| Titolo originale | Solo: A Star Wars Story |
| Anno | 2018 |
| Genere | Azione, Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Ron Howard |
| Attori | Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton Paul Bettany, Joonas Suotamo, Phoebe Waller-Bridge, Warwick Davis, Clint Howard, Jon Favreau, Erin Kellyman, Linda Hunt, Ian Kenny, John Tui, Anna Francolini, Andrew Woodall, Shaquille Ali-Yebuah, Eben Figueiredo, Aaron Heffernan, Hal Fowler, Damian Farrell, Charlotte Louise, Sema-Tawi Smart, Dee Tails, Attila Vajda, Anthony Daniels, Kiran Shah, Fraser Kelly, Lily Newmark, Jason Wong, Alice Hewkin, Samantha Colley, Robert Morgan (II), Sammy Hayman, Rona Morison, Dempsey Bovell, Joseph Charles, Dave Chapman, Katy Kartwheel, Harley Durst, Andrew Jack, Sam Witwer, Ray Park. |
| Uscita | mercoledì 23 maggio 2018 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,73 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 giugno 2018
Sei anni di vita di Han Solo, dai 18 ai 24 anni, il suo primo incontro con Chewbecca e l'origine del suo nome. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office Solo: A Star Wars Story ha incassato 4,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tempi duri per la Galassia, forze oscure tramano nell'ombra e minacciano la Repubblica. Ma Ian è ancora troppo giovane per occuparsi delle cause dei grandi. L'unica cosa che desidera davvero è pilotare una nave spaziale per sfuggire l'oppressione con Qi'ra, la ragazza che ama. Intrepido e sfrontato, ha carattere da vendere e il coraggio di provarci ma nella fuga qualcosa va storto e il destino lo separa da Qi'ra. Ian si arruola come pilota, guadagna il cognome e promette di tornare a prenderla. Perché ha carattere da vendere e un amico wookiee che lo aiuta nell'impresa. Disertore per amore e poi ladro, imbroglione e contrabbandiere, vince a carte il Millennium Falcon e impara sul campo le regole del gioco.
Pratica rischiosa quella degli episodi e degli spin-off, che non possono accontentarsi di essere soltanto dei buoni film ma devono rassicurare l'intransigente esercito di fan che veglia sulla saga di Georges Lucas.
Dai fanatici della prima ora ai neofiti per cui il prossimo film sarà sempre il primo della saga, dai delusi della prequel trilogy agli azionisti della Disney che sperano di vedere giustificati i miliardi di dollari investiti. In mezzo, in una galassia sufficientemente lontana, ci sono gli artisti che fanno quello che possono provando a non cedere al lato oscuro e a ristabilire l'ordine (del bene). Ciascuno con la sua personalità, il suo stile e un amore infantile per i propri eroi che risale indietro nel tempo. Dopo J. J. Abrams (Star Wars: Il risveglio della Forza), Gareth Edwards (Rogue One) e Rian Johnson (Star Wars: Gli ultimi Jedi) è la volta di Ron Howard trovare qualcosa da raccontare e il modo migliore di farlo.
Situato cronologicamente prima di Star Wars Episodio IV - Una nuova Speranza, Solo: A Star Wars Story è consacrato alla giovinezza di Ian Solo, il mitico contrabbandiere interpretato da Harrison Ford. Spin-off, alla maniera di Rogue One, standalone story annunciato nel 2016 come il primo di una serie infinita, Solo è un blockbuster inerte che gratta la superficie come il Millennium Falcon in atterraggio di emergenza.
Senza affondare mai le mani (e nemmeno il cuore) nella mitologia spaziale in cui hanno pescato con estro creativo e vorace i suoi predecessori, gli sceneggiatori fanno avanzare l'azione a colpi di laser e baci rubati, scrivendo un racconto convenzionale privo di qualsiasi spinta epica o qualsivoglia efficacia narrativa. La trasgressione di Ian, quello di George Lucas e di Harrison Ford, è di un altro ordine. Ron Howard lo ignora limitandosi a perpetuare un cinema d'avventura che trastulla lo spirito dello spettatore invece di imbarcarlo nel mito.
L'antieroe farabutto e irriducibile che ha cavalcato il nostro immaginario a bordo del Millennium Falcon e a fianco dell'inseparabile Chewbecca (formidabile il suo ingresso in scena) non ispira più di questo a Ron Howard, i cui i film valgono sovente quello che valgono le loro sceneggiature. Alla maniera di Heart of the Sea, incapace di aprire gli abissi metafisici che inghiottono il lettore di "Moby Dick", Solo non trova nuova forza per una vecchia saga. Svogliato e privo di invenzioni formali, questo western intergalattico fuori dalla grazia e dal (suo) contesto drammatico manca la magia dell'origine e delle origini di Ian, battezzato Solo da un burocrate in divisa e convertito all'azzardo (e al gioco da azzardo) dal Lando gigionesco di Donald Glover. A ereditare il ruolo leggendario del fuorilegge canaglia è invece Alden Ehrenreich, rivelazione folgorante in Ave, Cesare!, che abita con ingenuità vigile i suoi anni verdi ma ignora l'evidenza che incarna.
Per quelli che dormono in fondo alla classe da quarant'anni non guasta ricordare che lo spin-off di Howard immagina la giovinezza del nostro cogliendolo prima del suo incontro con la Ribellione e Luke Skywalker. Prima del suo amore per Leila e dell'umorismo canaglia che la innamora. Congedati per "divergenze artistiche" Phil Lord e Chris Miller, Ron Howard si aggiudica il film ma non la partita. Il desiderio di tornare sempre a Star Wars e di rimetterlo in discussione, lanciando l'eredità del passato verso l'avvenire, è al cuore della saga e di quello che ha di più naturale. È l'equilibrio della forza. Farla morire o rivivere. Ron Howard sceglie una desolante sopravvivenza.
Non c'è ancora un sinossi ufficiale del film, ma Bob Iger ha spiegato che coprirà sei anni di vita di Han Solo, dai 18 ai 24 anni e altre fonti tra cui la stessa presidente della Lucasfilm Kathleen Kennedy hanno parlato di come Solo: A Star Wars Story mostrerà il primo incontro tra il protagonista e Chewbecca, come ha ottenuto il Millennium Falco (che da quanto si diceva in L'impero colpisce ancora aveva vinto al gioco di carte sabacc da Lando Calrissian) e soprattutto come ha preso il suo nome, che non è dunque il nome di nascita.
È più giovane nel film e questo è divertente perché lo si immagina 10 anni prima di Guerre Stellari, quando era nei suoi primi vent'anni. Che tipo di persona era prima di indurirsi? Cosa lo ha portato a cambiare e a mettersi la sua cinica corazza?
Lawrence Kasdan
Il film è sceneggiato da Jon Kasdan e da suo padre Lawrence, che già aveva partecipato alla scrittura di L'impero colpisce ancora e di Il risveglio della forza. La colonna sonora sarà firmata da John Powell, noto per il sensazionale score della serie di Jason Bourne e per le saga animate di L'era Glaciale e Dragon Trainer, e fotografato da Bradford Young, che si è già cimentato con la fantascienza in Arrival.
Il film, secondo Kathleen Kennedy, sarà a metà tra una storia di truffatori e un Western, infatti la fotografia si ispira ai colori dei dipinti di Frederic Remington. Le riprese hanno avuto luogo nei Pinewood Studios prima di spostarsi alle Canarie e il montatore sarà l'italiano Pietro Scalia, abituale collaboratore di Ridley Scott, che ha preso il posto di Chris Dickens.
La sostituzione più clamorosa è però un'altra, quella dei registi Phil Lord e Christopher Miller, quando mancavano ancora solo poche settimane di riprese. Sembra che abbiano avuto divergenze sia con Kathleen Kennedy, che voleva riprese da più punti di vista per dare maggiore libertà al montaggio mentre i due si sarebbero rifiutati di cambiare il loro modo di lavorare, sia da Lawrence Kasdan, che non ha apprezzato il lasciar improvvisare gli attori senza seguire troppo la sceneggiatura, cosa tipica del loro stile comico. Kasdan a un certo punto ha ottenuto di seguire le riprese a Londra, cosa che a Lord e Miller è sembrata una pesante ingerenza, come se fosse un regista ombra a controllarli.
Una delle cose che ho capito da quando ho l'incarico di mantenere Star Wars in vita è che, oltre a cercare qualcuno che possa avere un impatto creativo, la persona incaricata deve avere anche doti di leadership. Non si può entrare in questi film senza sapere guidare la carica di centinaia di persone e gestire le relazioni con lo studio. È una cosa molto difficile da fare e non sai se una persona possa davvero riuscirci finché non l'hai vista al lavoro. Kathleen Kennedy
Al posto di Lord e Miller la regia è stata affidata a Ron Howard cosa che ha comportato anche di rifare diverse scene. Questo ha cambiato gli impegni previsti e un attore, Michael K. Williams, non ha potuto tornare così è stato sostituito da un fidato collaboratore di Howard, Paul Bettany, e il suo personaggio è stato passato da creatura semi-animale a umano. Il protagonista del film è invece Alden Ehrenreich, scelto per il ruolo di Han Solo tra più di 3000 altri attori, ma non senza problemi visto che a un certo punto delle riprese è stato chiamato un acting coach perché lo studio era insoddisfatto della sua performance. Questo nonostante il ventottenne californiano avesse già lavorato con grandi registi come Woody Allen in Blue Jasmine, i fratelli Coen in Ave, Cesare! e Warren Beatty in L'eccezione alla regola.
Il giovane Han avrà un misterioso mentore di nome Beckett, interpretato da Woody Harrelson, mentre sul fronte femminile Emilia Clarke sarà un personaggio di cui sappiamo solo il nome, Kira, Thandie Newton ha un ruolo ignoto e Phoebe Waller-Bridge ha una parte in performance capture non meglio precisata. Dentro il costume di Chewbacca torna poi Joonas Suotamo, che già ne ha indossato le vesti in Episodio VII e VIII. Soprattutto il giovane Lando Calrissian sarà incarnato dal premiato autore e attore di Atlanta Donald Glover.
Questa è probabilmente una delle mie esperienze preferite. Intrepreto Lando in un modo che trovo onesto, sincero e cool. È un personaggio che rispetto e rispetto l'attore che l'ha interpretato prima di me. Sono cresciuto con Star Wars ed era il mio preferito. Penso che piaccia al pubblico perché ha stile, ma è anche un uomo complesso. Donald Glover
Lo sceneggiatore Jon Kasdan e l'assistente alla regia Toby Hefferman interpreteranno poi la coppia di aspiranti jedi pasticcioni Tag Greenley e Bink Otauna, nati sui fumetti pubblicati da Dark Horse nel 2001. Hanno inoltre un ruolo imprecisato Warwick Davies, che era stato un Ewok in Il ritorno dello Jedi, e il fratello minore del regista, Clint Howard. E sembra che, dopo l'apprezzatissima scena con Darth Vader in Rogue One, il villain comparirà brevemente anche qui. Infine Disney ha messo sotto contratto Alden Ehrenreich per tre film e considerato che Solo termina con il personaggio ancora 24enne, mentre all'inizio di Guerre Stellari ha 29 anni, non è impossibile che seguano altri capitoli sulle avventure del giovane Han Solo.
Solo è um film che sicuramente ha ricevuto critiche ingenerose, tra i film che hanno "risvegliato" la saga di Guerre Stellari, segue la scia di Rogue One, e a dispetto dei film della nuova trilogia vi e un pregio, l'ironia viene dispensata con più equilibrio e a mio parere ciò rende il film più affascinante.
Circondato da diffidenza ben prima della sua uscita (la produzione non è stata perdonata di aver licenziato i registi Phil Lord e Chris Miller, per sostituirli con Ron Howard), Solo: A Star Wars Story si rivela invece un film riuscito e ammirevole nella sua classicità. Anzi, proprio l'aspetto tradizionale e non rivoluzionario - dopo le rinunciabili novità dello Star Wars "marvellizzato" di Star Wars: Gli ultimi Jedi - appare agli occhi di molti come un ritorno alle atmosfere ortodosse della saga. Non sempre è necessario il restyling, per fortuna, e l'equilibrio delicatissimo tra tocco disneyano, rinnovamento dell'universo di Lucas e aspettative dei fan è sempre un problema, superato brillantemente da J.J. Abrams (non a caso rimesso in sella anche per il capitolo 9, conclusivo della nuova trilogia), meno da Rian Johnson.
Gli spin off della serie, come l'ottimo Rogue One, sembrano il luogo privilegiato per la cinefilia degli autori, e per rispolverare l'armamentario dei generi classici hollywoodiani, la cui profonda conoscenza era del resto alla base della trilogia classica.
In questo senso Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione) è un godimento assoluto, tra war movie, rapine al treno, stangate al tavolo verde, film spionistico, e così via. Ron Howard agisce con una trasparenza assoluta, negando al frullato di citazioni l'aspetto euforico del postmoderno e tornando a una sorta di purezza del marchio-Lucas. In questa direzione, crediamo, vanno anche le scelte iconografiche, volontariamente legate al set e meno all'infografica spinta, sortendo effetti speciali certamente più nitidi e integrati di Avengers: Infinity War (guarda la video recensione), tanto per fare un esempio contrario all'atteggiamento di Solo: A Star Wars Story. Se Howard si conferma cineasta straordinario per la sua versatilità e buccia di banana per gli autorialisti (come se ci fosse una qualche garanzia che la versione Lord/Miller sarebbe stata migliore: scommettiamo di no), molto lo si deve anche a un montaggio di precisione chirurgica come non lo si vedeva da tempo. Questione per maniaci del linguaggio cinematografico, certo, ma è un piacere ritrovare Pietro Scalia dietro al tavolo di lavoro, col risultato di un battito cardiaco delle sequenze d'azione davvero apprezzabile.
Aveva sedici anni quando uscì nelle sale il primo Star Wars. Se lo ricorda bene, lo commenta come "un evento sensazionale". Non avrebbe mai immaginato di potersi ritrovare nel nuovo capitolo della saga cinematografica, quel Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione) presentato in anteprima alla 71 edizione del Festival di Cannes e da oggi nelle sale. Lo confida a MYmovies.it sgranando gli occhi più espressivi che mai Woody Harrelson, classe 61, veterano dell'arte della recitazione e candidato all'Oscar per la performance mozzafiato in Tre manifesti a Ebbing. La sua voce è più cavernicola del solito, impastata dalla mattina, dal jet leg e da un curioso mix di frutta e alga spirulina che trangugia senza sosta mentre parla.
"Star Wars è molto più di un film, lo è sempre stato. Ha cresciuto intere generazioni di ragazzi. Me, ad esempio. Ricordo che vivevo in Ohio, ero pieno dei pupazzi di Star Wars - racconta l'attore texano che nel nuovo capitolo veste i panni del mentore di Han Solo, Tobias Beckett - Forse la chiave del successo stava nel raccontare un mondo unico e surreale che per tutti noi di colpo diventò reale. E puff, oggi mi ritrovo nel nuovo capitolo. Strana la vita".
Si è mai identificato con uno dei personaggi?
Adoravo Han Solo. La prima volta che l'ho visto sullo schermo ho detto: "Madonna, ma chi è questo tipo pazzesco?". Era anche un grande ruolo, Harrison Ford gli deve molto e Alden Ehrenreich non lo farà rimpiangere. Mi è sembrato un tipo sveglio, in gamba, talentuoso: non deluderà i fan della saga.
Nella sua carriera ha lavorato con autori di tutto rispetto, da Oliver Stone a Micheal Cimino. Oggi come trova un equilibrio tra blockbuster come questo - o Venom in cui sarà il serial killer Carange - e film più autoriali come Tre manifesti a Ebbing?
Fare cinema indipendente è una passione che non mi passa, anche se nel 99.9% si tratta di opere che non vedrà nessuno, per quanto interessanti. Non parlerei di equilibrio... Non saprei. Forse sto solo facendo troppi film, chissà.
Dopo avere licenziato Lord e Miller, la coppia di registi di «The Lego Movie» ritenuti inadeguati in corso d'opera, la Disney ha deciso di andare sul sicuro affidando «Solo: A Star Wars Story», il secondo spinoff dopo «Rogue One» dal mitico ciclo, al 64enne Ron Howard molto più vicino nello spirito e nello stile al fondatore Lucas. Di fronte a questo nuovo blockbuster sarebbe utile investigare sulle [...] Vai alla recensione »