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![]() -Un tempo il mondo era un posto più grande -Il mondo è sempre uguale...è il resto che è più piccolo...!
dal film Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo (2007)
Geoffrey Rush è Barbossa
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Maestro del trasformismo ed interprete di classe, Geoffrey Rush è uno degli attori più eccelsi che la Mecca del Cinema abbia mai concepito, grazie soprattutto a quella presenza scenica che non ha eguali.
Le origini
Il divo australiano nasce a Toowoomba, da Roy, contabile, e Merle, commessa.
Laureatosi in lettere inglesi all'Università del Queensland, scopre la passione per la settima arte abbastanza tardi, e cioè, all'età di vent'anni: decide quindi di iscriversi al Brisbane's Queensland Theatre Company. Nel 1975 parte alla volta di Parigi, per frequentare la Scuola di Mimo di Jacques Lecoq.
Il debutto nel mondo dello spettacolo
Tornato nel paese di origine, Geoffrey, recita in molteplici produzioni teatrali e condivide il suo appartamento con Mel Gibson. Ma la vita non è per nulla facile per i due talentuosi amici, costretti a dormire sul pavimento per mancanza di denaro.
L'esordio avviene direttamente sul grande schermo, nella pellicola del 1981 Hoodwink.
A quei tempi, il giovane si divide tra cinema e palcoscenico, dirigendo svariati spettacoli di cui è anche protagonista.
Il successo con Shine
Nel 1996, Rush, ormai 45enne, viene travolto da un'altisonante sinfonia di consensi, dovuti alla magistrale performance in Shine di Scott Hicks che gli vale, addirittura, l'Academy come Miglior Attore: il tenero e stravagante personaggio del pianista David Helfgott lo proietta direttamente tra le stelle del firmamento hollywoodiano.
Ventiquattro mesi dopo, l'artista ci offre tre impeccabili prove in costume ne I Miserabili, Elizabeth, nonché nel fastoso Shakespeare in Love, dove riceve la nomination all'Oscar come Miglior Attore non Protagonista.
Nel 2000, Geoffrey incarna, in modo sublime, i peccaminosi panni dell'eccentrico e conturbante Marchese de Sade, nel bellissimo Quills - La Penna dello Scandalo che gli fa conseguire un'ulteriore candidatura alle prestigiose statuette.
Interprete, regista, sceneggiatore, musicista: la star, tre anni più tardi, viene ingaggiata dal cineasta Gore Verbinski per dar vita alle pazzesche avventure del Capitan Barbossa e della sua ciurma di stralunati bucanieri ne La Maledizione della Prima Luna, a cui faranno seguito Pirati Dei Caraibi - La Maledizione Del Forziere Fantasma e Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo.
I lavori più recenti
Nel 2005, il divo si aggiudica un Golden Globe per essersi abilmente cimentato nelle vesti del comico Peter Sellers, nel biografico Tu chiamami Peter.
Successivamente, gira il tormentoso romance Paradiso + Inferno, nonché lo storico The Golden Age (2007). Seguono, negli ultimi anni, il doppiaggio in Il Regno di Ga' Hoole - La leggenda dei guardiani (2010) e l'ottima interpretazione del logopedista Lionel Logue in Il discorso del re (2011) di Tom Hooper. Nel 2012 è protagonista del film di Giuseppe Tornatore La migliore offerta.
Vita privata
Per quanto riguarda l'ambito sentimentale, Rush è sposato con la collega Jane Menelaus, dalla quale ha avuto Angelica e James.
Golden Globes 2011
Premio Oscar 2011
BAFTA 2011
BAFTA 2011
Golden Globes 2005
Golden Globes 2001
Premio Oscar 2000
Golden Globes 1999
Premio Oscar 1998
Golden Globes 1997
Premio Oscar 1996
Storia di una ladra di libri
continua»
Genere Drammatico, - USA 2014. Uscita 13/02/2014. |
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«L'ultima nave è salpata da un pezzo»: con un ferale articolo, diffuso nel Palais poche ore prima dell'arrivo di Johnny Depp e Penelope Cruz a Cannes, la rivista Screen ha platealmente stroncato il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi, pellicola fuori concorso al cinema dal 18 maggio e primo sequel del franchise interamente in 3D. Un'opinione confermata dalla tiepida risposta ricevuta dal film in sala e persino dai suoi interpreti, attesi come star sul tappeto rosso della Croisette ma accolti con freddezza dalla stampa: scarsa la chimica tra i protagonisti Depp e Cruz, distanti sullo schermo come nella vita, ben poco carismatici (anche) dal vivo i nuovi acquisti della saga, Sam Claflin e la francese Astrid Berges-Frisbey, nell'ingrato ruolo di rimpiazzo dei transfughi Orlando Bloom e Keira Knightley. A guidare la pattuglia il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Rob Marshall, subentrato al veterano Gore Verbinski, assenti ingiustificati gli sceneggiatori Terry Rossio e Ted Elliott, che avrebbero lavorato allo script del film insieme allo stesso Johnny Depp: «Questo film è il film di Depp», sottolinea Bruckheimer aprendo l'incontro con i giornalisti. Una frase che più che un complimento, suona come un sinistro avvertimento.
Capitan Jack Sparrow: Johnny Depp
Dopo 8 anni nei panni di Jack Sparrow, come si è preparato al ruolo?
Sparrow è un personaggio talmente complesso che si può sviluppare praticamente all'infinito. Mi sono preparato come faccio sempre, cioè guardando moltissimi cartoni animati. Mi piace pensare il Capitano come una specie di Bugs Bunny.
Da dove arriva la maggiore ispirazione per il suo personaggio?
C'è in lui qualcosa di Marlon Brando, un attore che è la mia ispirazione in tutto, in ogni cosa che faccio. E poi direi che Sparrow è un buffo mix tra una rockstar alla Keith Richards e una puzzola romantica.
A proposito. Keith Richards ha un cameo nel film: com'è stato recitare con lui?
Bellissimo. Per lui è stata un'occasione per esplorare il mondo del cinema, per noi un'esperienza di vita. Mi piacerebbe scriverci un libro.
In che modo è intervenuto sulla sceneggiatura?
Mi ritengo molto fortunato, perché mi è stato chiesto di partecipare al processo creativo e io l'ho fatto. Ma in una storia ci sono tanti ingredienti, non saprei dire quali idee siano mie e quali degli sceneggiatori.
L'ha mai tentata l'idea di produrre un capitolo de I Pirati?
No, non ce la farei mai, è un impegno che mi annienterebbe. L'unico in grado di fare una cosa del genere è Jerry Bruckheimer, un vero mago.
Ha improvvisato sul set?
L'ho fatto con Geoffrey Rush... ma più in generale un personaggio come Sparrow si presta all'improvvisazione, non lo puoi controllare in nessun modo.
Fa vedere i suoi film in famiglia?
La mia famiglia vede sempre i miei film: ne hanno visti più loro di me. Ho testato segretamente i personaggi su mia figlia, ci giocavo insieme con le Barbie e facevo le vocine finché non mi diceva basta. Mi ha aiutato a capire cosa funzionava di più.
Come ha lavorato con la sua partner, Penelope Cruz?
Spendidamente. Penelope è un regalo della natura, un'attrice talentuosa, sveglia e capace, una gran donna, un'amica fidata.
Quali sono per lei le qualità di un buon pirata?
Essere pronto a farsi sparare addosso. Avere una buona ciurma. Essere ignorante e ostinato.
Gli Oscar possono cambiare una carriera?
Non sono la persona più adatta a rispondere, io che gli Oscar sono più abituato a perderli che a vincerli. È bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto, ma non è per questo, cioè per i premi, che si lavora. La professione dell'attore la si sceglie per creare, per esplorare nuovi mari e divertirsi con i compagni di set.
Meglio un piccolo film indipendente o un blockbuster sui pirati?
In vita mia ho fatto piccoli e grandi film. Sono felice per il successo de I Pirati, ma sono anche contento di aver costruito una carriera su molti flop. Uno dei miglior film, Liberty, praticamente non l'ha visto nessuno.
Ha paura dei critici?
Sì. Molta.
La emoziona essere al Festival di Cannes?
Sono onorato e felice. E credo che i Pirati piacerà anche al pubblico di Cannes, perché è un film fatto proprio per l'audience, per la gente. È divertente, nuovo.
Ci sarà un quinto capitolo de I Pirati dei Caraibi?
Se non ci si stanca dei personaggi, e il processo creativo mantiene la sua forza senza sottostare alle ragioni del movie business, le possibilità ci sono. Io sono disposto a tornare.
Angelica la piratessa: Penelope Cruz
Si è trovata a suo agio in un film colossale come I Pirati dei Caraibi?
Certamente. Mi sono sentita perfettamente inserita, a mio agio anche nei panni di una donna bugiarda e manipolatrice come Angelica. Sono onorata di aver diviso tempo e scene con un attore come Johnny Depp, con cui avevo lavorato già 12 anni fa. Il suo livello di creatività è cresciuto. È una creatura unica.
Girare un action movie in gravidanza è stato impegnativo?
Ho fatto due mesi di training con il team del film e poi ho lavorato in sicurezza, non ho fatto niente di pericoloso, mi hanno sempre protetta. In alcune inquadrature mi ha sostituita mia sorella Monica.
Da spagnola, trova difficile recitare in inglese?
Mi piace recitare in lingue diverse e ho avuto un bravo coach che mi ha aiutata sul set. Credo di essere migliorata, la prima volta che ho recitato con Depp mi perdevo la metà di quello che diceva...
L'Oscar per Vicky Cristina Barcelona, nel 2009, le ha cambiato la vita?
Non ha cambiato i motivi per cui scelgo o scarto un film. L'Oscar lo conservo in casa e ogni volta che lo guardo penso a tutte le persone che mi hanno aiutata a realizzare il sogno di diventare attrice.
Jack Sparrow cerca la fonte della giovinezza. E lei, l'ha trovata?
Ogni giorno penso al mio futuro e no, io non cerco la fonte. L'invecchiamento lo voglio celebrare, sono curiosa di esplorare nuove età, non ho paura di cambiare, non ho questo tipo di ossessione.
Che effetto le fa trovarsi a Cannes?
Sono molto contenta di essere qui. Ho letto la sceneggiatura del film in concorso di Almodovar e credo sia una delle migliori cose che abbia mai fatto: spero tanto che vinca almeno un premio...
Al timone: Rob Marshall, Jerry Bruckheimer e la ciurma
Qual è la maggiore sfida affrontata dal film?
Bruckheimer: Trovare la storia giusta. Ci sono voluti anni, ma con un capitano come Marshall al timone e con Depp alla sceneggiatura, il progetto è riuscito al meglio.
Un film come I Pirati richiede un impegno particolare al regista?
Marshall: Io venivo dall'esperienza di Nine, dove ho avuto un grande cast tra cui la stessa Cruz, quindi ero in parte allenato. Ho avuto la fortuna di lavorare qui con grandi attori che sono anche persone fantastiche: Johnny Depp, per esempio, è un vero genio della commedia.
E gli attori? Come si sono calati nei loro personaggi?
Geoffrey Rush: Io, per Barbossa, confesso di essermi ispirato a Barbara Streisand. Non ho problemi a passare da film come Il discorso del re, con un budget da 12 milioni, a film dal budget incalcolabile come I Pirati dei Caraibi: anche se hai 800 persone a pranzo, e 18 camion nel parcheggio, il tuo lavoro resta sempre lo stesso.
Ian McShane: per Barbanera mi sono preparato ascoltando Bob Dylan... il mio è un personaggio iconico, ma più che cattivo lo chiamerei complicato. Barbanera è un pirata standard: ti guarda negli occhi mentre impugna la spada, solo che la sua è lunga il triplo di quelle degli altri.
Astrid Berges-Frisbey: Sono molto emozionata di aver trovato il mio posto in questo kolossal. Non parlavo inglese, ma per fortuna sono stata aiutata da tutta la troupe sia con la lingua, sia con il mio personaggio: è difficile calarsi nei panni di una sirena...
Sam Claflin: Questo è il mio primo film in assoluto e ho un personaggio difficile, uno che non perde mai la fede in Dio nonostante le mille tentazioni. Posso dire che come lui anche io faccio fatica a resistere alle belle ragazze...
Nel 1585, dopo essere stata la regina dell'Inghilterra per quasi tre decenni, Elisabetta I continua ad annientare i suoi nemici e difendere la sua reputazione, avendo giurato corpo e anima alla sua nazione. Il re di Spagna Filippo II, sostenuto dalla Chiesa e con il potere della spietata Inquisizione, rappresenta una reale minaccia per la regina. Il suo obiettivo è di strappare l'eretica protestante dal trono e riportare l'Inghilterra (e il mondo intero) al cattolicesimo. Ma Elisabetta I, oltre a essere una regina è anche una donna che si scopre innamorata dell'avventuriero Sir Walter Raleigh e farà di tutto per averlo al suo fianco, fosse anche "buttarlo" fra le braccia della sua dama di corte preferita, Bess. Elizabeth - The Golden Age ha inizio un decennio dopo il periodo esaminato in Elizabeth e narra dei gloriosi anni di mezzo del suo regno. È un film politico in quanto racconta il conflitto tra Elisabetta con Filippo II, ma prende in esame anche il concetto di tolleranza religiosa e, al contrario, di fondamentalismo religioso oltre a mettere in scena una storia d'amore impossibile, perché alla regina è proibito inseguire la sua passione. "Scavando nella storia, si finisce per raccontare una storia contemporanea che parla di noi stessi" afferma il regista Shekhar Kapur. "Perché fare oggi un film che non sia legato al nostro tempo? Perché fare un film che non sia attinente agli attuali modi di pensare individuali, politici o psicologici? Elizabeth - The Golden Age parla di Cate Blanchett che sta interpretando Elisabetta per i tempi moderni. Parla del conflitto tra fondamentalismo e tolleranza, della ricerca di sé e della divinità. Parla di mortalità e immortalità. Sono tutte cose con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni nella nostra vita".
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