IL DEBUTTO AL CINEMA ITALIANO DEL PIBE DE ORO
Naturalmente è El Pibe de Oro il calciatore che, più di ogni altro, è stato il protagonista di film e di documentari. Ma nessuno di questi ha lavorato, scavando nella memoria personale, come ha fatto Paolo Sorrentino che, con È stata la mano di Dio, fresco delle tre nomination agli European Film Awards e designato dall’Italia per la selezione del miglior film internazionale agli Oscar, intreccia le vicende, anche dolorose, della sua famiglia - la morte di entrambi i genitori per un incidente domestico mentre il futuro regista era allo stadio - con quella di Maradona nell’avventura con il Napoli. Sottolineando la simbiosi, tra un calciatore e un intero popolo, che non ha avuto eguali al mondo. Tanto che lo stesso Maradona appare per la prima volta nel cinema italiano nel 1999 in Tifosi di Neri Parenti, nei panni di se stesso, accanto a un'altra leggenda partenopea, Nino D’Angelo.
I CAMEI ARGENTINI
Ma, tre anni prima, era apparso in un cameo (come anche nell’improbabile commedia musicale del 1980 ¡Qué linda es mi familia! di Palito Ortega) nello scombiccherato El día que Maradona conoció a Gardel in cui il regista argentino Rodolfo Pagliere fa incontrare, in maniera fantasmatica, le due glorie nazionali. Sempre dall’Argentina arriva il primo documentario, Amando a Maradona di Javier Vázquez, sull’ampia parabola del grande calciatore, con la testimonianza dei familiari, degli amici e persino di Pelé, dagli anni al Boca Juniors nella sua Buenos Aires, dove era nato e cresciuto per le strade di Villa Fiorito, il legame con Cuba, l’arrivo al Barcellona, il gol del secolo con la Mano de Dios contro l'Inghilterra in Messico ’86 e la positività al doping ai Mondiali del 1994, la firma con il Napoli e il felice sodalizio non solo con una città ma con l’Italia intera.
L'UOMO, OLTRE AL CALCIO
Un’operazione simile, ma nel campo del cinema di finzione, l’ha realizzata nel 2007 Marco Risi con il biopic Maradona – La Mano de Dios in cui Marco Leonardi interpreta il calciatore in un film che non tralascia nulla della vita di Maradona, stupefacenti inclusi, e che, forse anche per questo, non uscì in Argentina. Più embedded l’anno seguente il documentario che porta nel titolo il senso del progetto, Maradona by Kusturica in cui il regista dell’ex Jugoslavia prova a raccontare prima l’uomo che il calciatore ma che, anche nell’intervista principale, pagata peraltro a peso d’oro, forse per un problema di lingua, non mette a fuoco e non coglie appieno le sfaccettature di un personaggio bigger than life.
Quasi dieci anni dopo i documentari iniziano, diciamo così, a specializzarsi come Maradonapoli di Alessio Maria Federici sulla storia d’amore tra il calciatore e il Napoli, iniziata il 30 giugno 1984 e mai interrotta. Un novello Che Guevara che si schiera con la gente che lo ripaga, non solo riempiendo il San Paolo fino all’inverosimile per vedergli fare due palleggi - la leggenda narra di quasi 100mila persone - ma anche dando il nome di Diego a tanti figli. Tatuaggi viventi come quelli sulla pelle dei napoletani, come i murales con il numero 10 che si legge D10S, come, e forse più, di San Gennaro.
UNA FIGURA PARARELIGIOSA, TRA POLEMICHE E MATERIALE INEDITO
Insomma una figura parareligiosa che in sette anni ha regalato alla città due scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana anche se, nel documentario, il calcio quasi non si vede, al contrario dell’omaggio nei titoli di testa di Santa Maradona di Marco Ponti sulle note dell’omonima canzone di Manu Chao, perché la lente d’ingrandimento è quella del ricordo popolare. Sempre molto legato all’esperienza partenopea è il documentario del premio Oscar (Amy) Asif Kapadia che, nei 130 minuti di Diego Maradona, condensa oltre cinquecento ore di materiale inedito messo a disposizione dalla famiglia del calciatore morto in questi giorni, il 25 novembre, del 2020. Proprio il racconto dell’avventura in Italia del calciatore argentino, negli episodi diretti anche da Edoardo De Angelis, nella serie attualmente tra le più viste su Amazon Prime Video, Maradona: Sogno benedetto, sta facendo sollevare qualche polemica. Ad esempio con la Lazio che ha addirittura diramato un comunicato ufficiale per stigmatizzare le parole pronunciate da Maradona, «oggi questi fascisti ci vogliono umiliare», che, scrive la società sportiva, «il campione argentino mai avrebbe pronunciato».
SORRENTINO OMAGGIA IL MITO
Ci sono però altre parole immaginarie, più belle, a cui possiamo legarci come quelle dell’omaggio che Paolo Sorrentino fece al nostro mito in Youth – La Giovinezza con il calciatore imbolsito, il volto è di Roly Serrano nell’iconica immagine in cui affiora nella stessa piscina che ospita Michael Caine e Harvey Keitel, che, quando gli viene chiesto a cosa stesse pensando, risponde: «Al futuro».