Perfetti sconosciuti

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Un film di Paolo Genovese. Con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea.
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Commedia, Ratings: Kids+13, durata 97 min. - Italia 2016. - Medusa uscita giovedì 11 febbraio 2016. MYMONETRO Perfetti sconosciuti * * * 1/2 - valutazione media: 3,53 su 124 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,53/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * 1/2 -
Il film è stato scritto dallo stesso regista insieme a Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello.
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primo piano
Una "cena delle beffe" che guarda all'attualità e vanta una scrittura precisa, disincantata e comica al punto giusto
Paola Casella     * * * 1/2 -
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TROVASTREAMING

Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell'altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. E la parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l'utilizzo "ludico" dei nuovi "facilitatori di comunicazione" - chat, whatsapp, mail, sms, selfie, app, t9, skype, social - a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui (quasi) tutti affidano i propri segreti a quella scatola nera che è il proprio smartphone (o tablet, o pc) credendosi moderni e pensando di non andare incontro a conseguenze, o peggio ancora, flirtando con quelle conseguenze per rendere tutto più eccitante. I "perfetti sconosciuti" di Genovese in realtà si conoscono da una vita, si reggono il gioco a vicenda e fanno fin da piccoli il gioco della verità, ben sapendo che di divertente in certi esperimenti c'è ben poco. E si ostinano a non capire che è la protezione dell'altro, anche da tutto questo, a riempire la vita di senso.
Paolo Genovese affronta di petto il modo in cui l'allargarsi dei cerchi nell'acqua di questi "giochi" finisca per rivelare la "frangibilità" di tutti: e la scelta stessa di questo vocabolo al limite del neologismo, assai legato alla delicatezza strutturale di strumenti così poco affidabili e per loro stessa natura caduchi come i nuovi media, indica la serietà con cui il team degli sceneggiatori ha lavorato su un argomento che definire spinoso è poco, visto che oggi riguarda (quasi) tutti. Per una volta il numero degli sceneggiatori (cinque in questo caso, fra cui lo stesso Genovese, senza contare l'intervento importante degli attori che si sono cuciti addosso i rispettivi dialoghi) non denota caos e debolezza strutturale, ma sforzo corale per raccontare una storia che è intrinsecamente fatta di frammenti (verrebbe da dire di bit, byte e pixel), corsa ad aggiungere esempi sempre più calzanti tratti dal reale.
Il copione lavora bene sugli incastri e sugli snodi narrativi che rimangono fondamentalmente credibili, instilla verità nei dialoghi (che certamente verranno riecheggiati sui social e nelle conversazioni da salotto, perché questo fanno certe "conversazioni": l'eco), descrive tipi umani riconoscibili. Il cast, anch'esso corale, fa onore al testo, e ognuno aggiunge al proprio ruolo una parte di sé, un proprio timore reale. Perché questa società così liquida da tracimare di continuo, sommergendo ogni nostra certezza, fa paura a tutti, e tutti ne portiamo già le cicatrici, abbiamo già assunto la posizione del pugile che incassa e cerca di restare in piedi (o sopravvivere, come canta il motivo di apertura sopra i titoli di testa).
Il tono è adeguato alla narrazione: non melodrammatico (alla L'ultimo bacio), non romanticamente nostalgico (alla Il nome del figlio), non farsesco, non cinico, ma comico al punto giusto, con sfumature sarcastiche e iniezioni di dolore. Questa "cena delle beffe" attinge a molto cinema francese e americano, ma la declinazione dei rapporti fra i commensali è italiana, con continui riferimenti a un presente in cui il lavoro è precario, i legami fragili e i sogni impossibili. La scrittura è crudele, precisa, disincantata, e ha il coraggio di lasciare appese alcune linee narrative, senza la compulsione televisiva a chiudere ogni scena. C'è anche una coda alla Sliding Doors che mostra come il "gioco" (prima che diventi al massacro) sia gestibile solo con l'ipocrisia e l'accettazione di certe regole non scritte: ed è questa la strada che più spesso scelgono gli esseri "frangibili".
Quello che ancora manca, a ben guardare, è quella profondità abissale, quella vertigine di consapevolezza regalata agli spettatori senza preavviso dal miglior cinema italiano, su tutti quello di Ettore Scola (non a caso anche qui c'è una terrazza). Ma questa non è colpa degli sceneggiatori o del regista, è segno dei tempi, giacchè la "frangibilità" delle identità e dei rapporti consente al massimo la rivelazione di qualche doppiofondo, non quella sospensione sull'orlo dell'abisso che, come canta il bardo della nostra epoca inconsistente, "non è paura di cadere ma voglia di volare".

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Premi e nomination Perfetti sconosciuti

premi
nomination
Nastri d'Argento
3
4
David di Donatello
2
8
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Finalmente un bellissimo film..

venerdì 12 febbraio 2016 di Pfei69

Veramente bello. Erano anni che non vedevo un film così, tutto azzeccato, idea, sceneggiatura, interpretazione. L'idea è buona pur non essendo originalissima ma poi tutto si svolge in maniera brillante ed azzeccata. Alcune coppie si ritrovano per una cena a casa di una di loro, l'arrivo di qualche sms su di un cellulare ed ecco che il film si accende ruotando attorno ai loro smatphones o meglio attorno alle chiamate o messaggi che arriveranno durante la cena ai loro terminali . E qui il film prende continua »

* * * * *

Imperdibile!

domenica 14 febbraio 2016 di fabriziog

 Erano anni (a parte il Premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino) che nelle sale italiane non approdava un film di autentico valore artistico e contenutistico. “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese avrebbe bisogno di un saggio o, magari, di un piccolo trattato, per poter essere approfondito sino ai minimi dettagli . Credo sia elevata la possibilità che vinca il David di Donatello. A differenza della cinematografia statunitense, quella italiana tende ad analizzare continua »

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“second life” ovvero “vita reale e quotidiana”

venerdì 29 aprile 2016 di ANDREA GIOSTRA

 "Perfetti Sconosciuti" (2016) di Paolo Genovese – recensione di Andrea Giostra.   Introduzione: Ho visto il film di Paolo Genovese, "Perfetti Sconosciuti", il secondo o il terzo giorno di proiezione nelle Sale italiane! Sono andato al Cinema da solo e me lo sono gustato tutto d'un fiato. Quando i titoli di coda hanno cominciato a scorrere ho pensato: «Se questo Film stasera l'avesse visto Woody Allen si sarebbe mangiato le dita e senza continua »

* * * * -

Perfido, amaro e brillante

domenica 14 febbraio 2016 di robroma66

Come diceva Marquez, ognuno ha tre vite: una privata, una pubblica e una segreta. Immaginate: una sera a cena a casa di amici si decide, per gioco, di condividere con tutti i presenti i contenuti del proprio cellulare. L'effetto per i sette amici di lunga data -protagonisti del film- è dirompente, scompagina le loro vite, rimescola le carte. Questi i commensali in questione: un chirurgo (Luca, Marco Giallini) e la moglie psicanalista (Eva, Kasia Smutniak); una coppia recente e molto continua »

Rocco (Marco Giallini)
- "Però una cosa importante l'ho imparata."
- "Cosa ?"
- "Saper disinnescare."
- "Cioè ?"
- "Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti. Io non voglio che finiamo come Barbie e Ken: tu tutta rifatta e io senza palle."
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Rocco (Marco Giallini)
- "Però una cosa importante l'ho imparata."
- "Cosa ?"
- "Saper disinnescare."
- "Cioè ?"
- "Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti. Io non voglio che finiamo come Barbie e Ken: tu tutta rifatta e io senza palle."
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Lele
"So frocio solo da du ore e già m'è bastato…"
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DVD | Perfetti sconosciuti

Uscita in DVD

Disponibile on line da mercoledì 8 giugno 2016

Cover Dvd Perfetti sconosciuti A partire da mercoledì 8 giugno 2016 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese con Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta. Distribuito da Warner Home Video. Su internet Perfetti sconosciuti (Blu-ray) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 12,74 €
Prezzo di listino: 16,99 €
Risparmio: 4,25 €
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FOCUS | Genovese, come molti registi italiani ultimamente, mette in atto un incontro claustrofobico tra amici, con il merito di affiancare facce comiche a volti da cinema d'autore.

Cinema chiuso in una stanza

domenica 14 febbraio 2016 - Roy Menarini

Cinema chiuso in una stanza Fanno quasi tenerezza, i protagonisti di Perfetti sconosciuti, quando accusano gli oggetti tecnologici di aver modificato in peggio la loro vita. A volte sembra anche la tesi del regista, Paolo Genovese, ma non possiamo saperlo, visto che le frasi in questione sono messe in bocca a personaggi che sortiscono una magra figura. Fanno tenerezza perché si tratta della classica giustificazione demagogica per giustificare i propri limiti: tutti i segreti che via via vengono a galla a causa di messaggini e chiamate sarebbero comunque emersi nel giro di poco tempo grazie a indiscrezioni, chiacchiere, pettegolezzi e passi falsi (non si parlava infatti di villaggio globale, all'inizio dell'era tecnologica?).

Se una cena fa scoppiare vizi, virtù e convenzioni del moralismo all'italiana

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Nell'arco di un anno o poco più ne abbiamo visti almeno tre di film italiani fondati sul medesimo stereotipo. Dobbiamo parlare di Sergio Rubini, I nostri ragazzi di Ivano De Matteo e Il nome del figlio di Francesca Archibugi. Stessa convenzione della cena come detonatore e rivelatore, stessa opposizione tra tipologie di personaggi, negli ultimi due casi persino gli stessi attori, Alessandro Gassmann e Luigi Lo Cascio, a interpretare la stessa opposizione: il superficiale, chiassoso, cialtrone, grossolano, trafficone e materialista ma molto simpatico, e l'intellettuale, moralista, rigoroso ma molto antipatico, il primo col cuore che batte a destra il secondo a sinistra, salvo contraddizioni e ribaltamenti di posizione etica prima che politica clamorosi. »

Un grande Genovese svela i segreti degli amici

di Maurizio Acerbi Il Giornale

Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta» affermava, a ragione, Gabriel Garcia Marquez e ragionando su questa sacrosanta constatazione Paolo Genovese ha cotruito una delle commedie italiane più divertenti, ben recitate e ricche di trovate degli ultimi anni. Una sorpresa inaspettata perché raramente, anche dalle parti di Hollywood, si era vista una sceneggiatura così brillante (scritta a dieci mani), senza cali di ritmo, capace di alternarsi tra grottesco e drammatico in maniera impeccabile, con sorpresa finale davvero imprevedibile. »

Poveri noi: falsi, scoperti dalla sim card

di Claudio Trionfera Panorama

Metti, una sera a cena. Sette amici. Tre coppie e un single. E un «gioco» che irrompe inaspettato, rovinando l'incantesimo di una notte fatta per vedere un'eclisse lunare. Ciascuno mette in tavola il proprio cellulare giocando a carte scoperte, messaggi e telefonate senza segreti. L'idillio conviviale si spezza. Frantumando matrimoni, fertilizzando sospetti, rivelando tradimenti e armadi debordanti di scheletri. L'eclisse, ìl telescopio, il cellulare, le verità nascoste, l'autentico e il contraffatto, il volto e la maschera, distesa di simboli e di icone per raccontare che nulla (e nessuno) è come sembra e che le vere identità sono chiuse nelle sim card. »

Quegli scheletri dentro il cellulare

di Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Cena con delitto. Il morto? La privacy. Arma del delitto, il telefonino. Fa piacere incontrare una volta ogni tanto una commedia italiana dotata di equilibrio tra satira sociale, struttura di scena, coralità. Superato l'improbabile accordo per un gioco al massacro (chi ci starebbe, veramente, a mettere per due ore il suo telefono alla mercé di moglie e amici intimi?), tre coppie ricevono sui cellulari sms, foto e telefonate disponibili a tutti. La sceneggiatura (cinque firme come ai tempi di De Sica e Risi, a partire dal regista) inchioda i personaggi in cerca di sotterfugi e vie d'uscita, lasciando mano libera allo svelarnento di debolezze, tradimenti, pregiudizi e ipocrisie trasversali, tra maschi e femmine. »

Perfetti sconosciuti | Indice

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