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sabato 19 aprile 2014

Ralph Fiennes

Il lato oscuro di un lord inglese

Nome: Ralph Nathaniel Twisleton-Wykeham Fiennes
51 anni, 22 Dicembre 1962 (Capricorno), Ipswich (Gran Bretagna)
occhiello
Voldemort: niente è peggio della morte, Silente!!
Silente: ti sbagli…in verità, l'incapacità di capire che esistono cose assai peggiori della morte è sempre stata la tua più grande debolezza…

dal film Harry Potter e l'ordine della fenice (2007) Ralph Fiennes è Lord Voldemort
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Ralph Fiennes
Golden Globes 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film La duchessa di Saul Dibb

Golden Globes 2009
Nomination miglior attore miniserie o film tv per il film Bernard & Doris - Complici amici di Bob Balaban

Emmy Awards 2008
Nomination miglior attore miniserie o film tv per il film Bernard & Doris - Complici amici di Bob Balaban

Golden Globes 1997
Nomination miglior attore per il film Il paziente inglese di Anthony Minghella

Premio Oscar 1996
Nomination miglior attore per il film Il paziente inglese di Anthony Minghella

Golden Globes 1994
Nomination miglior attore non protagonista per il film Schindler's List di Steven Spielberg

Premio Oscar 1993
Nomination miglior attore non protagonista per il film Schindler's List di Steven Spielberg



Con Joseph, Ralph compone una coppia di fratelli attori da Oscar.

5x1: Ralph Fiennes, il fratello bravo

martedì 7 ottobre 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Ralph Fiennes, il fratello bravo In un'epoca in cui uomini che hanno costruito la propria carriera intorno all'immagine del padre di famiglia come Kevin Costner e Harrison Ford, lasciano la moglie conosciuta al liceo per mettersi con una donna più bella, più giovane e a volte anche più famosa della consorte (come il caso di Indiana Jones che fa coppia con Calista Flockhart alias Ally McBeal), la storia di Ralph Fiennes che lascia la bella attrice britannica Alex Kingston per mettersi insieme ad una collega di 19 anni più vecchia di lei e soprattutto di lui, è destinata a far notizia. Come ha fatto notizia lo scorso anno la storia con una hostess della Qantas, conosciuta da Fiennes biblicamente nella toilette di un aereo di linea. Solo due anni prima Fiennes aveva partecipato con la troupe di The Constant Gardener alla creazione della "Constant Gardener Trust", per dare un aiuto alle popolazione che conobbero durante le riprese del film.
Insomma, dall'attore inglese arrivano notizie contrastanti, quelle che riceverebbe qualcuno che curiosasse nella sua filmografia, e che troverebbe film indimenticabili impreziositi dalla sua fondamentale interpretazione (Schindler's List), ma anche insulse pellicole ispirate a serie tv (The Avengers), storie d'amore di ispirazione operistica (Onegin) e commediole sentimentali con Jennifer Lopez (Un amore a 5 stelle). Walt Whitman scriveva "Mi contraddico? Contengo moltitudini", una frase che calza a pennello a Ralph Fiennes. Intanto, torna con la regista di Strange Days per l'atteso The Hurt Locker.

Grand Budapest Hotel

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,79)
Un film di Wes Anderson. Con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe.
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Genere Commedia, - USA 2014. Uscita 10/04/2014.

Grandi speranze

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,59)
Un film di Mike Newell. Con Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Jason Flemyng, Robbie Coltrane, Holliday Grainger.
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Genere Drammatico, - Gran Bretagna, USA 2012. Uscita 06/12/2012.

Skyfall

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,70)
Un film di Sam Mendes. Con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomie Harris.
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Genere Azione, - USA, Gran Bretagna 2012. Uscita 31/10/2012.

La furia dei titani

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,57)
Un film di Jonathan Liebesman. Con Sam Worthington, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Danny Huston, Edgar Ramirez.
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Genere Avventura, - USA 2012. Uscita 30/03/2012.

Harry Potter e i doni della morte - Parte II

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,73)
Un film di David Yates. Con Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Bonnie Wright.
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Genere Fantastico, - USA, Gran Bretagna 2011. Uscita 13/07/2011.
Filmografia di Ralph Fiennes »

martedì 8 aprile 2014 - Il cineasta che sa contemplare con straniamento cosmico le situazioni drammatiche.

La politica degli autori: Wes Anderson

Mauro Gervasini cinemanews

La politica degli autori: Wes Anderson Wes Anderson, classe 1969, è un tipo buffo. Speriamo solo che sentendoselo dire non reagisca come Joe Pesci in Quei bravi ragazzi. Tuttavia è così tutto il suo cinema, uno scrigno di bizzarrie visive e narrative, con uno stile tra il grottesco e l'iperrealista. Pervaso da un fulminante senso dell'umorismo vicino a quello ebraico (ma lui è texano doc!!), per come sa contemplare con straniamento cosmico le situazioni drammatiche e la stessa tragedia della Storia. Inclinazione, quella di Anderson, già ben chiara in I Tenenbaum (2001), il film che lo ha rivelato alla platea internazionale, ma definitivamente manifesta nell'ultimo Grand Budapest Hotel, presentato alla Berlinale e nelle sale italiane dal 10 aprile. Lubitschiano fin dalla sinossi: in un immaginario paese dell'Europa dell'Est vite ed esperienze si intrecciano in un grande albergo sotto gli occhi del concierge, monsieur Gustave (Ralph Fiennes, straordinario). Proprio lui è al centro dell'intrigo, perché accusato di un delitto alla Agatha Christie. Ad aiutarlo un portiere straniero che si chiama Zero, un nome non casuale perché così era nominato il "personaggio" di Buster Keaton nelle versioni francesi dei suoi film.

Zero è l'esordiente Tony Revolori che potrebbe essere lo shlemiel della tradizione yiddish, oppure Jerry Lewis; ma è soprattutto il migrante che rappresenta tutti i "diversi" agli occhi di un mondo sostanzialmente razzista, affacciato sull'abisso. Il film è un chiaro omaggio alla commedia classica di stampo europeo. Del resto Anderson è buffo anche per la sua scelta di essere apolide, estraneo al circuito cinematografico americano per stile e racconti. Vive per lo più a Parigi senza sapere il francese, poi torna negli Stati Uniti e gli sembra di essere su Marte. Questo suo disorientamento è anche estetico. Fateci caso: nei suoi film c'è sempre qualcuno che parte, fugge, si nasconde o anche solo va via. Il primo è stato il gigantesco Gene Hackman, mister Tenenbaum. E senza di lui, l'intera famiglia di rari talenti vagamente "geek" è crollata sulle proprie fondamenta, tanto da costringerlo a tornare. Al viaggio (interiore e fisico) sono anche dedicati i due titoli più deboli del cineasta, Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) e Il treno per il Darjeeling (2007). Il primo, incentrato sulla performance multicromatica dell'attore feticcio (insieme a Owen Wilson) Bill Murray, racconta di un esploratore marino ispirato a Jacques Cousteau che vuole vendicarsi di uno squalo-giaguaro. Nel suo essere totalmente sconclusionato (e con un Murray gigionissimo, fuori controllo) il film un po' ci è e un po' ci fa, ma conta numerosi estimatori. A prendere il treno per Darjeeling sono invece i tre fratelli Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman, che prima di partire per l'India neanche si parlavano. Vanno in cerca di se stessi e della loro mamma Anjelica Huston, la quale giustamente farebbe a meno di incontrarli. Un viaggio a vuoto soprattutto per lo spettatore, incapace di affezionarsi a chicchessia, in un contesto scenografico che cerca di essere più intelligente della sua versione turistico-esotica, e non sempre lo è.

Bellissimo invece Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (2012) con il quale Anderson ha il cambio di passo verso una commedia più sofisticata, di ispirazione europea appunto (il film, lo ammette lui stesso, si ispira al britannico Melody di Waris Hussein del 1971, a dimostrazione della sua raffinata cinefilia), anche se noi abbiamo pensato a una versione pastello di L'eau froide di Olivier Assayas. Toni diversissimi, per carità. Ma simile fuga d'amore tra due adolescenti squinternati, che poi si scoprono molto più "liberi & belli" del mondo (di adulti e coetanei) che li circonda. Anderson racconta la loro storia con un senso di stupore fantastico finora inedito (tra l'altro la location è immaginaria come sarà poi la "Zubrowka" di Grand Budapest Hotel), confermando di essere uno dei pochi autori americani della sua generazione degni di perpetua attenzione.

   

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