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Ultimo aggiornamento giovedì 8 giugno 2017
Argomenti: Pirati dei Caraibi
Il film è diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg, i due registi norvegesi candidati all'Oscar per il dramma Kon-Tiki. In Italia al Box Office Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar ha incassato 12,5 milioni di euro .
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Per liberare Will dalla sua maledizione, il figlio Henry ha una sola possibilità: recuperare il Tridente di Poseidone. Per farlo ha bisogno del pirata Jack Sparrow e di Carina Smyth, una astronoma orfana, accusata di stregoneria. Ma per arrivare al Tridente dovranno trovare il modo di sfuggire al terribile capitano Salazar, detto El Matador del Mar, ridotto a un morto vivente in cerca di vendetta.
C'era una volta un videogame di nome "The Secret of Monkey Island": un'avventura intrisa di humour e di enigmi da risolvere, ambientata tra pirati strampalati e poco credibili, in cui si sono identificati i nerd di tutto il mondo. È anche a questo videogioco che si devono l'esistenza e il successo planetario di I pirati dei caraibi, saga costruita su un trio di star - Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley - e divenuta poi appannaggio di un unico mattatore, il pirata ubriacone e sciupafemmine Jack Sparrow.
Depp costruì sulle fattezze e le movenze di Keith Richards il personaggio principale della saga, divenuto anche l'unica ragione di esistenza della stessa, all'alba del quinto episodio. Will e Elizabeth, ossia Bloom e Knightley, si sono ormai fatti da parte e, ne La vendetta di Salazar, regalano solo un fugace cameo.
Il proscenio è interamente di Sparrow e del suo nuovo arcinemico Salazar, terrore dei pirati passato a miglior (non-)vita nel Triangolo del Diavolo. Protagonista è una maledizione, anzi più di una, e una coppia di giovani, sempre più romanticamente attratti l'uno dall'altra. In sostanza il soggetto è il medesimo del capostipite della saga (con aggiunta di un sottotema di paternità misteriosa), di cui La vendetta di Salazar costituisce una sorta di remake. Il compito di unire generazioni differenti di attori e mescolare tempi comici ed esigenze action tocca alla presenza immutabile di Johnny Depp aka Jack Sparrow. Talmente immutabile e impervio all'invecchiamento, da ricorrere in maniera massiccia alla computer graphics quando il make-up non è più sufficiente. Durante un flashback sul giovane Sparrow, dove un tempo si sarebbe ricorsi a degli escamotage o a un altro attore, il volto del giovane Depp viene ricostruito al computer, in una mimesi inquietante.
Forse la più lunga sequenza di ricostruzione digitale del volto di un attore vista sin qui, secondo un'abitudine invalsa sempre più nell'uso dopo gli esempi (anche postumi) di Fast and Furious 7 e Star Wars: Rogue One. In questo abuso di CGI vive forse una metafora di ciò che oggi rappresenta il rapporto tra blockbuster e pubblico: finché quest'ultimo sembra accontentarsi delle medesime storie, anzi richiederle con feticistico culto della singola sequenza, ecco che queste vengono riproposte sotto forma di remake. Ma se prima erano le storie ad essere clonate ora lo sono anche i volti, artificialmente preservati. Il ragionamento dal punto di vista del business è chiaro - risparmiando con il "riuso" e investendo su qualcosa di certo, minimizzando il rischio - ma sta a noi (forse) opporsi e pretendere di più. Al netto di rami di sceneggiatura atrofizzati o scarsamente sviluppati e di alcuni dubbi morali (quando l'atteggiamento lubrico di Sparrow verso ragazze sempre più giovani comincerà ad apparire sconveniente?), infatti, La vendetta di Salazar funziona, complice un valido villain (Javier Bardem) sorretto da notevoli effetti speciali. Ma la sensazione di essere considerati alla stregua di automi poco esigenti è difficile da allontanare e aleggia fino all'immancabile (e immancabilmente superfluo) controfinale dopo i titoli di coda. Cameo di Paul McCartney nei panni dello zio pirata di Jack Sparrow.
Non bastano un'idea o una persona sola per rispolverare un genere che pareva finito nel baule dei ricordi e farne uno dei franchise di maggior successo di sempre. Ci vuole una squadra, anzi, la squadra perfetta.
A mettere insieme la ciurma che ha portato, almeno fino ad ora, tre film della saga tra i 50 titoli di maggior incasso della storia del cinema, è stato Jerry Bruckheimer, produttore americano, classe 1943, già responsabile di una serie di grandi successi hollywoodiani in team con lo scomparso Don Simpson, durante gli anni Ottanta e Novanta.
Inizialmente, però, Bruckheimer non era interessato a produrre un classico film di pirati che prendesse le mosse dell'attrazione del parco Disney, e stava quasi per cedere il progetto. È riuscito invece a far voltare una pagina storica alla Disney, ottenendo per la prima volta che un film per famiglie potesse permettersi di non edulcorare le scene e venisse perciò etichettato per una visione sotto i 13 anni "accompagnata" (PG-13).
A quel punto, ha iniziato a costruire la squadra, dal primo mattone, quello della sceneggiatura, per redigere la quale ha voluto i creatori di Shrek e della Maschera di Zorro, Ted Elliott e Terry Rossio: un duo rimasto intatto fino al quinto capitolo, che accredita invece alla scrittura Rossio e Jeff Nathanson. Anche in sede di regia, dopo i tre capitoli firmati Gore Verbinski, che hanno dato l'imprinting alla serie, Rob Marshall, che ha diretto Oltre i confini del mare, cede ora il posto ai norvegesi Joachim Ronning e Espen Sandberg.
Ma è con il cast che Pirati dei Caraibi sfodera le carte vincenti, instaurando un circolo virtuoso per cui attore e personaggio si rafforzano l'uno con l'altro. Se Keira Knightley ha diversificato la sua carriera facendo della bella e coraggiosa Elizabeth Swann della saga, figlia del governatore di Port Royal, un ruolo tra gli altri, il discorso è differente per Orlando Bloom, per il quale il personaggio del fabbro Will Turner si è rivelato fondamentale per la fortuna e la riconoscibilità dell'attore, secondo, forse e soltanto, all'elfo Legolas che ha intepretato per la trilogia dell'anello di Peter Jackson. Assente nel quarto episodio, Oltre i confini del mare, del 2011, Will/Bloom torna da co-protagonista nel quinto titolo, La vendetta di Salazar, insieme con il figlio Henry, ritrovato, anzi incontrato per la prima volta all'età di dieci anni, dopo essere andato in compagnia di Sparrow, Ai confini del mondo.
Tuttavia è proprio Jack Sparrow, nato come spalla di Will Turner, ad essere diventato una vera e propria icona a sé stante, l'emblema della saga stessa, oltre che l'ispiratore e il protagonista di una intera serie di libri per ragazzi a lui dedicata. Rileggendo le leggende settecentesche dei pirati come le storie di eroi talmente amati e ammirati da poter essere visti come le rock star di quel tempo, l'attore Johnny Depp ha preso a modello la più istrionica e piratesca delle rock star contemporanee, la pietra rotolante Keith Richards, e ha lavorato sul tema. Il suo capitano stralunato, un po' alcolizzato e molto fantasioso di suo, col pizzetto diviso in due e i denti d'oro, ha rappresentato un vero e proprio atto di fede da parte della Disney, disabituata a proposte tanto ardite, ma ha ripagato la casa madre ben oltre l'immaginabile. Da parte sua, Depp non si è mai dimostrato insofferente rispetto al personaggio: al contrario, ha spesso giocato ad interpretarlo nella vita, confondendo le acque per potersi muovere libero e un po' brigante, non solo sul set ma anche fuori.
Il film non ha capacità di coinvolgimento, ti fa addormentare svegliandoti ogni tanto con qualche battutina. Poca cura dei dettagli... manca la caratterizzazione dei coprotagonisti ,e Salazar è un nemico abbastanza mediocre. I combattimenti sono ridicoli e ormai per colpa della Disney si rivolgono sempre più ad un publico di bambini.
Prima di sbuffare, ripensando alla pochezza del precedente episodio, spazzate via i vostri preconcetti e dategli fiducia, perché questo capitolo cinque delle avventure di Jack Sparrow è, se non il più riuscito della saga (ma poco ci manca), certamente tra i più godibili e simpatici. Una vera sorpresa, in positivo. Tutto fila incredibilmente liscio, a cominciare da una trama facilmente fruibile, da [...] Vai alla recensione »
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