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domenica 27 maggio 2018

Alden Ehrenreich

Nome: Alden Caleb Ehrenreich
28 anni, 22 Novembre 1989 (Scorpione), Los Angeles (California - USA)
occhiello
"Io non credo che abbiamo un solo destino e nessuna scelta, costruiamo noi la nostra vita".
dal film Beautiful Creatures - La sedicesima luna (2013) Alden Ehrenreich Ethan Wate
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Alden Ehrenreich

Solo: A Star Wars Story

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,56)
Un film di Ron Howard. Con Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton.
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Genere Azione, - USA 2018. Uscita 23/05/2018.

L'eccezione alla regola

* * - - -
(mymonetro: 2,00)
Un film di Warren Beatty. Con Haley Bennett, Lily Collins, Matthew Broderick, Alden Ehrenreich, Taissa Farmiga.
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Genere Commedia, - USA 2016. Uscita 27/04/2017.

Ave, Cesare!

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson.
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Genere Commedia nera, - USA 2016. Uscita 10/03/2016.

Stoker

* * * - -
(mymonetro: 3,29)
Un film di Chan-wook Park. Con Mia Wasikowska, Matthew Goode, Nicole Kidman, Jacki Weaver, Dermot Mulroney.
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Genere Drammatico, - USA, Gran Bretagna 2013. Uscita 20/06/2013.

Beautiful Creatures - La sedicesima luna

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,67)
Un film di Richard LaGravenese. Con Alden Ehrenreich, Alice Englert, Jeremy Irons, Viola Davis, Emmy Rossum.
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Genere Drammatico, - USA 2013. Uscita 21/02/2013.
Filmografia di Alden Ehrenreich »

sabato 26 maggio 2018 - Gli spin-off della serie si confermano il luogo privilegiato per la cinefilia degli autori, e per rispolverare l'armamentario dei generi classici hollywoodiani. Ora al cinema.

Solo: A Star Wars Story, film ammirevole nella sua classicit

Roy Menarini cinemanews

Solo: A Star Wars Story, film ammirevole nella sua classicit Circondato da diffidenza ben prima della sua uscita (la produzione non stata perdonata di aver licenziato i registi Phil Lord e Chris Miller, per sostituirli con Ron Howard), Solo: A Star Wars Story si rivela invece un film riuscito e ammirevole nella sua classicit. Anzi, proprio l'aspetto tradizionale e non rivoluzionario - dopo le rinunciabili novit dello Star Wars "marvellizzato" di Star Wars: Gli ultimi Jedi - appare agli occhi di molti come un ritorno alle atmosfere ortodosse della saga. Non sempre necessario il restyling, per fortuna, e l'equilibrio delicatissimo tra tocco disneyano, rinnovamento dell'universo di Lucas e aspettative dei fan sempre un problema, superato brillantemente da J.J. Abrams (non a caso rimesso in sella anche per il capitolo 9, conclusivo della nuova trilogia), meno da Rian Johnson. Gli spin off della serie, come l'ottimo Rogue One, sembrano il luogo privilegiato per la cinefilia degli autori, e per rispolverare l'armamentario dei generi classici hollywoodiani, la cui profonda conoscenza era del resto alla base della trilogia classica. In questo senso Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione) un godimento assoluto, tra war movie, rapine al treno, stangate al tavolo verde, film spionistico, e cos via. Ron Howard agisce con una trasparenza assoluta, negando al frullato di citazioni l'aspetto euforico del postmoderno e tornando a una sorta di purezza del marchio-Lucas. In questa direzione, crediamo, vanno anche le scelte iconografiche, volontariamente legate al set e meno all'infografica spinta, sortendo effetti speciali certamente pi nitidi e integrati di Avengers: Infinity War (guarda la video recensione), tanto per fare un esempio contrario all'atteggiamento di Solo: A Star Wars Story. Se Howard si conferma cineasta straordinario per la sua versatilit e buccia di banana per gli autorialisti (come se ci fosse una qualche garanzia che la versione Lord/Miller sarebbe stata migliore: scommettiamo di no), molto lo si deve anche a un montaggio di precisione chirurgica come non lo si vedeva da tempo. Questione per maniaci del linguaggio cinematografico, certo, ma un piacere ritrovare Pietro Scalia dietro al tavolo di lavoro, col risultato di un battito cardiaco delle sequenze d'azione davvero apprezzabile.

gioved 24 maggio 2018 - L'attore si racconta e rivela a MYmovies.it due divertenti aneddoti sulla mamma e... sulla scena che gli valsa l'attenzione dell'Academy. Ora al cinema con Solo: A Star Wars Story.

Woody Harrelson: 'La nomination all'Oscar? Sono bastati 8 minuti'

Claudia Catalli cinemanews

Woody Harrelson: 'La nomination all'Oscar? Sono bastati 8 minuti' Aveva sedici anni quando usc nelle sale il primo Star Wars. Se lo ricorda bene, lo commenta come "un evento sensazionale". Non avrebbe mai immaginato di potersi ritrovare nel nuovo capitolo della saga cinematografica, quel Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione) presentato in anteprima alla 71 edizione del Festival di Cannes e da oggi nelle sale. Lo confida a MYmovies.it sgranando gli occhi pi espressivi che mai Woody Harrelson, classe 61, veterano dell'arte della recitazione e candidato all'Oscar per la performance mozzafiato in Tre manifesti a Ebbing. La sua voce pi cavernicola del solito, impastata dalla mattina, dal jet leg e da un curioso mix di frutta e alga spirulina che trangugia senza sosta mentre parla. "Star Wars molto pi di un film, lo sempre stato. Ha cresciuto intere generazioni di ragazzi. Me, ad esempio. Ricordo che vivevo in Ohio, ero pieno dei pupazzi di Star Wars - racconta l'attore texano che nel nuovo capitolo veste i panni del mentore di Han Solo, Tobias Beckett - Forse la chiave del successo stava nel raccontare un mondo unico e surreale che per tutti noi di colpo divent reale. E puff, oggi mi ritrovo nel nuovo capitolo. Strana la vita". Woody Harrelson Si mai identificato con uno dei personaggi?
Adoravo Han Solo. La prima volta che l'ho visto sullo schermo ho detto: "Madonna, ma chi questo tipo pazzesco?". Era anche un grande ruolo, Harrison Ford gli deve molto e Alden Ehrenreich non lo far rimpiangere. Mi sembrato un tipo sveglio, in gamba, talentuoso: non deluder i fan della saga.

Nella sua carriera ha lavorato con autori di tutto rispetto, da Oliver Stone a Micheal Cimino. Oggi come trova un equilibrio tra blockbuster come questo - o Venom in cui sar il serial killer Carange - e film pi autoriali come Tre manifesti a Ebbing?
Fare cinema indipendente una passione che non mi passa, anche se nel 99.9% si tratta di opere che non vedr nessuno, per quanto interessanti. Non parlerei di equilibrio... Non saprei. Forse sto solo facendo troppi film, chiss.

mercoled 23 maggio 2018 - Dopo l'anteprima a Cannes, arriva nelle sale italiane in 800 copie.

Star Wars Story: 'Solo' una dichiarazione d'amore alla saga di Lucas

Francesca Ferri cinemanews

Star Wars Story: 'Solo' una dichiarazione d'amore alla saga di Lucas Uno sci-fi western, tra avventure alla Indiana Jones, noir anni '30, commedia bromance e humour goliardico si intrecciano nel nuovo spin-off di Star Wars, che una dichiarazione d'amore alla famosa saga fantascientifica ideata da George Lucas. Diretto da Ron Howard, che ha accettato 'in corsa' la regia di Solo - A Star Wars Story (guarda la video recensione), dopo il licenziamento a met produzione di Chris Miller e Phil Lord, il film riveler il passato avventuroso di Han Solo, l'iconico eroe che diventato uno dei personaggi pi amati nella storia del cinema grazie adHarrison Ford. Harrison Ford, storico interprete del famoso contrabbandiere, sembra aver apprezzato il film che ora ha anche la sua benedizione. Dopo l'anteprima aCannes, arriva oggi con Disney nelle sale italiane e il 25 maggio in quelle statunitensi. Il western spaziale tra fantascienza, azione e suspense ci riporta al tempo in cui le forze oscure tramano nell'ombra della Galassia e minacciano la Repubblica di Corellia, il cupo e tirannizzato pianeta natale di Han Solo. Ma Han ancora troppo giovane per occuparsi delle cause dei grandi. L'unica cosa che davvero desidera pilotare una nave spaziale per sfuggire l'oppressione con Qi'ra, la ragazza che ama. Intrepido e sfrontato, Han organizza la fuga ma qualcosa va storto e il destino lo separa dalla sua amata. Cos si arruola come pilota, si guadagna il cognome e promette di tornare a prenderla. Il viaggio iniziatico verso i bassifondi di un mondo criminale ipergalattico ci far scoprire la personalit di uno degli eroi pi valorosi della saga Star Wars.

Affianco al protagonista, interpretato dal californiano Alden Ehrenreich, classe 1989, ci sar un cast eccezionale, che comprende una magnetica Emilia Clarke, Woody Harrelson, Donald Glover, Thandie Newton, Paul Bettany e Joonas Suotamo. Aspettando i risultati del botteghino, il regista si pu dire contento per i giudizi abbastanza positivi della critica. "La storia riflette moltissimo lo spirito dei film originali nella sua combinazione di giocosit e temi profondi, mescolata con grandi scene d'azione, e ambientata in un universo affascinante, invitante, divertente e capace di spingere alla riflessione", spiega Ron Howard, grande amico di George Lucas, con cui ha lavorato in American Graffiti. E gi si pensa al secondo spin-off probabilmente diretto da Stephen Daldry.

   

marted 8 maggio 2018 - Un appuntamento imprescindibile per chi ama il cinema. Stasera l'apertura con Penelope Cruz e Javier Bardem, i protagonisti di Everybody Knows di Ashgar Farhadi.

Festival di Cannes, attese e promesse della 71a edizione

Marzia Gandolfi cinemanews

Festival di Cannes, attese e promesse della 71a edizione Difficile quest'anno fare pronostici dopo i cambiamenti annunciati da Thierry Frmaux nella conferenza stampa del 12 aprile: la variet dei Paesi invitati (una dozzina), i nuovi arrivi in competizione (otto), l'assenza dei precedenti vincitori per l'insoddisfazione dei selezionatori o per la strategia commerciale dei produttori (Jacques Audiard, Mike Leigh) e naturalmente la presenza istituzionale e irrinunciabile di Jean-Luc Godard (Le livre d'image), che ha ispirato la radiosa locandina ufficiale. Lasciati a casa i favoriti degli anni scorsi (Sorrentino, Kawase, Audiard, Dolan, Lanthimos...), le sorprese arriveranno probabilmente da quei registi conosciuti nel loro Paese ma 'sconosciuti' altrove (Ryusuke Hamaguchi, Kirill Serebrennikov). Autori che partecipano di quel rinnovamento generazionale annunciato da Thierry Frmaux e ribadito dalla programmazione di Un Certain Regard con sei opere prime in concorso. Il Festival di Cannes, arrivato alla sua settantunesima edizione, riserva quest'anno sotto il glamour e le paillettes uno spazio fisico e intellettuale dove ripensare il cinema e prendersi cura dei suoi autori. La presenza del regista russo Serebrennikov, cos come quella di Jafar Panahi o l'allineamento del festival a favore di Terry Gilliam nella battaglia dei diritti intorno al suo Don Quichotte, testimoniano un'edizione di grande sensibilit (e solidariet). La maniera di evocare apertamente le miserie e le traversie della Russia contemporanea non sono state perdonate a Kirill Serebrennikov che esprime da sempre e senza paura la sua opposizione al regime attuale. Un regime che lo costringe ai domiciliari dal 23 agosto scorso. quindi in condizioni del tutto particolari e difficili che ha terminato le riprese del film in concorso a Cannes (Leto). Assegnandogli per merito un posto nella competizione cannese, i selezionatori del Festival hanno preso una decisione politica forte che suona come un'esortazione per tutti quegli autori costretti a subire le logiche ottuse dei regimi. In Russia come in Iran, la cui 'giustizia' ha formalmente interdetto a Jafar Panahi di girare film per averne realizzato uno senza permesso, in Iran bisogna ottenere un'autorizzazione prima iniziare le riprese.
Nondimeno il suo film, ispirato a una storia vera (Three Faces), una ragazza sogna di essere attrice ma osteggiata da una famiglia tradizionalista, concorrer per la Palma d'Oro. Il delegato generale del Festival, Thierry Frmaux ha domandato ufficialmente alle autorit iraniane di accordare a Jafar Panahi il permesso di uscire dall'Iran per venire a Cannes. Al momento in cui scriviamo, ignoriamo ancora se quel permesso sia stato accordato. Il terzo autore che ci auguriamo di vedere sulla monte des marches Terry Gilliam, il cui 'film maledetto' bloccato da un contenzioso giuridico. Il produttore portoghese Paulo Branco ha proibito al Festival di proiettare il film che Gilliam ha provato a realizzare per un quarto di secolo. Mille volte sepolto e altrettante risuscitato, oggetto commovente di un documentario (Lost in La Mancha), The Man who killed Don Quixote non smette tuttavia di coltivare la strampalata idea del suo cavaliere errante, uscire al cinema. Auguriamo sinceramente a Terry Gilliam di chiudere il 19 maggio prossimo il Festival rinverdito di Thierry Frmaux, che ancora una volta si rivela luogo di dibattito e di appuntamento imprescindibile per chi ama il cinema.

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