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Solo: A Star Wars Story, film ammirevole nella sua classicità

Gli spin-off della serie si confermano il luogo privilegiato per la cinefilia degli autori, e per rispolverare l'armamentario dei generi classici hollywoodiani. Ora al cinema.
di Roy Menarini

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Alden Ehrenreich (Alden Caleb Ehrenreich) (28 anni) 22 novembre 1989, Los Angeles (California - USA) - Scorpione. Interpreta Han Solo nel film di Ron Howard Solo: A Star Wars Story. Al cinema da mercoledì 23 maggio 2018.
sabato 26 maggio 2018 - Focus

Circondato da diffidenza ben prima della sua uscita (la produzione non è stata perdonata di aver licenziato i registi Phil Lord e Chris Miller, per sostituirli con Ron Howard), Solo: A Star Wars Story si rivela invece un film riuscito e ammirevole nella sua classicità. Anzi, proprio l'aspetto tradizionale e non rivoluzionario - dopo le rinunciabili novità dello Star Wars "marvellizzato" di Star Wars: Gli ultimi Jedi - appare agli occhi di molti come un ritorno alle atmosfere ortodosse della saga. Non sempre è necessario il restyling, per fortuna, e l'equilibrio delicatissimo tra tocco disneyano, rinnovamento dell'universo di Lucas e aspettative dei fan è sempre un problema, superato brillantemente da J.J. Abrams (non a caso rimesso in sella anche per il capitolo 9, conclusivo della nuova trilogia), meno da Rian Johnson.

Gli spin off della serie, come l'ottimo Rogue One, sembrano il luogo privilegiato per la cinefilia degli autori, e per rispolverare l'armamentario dei generi classici hollywoodiani, la cui profonda conoscenza era del resto alla base della trilogia classica.
Roy Menarini

In questo senso Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione) è un godimento assoluto, tra war movie, rapine al treno, stangate al tavolo verde, film spionistico, e così via. Ron Howard agisce con una trasparenza assoluta, negando al frullato di citazioni l'aspetto euforico del postmoderno e tornando a una sorta di purezza del marchio-Lucas. In questa direzione, crediamo, vanno anche le scelte iconografiche, volontariamente legate al set e meno all'infografica spinta, sortendo effetti speciali certamente più nitidi e integrati di Avengers: Infinity War (guarda la video recensione), tanto per fare un esempio contrario all'atteggiamento di Solo: A Star Wars Story. Se Howard si conferma cineasta straordinario per la sua versatilità e buccia di banana per gli autorialisti (come se ci fosse una qualche garanzia che la versione Lord/Miller sarebbe stata migliore: scommettiamo di no), molto lo si deve anche a un montaggio di precisione chirurgica come non lo si vedeva da tempo. Questione per maniaci del linguaggio cinematografico, certo, ma è un piacere ritrovare Pietro Scalia dietro al tavolo di lavoro, col risultato di un battito cardiaco delle sequenze d'azione davvero apprezzabile.


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In foto una scena del film Solo: A Star Wars Story.
In foto una scena del film Solo: A Star Wars Story.
In foto una scena del film Solo: A Star Wars Story.

Certo, molto lo si deve a Lawrence Kasdan e al suo magistero in sede di sceneggiatura. Forse tra tutte le mosse della Disney, quella di richiamarlo alcuni anni fa per sovrintendere alla "scrittura industriale" della nuova saga e dei suoi satelliti è stata la più lungimirante. La sua impronta è riconoscibile, tanto per l'umanesimo disposto a piene mani (compresi i numerosi cambi di prospettiva morale di due dei personaggi principali) quanto per le allusioni alla politica internazionale contemporanea, magari già frequenti nei blockbuster (a cominciare da Avatar e continuando con Black Panther) ma sempre interessanti per come ci dicono qualcosa dei nostri tempi: dominatori di chiara ispirazione fascista; compagnie commerciali avide e predatorie, chiamate peraltro sindacati; ribelli pronti a organizzarsi; ma anche briganti individualisti insofferenti a tutte le forme di potere elitario. Un pezzetto del nostro strano, contraddittorio mondo poco egualitario e molto sofferente è sicuramente tra le righe di Solo: A Star Wars Story.

Alla fine, il sospetto è che molta della delusione che circola sia da individuare in Alden Ehrenreich, che le cronache dal set raccontano incerto e poco carismatico, proprio come il personaggio da lui stesso interpretato in Ave, Cesare! (guarda la video recensione) dei fratelli Coen.
Roy Menarini

Noi giudichiamo i risultati e sì, è vero, l'attore non riesce a suggerire se non per singoli tratti l'anarchismo da canaglia di Harrison Ford, ma forse nemmeno la spavalderia del suo unico, possibile erede, Chris Pratt. Non un problema da poco, si dirà. Per fortuna ci sono Ron Howard e Lawrence Kasdan a trovare un mondo così ben arredato da inserire nel puzzle anche la tessera meno cesellata.


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