| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Paolo Genovese |
| Attori | Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Silvia D'Amico, Rocco Papaleo, Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni. |
| Uscita | giovedì 9 novembre 2017 |
| Distribuzione | Medusa |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,18 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 novembre 2017
Un uomo misterioso siede al tavolo di un ristorante, dal quale accoglie un gruppo di persone in cerca di fortuna. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, 8 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office The Place ha incassato 4,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Lui è seduto sempre allo stesso posto. Non importa a quale ora del giorno e della notte, lo troverete sempre lì, all'angolo di un ristorante, allo stesso tavolo, con un quaderno in mano. Qualche volta ci scrive delle cose, qualche altra le legge. Non sappiamo niente di lui, chi lo viene a cercare sa soltanto che è capace di esaudire desideri. Tutti i desideri: ricchezza, bellezza eterna, fede, sesso, salute, speranza. Alcune richieste sono semplici, altre più singolari ma tutte hanno un prezzo e il prezzo da pagare non è mai senza conseguenze. Angelo? Demone? Affabulatore? Psicologo? Filantropo? Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una 'buona' azione. Vogliamo tutti qualcosa. È il desiderio a farci umani, a fare di noi quello che siamo. È una sorta di verità generale, di parametro intangibile, atemporale, universale. L'assenza di desiderio, qualunque cosa sia, non esiste. Perché altrimenti verremmo al mondo?
Finché c'è desiderio, c'è la vita. Ma fino a che punto siamo disposti a spingerci per avere quello che vogliamo? Quello che vogliamo senza problemi ma mai senza conseguenze, ci rammenta l'uomo col quaderno che realizza desideri aprendolo e assegnando un compito all'occasionale avventore.
Nove personaggi che si avvicendano rapidi consumando un caffè e masticando fantasie, ambizioni, rimpianti. Hanno a disposizione una manciata di minuti, il tempo di formulare il desiderio, di definirne i contorni, precisarne il senso e la portata. Poi ricevono un compito da svolgere nel fuori campo. Il ritmo è sostenuto eppure quieto, niente accade se non il dialogo. Alcuna azione, alcuno sviluppo, alcuno atto esteriore. Tutto passa sul corpo degli attori, tutto si svolge in un interno, tutto riposa sulla suggestione. La dimostrazione del 'compito' scorre nelle conversazioni, nei confronti, nei dettagli che i personaggi riferiscono al loro unico interlocutore. E i loro dubbi, le loro esitazioni impattano lo spettatore più di un'azione in campo perché niente è più angosciante dell'immaginazione. Appassionato franco di interni (borghesi), Paolo Genovese sceglie di nuovo l'unità di luogo e di azione e adatta smaccatamente la serie straordinariamente minimalista di Christopher Kubasik (The Booth at The End). Serie che asseconda la sua naturale vocazione per un cinema teatrale.
A immagine di Perfetti sconosciuti, The Place sperimenta una scrittura filmica che conserva il teatro come spettacolo vivo, facendo respirare la finzione e la performance, lasciando conversare l'immagine teatrale, che si offre senza limiti allo sguardo, e il quadro cinematografico, che costringe il punto di vista. Convertito il salotto in ristorante, i suoi attori vivono il set come vivrebbero la scena, sono le loro performance a organizzare lo spazio, costruendo il proprio personaggio davanti alla macchina da presa.
Gravitanti intorno ai contenuti dei loro cellulari o all'orrore dei loro desideri, si fanno catalizzatori privilegiati di un accadimento, che per quanto registrato e consegnato per sempre alla dimensione del passato, si produce materialmente davanti agli occhi dello spettatore. Genovese concede loro una libertà di movimento più teatrale che cinematografica. Sono loro il marker che dà senso a uno spazio, che lo disegna e lo rende coerente proprio come accade a teatro con un gesto, un passo, un semplice movimento, sono loro ancora a svolgere da sé il ruolo che spesso è affidato a soluzioni di montaggio o a scelte registiche volte alla costruzione dello spazio filmico. Seguendo geometrie precise che li muovono dalla porta d'ingresso di una tavola calda al tavolo dell'uomo che non gli dirà mai il suo nome, in un crescendo di scontri e confronti che sfociano in una soluzione allargata, collettiva. Ma agli attori, tutti credibili a partire dal protagonista misterioso di Valerio Mastandrea che compone una performance 'minima', senza muoversi mai dal tavolo dove è costretto, con un'economia ridottissima di gesti, non corrisponde questa volta un'idea di messa in scena personale.
Genovese, sedotto come tutti dallo script originale gli soccombe senza riuscire a concepire un film che stia a sé rispetto al suo illustre referente. Non mancano i tentativi di dislocare col diner anche lo sfondo sociale, introducendo lo scarto, sottile ma efficace, che richiama l'emergenza del femminicidio in Italia, attraverso la storia del poliziotto di Marco Giallini che incrocia quella drammatica di Vittoria Puccini. Ma non basta. The Place non 'eccede' mai il suo punto di partenza, non aggiorna la sua tesi estetica ma la serve passivamente. Diversamente dal desiderio dei suoi personaggi, tutti compresi a interrogarsi sulle modalità pratiche per riuscire nell'impresa che testerà la loro umanità, l'idea e le ipotesi di Paolo Genovese non diventano un piano.
"Che cosa saresti disposto a fare per ottenere quello che vuoi?". È più o meno questa la grande sfida con cui The Place ti attira in sala. Una domanda forte, che cominci a farti anche tu. E allora pensi: vediamo come la risolvono i personaggi interpretati da quel fortissimo cast; finalmente un film coraggioso, andiamo! Ecco, niente di più sbagliato: quella domanda è [...] Vai alla recensione »
Il Kammerspiel è una forma di teatro ideata dal tedesco Max Reinhardt, grande inventore, all'inizio del secolo scorso. Trattasi di un solo ambiente, chiuso, in cui agiscono pochi personaggi. The Place presenta una variazione, non decisiva: i personaggi entrano ed escono dall'ambiente. Ci sono "kammerspiel" recenti, di qualità, come Perfetti sconosciuti (guarda la video recensione), dello stesso Genovese, e soprattutto Carnage, rigoroso in assoluto nel concetto "teatro da camera", di Polanski. Se ti giochi tutto sulla parola, il testo deve essere all'altezza. E dico subito che nel film di Genovese lo è. Non si può non citare la derivazione, che è la serie televisiva americana The Booth at the End: lo schema è esattamente quello. Altra premessa: The Place non è un film "italiano", la vicenda potrebbe vivere in tutte le città. Ottimo.
Un tale senza nome è seduto a un tavolo di un ristorante modesto, e riceve delle persone. È in grado di realizzare i loro desideri, ma c'è un prezzo da pagare.
Una suora ha perso la fede, ebbene per ritrovarla dovrà avere un bambino; un cieco, per riavere la vista dovrà violentare una donna; un padre, per far guarire suo figlio malato dovrà uccidere una bambina. E così via. Sono nove le vicende che finiranno per intrecciarsi. Ma chi è il "tale", che apre e chiude continuamente un'agenda dove legge e scrive? È il diavolo, un mistico inquietante, un imbroglione con carisma? O è dio? Non intendo entrare nelle letture filosofiche, mistiche o simboliche. O letterarie (a partire dal Faust), non c'è spazio. Starò ad alcune sintesi. Una mi sembra decisiva: quando il soggetto decide di non stare al gioco del "tale", gli si oppone scombinando il suo disegno e la sua (onni)potenza può essere un segnale a sua volta potente: gli umani sono migliori di dio. Un'idea come un'altra. Altra considerazione: fra i modelli non ci sono l'omosessuale e lo straniero di colore: scelta ardita in questa epoca, gli autori devono aver lungamente dibattuto.
Negli ultimi anni una squadra di attori si sta facendo avanti in formazione compatta, interpretando film dalla struttura corale ben orchestrata. No, non stiamo parlando della manciata di interpreti, spesso provenienti dalla televisione o dal cabaret (o peggio, dal cabaret televisivo), che popola da anni le commedie dei "telefonini bianchi". Parliamo di quel gruppo legato da affinità artistiche e da un'amicizia decennale che ha trovato la sua vetrina principale negli ultimi film di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti (guarda la video recensione) e The Place.
Valerio Mastandrea, Marco Giallini e Alba Rohrwacher appaiono in entrambi i film, ma anche il resto del cast - Edoardo Leo, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston e Kasia Smutniak per Perfetti sconosciuti; Sabrina Ferilli, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Vinicio Marchioni e Silvia D'Amico per The Place - lavora in sinergia dentro e fuori dal set.
Ricordate la banda Salvatores negli anni Ottanta e Novanta? Ecco, oggi intorno ad alcuni autori - Genovese, ma anche Massimiliano Bruno, Sydney Sibilia o lo stesso Edoardo Leo regista - si è creata una squadra che non solo si interfaccia a livello di recitazione, ma contribuisce al progetto in fase di sceneggiatura, talvolta partecipando anche alla produzione, e formando una sorta di factory creativa di quelle che erano a lungo mancate al cinema italiano.
Lui è seduto sempre allo stesso posto. Non importa a quale ora del giorno e della notte, lo troverete sempre lì, all'angolo di un ristorante, allo stesso tavolo, con un quaderno in mano. Qualche volta ci scrive delle cose, qualche altra le legge. Non sappiamo niente di lui, chi lo viene a cercare sa soltanto che è capace di esaudire desideri. Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una 'buona' azione. Vogliamo tutti qualcosa. È il desiderio a farci umani, a fare di noi quello che siamo. È una sorta di verità generale, di parametro intangibile, atemporale, universale. L'assenza di desiderio, qualunque cosa sia, non esiste. Perché altrimenti verremmo al mondo?
«Ognuno di noi quando ha bisogno di fare una scelta profonda ha qualcosa come riferimento [...] ognuno si confronta con qualcuno, con qualcosa, e Valerio [Mastandrea, ndr] rappresenta quei diversi qualcuno o qualcosa a cui ognuno di noi fa riferimento quando cerca un tema morale profondo».
A poche ore dall'uscita del film, al cinema da domani, Alessandra Vitali intervista il regista Paolo Genovese e Valerio Mastandrea, che in The Place ha il ruolo misterioso del deus ex machina, il motore (immobile) di una storia che coinvolge 10 personaggi interpretati da altrettante star del cinema italiano: Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Silvia D'Amico, Rocco Papaleo, Giulia Lazzarini e Vinicio Marchioni.
Ancora una volta perfetti sconosciuti. Unità di spazio e un gruppo di attori - alcuni in stato di grazia (Borghi, Mastandrea, Giallini) - che affrontano i loro demoni. Un uomo stanco - attento ai dettagli - offre soluzioni per tutte le tasche e a poco prezzo, se si accetta di stare al gioco. Quanto vale la tua anima? Il regista se la gioca a tutto campo: piuttosto che andare sul sicuro, tenta la carta [...] Vai alla recensione »