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lunedì 8 febbraio 2016

Mel Gibson

The Anger - La rabbia di Mel Gibson

Nome: Mel Columcille Gerard Gibson
60 anni, 3 Gennaio 1956 (Capricorno), Peekskill (New York - USA)
occhiello
Tutti muoiono, non tutti però vivono veramente...
dal film Braveheart - Cuore impavido (1995) Mel Gibson è William Wallace
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Mel Gibson
Golden Globes 2001
Nomination miglior attore per il film What Women Want (Quello che le donne vogliono) di Nancy Meyers

Golden Globes 1997
Nomination miglior attore per il film Ransom - Il riscatto di Ron Howard



Davanti o dietro la macchina da presa, un nome sempre di richiamo.

5x1: Gli spiccioli di Mel Gibson

martedì 16 marzo 2010 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Gli spiccioli di Mel Gibson Due miliardi di dollari. Se è difficile definire la carriera di un uomo controverso come Mel Gibson con le parole, forse possono riuscirci i numeri. A tanto, infatti, ammonta il totale degli incassi di un attore che ha iniziato con la fantascienza (la serie Mad Max), ha continuato con i drammi del passato (Gli anni spezzati e Il Bounty), ha sfiorato la guerra del Vietnam prima come reduce traumatizzato (la saga Arma Letale) e poi come protagonista (We were soldiers) ma che soprattutto è stato un eroe per una nazione (Braveheart) e simbolo dell'umanità girando La Passione di Cristo.
Poi, qualcosa si inceppa e la vita del cattolicissimo Gibson – il suo nome di battesimo Mel Columcille è ispirato a due santi irlandesi – entra in una vorticosa discesa: il divorzio dalla donna che gli ha dato sette figli, l'arresto per guida in stato di ebbrezza e lo sproloquio anti-semita ad uso e consumo degli agenti che lo arrestarono che presto fece il giro del mondo isolando Gibson dai meccanismi di Hollywood.
Oggi, con due miliardi di dollari fatti guadagnare all'industria americana dei sogni e della celluloide e almeno 500 guadagnati come regista, l'ex "arma letale" torna con il suo pezzo forte: il poliziotto disposto a tutto, soprattutto infrangere le regole che dovrebbe difendere pur di raggiungere la verità in Fuori controllo, pellicola che in patria ha raccolto "appena" 42 milioni. Spiccioli, si fa per dire.

I Mercenari 3 - The Expendables

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,70)
Un film di Patrick Hughes. Con Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Antonio Banderas, Wesley Snipes.
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Genere Azione, - USA 2014. Uscita 04/09/2014.

Machete Kills

* * * - -
(mymonetro: 3,39)
Un film di Robert Rodriguez. Con Danny Trejo, Michelle Rodriguez, Sofía Vergara, Amber Heard, Antonio Banderas.
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Genere Azione, - USA, Russia 2013. Uscita 07/11/2013.

Viaggio in paradiso

* * * - -
(mymonetro: 3,05)
Un film di Adrian Grunberg. Con Mel Gibson, Daniel Giménez Cacho, Jesús Ochoa, Roberto Sosa, Dolores Heredia.
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Genere Azione, - USA 2012. Uscita 01/06/2012. 14

Mr. Beaver

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,85)
Un film di Jodie Foster. Con Mel Gibson, Jodie Foster, Jennifer Lawrence, Anton Yelchin, Zachary Booth.
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Genere Commedia, - USA 2011. Uscita 20/05/2011.

Fuori Controllo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,96)
Un film di Martin Campbell. Con Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts.
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Genere Thriller, - USA, Gran Bretagna 2010. Uscita 19/03/2010.
Filmografia di Mel Gibson »

sabato 30 gennaio 2016 - Provocante non meno che provocatoria, soprattutto con la stampa, Jennifer Lawrence 'incendia' ogni film che abita e punta al secondo Oscar con Joy, biopic su un'eroina della working class. Dal 28 gennaio al cinema.

Jennifer Lawrence, il lato positivo di Hollywood

Marzia Gandolfi cinemanews

Jennifer Lawrence, il lato positivo di Hollywood Affilate le armi in Hunger Games e affinata la pratica trasformista con gli X-Men, Jennifer Lawrence è il nuovo volto del cinema hollywoodiano. Eccentrica borderline (Il lato positivo - Silver Linings Playbook) o eroina nell'arena, l'attrice americana infiamma Bradley Cooper sulla pista da ballo e Panem dentro un futuro distopico (Hunger Games), quello scritto da Suzanne Collins e diretto da Francis Lawrence. Semplice omonimia, perché il padre di Jennifer non dirige ma edifica nella provincia americana da cui, a soli quattordici anni, la teenager scappa a gambe levate e idee chiare. Raggiunta New York e rivelata dai primi ruoli televisivi (Detective Monk, The Bill Engvall Show), otto anni dopo vince un Oscar a Los Angeles. E pensare che alle audizioni di Twilight le preferiscono Kristen Stewart, che con la sua Belle rimedia più modestamente un Razzie Award. Presenza sfacciata e mercuriale, Jennifer Lawrence mutaforma, frequenta i generi e spariglia il gioco, sperimentando l'introspezione drammatica (Un gelido inverno, Joy) o il registro brillante (Il lato positivo - Silver Linings Playbook), 'sostenuta' dal 'bipolarismo' di Bradley Cooper, ballerino-porteur sull'orlo di una crisi di nervi. Svitata, isterica e innamorata la sua Tiffany è uno di quei personaggi che non si dimenticano e che dichiarano un talento rotondo, vivace, ribadito. Gatta e tigre nello stesso corpo, sbuca di colpo nell'inquadratura centrata su Bradley Cooper e ne diventa il centro, il cuore, lo scopo (Il lato positivo - Silver Linings Playbook). La bella intuizione di David O. Russell 'guarda' il lato biondo e positivo delle cose, recuperando 'in corsa' la disfunzione emotiva del protagonista. Guance piene, zigomi alti e occhi scavati colmati di azzurro, Jennifer diventa autentico punctum visivo della messinscena. Concreta e sfumata, erotica e ginnica, figlia del Kentucky affezionata a quel suo pronunciato accento del sud, l'attrice morde il freno e gli hamburger, biasimata dal regime (alimentare) hollywoodiano. Provocante non meno che provocatoria, il suo fascino è imperturbabile coi partner ma precipita in asprezza davanti alla stampa con cui ama 'fare la commedia' e in cui è professionista smaliziata. L'obiettivo è chiaro: dissimulare e poi rilanciare. Scruta i giornalisti, analizza i loro comportamenti, ascolta le loro domande e poi reagisce, rimbalzando le questioni stupide, seccandosi davanti a un chewing-gum masticato o a un paio di occhiali da sole dimenticati sul naso.
Americana media, le origini modeste e le esuberanti performance in press-conference non fanno che incrementare il capitale 'simpatia' che la incorona star diletta e la piazza al secondo posto sul podio delle attrici più pagate di Hollywood, dietro all'irriducibile Sandra Bullock e davanti all'inossidabile Jennifer Aniston.

Designata 'miglior attrice emergente' a diciotto anni alla Mostra del Cinema di Venezia (The Burning Plain - Il confine della solitudine), nominata agli Oscar (Un gelido inverno - Winter's Bone) a venti, premiata con l'Oscar a ventidue, apprezzata dalla critica e 'garantita' da Jodie Foster (Mr. Beaver), Jennifer Lawrence ha argomenti (e riconoscimenti) sufficienti a far impallidire i suoi coetanei e a sollecitare i media. Non soltanto per le prestazioni artistiche. Nel curriculum (non) si contano le défaillance da cui esce sempre disinvolta, inciampando sull'ex di Gwyneth Paltrow, Chris Martin leader dei Coldplay, o sulle scale del Dolby Theatre mentre ritira la statuetta alla 'migliore interpretazione femminile' annunciata da Jean Dujardin. Ma è solo nelle pieghe di un abito immacolato che s'impunta l'esuberante vitalismo di un'attrice che altrimenti ha passo sicuro sulla scena e conquista quello che vuole nella vita. Perché Jennifer Lawrence ha la capacità sorprendente di esistere davanti alla macchina da presa, che condivide senza (troppe) riverenze con Mel Gibson o Robert De Niro.

Bellezza calda e imperfetta, Jennifer Lawrence è regina dei e nei blockbuster (Hunger Games, X-Men) ma 'resiste' nelle produzioni a basso budget che nel 2013 la ripagano con un Golden Globe e un Oscar (Il lato positivo - Silver Linings Playbook).
Affamata di pizza e ambizione, l'attrice afferma la sua singolarità nel mondo calibrato di Hollywood, che non la coglie mai impreparata. Non a caso è l'eroina implacabile di un gioco al massacro, che biasima la società dello spettacolo e riconquista la propria immagine (Hunger Games). Oggetto scopico passivo, la sua Katniss (ri)diventa soggetto di visione a colpi di arco. Come il suo personaggio dietro il sorriso paffuto cova una determinazione a prova di bomba e di meccanismo ludico.

Attrice tra le più dotate della sua generazione, Jennifer Lawrence con Joy abbandona la scioltezza libertina di Tiffany, che vuole solo vivere la sua vita, e la sua vita comprende molti uomini, e abbraccia di nuovo il ruolo 'combattente' e la sfida fisica imposta dalla 'causa'. Dono di David O. Russell alla sua musa, Joy è il coronamento della loro collaborazione dopo Il lato positivo - Silver Linings Playbook e American Hustle - L'apparenza inganna. Biopic feel good, ispirato alla vita e al successo imprenditoriale di Joy Mangano, il film è abitato in ogni piano da Jennifer Lawrence, ieri presenza obliqua, vedova ninfomane, moglie caricaturale, figura di espiazione romantica. Variazione ripetitiva, artificiosa e appariscente degli ultimi successi dell'autore, Joy pesa sulle spalle dell'attrice che ancora una volta, dentro il cinema di David O. Russell, incarna il passaggio da uno stato all'altro di sé, marcando la linea sottile che separa l'afflizione dalla gioia. Gioia nonostante tutto e nonostante tutti. Perché nessuno come Jennifer conosce la resilienza fuori norma delle donne e dei working class heroes.
Il capitale 'simpatia' la incorona star diletta e la piazza al secondo posto sul podio delle attrici più pagate di Hollywood, dietro all'irriducibile Sandra Bullock e davanti all'inossidabile Jennifer Aniston.

lunedì 11 gennaio 2016 - Il maestro premiato per The Hateful Eight. Revenant conquista i tre globes più importanti e guarda all'Oscar.

Ennio Morricone vince il Golden Globe. Tarantino: "Lui come Mozart"

Tirza Bonifazi cinemanews

Ennio Morricone vince il Golden Globe. Tarantino: La 73a edizione dei Golden Globes, con i quali l'associazione di giornalisti stranieri residenti a Hollywood celebra il cinema e la televisione, ha illuminato il cielo sopra il Beverly Hilton Hotel, dove si è svolta la cerimonia di premiazione che ha visto ripartire i celebri globi d'oro in venticinque categorie tra fiumi di champagne e qualche risata (lo humor britannico di Ricky Gervais, che per la quarta volta ha diretto lo show a colpi di sarcasmo, non sempre è stato colto). Lo spettacolo si è aperto con una nota triste per l'Italia: il premio come miglior attrice non protagonista non è finito nelle mani di Jane Fonda per Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino, ma in quelle di una incredula Kate Winslet che in Steve Jobs interpreta al lato di Michael Fassbender la polacca Joanna Hoffman. L'altra grande stella di Hollywood a ricevere uno dei premi più importanti è Jennifer Lawrence che si è portata a casa il terzo Golden Globe per Joy, battendo Melissa McCarthy, Amy Schumer, Lily Tomlin e Maggie Smith.

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