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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 febbraio 2020
La storia di William Wallace, il ribelle che fra il 1290 e il 1305 guidò i clan scozzesi contro Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Premi Oscar, 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, Al Box Office Usa Braveheart - Cuore impavido ha incassato 75,6 milioni di dollari .
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Nell'anno 1280 la Scozia rimane senza eredi al trono e il re d'Inghilterra, Edoardo I detto il Gambelunghe, mette in atto un piano per estendere i propri domini. Fa uccidere in un'imboscata molti nobili scozzesi pretendenti al trono e scatena gli eserciti contro le popolazioni dei villaggi rurali. Rimasto orfano a causa di queste rappresaglie, il giovane William Wallace viene messo sotto la tutela dello zio Argyle, un uomo di studi che gli fa conoscere l'Europa e lo inizia alle lingue straniere e all'uso della spada. Molti anni dopo, William fa ritorno al proprio villaggio, ritrovando gli amici d'infanzia e la bella Murron, che ama ricambiato. Le intenzioni di vivere in pace nella dimora di famiglia vengono meno quando, dopo aver sposato Murron in segreto per evitare l'applicazione della ius primae noctis, questa viene uccisa da un gruppo di soldati della corona per punire la sua reazione ad un tentativo di farle violenza. Da quel momento, ha inizio la vendetta di William Wallace, il cui coraggio darà vita alla ribellione dell'intero popolo di Scozia contro la tirannia del dominio inglese.
Forse non è un caso che le gesta leggendarie del condottiero scozzese William Wallace risultino tramandate da un menestrello non vedente del XV secolo, Harry il Cieco. Come i poemi di Omero sulla guerra di Troia e il ritorno a casa di Ulisse, anche il racconto di questo ribelle dal cuore impavido è pura epica, mito laico che attorno al fatto storico costruisce quell'epopea narrativa necessaria ad incidere nell'immortalità della leggenda. Perché, ovviamente, la leggenda non è la Storia e, come tale, richiede un altro tipo di rievocazione che non è quella della ricerca delle fonti e dell'esercizio storiografico ma quella della retorica celebrativa e trionfalistica. Il linguaggio dell'esaltazione e del tripudio, dell'enfasi e dell'ardore, mirato a creare solo emblemi e icone e non personaggi di un romanzo psicologico. Braveheart nasce da qui: da uno sceneggiatore che per un puro caso di omonimia (si chiama Randall Wallace) si interessa alla figura rappresentata da una statua ad Aberdeen e decide di rievocarne la leggenda e dalla personalità di Mel Gibson, divo australiano che per l'occasione è pronto a farsi regista, produttore e fomentato cantore di un eroe dell'indipendenza scozzese.
Il resto è storia. O meglio, è leggenda, in ogni senso. Gibson realizza un kolossal costosissimo in linea con la Hollywood più aurea e più ingenuamente enfatica, dove un'elegia del culto superomistico e un'apologia della vendetta avvampano gridando in nome della libertà.
In questa audace impresa, Gibson consacra completamente se stesso, esaltando il potere della mitopoiesi su quello della verosimiglianza storica attraverso un racconto di tre ore dal grandissimo respiro che assomma senza vergogna una personale interpretazione dello spirito della mitologia celtica a momenti superficiali come i dettagli dell'infanzia di William o di pura naïveté come il rapporto sensuale fra il condottiero del popolo e la regina Isabella. Eppure, nella sua prolissità grondante sangue e retorica militare, Mel Gibson si dimostra capace di realizzare scene di battaglia e coreografie di combattimento corpo a corpo di straordinaria spettacolarità. Il loro impatto visivo e il loro brutale realismo fanno sì che Braveheart, nell'evoluzione che va da Aleksandr Nevskij a Ran, da Il gladiatore a Il signore degli anelli, prenda saldamente la sua posizione. Dimostrando come anche la storia del cinema passi attraverso la leggenda.
La storia di William Wallace, il ribelle che fra il 1290 e il 1305 guidò i clan scozzesi contro Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra. Furono proprio i nobili del suo popolo a tradirlo. Preso prigioniero venne torturato in pubblica piazza e poi decapitato. Lo sceneggiatore Randall Wallace (ispiratosi al trovatore Blind Harry) attribuisce il furore libertario dell'eroe all'iniziale tragedia d'amore di Wallace che si vede uccidere la giovane moglie dal comandante inglese del presidio. Diventa una furia, raccoglie un esercito e sconfigge ripetutamente gli inglesi. Ha persino una storia d'amore con la principessa Isabella, nuora del re. Film di grandi investimenti, con migliaia di comparse e con una certa attenzione alla ricostruzione e ai costumi (siamo lontani dalla Hollywood di Ivanhoe). Si farà ricordare per le magnifiche scene di battaglia e anche per la grande passione interpretativa (e registica) di Mel Gibson, che dopo l'ottima prova "intimista" deL'Uomo senza volto, dimostra di sapersi muovere benissimo anche negli spazi e nell'epica.
“Braveheart” è sicuramente uno dei film epici più belli del cinema. Un'opera mastodontica, piena di fascino, dotata di un insieme di elementi concentrati perfettamente, tra grandiose scene di battaglie e dialoghi carichi di passione e vita, e mostrate anche con un velo di sensibilità e romanticismo. E' chiaro che si tende alla spettacolarizzazione e [...] Vai alla recensione »
Estromesso dalla letteratura novecentesca in cui sopravvive nella versione negativa e problematica dell’«anti», il personaggio dell’eroe ha trovato ospitalità nel cinema hollywoodiano: anche in virtù della megalomania di certi divi, insinuano i maligni, che si ispirano alla leggenda solo per amplificare la propria. Eppure c’è da essere grati a un attore come Mel Gibson, capace di mettersi a rischio [...] Vai alla recensione »