "Dopo di me il diluvio". Questa sembra poter essere la chiave di lettura di un film coraggioso come quello di Gianluca Jodice.
Il diluvio è la rivoluzione e ciò che essa causa negli atteggiamenti e nelle psicologie della coppia reale e di chi l'accompagna verso quella lama che, prima o poi, taglierà le loro teste. Jodice manifesta coraggio innanzitutto nell'andare a scavare in profondità nelle psicologie di due personaggi storici che appartengono alla cultura francese che sappiamo quanto sia gelosa del proprio patrimonio storico (molto più di alcuni italiani nei confronti di Enzo Ferrari).
Altrettanto coraggio mette in gioco in un film tripartito in cui, in ognuno dei capitoli, utilizza la camera e le luci in maniera diversa ottenendo un risultato estetico di tutto rilievo. La scelta poi di basarsi sui diari di Cléry, valletto del re a cui venne concesso di accompagnare la famiglia reale nella detenzione, offre lo spunto per uno sguardo dall'interno per un film che inizia dove solitamente tutti gli altri che si sono occupati di questo re e di questa regina si avvicinano alla conclusione.
Grazie alle consistenti protesi che lo rendono irriconoscibile Guillaume Canet offre al suo Luigi la possibilità di affrontare con innumerevoli sfumature la trasformazione da maschera a volto. Lo si osservi nella sequenza iniziale quando scende dalla carrozza già prigioniero ma sentendosi ancora re sia nell'incedere che nella possibilità di non usare parole per far valere la propria autorità. Lo si segua poi nei momenti che ce lo mostrano infantile, nei tentativi di negare la realtà per poi osservarne le posture finali.
La Maria Antonietta di Melanie Laurent è distante anni luce da quella di Sofia Coppola. È una donna consapevole del proprio ruolo e della propria distanza dal popolo anche se pronta a pesanti compromessi pur di ottenere quanto ritiene indispensabile. Il suo rapporto con il marito è quello di chi ha saputo quasi da subito che la parola amore non avrebbe fatto parte del lessico familiare e ha compreso che le parrucche elaborate che si indossano all'epoca coprono pensieri che difficilmente si possono condividere.
Ciò che in più colpisce, per l'attenzione con cui sono stati cesellati, sono i rivoluzionari ad ognuno dei quali, anche per i ruoli minori, viene data la caratterizzazione di chi si trova dinanzi a una realtà così inattesa e fuori misura da richiedere comportamenti e reazioni mai sperimentate. La sequenza iniziale, che come composizione dell'inquadratura ricorda il cinema di Eric Rohmer, è emblematica in questo senso. Il procuratore incaricato dal comitato rivoluzionario di accogliere il re al suo arrivo in detenzione ripassa, con numerose incertezze, il discorso che intende pronunciare. Si propone così, sin da subito, un'ulteriore cifra di lettura del film. Ognuno, in quei giorni, deve provare ad imparare un nuovo approccio ad una realtà che corre veloce. Non importa che sia sanculotto o re.
Quando un regista italiano affronta eventi storici in un film, lo fa per rievocare aspetti particolari che lo hanno colpito e motivato a raccontare quella storia. In questo caso, il regista Gianluca Jodice ha scelto di narrare la fase finale della vita di Luigi XVI e Maria Antonietta, re e regina di Francia, poco prima della loro decapitazione e della proclamazione della Repubblica.
In Le Déluge - Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice, Luigi XVI e Maria Antonietta sono due prigionieri in attesa di giudizio. Due regnanti detronizzati costretti a vivere una situazione di passaggio, un interregno, prima che la condanna si compia. I bravi Guillaume Canet e Melanie Laurent sono sepolti rispettivamente sotto strati di trucco prostetico e sotto gigantesche parrucche, con un’aria cadaverica che mostra i segni del loro destino. Soprattutto il ritratto di Maria Antonietta è molto distante da quello tradizionale, più matura, consapevole, anche rabbiosa, di come spesso il cinema l’ha raccontata, a seconda delle stagioni, degli autori o delle autrici che ne hanno fatto il ritratto, del significato che si è voluto dare alla sua esistenza privilegiata e drammatica.
Luigi XVI e Maria Antonietta, rinchiusi nella Tour de Temple, sono in attesa del processo che segnerà la loro condanna a morte. Gli echi della rivoluzione in corso arrivano attutiti, i bambini giocano come se nulla fosse nei giardini, tutto sembra inizialmente riconducibile a una pausa forzata e del tutto temporanea nella routine quotidiana del re e della regina di Francia.