Attori-recitazione-ruolo
Anche qui devo fare una selezione, dovrò omettere, ma tutti gli attori sono all'altezza. Valerio Mastandrea è il "tale". Non possiede la grazia aggiunta di un Servillo o di un Germano, ma è quasi perfetto, ci mancherebbe, non gli manca l'esercizio essendo presente in quasi tutti i film italiani. Alba Rohrwacher è... Alba Rohrwacher, che faccia la suora, come qui, o la figlia, la sorella o tutti i ruoli, è sempre lei. Certo più che corretta. Marco Giallini fa il poliziotto tormentato, si preoccupa di modulare un'espressione, di occhi, di rughe, per ogni parola. Eccede. E poi, almeno io, capisco una parola ogni tanto di quelle che dice.
Mantiene il registro teatrale anzi "Piccolo-teatrale", il più alto, che non aderirebbe a quest'opera, ma non è lei che deve adattarsi al kammerspiel, è il kammerspiel che deve adattarsi alla Lazzarini. Moretti, in Mia madre, l'aveva tenuta su un registro puramente da cinema e lei si era adattata. Qui, insegna. Sabrina Ferilli, meno romana del solito, funziona: c'è del mistero nel suo ruolo, sarebbe una semplice e infelice cameriera, ma poi si rivela quella che tiene testa al "tale", e prevale su di lui. Silvio Muccino, febbrile e angosciato non è più il ragazzo "giovane Holden" ma un attore completo. Alessandro Borghi fa il cieco. Per tecnica e appeal è il migliore, la mia personale coppa Volpi l'assegno a lui. L'obiezione potrebbe essere: è favorito dal ruolo di menomato, come quelli del piede sinistro o di rain man che portarono un Oscar. Ma Borghi sorpassa anche questo vantaggio. Faccio i nomi degli altri: Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni. Ribadisco, tutti all'altezza.