Arrival

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Un film di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma.
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Titolo originale Arrival. Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 116 min. - USA 2016. - Warner Bros Italia uscita giovedì 19 gennaio 2017. MYMONETRO Arrival * * * 1/2 - valutazione media: 3,60 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,60/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * 1/2 -
 pubblico * * * 1/2 -
L'atterraggio di navicelle aliene sulla terra pone un quesito all'umanità intera: guerra o pace? L'esercito chiama in causa un'esperta di linguistica per capire se le intenzioni degli invasori siano pacifiche o meno.
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primo piano
Villeneuve realizza un dramma fantascientifico intimo che contempla il côté umano
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Louise Banks, linguista di fama mondiale, è madre inconsolabile di una figlia morta prematuramente. Ma quello che crede la fine è invece un inizio. L'inizio di una storia straordinaria. Nel mondo galleggiano dodici navi aliene in attesa di contatto. Eccellenza in materia, Louise è reclutata dall'esercito degli Stati Uniti insieme al fisico teorico Ian Donnelly. La missione è quella di penetrare il monumentale monolite e 'interrogare' gli extraterrestri sulle loro intenzioni. Ma l'incarico si rivela molto presto complesso e Louise dovrà trovare un alfabeto comune per costruire un dialogo con l'altro. Il mondo fuori intanto impazzisce e le potenze mondiali dichiarano guerra all'indecifrabile alieno.
Alla domanda se la Terra è il solo luogo ad ospitare la vita, il cinema ha risposto sovente grossolanamente. È difficile allontanarsi dai modelli fondatori in materia di esplorazione spaziale, più arduo eluderne i cliché. Avventurarsi nello spazio, uscire dai sentieri battuti e scrivere una storia radicalmente nuova è impresa (quasi) impossibile ma perseguita e generatrice di emuli a profusione. Ma la prima volta di Denis Villeneuve in assenza di gravità è di quelle che non si dimenticano. Senza rivoluzionare l'immaginario della science-fiction, l'autore canadese evoca un concetto e gli dona una forma. Dalle parti di Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo) e di Zemeckis (Contact) piuttosto che dei blockbuster di Roland Emmerich, Arrival non affronta la questione della fine del mondo, niente battaglie sanguinose o confronti militari, uomini e alieni questa volta provano a comunicare e a comprendersi.
Se il tema è dato (e visto), Villeneuve aggiunge una dimensione supplementare interrogandosi sulla nostra maniera di comunicare. In attesa di ultimare il sequel di Blade Runner, debutta nel genere e realizza un dramma fantascientifico intimo che contempla il côté umano, già al cuore di Gravity e di Interstellar. Oggetto insolito, come la sua astronave ovale e gravida di futuro, Arrival avanza in un silenzio opaco e negli occhi liquidi di Amy Adams, riempiendo con la parola il vuoto muto di Gravity. Perché la lingua è il motore di un poema spazio-temporale che non impiega le sue straordinarie abilità tecniche per considerazioni metafisiche ma disegna (letteralmente e più dimessamente) una metafora narrativa ipnotica, spostando il significato e covandolo in un ventre materno. Una misteriosa struttura ovale che ha il colore e la vibrazione perturbante del monolite kubrickiano. Se in Gravity la protagonista è in immersione totale nello spazio e prova a ricongiungersi con la terra madre, in Arrival l'eroina di Amy Adams, sospesa tra materia nera e luce bianca, tra verticalità e orizzontalità che si invertono abolendosi mutualmente nella pancia dell'astronave, interpella l'altro da sé e 'prende contatto' con la lingua madre. La tessitura iniziale della nostra vita, dei nostri vissuti, il copione che ci portiamo dentro, il pensiero che deve trovare una rappresentazione, il nodo che deve essere sciolto e riconosciuto, lasciando la presa sul passato e aprendo un nuovo possibile percorso di esistenza. Colpite dal medesimo lutto, riducono la gravezza nell'assenza di gravità e in una storia di rinascita. Lungo linee temporali e sospesa in una cortina opalescente, la più celeste delle action woman descrive una coreografia di 'apertura', concepisce un alfabeto rotondo e trascrive ideogrammi circolari, una lingua: il suo e il loro punto di partenza nel mondo. Quello che la ritrova e ritrova la sua visione, ridisegnando il suo destino e avviandola a una nuova avventura di vita.
Portatrice terrena di un tempo futuro ancora a noi sconosciuto, Louise è amore in azione che piega gli eserciti, traduce la lallazione aliena e chiude il cerchio. Figura geometrica perfetta di un'opera che scarta la rappresentazione antropomorfica dell'extraterrestre e inventa una forma di intelligenza aliena singolare, a cui replica il volto di un essere umano capace di empatia per la differenza. La differenza fondamentale non quella 'cosmetica'. E così sul nostro cinema antropocentrico abituato a parlare inglese a umanoidi con le orecchie a punta e sul nostro pianeta piegato dai cambiamenti climatici ed estinto di specie viventi che non abbiamo nemmeno ancora censito, galleggia una vita aliena che emette inchiostro e segni sciolti su uno schermo bianco, producendo l'essenziale bicromia della scrittura. Essenziale perché non può darsi il nero della linea progressiva senza il bianco dello spazio, il campo puramente esperienziale della pagina dove Susan incontra l'altro e sancisce la convivenza.

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Premi e nomination Arrival

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Comunicare, amare e comprendersi sono i veri doni.

sabato 7 gennaio 2017 di ashtray_bliss

Spoiler-Alert: Come spettatrice e amante del genere sci-fi premetto che sono rimasta un poco delusa dal encomiato Arrival di Villeneuve del quale mi aspettavo qualcosa di diverso, probabilmente di più magnetico e coinvolgente. Ma come linguista io stessa ho particolarmente apprezzato in questo film la tematica. Il modo in cui si approccia alla tematica del linguaggio e della comunicazione, ed infine del modo in cui per la prima volta nel corso di un film fantascientifico, il linguaggio vada continua »

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Apprendere il linguaggio e i paradossi del tempo

giovedì 1 settembre 2016 di Peer Gynt

Un'ottima fantascienza, quella dell'ultimo film del canadese Denis Villeneuve, che si ispira ad un racconto dell'americano Ted Chiang (coetaneo del regista) per raccontare ben più di una storia di invasione aliena della Terra. Siamo nel cinema di genere, ma gli ascendenti di questo film non vanno cercati nei blockbuster tematicamente simili, ma nello spirito di film come "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Spielberg e ancor più "Contact" di Zemeckis continua »

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L'arrivo,il comunicare e il sapere

martedì 17 gennaio 2017 di Maurizio Meres

Film basato essenzialmente sul paradosso del tempo,attraverso una studiosa ed esperta nella traduzione delle lingue e sul significato universale dei simboli,inizia l'approccio di comunicare con il grande mistero della vita "che non siamo soli "Louise attraverso una sorta di comunicazione quasi spirituale con gli alieni viene beneficiata dal dono di vedere tutto il trascorrere della propria vita con flash che la portano nel futuro sia nel bene che nel male senza poterla modificare,ma accettare tutto continua »

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"Arrival", la lingua perduta degli alieni e un incontro ravvicinato di nuovo tipo

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Un faro sperduto nelle acque della Tasmania contro 12 astronavi aliene che atterrano in diversi punti del globo. Un gran melodramma all'antica, tutto onde del destino e peccati incancellabili, contro un film di fantascienza tanto concettuale quanto spettacolare. Due film diversissimi ma curiosamente uniti da una serie di punti in comune, come la presenza decisiva di una bambina e il tema labirintico del tempo e della memoria. Il migliore dei due, entrambi in concorso, è Arrival del canadese Denis Villeneuve, l'eclettico regista di La donna che canta e Sicario, ora sul set di Biade Runner 2. »

La lingua aliena che cambia il mondo

di Cristina Piccino Il Manifesto

Ciò che racconta è già nel titolo: Arrival, l'«arrivo» sul vecchio pianeta Terra di dodici misteriosi oggetti alieni la cui forma ricorda le pietre sull'Isola di Pasqua. Chi sono, cosa vogliono? I governi terrestri sembrano impazziti mentre ovunque si scatena il caos: coprifuoco, emergenza, leggi speciali, saccheggi, violenze. Louis Banks (Amy Adams) è una linguista, ha perduto l'amata figlia ancora ragazzina uccisa da un cancro, il governo americano si è già rivolto a lei mettendola da parte perché nelle sue traduzioni non menzionava la parola «guerra», ciò che in quel momento (vedi l'Iraq) serviva. »

Atterra Arrival il thriller "sci-fi"

di Chiara Nicoletti Il Dubbio

La sensazione è che gli autori del concorso di quest'anno abbiano deciso di affrontare temi attuali in maniera più indiretta, con dei filtri che a volte sono letterari, come nel caso delle numerose trasposizioni cinematografiche di romanzi, o di genere» queste erano state le parole del direttore artistico Alberto Barbera durante la conferenza stampa di presentazione di Venezia 73. I film in concorso della seconda giornata di Festival confermano questa visione. Derek Cianfrance si lascia trasportare dal melodramma e dalla coppia Vikander - Fassbender per interrogarsi sulla natura delle relazioni umane e Denis Villeneuve realizza il sogno di fare un film di fantascienza adattando il romanzo Storia della tua vita di Ted Chiang sul grande schermo realizzando Arrival con Amy Adams e Jeremy Renner. »

di Emiliano Morreale L'Espresso

Il nuovo film del canadese Denis Villeneuve è un progetto ambizioso, che si inserisce in una nuova moda di fantascienza intellettuale comprendente ad esempio Equals (visto a Venezia l'anno scorso), Ex Machina (passato a Berlino) e in parte Gravity. Qui però non siamo davanti a metafore politiche o morali, sull'omologazione o sull'interazione uomo-macchina, bensì a un'interrogazione sul senso del linguaggio. La struttura del film è piuttosto originale, perché pur partendo dall'arrivo di un'astronave aliena in varie parti del mondo, con tanto di polipi giganti a bordo, mette fuori campo ogni spettacolarità e si concentra sui tentativi di capire cosa vogliano questi esseri «Qual è il vostro scopo qui?» è la domanda ma formularla non è semplice, visto che si tratta di creature estranee alle strutture del nostro comunicare. »

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