| Titolo originale | Three Billboards Outside Ebbing, Missouri |
| Anno | 2017 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Martin McDonagh |
| Attori | Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges Zeljko Ivanek, Caleb Landry Jones, Clarke Peters, Samara Weaving, John Hawkes, Peter Dinklage, Kathryn Newton, Kerry Condon, Alejandro Barrios, Darrell Britt-Gibson, Riya May Atwood, Selah Atwood, Amanda Warren, Malaya Rivera Drew, Sandy Martin, Christopher Berry, Gregory Nassif St. John, Jerry Winsett, Jason Ledford, Allyssa Barley, William J. Harrison, Brendan Sexton III, Eleanor T. Threatt, Michael Aaron Milligan. |
| Uscita | giovedì 11 gennaio 2018 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,86 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020
Una madre decisa a trovare l'assassino della figlia comincia ad adottare metodi inusuali e piano piano anche contro la legge. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, Il film è stato premiato a Venezia, 6 candidature e vinto 4 Golden Globes, 8 candidature e vinto 5 BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 6 candidature e vinto 3 Critics Choice Award, ha vinto 3 SAG Awards, 3 candidature e vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, a AFI Awards, In Italia al Box Office Tre manifesti a Ebbing, Missouri ha incassato 3,9 milioni di euro .
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Mildred Hayes non si dà pace. Madre di Angela, una ragazzina violentata e uccisa nella provincia profonda del Missouri, Mildred ha deciso di sollecitare la polizia locale a indagare sul delitto e a consegnarle il colpevole. Dando fondo ai risparmi, commissiona tre manifesti con tre messaggi precisi diretti a Bill Willoughby, sceriffo di Ebbing. Affissi in bella mostra alle porte del paese, provocheranno reazioni disparate e disperate, 'riaprendo' il caso e rivelando il meglio e il peggio della comunità.
Al suo terzo film, Martin McDonagh conferma una visibile impronta: infiltrare la tragedia dentro la commedia nera. Tre manifesti a Ebbing, Missouri sposa la pratica prediletta ma sposta più avanti la riflessione.
La speculazione sale e progredisce, affondata nel Missouri, situato al centro degli States e rivelatore della crisi che scuote il Paese. Nello stato che non ha mai completato il percorso dallo schiavismo e genocidio delle origini al garantismo costituzionale e all'ideale pluralista multiculturale, l'autore svolge la storia di una madre che vuole giustizia. La pretende da poliziotti distratti, affaccendati a escludere gli omosessuali dalla protezione del "Civil Rights Act", approvato nel 1965, o a "torturare persone di colore", la sceneggiatura di McDonagh sottolinea lo slittamento semantico per bocca dell'agente di Sam Rockwell.
Richiamati al loro dovere dai manifesti del titolo e dall'inconsolabile dolore di una madre, i cops adottano misure repressive, criminalizzando chi vuole soltanto giustizia. Ma è a questo punto della vicenda che il drammaturgo irlandese, cresciuto a Londra ma all'ombra di Samuel Beckett, scarta e rilancia realizzando il desiderio di Marty (7 psicopatici), lo sceneggiatore alcolizzato di Colin Farrell che provava a fuggire l'apologia della brutalità, la mitologia del crimine caustico, la verbosità prolissa e i motherfucker interposti. Lo scarto è incarnato dallo sceriffo di Woody Harrelson, magnificamente contre-emploi. Attore nato per uccidere, che misura sovente la propria performance in situazioni estreme, Harrelson è il cuore morbido di questa 'commedia profonda' che cerca e trova l'anima dell'America sotto l'intolleranza acuta e la mentalità settaria. È il suo gesto, 'inoltrato' con tre lettere, a impegnare gli altri personaggi.
A mettere in gioco il loro destino e in discussione il loro ruolo nell'ordine delle cose. Mildred (Frances McDormand) e Dixon (Sam Rockwell), fanatici e integralisti, ciascuno a suo modo, volgono l'intolleranza in rispetto mutuale, avanzando verso l'Idaho e un finale che "strada facendo" prova almeno a ragionare sulla vocazione violenta e autoritaria della società americana. Senza seccare mai il regime letale del linguaggio e la vena comica del suo cinema, che sottolinea la desolazione in cui versano i personaggi potenziando gli aspetti simbolici del dramma, Martin McDonagh prosegue la sua critica sistematica alla rappresentazione della violenza.
Che gran film! Bisogna confessarlo, se si va oltre un titolo che sembra più scoraggiare lo spettatore che attirarlo, si trova un film che sa coniugare come raramente si è visto dramma teso e violento con umorismo scoppiettante e sarcastico. Aggiungete a questo ottimo punto di partenza una recitazione strepitosa (la madre in cerca di giustizia, una rocciosa Frances McDormand, lo sceriffo [...] Vai alla recensione »
Un dialogo di Tre manifesti a Ebbing, Missouri è indicativo della temperatura politica del film. Il poliziotto ubriaco e razzista, al pub, importuna un giovane che detesta, facendo allusioni sulla sua presunta omosessualità e militanza di sinistra, e afferma (più meno): "Ma lo sai che a Cuba gli omossessuali li uccidono?", e l'altro risponde: "Mi sa che ti confondi col Wyoming". Eccola, la democrazia statunitense calata in certi stati e in certe piccole città. Il luogo che ha salvato milioni di persone in fuga dalle dittature e offerto una seconda chance a tutte le razze, è ancora profondamente razzista e sessista, come le cronache continuano a raccontare giorno per giorno (un clima purtroppo peggiorato dopo gli otto anni di Presidenza Obama, che si sperava riconciliasse il Paese e invece ha lasciato odi e strascichi ancora peggiori, a causa di radici inestirpabili).
Dal film di Martin McDonagh esce un ritratto, prima ancora che politico, del tutto veritiero della nazione profonda.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri avrebbe potuto essere uno di quei film dimostrativi e di denuncia che fanno sentire più giusti e rassicurano le élite sulla propria differenza da certe frange sociali. Ma McDonagh non è così ingenuo, e sa che il cinema possiede (se vuole) un suo impegno nei confronti della verità del mondo, e sa anche che spesso i peggiori pregiudizi coabitano con sentimenti molto più elevati e condivisibili. Tutti i suoi personaggi contengono grandezza e miseria, compiono atti insensati e gentili, oscillano tra odio e amicizia, fanno una cosa orrenda e subito dopo una cosa commovente. Paradossalmente, l'unico film migliore e diverso sarebbe stato un Tre manifesti a Ebbing, Missouri diretto da Clint Eastwood, cui non sarebbe certo dispiaciuto il personaggio anarco-liberista della protagonista Mildred, inclassificabile nei suoi gesti di destra o di sinistra come tanti personaggi narrati da Clint.
Il posto è una piccola città sperduta del Missouri, profondo Midwest. Mildred Hayes, un tipo molto tosto, non può darsi pace per quanto è accaduto sette mesi prima. Quando la figlia Angela è stata violentata e ammazzata. Senza che le indagini abbiano dato alcun frutto. Ritiene anzi che siano state quanto meno pigre e negligenti. E decide allora, un giorno, di entrare nell'ufficio dell'agenzia di affissioni [...] Vai alla recensione »