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Mel GibsonThe Anger - La rabbia di Mel GibsonNome: Mel Columcille Gerard Gibson57 anni, 3 Gennaio 1956 (Capricorno), Peekskill (New York - USA) |
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![]() Tutti muoiono, non tutti però vivono veramente...
dal film Braveheart - Cuore impavido (1995)
Mel Gibson è William Wallace
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Il furore che segna la sua filmografia, sia essa quella di attore e regista. Lo sguardo vivo, ma incastonato in un viso crepuscolare che ben si adatta a quelle epopee storiche che sono frutto del suo occhio, della sua mano da regista, della sua parola scritta. Storie che sono lontane nello spazio e nel tempo, ma che offrono a tutti la stessa identica emozione. Può un uomo così ruvido, che nasce principalmente dagli action-movies, essere anche l'autore di opere altamente sensibili e belle? Clint Eastwood ci insegna di sì... E perché non potrebbe essere lo stesso per Mel Gibson?
Contrariamente a quel che tutti pensano, Mel Gibson non è australiano, ma americano. Sesto fra undici figli (fra cui l'attore Donal Gibson) di un meccanico ferroviario americano della New York Central Railroad e di una casalinga australiana, si trasferisce a New South, nella terra materna, fin dalla più tenera età (con il resto della sua famiglia) per problemi finanziari e legali (il padre non poteva risarcire i suoi datori di lavoro che lo avevano denunciato per calunnia), scampando così assieme ai suoi fratelli all'arruolamento per il Vietnam.
Gli studi per diventare attore
Adempie così nel continente oceanico alla sua istruzione: prima all'Asquith High School for Boys a Sydney e poi all'University of New South Wales. Sua sorella, vedendolo gigioneggiare di fronte alla cinepresa di famiglia con alcuni amici, compila a nome suo una domanda d'iscrizione al National Institute of Dramatic Arts, che lo accetta. Compagno di classe e grande amico dell'attrice Judy Davis (con la quale porterà in scena "Giulietta e Romeo" e fonderà l'Australian New Wave, un movimento di registi e attori coinvolti nella promozione del nuovo cinema australiano nel mondo, di cui faranno parte anche George Miller, Gillian Armstrong e Peter Weir) e di Geoffrey Rush, finiti gli studi entra a far parte della State Theatre Company of South Australia.
Gli esordi
I primi esordi sono tutti per il piccolo schermo con la serie tv The Sullivans (1976-1983), famosissimo telefilm australiano che ha reso celebre anche Sam Neill e le sorelle Minogue (Kylie e Dannii), mentre per quelli cinematografici bisogna aspettare il 1977, quando Anthony Page lo inserisce nel cast dell'inedito I Never Promised You a Rose Gardern con Dennis Quaid e Bibi Andersson. Con queste premesse professionali parte per il provino di un film diretto dall'amico George Miller, ma suo malgrado viene coinvolto in una rissa proprio la sera prima dell'audizione ed è costretto a presentarsi all'audizione pieno di ferite e cerotti. Miller lo sceglie immediatamente come protagonista di Interceptor - Il guerriero della strada (1979) nel ruolo di "Mad Max" Rockatansky, seguito successivamente da Tim - Un uomo da odiare (1979) di Michael Pate, accanto a Piper Laurie. In particolare, in quest'ultima pellicola, interpreta un ritardato mentale che va a lavorare presso una signora più matura e la fa innamorare di lui. Ruolo che gli permetterà di guadagnarsi, fra l'altro, il suo primo riconoscimento: il premio come Miglior Attore dall'Australian Film Institute (l'equivalente del nostro David di Donatello). Stesso riconoscimento che gli verrà conferito nel 1981 per Gli anni spezzati di Peter Weir, storia del tragico massacro a Gallipoli di un contingente australiano chiamato a combattere nel nome dell'Impero Britannico.
È proprio con gli anni Ottanta, anni dei primi successi di Gisbon in campo lavorativo, arriva anche la felicità familiare con il matrimonio con Robyn Moore, madre dei suoi sette figli, fra cui la truccatrice Hannah Gibson e i gemelli attori Edward e Christian Gibson.
Fondamentale e formidabile la sua presenza scenica in uno dei più bei film della storia del cinema australiano: Un anno vissuto pericolosamente (1982) ancora per la regia di Weir, all'interno del quale interpreta il vibrante reporter australiano Guy Hamilton nell'Indonesia del 1965, alla vigilia della caduta del dittatore Sukarno. Sarà proprio questo film a lanciarlo a Hollywood, dove si dedicherà alla costruzione della sua carriera da star, a cominciare dalla pellicola di Roger Donaldson Il Bounty (1984), nello stesso ruolo che fu di Clark Gable e Marlon Brando. In mezzo a un cast eccezionale (Anthony Hopkins, Liam Neeson, Laurence Olivier e Daniel Day-Lewis), Mel Gibson fa centro addolcendo il suo lato sexy con mordace ironia.
Nella serie di Arma Letale
Tornato in patria reciterà nei due sequel di Interceptor e, due anni più tardi, affiancato da Danny Glover e diretto da uno dei suoi maggiori pigmalioni cinematografici (Richard Donner), indosserà per ben quattro volte i panni dello svitato sergente Martin Riggs nella saga poliziesca Arma letale (1987-1998), rinunciando perfino a quelli di Eliot Ness in Gli intoccabili (1987) di Brian De Palma e del Batman (1989) di Tim Burton.
Regista del capolavoro Braveheart
Gli anni Novanta, lo portano nella teatrale Danimarca tratteggiata dalla penna di William Shakespeare, ma diretta dall'italiano Franco Zeffirelli, nelle vesti del principe Amleto (1990), guadagnandosi i consensi della critica. Meno impegnato, invece il set di Amore per sempre (1992) di Steve Miner, condiviso con Jamie Lee Curtis. È proprio in quegli anni che nasce dentro di lui il bisogno di raccontare una storia, così crea la Icon Production e si getta a capofitto nel difficile mestiere del regista uscendone discretamente con L'uomo senza volto (1993), storia di amicizia fra un ragazzo bocciato all'esame di ammissione in un'accademia e un ex insegnante, sfigurato e solitario, che ha sulla coscienza la morte di un suo allievo. La prova è decisamente superata e, dopo un ritorno a Richard Donner con il western Maverick (1994) e la rinuncia al ruolo di James Bond per Goldeneye (1995), Gibson si ripresenta come autore, firmando uno dei gioielli della cinematografia mondiale: Bravehearth - Cuore impavido (1996).
Una carriera piena di successi
Chi se lo aspettava che un attore che si era fatto le ossa e aveva pompato i bicipiti in action movies come Arma letale e che doveva prestare il suo sorriso sciupafemmine al Two Face di Batman Forever, potesse avere tanta leggiadria nella direzione e nella narrazione della storia di William Wallace, il ribelle che, fra il 1290 e il 1305, guidò gli scozzesi contro la Corona d'Inghilterra? Non lo sappiamo, ma sembra che Mel Gibson ricalchi quasi la stessa sorte di un suo altrettanto illustre predecessore: Clint Eastwood, con l'unica differenza che quest'ultimo crebbe nei set degli western-spaghetti e nei polizieschi on the streets. Il film vince meritatamente l'Oscar e a Gibson spetta l'Academy Award come miglior regista, nonché il Golden Globe nella stessa categoria.
Doppiatore di John Smith nel film d'animazione della Disney Pocahontas (1995), raggiunge il successo del box office grazie a Ransom - Il riscatto (1996) di Ron Howard, nel ruolo di Tom Mullen, un uomo di successo a cui hanno rapito il figlio di dieci anni, che gli farà guadagnare una nomination ai Golden Globe. Dopo aver rifiutato il ruolo del protagonista in I colori della vittoria (1998) di Mike Nichols, interpreta pellicole ad alta adrenalina come Ipotesi di complotto (1997), Payback - La rivincita di Porter (1999) e Il patriota (2000). Amato dai bambini per aver prestato la voce al gallo Rocky in Galline in fuga nel 2000, lo stesso anno indossa persino i collant in What Women Want (2000), storia di un uomo che per via di una scossa elettrica acquisisce la facoltà di leggere nel pensiero femminile. Il ruolo è così divertente che viene inserito nella rosa dei candidati al Golden Globe come miglior attore protagonista, un buon risultato se si pensa che per fare questo film ha rifiutato il ruolo di Wolverine in X-Men (2000) di Bryan Singer.
Alla regia della controversa Passione di Cristo
Wim Wenders, M. Night Shyamalan, Randall Wallace gli offrono dei ruoli piuttosto significativi nella sua carriera, ma è dopo la laurea onoraria in Lettera datale dalla Loyola Marymount University di Los Angeles, nel 2004, che dirigerà il suo film più scandaloso e allo stesso tempo quello più pesante: La passione di Cristo. Indefinito nel suo genere (pulp, horror drammatico, kolossal???), la pellicola entra di diritto nella storia del cinema - al pari di Via col vento, Ben Hur, 8 e 1/2 e Schindler's List - raccontando gli ultimi sofferenti, violenti e sanguinari giorni di vita di Gesù Cristo. Mel Gibson fa discutere credenti e non credenti, crea polveroni, è accusato di antisemitismo e di eccessiva filologia, ma riesce a incassare più di ogni altro film della stagione.
Ci riproverà poi con Apocalypto (2006) - per il quale ha rifiutato il film di Oliver Stone World Trade Center e la pellicola di Martin Scorsese The Departed - che è invece la storia del massacro del popolo Maya.
Il ritorno al cinema come attore
A quasi dieci anni da Signs, nel 2010 Mel Gibson torna a recitare in un film e lo fa con il thriller di Martin Campbell Fuori controllo, cui seguirà, nel 2011, Mr. Beaver di Jodie Foster e Viaggio in paradiso nel 2012.
Mel, il ribelle
Alcolista cronico e cattolico osservante, si affida a Terrence Malick e Antoine Fuqua per ritornare alla recitazione. Con il tempo, invecchiando, Mel Gibson è come certi vini e come Sean Connery: migliora. Specchio di quelle epopee che hanno per protagonisti eroi al tramonto, denotati da un forte sentimento di amicizia e da una prorompente virilità e che lottano contro una crudeltà al limite del sarcasmo, Mel Gibson è uno di quei registi che ben sa raccontare la disperazione esistenziale, mischiando ossessioni per l'estremo realismo filmico all'alta poetica. Anti-sentimentale, ma emozionante, duro e doloroso, esagerato e coinvolgente: proprio per la grande sensibilità con cui affronta temi universali, è considerato il regista violento e ribelle di Hollywood, mentre come attore è ben incastrato in quei meccanismi e quelle strutture che fanno degli Studios quelle perfette industrie che sono. Il tutto con la rabbia addosso...
Golden Globes 2001
Golden Globes 1997
Due miliardi di dollari. Se è difficile definire la carriera di un uomo controverso come Mel Gibson con le parole, forse possono riuscirci i numeri. A tanto, infatti, ammonta il totale degli incassi di un attore che ha iniziato con la fantascienza (la serie Mad Max), ha continuato con i drammi del passato (Gli anni spezzati e Il Bounty), ha sfiorato la guerra del Vietnam prima come reduce traumatizzato (la saga Arma Letale) e poi come protagonista (We were soldiers) ma che soprattutto è stato un eroe per una nazione (Braveheart) e simbolo dell'umanità girando La Passione di Cristo.
Poi, qualcosa si inceppa e la vita del cattolicissimo Gibson – il suo nome di battesimo Mel Columcille è ispirato a due santi irlandesi – entra in una vorticosa discesa: il divorzio dalla donna che gli ha dato sette figli, l'arresto per guida in stato di ebbrezza e lo sproloquio anti-semita ad uso e consumo degli agenti che lo arrestarono che presto fece il giro del mondo isolando Gibson dai meccanismi di Hollywood.
Oggi, con due miliardi di dollari fatti guadagnare all'industria americana dei sogni e della celluloide e almeno 500 guadagnati come regista, l'ex "arma letale" torna con il suo pezzo forte: il poliziotto disposto a tutto, soprattutto infrangere le regole che dovrebbe difendere pur di raggiungere la verità in Fuori controllo, pellicola che in patria ha raccolto "appena" 42 milioni. Spiccioli, si fa per dire.
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