La vie en rose

Film 2007 | Drammatico 140 min.

Regia di Olivier Dahan. Un film Da vedere 2007 con Marion Cotillard, Sylvie Testud, Clotilde Courau, Jean-Paul Rouve, Pascal Greggory. Cast completo Titolo originale: La Môme. Genere Drammatico - Francia, Gran Bretagna, Repubblica ceca, 2007, durata 140 minuti. Uscita cinema venerdì 4 maggio 2007 - MYmonetro 3,36 su 67 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La vie en rose
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Credibile ricostruzione della dura esistenza di Edith Piaf da parte del regista francese, Olivier Dahan. Ha vinto 3 Premi Oscar, Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai Golden Globes. In Italia al Box Office La vie en rose ha incassato 961 mila euro .

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Consigliato sì!
3,36/5
MYMOVIES 3,13
CRITICA 2,74
PUBBLICO 3,82
CONSIGLIATO SÌ
Un ritratto libero e non didascalico della cantante francese Edith Piaf.
Recensione di Matteo Signa
Recensione di Matteo Signa

La pellicola, ambientata in Francia e a Praga, ripercorre i drammi e le gioie di una delle leggende della canzone francese e internazionale, Edith Piaf. Nata nei sobborghi parigini, la diva diventa famosissima fin da giovane. La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare da toni aspri a toni dolcissimi. Molte le sfortune e i fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. La pellicola di Dahan ricostruisce bene una delle sue ultime apparizioni pubbliche in cui appare piccola e ricurva, con le mani deformate dall'artrite e con radi capelli. Solo una cosa era rimasta inalterata e splendida: la sua voce.
Il fatto che il regista abbia preso come spunto iniziale per il film una fotografia della cantante e non la sua musica non ci sorprende affatto. Conferma, anzi, il taglio pienamente cinematografico dell'opera. Partire da questo punto è sinonimo di un omaggio che rifiuta il didascalismo e una ricostruzione strettamente biopic. Il termine corretto è ritratto che, oltre a esaltare il talento artistico della Piaf, si addentra nel cuore della sua complessa umanità. Il regista, pur documentandosi a lungo, ha preferito seguire le proprie idee senza farsi influenzare da qualcuno in particolare (amici, conoscenti) o da letture intraprese.
La scelta di evitare il taglio biografico si sviluppa attraverso un doppio binario. L'ottima interpretazione di Marion Cotillard che fugge qualsiasi tentativo imitatorio e nasconde, sottilmente, il preciso intento di dare alla performance stessa una vita sua, lontana da condizionamenti o costruzioni esterne. In secondo luogo, il regista, consapevole di riduttive letture critiche, ripercorre alcuni dei fatti principali della sua esistenza senza rispettare l'esatta cronologia. Ogni frammento di vita sembra giustificarsi grazie a quello precedente. Il senso delle cose prende quota piano piano lavorando di addendi. Le molteplici facce della diva emergono con una soave naturalezza rendendo facile e scorrevole la lunga visione del film.

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winner
miglior attrice
Premio Oscar
2008
winner
miglior trucco
Premio Oscar
2008
winner
miglior trucco
Premio Oscar
2008
winner
miglior attrice in un film brillante
Golden Globes
2008
Recensione di Stefano Lo Verme

Vita, carriera e passioni di Édith Giovanna Gassion, in arte Édith Piaf: figlia di un saltimbanco, viene cresciuta nel bordello gestito dalla nonna e fin da bambina si esibisce per le strade per non morire di fame. Negli anni '30, grazie alla straordinaria bellezza della sua voce, si afferma come cantante con il soprannome di Môme Piaf, diventando in breve tempo una delle più grandi star dell'epoca.
Nel 1946, Édith Piaf incantava il pubblico di tutto il mondo con La vie en rose, la mitica canzone che sarebbe entrata nel cuore di intere generazioni come il più celebre inno all'ottimismo e alla gioia di vivere; eppure, la vita di Édith Piaf è stata tutt'altro che "rosa". Nata a Parigi da una famiglia poverissima nel 1915, nel corso della sua esistenza la Piaf ha attraversato una lunga serie di sventure: malattie, incidenti, la perdita di un figlio e molte altre disgrazie. Nel 1963, quando è morta, aveva appena 47 anni; eppure, la sua fulminante carriera l'ha consacrata come una delle voci più popolari nella storia della musica, e il suo nome resta legato ancora oggi a numerosi brani indimenticabili. La vie en rose (in originale La Môme), il film biografico sceneggiato e girato da Olivier Dahan, ripercorre appunto le tappe principali nel percorso umano e professionale di Édith Piaf, indagando al tempo stesso sull'origine del segreto della sua arte.
Presentato al Festival di Berlino 2007, il film di Dahan ha riscosso un enorme successo al botteghino, con cinque milioni di spettatori solo in Francia, ha vinto cinque premi César ed ha conquistato le lodi della critica internazionale per il suo ritratto del "passerotto" (piaf): dalla drammatica infanzia trascorsa nei sobborghi più miseri di Parigi fino al riscatto grazie alla magia della sua voce unica. Per concludere con la leggendaria cantante, invecchiata, ricurva, vittima dell'artrite e consumata dalla malattia, durante una delle sue ultime apparizioni sulla scena, poco prima della morte. Diretto bene, recitato benissimo, La vie en rose si attiene alle regole del classico bio-picture cinematografico, con una struttura narrativa che mescola la cronaca della folgorante ascesa della protagonista alle immagini della Piaf nel momento del declino, soffermandosi su alcuni episodi particolarmente significativi: l'incontro con l'impresario Louis Leplée (Gérard Depardieu), le prime esibizioni nei cabaret di Montmartre e l'amore folle e appassionato per il pugile Marcel Cerdan (Jean-Pierre Martins), deceduto in un incidente aereo.
La pellicola accentua il carattere melodrammatico di una trama già di per sé ricca di elementi tragici e si concede qualche eccesso, insistendo sugli aspetti più penosi e sfortunati nella vita della cantante, della quale non esita a rappresentare tutte le sregolatezze (l'abuso di alcool, la dipendenza dalla morfina), gli atteggiamenti da primadonna e la profonda depressione che non avrebbe mai cessato di tormentarla; tuttavia, il film riesce sempre nell'intento di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Tale merito è da attribuire quasi interamente alla superlativa performance di Marion Cotillard, in un'interpretazione che le è valsa il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice; la Cotillard si immerge anima e corpo nel personaggio della Piaf, riuscendo ad esprimerne l'insostenibile sofferenza interiore con un'intensità a dir poco ammirevole. In oltre due ore di durata, ci sono almeno due scene da ricordare: la sequenza in cui la Piaf apprende la notizia della morte di Cerdan, e la sua performance finale in Non, je ne regrette rien all'Olympia di Parigi.

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LA VIE EN ROSE
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 15 giugno 2010
riccardo-87

Oliver Dahan mette qui in scena una delle vite più tormentate e al contempo più intense della storia della musica: la vita di Edith Piaf. La cantante francese è ritratta in maniera estremamente suggestiva in questo film che, facendo anche largo uso della tecnica del flashback, prende in esame la sua vita per intero, dall’età di cinque anni sino alla sua morte, mostrando il percorso che porta Edith [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 maggio 2014
Luca Scialo

Edith nasce in una famiglia povera nella piccola cittadina di Grasse. Il padre lavora nel circo come contorsionista, mentre la madre fa la cantante di strada con scarsi successi. Si curano poco di loro, al punto che il padre la porta in una casa di tolleranza, dove sarà allevata da alcune prostitute. Poi se la riprende, per portarla in giro con sé e qui inizia a cantare per strada.

sabato 15 settembre 2012
kondor17

oscar a Marion Cotillard, strameritato arrivo a questo film tardi, seguendo le "tracce" della Cotillard (Un'ottima annata, Una lunga domenica di passioni, Inception, ecc.), ma a dir la verità sono rimasto un pò deluso, non tanto per la musica in sè della Piaf, quanto per la lentezza ed i buchi della sceneggiatura che lo rendono spesso noioso e macchinoso, ma soprattutto per la inutile melodrammaticità [...] Vai alla recensione »

martedì 2 aprile 2013
Liuk

Difficilmente la biografia di Edith Piaf sarebbe potuta essere raccontata peggio di cosí, con scelte di tempo e di fatti veramente pessime. La narrazione va avanti e indietro nel tempo con flashback e flashforward continui e senza apparente logica. Viene il mal di mare, ma soprattutto non si riesce ad entrare nell'atmosfera e non si viene coinvolti da un personaggio che invece ha avuto una [...] Vai alla recensione »

domenica 29 novembre 2009
-Ary-

il film è meraviglioso, ma la pecca è che hanno fatto un intreccio un po' complicato. Marion Cotillard se lo è meritato il premio oscar. La scena migliore: quella finale! Cosa si può dire di più!

venerdì 31 luglio 2009
Lost876

Il fil vanta di una grande storia, di una grande protagonista e di una musica spettacolare.Il tutto risulta essere a dir poco meraviglioso per non parlare poi della splendida performance da Oscar della grande Marion Cotillard che rende il film unico nel suo genere, anche se a volte devo ammettere è un pò difficile da seguire, ma a parte questo è bellismo.

lunedì 28 gennaio 2013
l_leonardo

Frasi
Dovrebbe annullare il concerto signora Piaf, sta giocando con la sua vita.
E allora? Bisogna pur giocare con qualcosa!
Dialogo tra Edith Piaf (Marion Cotillard) - Il dottore a Dreux (Robert Nebrenský)
dal film La vie en rose
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 12 febbraio 2007
Giuseppina Manin
Il Corriere della Sera

Piaf si nasce, non si diventa. Per provarci bisogna essere un pò temerari o un pò folli. Marion Cotillard, che forse ha entrambe queste virtù, ha tentato la folle scommessa. E ha vinto. Se La Mome (titolo per l' Italia La vie en rose) ieri sera ha aperto la 57ma Berlinale tra applausi e lacrime, è proprio grazie a lei. Capace di entrare nella pelle dolente della leggendaria Edith senza mai eccedere, [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 febbraio 2007
Paolo Mereghetti
Il Corriere della Sera

Olivier Dahan, con La Môme, sembra volersi immedesimare totalmente con il personaggio di Edith Piaf e con la sua straziante esistenza. Chiede all' attrice Marion Cotillard di cancellare la sua bellezza (che aveva fatto perdere la testa a Russell Crowe in Un' ottima annata) e in nome di un' identificazione totale la sottopone a sei ore di trucco quotidiano, insaccandole la testa e deformandole le mani. [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

«Quand il me prend dans ses bras / Qu' il me parle tout bas / Je vois la vie en rose...». Nel dopoguerra la cantavamo tutti, in francese, in italiano e non di rado parodiandola. Ricordo che nei bar milanesi di Brera, dopo le elezioni del ' 48 disastrose per i socialcomunisti, circolava una variante: «Sono andati a quel paese / il Fronte popolar / De Vita e Titta Rosa.

Lea Tommasi
Il Mucchio

Presentato all'ultimo festival di Berlino, La Vie En Rose non si limita a narrare la vita e le vicende di Edith Piaf. C'è qualcosa di più dell'elemento biografico, comunque veritiero e sul quale il regista si è documentato a dovere. È un film ben pensato e intenso, dalla fotografia meritevole e in cui l'uso dei flashback è tutt'altro che canonico: un continuo intrecciarsi di periodi, di frammenti della [...] Vai alla recensione »

Federico Chiacchiari
Nick

"Un film su musica e amore, una bomba tragico-romantica. Argomento francese, interesse internazionale. Un grande film sulla Piaf". Così, in un sintetico messaggio, Olivier Dahan, regista e sceneggiatore (Ghost River, I Fiumi di porpora 2) riassunse per Alain Goldman la sua idea del film. E fu sufficiente per incuriosire il produttore, che però non trovò con altrettanta facilità i capitali necessari [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

C'è voluto un bel po' di humour nero per far uscire la biografia di Edith Piaf col titolo La vie en rose. Tutt'altro che "rosa", la vita della cantante fu costellata d'infelicità e dolori: abbandonata dai genitori, cresciuta in un bordello, afflitta da una malattia che la privava della vista per mesi, alcolista e drogata, Edith perdette l'unica figlia per meningite, il suo grande amore (il pugile Marcel [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Applausi, commozione e un pizzico di stupore. Abituata alle delusioni inaugurali, la sala stampa dell'ultima Berlinale aveva già i fucili puntati. E invece La vie en rose, 140 minuti sulla vita e l'arte di Edith Piaf, si rivelò un esempio, oggi raro, di buon cinema popolare. Il ritratto di una figura leggendaria sbozzato con tratto generoso e rotondo, senza esibire artifici formali invadenti, ma evitando [...] Vai alla recensione »

venerdì 9 febbraio 2007
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Applausi, commozione e un pizzico di stupore. Erano anni che Berlino non azzeccava l'apertura, diciamolo. Invece La môme (La vie en rose) di Olivier Dahan, 140 minuti sulla vita e l'arte di Edith Piaf, è il filmone che ogni festival sogna per l'inaugurazione. Un esempio, oggi sempre più raro, di buon cinema popolare, pieno di ambienti, di personaggi, di sentimenti.

mercoledì 14 febbraio 2007
Massimo Benvegnù
Il Riformista

Sotto un'abbondante nevicata si apre l'edizione 2007 del Festival di Berlino. Dopo aver dato fiato ai numeri (quasi 400 i titoli in programma nelle varie sezioni), tocca ai film, e l'apripista di quest'anno è La môme - La vie en rose di Oivier Dahan, cinebiografia della celeberrima chanteuse parigina Edith Piaf. «La môme» (la piccolina, la ragazzina) era il soprannome affibbiato alla Piaf fin dall'adolescen [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Basta il titolo a dirci che si tratta di Edith Piaf. Ce ne propone il ritratto un regista e sceneggiatore francese non proprio di chiara fama, Olivier Dahan che, almeno nelle intenzioni, ha pensato di voler evitare gli schemi soliti delle biografie cinematografiche alternando fra loro, non sempre in ordine cronologico, gli episodi più salienti della vita della cantante.

Jacques Morice
Télérama

Edith Piaf è un personaggio che può intimidire. Ma Dahan non se ne cura e forza la mano, come fanno a Hollywood. La sua biografia della cantante rafforza la leggenda, rivelando perfino qualche verità sconvolgente, con un’attenzione meticolosa ai dettagli. Un tono lirico che arriva al parossismo, uno sguardo parziale ma preciso: ecco i punti di forza di questo film in cui non è possibile separare la [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Edith Gassion detta Piaf (il Passerotto), nata a Parigi nel '15, morta in Costa Azzurra nel '63, era già stata incarnata sullo schermo da Evelyne Bouix in Edith et Marcel (1983), un film di Claude Lelouch inedito in Italia dedicato allo sfortunato amore della cantante per il pugile Cerdan. La vie en rose di Olivier Dahan allarga il quadro all'intero arco dell'esistenza di Edith, dalla prima infanzia [...] Vai alla recensione »

Raffaella Giancristofaro
Rolling Stone

Finalmente anche Piaf ha la sua impersonator. Si chiama Marion Cotillard, ha 32 anni e dà corpo e volto (ma non la voce) alla Môme dall'adolescenza agli ultimi giorni di vita, con un tour de force non solo di make up. «No more smiles, no more tears» Il film inizia con un'uscita di scena grandiosa e miserrima, come tutta l'esistenza della cantante. Mancava la chiave per illustrarla (come condensare, [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Film TV

«Non credo che l'essere infelici sia un prerequisito per essere grandi artisti, o anche solo artisti. Al contrario, si deve far di tutto per non essere infelici», ha detto Olivier Dahan a proposito della protagonista del suo film, La vie en rose. Protagonista imponente, anche se fragile, e tale da incutere timore a qualsiasi cineasta: Edith Piaf, icona della musica, minuta, nervosa e presto minata [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Olivier Dahan imbocca la via consolidata del biopic, dedicando il suo fastoso, tumultuoso, altisonante La vie en rose a un'icona come Edith Piaf (1915-1963). Il risultato è oggettivamente notevole, ma a un gusto esigente l'immersione in apnea nel mito della mome (ragazzina) apparirà, come spesso accade a questo genere di film, convenzionale, compilativo e in fin dei conti sterile.

Davide Turrini
Liberazione

Difficile sopravvivere nei bassifondi di Belleville, a Parigi, nel 1915. Edith Piaf abbandonata da piccola, cresciuta da una prostituta in un bordello, scampata alla cecità virale, intona all'improvviso una "Marsigliese" da urlo in un teatrino scalcagnato di piazza. Seguono gli angoli della strada, i palchi delle bettole tra magnaccia e ubriaconi, poi finalmente l'impresario Leplée che la lancia nel [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

La vie en rose di Olivier Dahan racconta frammenti della vita Edith Piaf, ben imitata da Marion Cotillard, sempre che sia un'imitazione - non un'interpretazione - che si vuole da un'attrice. Vedere la Cotillard arrancare, anchilosata come la Piaf, sarà un'emozione per chi ha sessant'anni, ma gli altri, al massimo, avranno sentito di lei qualche canzone.

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Meno male che è tutto vero, se no nessuno ci crederebbe. La vita di Edith Piaf soprannominata "la môme" (vuol dire "ragazzetta", ma un corrispondente da Parigi, ignaro di cinema e soprattutto di francese, lo tradusse a orecchio con "la mummia") concentra tante sciagure che un romanziere ne eliminerebbe pudicamente qualcuna. Fu partorita per strada a Belleville, quartiere che oggi fa da sfondo ai romanzi [...] Vai alla recensione »

Antonello Catacchio
Il Manifesto

Quando è morta, nell'ottobre del 1963, senza ancora avere compiuto 48 anni, Edith Piaf sembrava molto più vecchia della sua età. Uno scricciolo dai capelli radi, asciutta, quasi deformata dall'artrite e dai mille impicci di salute. Segni di una vita vissuta intensamente e marchiata dagli eventi. Nata durante la prima guerra mondiale, babbo al fronte, mamma distratta, sballottata ovunque, allevata nel [...] Vai alla recensione »

Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

Rosa proprio per niente. La vita di Edith Piaf, la femme fatale della canzone francese, amica di Montand e Aznavour, fu maledetta nel modo biografico classico degli artisti e il regista Olivier Dahan non fa sconti, anche quando parla dell' infanzia trascorsa in parte tra le affettuose ospiti di un bordello, genere Maupassant-Balzac. E poi la scoperta e il trionfo e la consueta autodistruzione specie [...] Vai alla recensione »

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