Rorret

Film 1988 | Horror +13 92 min.

Regia di Fulvio Wetzl. Un film con Massimo Venturiello, Lou Castel, Anna Galiena, Patrizia Punzo, Enrica Rosso. Cast completo Genere Horror - Italia, 1988, durata 92 minuti. Uscita cinema giovedì 23 maggio 2024Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,23 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 23 maggio 2024

Consigliato sì!
3,23/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,46
CONSIGLIATO SÌ
Interessante e originale riflessione sul rapporto tra l'orrore dei film e quello della realtà.
Recensione di Rudy Salvagnini
giovedì 23 maggio 2024
Recensione di Rudy Salvagnini
giovedì 23 maggio 2024

Rorret è un film del 1988, lungometraggio d'esordio di Fulvio Wetzl, un regista dalla carriera molto varia e interessante, che si sarebbe poi dipanata in direzioni assai diverse. Si tratta di un film curioso e particolare, degno certamente di una riscoperta.
Carlo Modena (Massimo Venturiello) risponde a un annuncio per un proiezionista alla nuova sala cinematografica Peeping Tom. Joseph Rorret (Lou Castel), proprietario del cinema, lo assume perché è stato l'unico tra gli aspiranti a restare nonostante lui non si fosse fatto vivo all'appuntamento e a entrare nella sala cinematografica vuota. Carlo accetta l'incarico, ma è perplesso: Rorret si comporta infatti in modo molto strano e tutta la trattativa viene svolta per telefono, dato che il misterioso datore di lavoro non vuole farsi vedere. Il cinema è specializzato in film dell'orrore e Rorret, non visto, spia le reazioni del pubblico in sala durante le scene più violente. Ma non si limita a questo: individuata in platea una donna attraente che litiga con il partner, la segue sino a casa per vedere dove abita. Poi le telefona di notte, corteggiandola. Sheila (Rossana Coggiola), la donna, dapprima è impaurita, poi ammaliata e accetta di incontrarlo. Ma Rorret, che le ha dato un nome falso, ha strane idee e non esita a metterle in pratica.

Interessante e originale riflessione sul rapporto tra l'orrore dei film e quello della realtà, presenta un personaggio centrale ambiguo e insolito che, grazie anche all'interpretazione quietamente minacciosa e carismatica di Lou Castel, emerge con forza.

Il contesto estetizzante e ricercato in cui il personaggio si muove raggela il dramma, evidenziandone nel contempo il contenuto "filosofico". Il risultato è interessante anche se non del tutto riuscito. Il film infatti non evita una certa ripetitività delle situazioni e le motivazioni dei personaggi secondari sono talvolta poco coerenti e credibili: le donne che Rorret, non certo un affascinante conquistatore, avvicina gli aprono subito le braccia; Sara, la fidanzata di Carlo, invece diffida di Rorret oltre misura anche se questi, tutto sommato, per quanto la riguarda, s'è solo limitato a non farsi vedere. E certe figure di contorno sono macchiette poco riuscite (la mamma di Sheila, per esempio, rappresenta una digressione superflua).
C'è in sostanza uno scarto qualitativo tra le scene in cui compare Rorret e quelle in cui è invece assente, che risultano talvolta un po' banali. Ma quando Rorret è in scena - e lo è molto spesso - c'è sempre una sottile tensione che anima la vicenda e la rende genuinamente inquietante, profonda e anche capace di affrontare in modo per nulla banale il significato della paura, una paura che respinge e al tempo stesso affascina e quindi attrae. L'iniziale viaggio sulle montagne russe è un significativo tour de force nella psicologia del protagonista che dice molto con pochissime parole. "La paura è stata bellissima. Mano a mano è cresciuta, è esplosa e si è fatta terrore" commenta quasi sorpreso di se stesso Rorret al termine del viaggio ed è quasi inutile sottolineare come di fatto molto horror sia in sostanza un vero e proprio viaggio nelle montagne russe della paura. Curiosi e riusciti anche filologicamente i film nel film, proiettati al Peeping Tom (richiamo al titolo originale de L'occhio che uccide di Michael Powell), tra cui Blood in the Shower, suggestiva rielaborazione di Psycho, e una versione proprio de L'occhio che uccide, ma non mancano riusciti richiami anche ad altri classici come Suspense (la versione di Jack Clayton dal "Giro di vite" di Henry James).

Il gioco cinefilo che ne consegue non è per nulla fine a se stesso, ma è anzi funzionale alla storia e alla riflessione che induce. Nel finale questo gioco di specchi si fa ancora più complesso in un insieme di rimandi e citazioni sofisticato e forse un po' troppo cerebrale. Se Lou Castel, in un ritratto da perfetto weirdo, domina incontrastato, nel cast si vedono con piacere il sempre bravo Massimo Venturiello e Anna Galiena.
Notevole anche l'intensa prova di Patrizia Punzo in un ruolo cruciale. In un piccolo ruolo anche Sebastiano Somma, all'epoca divo dei fotoromanzi alle soglie di una lunga carriera tra cinema e televisione.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 19 marzo 2024
MONFARDINI ILARIA

 Già il titolo è una genialata: Rorret, che letto al contrario dà Terror. Il regista Fulvio Wetzl ci introduce subito a quella che sarà la caratteristica principale di questa sua opera prima: l’ambiguità. Pare incredibile tutto quello che vediamo, in questo giallo/thriller classe 1987, e fino alla fine non si sa con certezza cosa sia reale e cosa sia invece [...] Vai alla recensione »

giovedì 18 aprile 2024
nuovissimo millefilm

Il signor Rorret è il proprietario di un cinema che programma esclusivamente film dell' orrore. Ed è affascinato dagli effetti che queste opere provocano sugli spettatori che egli spia di nascosto. Ogni volta sceglie uno del pubblico (meglio se è una spettatrice) , lo segue e poi lo uccide. Una delle più crudeli e inquietanti analisi della solitudine e di quella passione [...] Vai alla recensione »

domenica 16 giugno 2024
DavideCancila

Quante volte ci è capitato di viaggiare con la fantasia sui film che amiamo? Magari immaginando di farne parte, entrandoci dentro?   “Rorret”, senza utilizzare effetti speciali, ma con l’ausilio di precisi e mai casuali movimenti di macchina, sposta lo sguardo dello spettatore dentro e fuori il fotogramma e letteralmente dentro e fuori il cinema sia nel senso [...] Vai alla recensione »

sabato 1 giugno 2024
Skovatzo

Rorret, come Pirata Cult Movie di Paolo Ricagno e Pathos di Piccio Raffanini, rappresenta per me un Sacro Graal da quando avevo 14 anni, lessi su TV Sorrisi e Canzoni che l'avrebero trasmesso a tardissima ora su qualche oscura TV privata, programmai il videoregistratore ma per qualche motivo non partì e da allora fu il nulla. Cercai e ricercai, ma niente.

giovedì 21 luglio 2022
Riccardo farina

L'altro giorno io e mio fratello Roberto ci siamo goduti Rorret, purtroppo al computer e non in sala come questo film meriterebbe. Quando ci sarà una retrospettiva su Fulvio Wetzl ci fionderemo nel primo cineclub a portata d'occhio. Si tratta di un vero e proprio cult, una piccola gemma per cinefili, Lou Castel, volto tormentato del cinema italiano (I pugni in tasca), ci regala una [...] Vai alla recensione »

Frasi
Stavo pensando. La vita, il cinema, la fotografia, la pittura. Stavo pensando a quanti passaggi deve fare la paura prima di arrivare sui suoi quadri. Quando ci arriva, ormai dovrebbe essere innocua, e invece... L'ha catturata la paura! Complimenti
Joseph Rorret (Lou Castel)
dal film Rorret - a cura di Fulvio Wetzl
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 1 giugno 2024
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Film cult tra cinefilia e terrore, girato nello storico cineclub romano il Labirinto. Un misterioso esercente (LOU Castel) ha in programma solo film horror che programma per vedere le espressioni di terrore sui volti degli spettatori. Il proiezionista comincia a nutrire dubbi nei suoi avvalorati dal fatto che un certo numero di spettatrici cominciano ad essere eliminate una dopo l'altra.

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