Le quattro volte

Film 2010 | Documentario 90 min.

Anno2010
GenereDocumentario
ProduzioneItalia, Germania, Svizzera
Durata90 minuti
Regia diMichelangelo Frammartino
Uscitavenerdì 28 maggio 2010
TagDa vedere 2010
DistribuzioneCinecittà Luce
MYmonetro 3,32 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michelangelo Frammartino. Un film Da vedere 2010 Genere Documentario - Italia, Germania, Svizzera, 2010, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 28 maggio 2010 distribuito da Cinecittà Luce. - MYmonetro 3,32 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un vecchio pastore ammalato conduce con fatica le sue capre al pascolo sui monti della Calabria. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, Il film ha ottenuto 3 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Le quattro volte ha incassato 85,7 mila euro .

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Consigliato sì!
3,32/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,67
PUBBLICO 2,65
CONSIGLIATO SÌ
Il pudore di uno sguardo che osserva una realtà in parte senza tempo.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Un vecchio pastore ammalato conduce con fatica le sue capre al pascolo sui monti della Calabria. La cura che ogni sera beve è data da della terra argillosa che una donna gli consegna nella sacrestia della chiesa dopo averla benedetta e incartata in una striscia di giornale. Una capretta nasce e con fatica muove i suoi primi passi nella vita. Una sacra rappresentazione della Passione di Cristo percorre la via centrale del paese; Un albero della cuccagna viene issato. Il tempo scorre.
Michelangelo Frammartino, a sette anni di distanza da Il dono , torna a leggere e a proporci il volto antico della Calabria. Lo fa con il pudore di uno sguardo che osserva una realtà in parte senza tempo con il desiderio non di proporla retoricamente come modello ma con la voglia di preservare una memoria che rischia di scomparire. L'anziano pastore che si cura con una pozione di terra benedetta la tosse che gli devasta i polmoni non è presentato come un pazzo ignorante. Lo seguiamo invece con affetto condividendone le fatiche quotidiane.
È un cinema sicuramente debitore nei confronti di Piavoli quello di Frammartino soprattutto quando si immerge nella Natura ancora incontaminata dei monti calabri. Sembra quindi quasi di compiere un sacrilegio quando, dinanzi a tanta pulizia e profondità estetica e a una così alta sensibilità di osservazione nasce un quesito. Ci si chiede cioè se in questo mondo arcaico la modernità si sia fermata ai mezzi di trasporto e se, olmianamente, il tempo si sia fermato non consentendo l'arrivo non diciamo di Internet ma del più accessibile dei media: la televisione.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 22 gennaio 2011
Reservoir Dogs

Un pastore malato (Fuda) probabilmente ai polmoni accetta da una sacrestana un "antico rimedio" che cura le malattie con la terra raccolta nella chiesa. Alla morte del pastore, le pecore che l'uomo accudiva saranno seguite da altri che perderanno l'agnello staccatosi dal branco poco dopo la sua nascita (ripresa in diretta). L'abete su cui l'agnello si nasconderà dopo [...] Vai alla recensione »

lunedì 31 maggio 2010
melania

FILM SPERIMENTALE,VORREBBE ESSERE UN FILM DOCUMENTARIO,MA MAL RIUSCITO.lA QUASI ASSEMZA DI SUONI E PAROLE DOVREBBE ESSERE COMPENSATA DA UNA GRANDE POESIA,DA IMMAGINI FORTEMENTE TOCCANTI ED EMOZIONANTI,IL SILENZIO DOVREBBE ESSERE PARLANTE MA NON LO E',SUBRENTA LA NOIA E LA VOGLIA DI LASCIARE LA SALA CINEMATOGRAFICA.SOLO QUALCHE IMMAGINE SUGGESTIVA,PER ESEMPIO QUELLA DEL PICCOLO PAESE DI NOTTE CON LE [...] Vai alla recensione »

martedì 6 dicembre 2011
brian77

bèèèè, bèèè, bèèè le caprette fanno bèèèè, bèèèè il fumo nel cielo autunnale la poesia, oh la Poesia e i pecoroni fofiani (ovis foficus) contano le caprette, sognando il ritorno del cinema poetico-politico

sabato 12 giugno 2010
Kronos

C'è un filo rosso che lega De Seta, Olmi, Piavoli e Michelangelo Frammartino: il suo "Le quattro volte" appartiene a un misconosciuto, affascinante filone naturalistico del cinema italiano, che nel corso del tempo ha partorito gemme come "L'invitata", "I recuperanti", "Lungo il fiume", "Il pianeta azzurro", "Voci nel tempo".. [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 agosto 2013
nicell

Guardatevi In Calabria del grande Vittorio De Seta: le inquadrature di questo film sono copiate pari pari, con l'aggiunta di un'ideuzza per intellettualini.

lunedì 14 giugno 2010
emmeti

Guai a prendersela con la poeticità, con la profondità, col gusto di autenticità. Ma c'è davvero bisogno, per trasmettere questi contenuti, di rinunciare a ogni dialogo, calcare i toni del rapporto matrigno fra uomo e natura, esasperare la lentezza, la ripetitività e perfino la banalità delle occupazioni quotidiane di quello spicchio di umanità [...] Vai alla recensione »

mercoledì 30 giugno 2010
stig65

...scopiazzando De Seta; e con lo stesso sguardo dall'alto in basso....e dieci anni di galera almeno per avere tormentato un agnellino per un giorno intero...gli agnelli non vanno con la mandria. E la legna d'abete non va per il carbone...tagliatelo prima un bosco; e per trasportarlo poi nella polvere di Agosto e mentre i saputelli intellettuali con gli occhi da guardoni vanno al mare di [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 febbraio 2015
luigiuzza

Con "Reality" e "L'Ultimo Pastore" uno dei film italiani più belli degli ultimi anni. Però a differenza degli altri due non per tutti...

venerdì 24 gennaio 2014
stefano capasso

In uno sperduto paesino tra i monti la vta scorre seguendo ritmi naturali scanditi dai suoni prodotti dalla natura e dagli uomini stessi. Il vecchio pastore che ci accompagna nella prima fase, dove seguiamo il ripetersi regolare e metodico dei suoi giorni.Quando una mattina troviamo le capre che entrano in casa, a cercare il loro pastore capiamo che è morto.

venerdì 22 ottobre 2010
giacomogabrielli

Visto in occasione dell'evento "Cannes a Roma", è un film magistralmente diretto da Michelangelo Frammartino (IL DONO). Un capolavoro d'altri tempi come non se ne sono mai visti. Un omaggio alla vita; un pastore, un capretto, un albero, il carbone: ecco i protagonisti del film. Semplice ma immenso, silenzioso ma chiarissimo. IMMENSO | *****

venerdì 28 maggio 2010
Edward Teach

Io ho l'impressione che il signor Zappoli non abbia capito benissimo...e dire che il titolo è abbastanza chiaro..."Le quattro volte"...Insomma se uno non ha capito cosa sono queste "quattro volte" non può rendersi conto che esiste un filo che percorre il film dall'inizio alla fine ossia da sbuffo di fumo iniziale a sbuffo di fumo finale. Il film è il percorso dell'anima da individuato (l'uomo) a spirito [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 giugno 2010
melville1970

E' un film profondo e bellissimo, capace di trasmettere emozioni autentiche. Alcune scene, per esempio quelle sugli animali, sono straordinariamente commoventi. Ovviamente è indicato a spettatori non superficiali.

lunedì 31 maggio 2010
serves

Trovo il film di Frammartino molto bello. Finalmente dietro la pellicola una concezione del cinema. Mi sembra che il suo lavoro inizi come uno splendido lungometraggio con un protagonista di cui seguiamo la storia grazie ad uno stile di ripresa da racconto a messa in scena e finisca come uno splendido documentario. Punto di passaggio di queste due matrici stilistiche forse le piccole capre chiuse nel [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
lunedì 24 maggio 2010
Giancarlo Zappoli

L'immaginario calabrese Michelangelo Frammartino ci regala un'acuta riflessione che si addentra nella gestazione e nei significati della sua seconda creatura cinematografica, Le quattro volte. A sette anni da Il dono, apprezzato documentario anch'esso legato all'anima profonda della Calabria, che Frammartino porta radicata profondamente dentro sé, Le quattro volte offre una visione poetica sui cicli della vita e della natura, si addentra nelle tradizioni che si tramandano uguali a se stesse negli anni, in un luogo senza tempo come un paesino calabrese abbarbicato su alte colline che scrutano [...]

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

«Una visione lirica dei cicli della vita e della natura, delle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo». Un film senza parole con rumori, ispirato, pare, alla scuola pitagorica secondo cui l’essere umano vive quattro vite ed ha quattro componenti (minerale lo scheletro, vegetale la linfa del sangue, animale il movimento e la coscienza del mondo esterno, razionale).

Davide Turrini
Liberazione

Prendiamo a prestito una calzante affermazione altrui: Caulonia per Michelangelo Frammartino è come la Monument Valley per John Ford. L'uomo che si eclissa dentro al paesaggio, al luogo, alla terra diventandone oggetto paritario, poi finendo a bordo quadro, infine fuori campo o fuori vista. Le quattro volte spezza i legami con la classicità antropocentrica del cinema occidentale dialogato, ponendo [...] Vai alla recensione »

Claudio Carabba
Sette

Il rumore non sempre dolce della vita inseguito nello stanco tossire e nell'ultimo respiro di un vecchio pastore, nell’abbaiare di un cane, nei belato di un agnello perduto, nello schianto di un albero abbattuto. Con torte passione il regista insegue il sogno di un cinema estremo, oltre il racconto in prosa. Forse è vero, il dolore ha una voce e non varia. Da Sette, 10 giugno 2010

Paola Casella
Europa

Il vincitore del premio Europa Cinema Label all'ultimo festival di Cannes è un film di difficile definizione: si potrebbe dire un docufiction, perché gli elementi documentari (è girato in un paesino della Calabria senza attori e senza scenografie) vengono "pilotati" per raccontare la storia di quattro metamorfosi – un pastore che diventa un capretto che diventa un albero che diventa carbone.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Un vecchio pastore morente cerca di curarsi bevendo acqua mista alla polvere di una chiesa. Il ciclo della vita si rinnova, ma nel mondo animale (il titolo allude a una teoria pitagorica sui "quattro regni"): nasce un capretto, che vediamo uscire dal ventre materno. Seguono il regno vegetale, con un grande albero issato al centro di un paese della Calabria (e qui Frammartino cita i documentari di De [...] Vai alla recensione »

Francesco Bolzoni
Avvenire

Quello di Michelangelo Frammartino è un nuovo, piccolo caso del nostro mondo cinematografico. Lui vive a Milano, una città che deve parergli un po' estranea anche se vi ha studiato cinema, lavorato nel campo delle installazioni interattive proiettate in video, insegnato nelle scuole, diretto numerosi documentari e nel 2003 Il dono , lungometraggio lodato in diversi festival.

Cristina Piccino
Il Manifesto

Arriva in sala, dopo il bel risultato al festival di Cannes, dove è stato selezionato (e molto amato) alla Quinzaine, con la conquista del premio Europa Cinemas Label - in sostegno alla distribuzione europea - il secondo film del regista di origine calabrese, che è nato e vive a Milano pure se la «sua» Calabria nascosta tra monti e campagne è il set che privilegia.

Cinzia Romani
Il Giornale

Reduce da Cannes, dov'è stato accolto con meritata attenzione, ecco un singolare documentario senza dialoghi né attori né musica. Può essere liberatorio seguire una capretta bianca, mentre s'arrampica sui costoni d'un paesino calabrese, guardando il cielo, o riposando sotto un abete. Ci penseranno i carbonai a segare quel piacevole rifugio arboreo, trasformandolo in carbone.

NEWS
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lunedì 23 settembre 2013
Chiara Renda

Un paese calabrese abbarbicato sulle colline fa da sfondo e da protagonista del film Le quattro volte, opera seconda del milanese Michelangelo Frammartino, che già aveva ambientato il precedente Il dono in Calabria, luogo di nascita dei suoi genitori. [...]

winner
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