Ted Lasso

Film 2020 | Commedia

Regia di Tom Marshall, Declan Lowney, Elliot Hegarty, M.J. Delaney, Zach Braff. Una serie con Jason Sudeikis, Stephen Manas, Colin Blyth, Phil Dunster, Brett Goldstein (II). Cast completo Genere Commedia - Gran Bretagna, USA, 2020,

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Ultimo aggiornamento lunedì 21 giugno 2021

Un allenatore di football si vede costretto a improvvisarsi esperto di calcio. La serie ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Golden Globes, 4 candidature a Satellite Awards, ha vinto 7 Critics Choice Award, 5 candidature e vinto 3 SAG Awards, 3 candidature e vinto 2 Writers Guild Awards, 2 candidature a Directors Guild, 2 candidature a Producers Guild, La serie è stato premiato a AFI Awards,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
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CONSIGLIATO N.D.
Una nuova carriera.
a cura della redazione
giovedì 16 luglio 2020
a cura della redazione
giovedì 16 luglio 2020

Un allenatore di football del Kansas è stato ingaggiato per allenare una squadra di calcio professionista in Inghilterra, pur non avendo esperienza di allenatore di calcio.

Episodi: 12

Il ritorno di Ted Lasso è un percorso di autoanalisi, sempre più divertente e sempre più capace di leggere la nostra società

Recensione di Gabriele Prosperi

Dopo un finale agrodolce che aveva visto la squadra retrocedere durante l'ultima partita di campionato, la seconda stagione inizia senza particolari retroscena: gran parte delle verità scomode che avevano caratterizzato il racconto sono state svelate e le incomprensioni risolte. Ted Lasso è amato e, soprattutto, compreso dal team. Non tarda però a venire una complicazione: a causa di un incidente, Dani Rojas avrà bisogno di assistenza psicologica. Verrà così chiamata la Dott.ssa Sharon Fieldstone (Sarah Niles), psicologa dello sport, che metterà totalmente in discussione la missione dell'allenatore. La nuova sfida per l'AFC Richmond è di riuscire a tornare nella Premier League riqualificandosi tra le squadre che possono parteciparvi, e quindi vincerla, ma il fondamentale ottimismo e le buone intenzioni di Lasso non sembrano sufficienti per raggiungere questo scopo.

La seconda stagione di Ted Lasso si concentra ancor più della prima sul tossico individualismo che l'epoca contemporanea vede svilupparsi ad ogni lato.

Iniziata come la storia di un outcast, al punto da permettere il paragone con serie recenti di grande successo come Unbreakable Kimmy Schmidt, sin dalla prima stagione la serie Apple si è rivelata un racconto originale e provocatorio per via del suo personaggio fuori dalle righe: un uomo gentile, estremamente buono, che mira ad alimentare le capacità personali dei suoi giocatori, in particolare quella di riconoscere le proprie responsabilità e di volgere sempre al meglio, a prescindere dai risultati e dalla vittoria. Un anti-Walter White che sconvolge il panorama seriale degli ultimi decenni, un personaggio così positivo da essere a tratti irreale; ed è proprio questa positività, questo ottimismo, che verrà maggiormente messa in discussione nella seconda stagione.

La narrazione non a caso inizia concentrandosi su uno dei personaggi meno indagati nella prima stagione, in quanto fuori gioco a causa di un incidente, il giocatore Dani Rojas, un'estremizzazione del già estremo ottimismo di Lasso, il cui motto "il calcio è vita!" diventa presto il cardine del racconto. Ancora è il confronto tra America ed Europa a garantire l'ironia: da un lato gli stereotipi statunitensi e l'eterno dualismo winner/loser, che si estende presto alla dicotomia tra profitto individuale e benessere della squadra. Dall'altro il concetto stesso di competizione, più volte messo in discussione nel Vecchio Mondo, in cui lo sport, e in particolare il calcio, non è solo agonismo, ma anche politica e mercato.

Se la prima stagione si concentrava sull'umiltà di un allenatore tanto ignorante di calcio quanto capace umanamente di ridare un senso e una missione alla squadra, la seconda rimette tutto in discussione, capovolgendo quell'ottimismo in una serie di dubbi esistenziali che dall'individuo (sia esso manager, coach o giocatore) si estende allo sport nella sua interezza. A mediare questo giro di boa troviamo un nuovo personaggio, Sharon Fieldstone, psicologa sportiva che viene chiamata ad assistere proprio il più goliardico e ottimista tra tutti i giocatori. Urlando "Il calcio è vita", Rojas dovrà scoprire che invece no, a volte il calcio non è affatto vita, bensì morte - in uno degli incipit di stagione più divertenti degli ultimi anni.

Episodi: 10

Tra le migliori serie comedy dell'anno, Ted Lasso trasforma il calcio in un campo da gioco tra culture

Recensione di Gabriele Prosperi

Ted Lasso (Jason Sudeikis) è un personaggio pittoresco, persino nel suo settore, quello del football americano. Una figura che sembra costruita appositamente per diventare un brand: fondamentalmente buono, simpatico, gioviale, buffo, che trova nel suo lavoro da allenatore una missione esistenziale. È proprio questa sua ingenuità a renderlo il perfetto bersaglio di un gioco di potere. Lasso viene reclutato da una manager sportiva inglese, la spigolosa Rebecca (Hannah Waddingham), apparentemente per le sue doti da coach. Questa lusinga è rinvigorita da un fatto non del tutto trascurabile: lo sport in questione è il calcio e la squadra è nella Premier League inglese. Le intenzioni di Rebecca, malgrado le apparenze, sono tanto nobili quanto Lasso è capace di riconoscere un fuorigioco: per niente!

Il prodotto Apple è una preziosa novità nel panorama seriale del 2020, una delle migliori produzioni comedy dell'anno, capace di nascondere nelle pieghe dell'ironia una profondità desueta, atipica, come atipico è l'approccio del racconto al mondo del calcio.

In Europa siamo abituati a conferire a questo sport un'importanza maggiore rispetto a qualsiasi altra competizione agonistica, ed è proprio questo aspetto a mancare al protagonista: totalmente avulso dalle regole del gioco, dalle pratiche che definiscono l'esperienza calcistica in Europa, e soprattutto in Inghilterra, Ted Lasso si ritroverà catapultato in un mondo totalmente nuovo, in cui la sua "americanità" sarà da subito un tallone d'Achille e contemporaneamente un punto di forza ineguagliabile.

Ted Lasso esalta alcune potenzialità del comedy contemporaneo, in cui il personaggio, totalmente estraniato rispetto al contesto o alla situazione in cui si ritrova, porta in esso turbamento, caos, e allo stesso tempo innovazione e trasformazione. Ted vuole trovare la versione migliore negli altri esattamente come accade in The Good Place (NBC), la reale vittoria è nella conquista di se stessi, come individuo o gruppo, non il trofeo; riprende quella folle genuinità che alcune serie Netflix hanno delineato negli ultimi anni, da Unbreakable Kimmy Schmidt a Grace and Frankie, ed è così naïf, come Phil in Modern Family (Fox), da trasformare la normalità in qualcosa di abnorme.

L'attenzione al contesto è essenziale: nella serie troviamo una matura consapevolezza delle differenze di approccio alla società da parte delle due culture che si fronteggiano realmente sul campo da gioco. Europa e Stati Uniti d'America, football e calcio: tutti gli stereotipi che strutturano questi oggetti e queste culture sportive vengono sfibrati per portare al centro il concetto stesso di sportività. In tal senso la serie si fa anche metanarrativa - seppur non sia il suo scopo principale - rileggendo il calcio grazie alla lente di chi il calcio non sa proprio cosa sia, e sdoganando lo snobismo europeo (nei confronti di un'America pressapochista e stolida) tramite un'accurata narrazione che rivela le ambiguità del settore e di quel contesto socioculturale.

Nella serie trovano così spazio argomenti che mai erano stati presi in considerazione in un racconto sportivo, ancor meno inerente al calcio europeo: centrali sono le figure femminili, la stessa trama fondamentale della serie si basa sul divario sociale che, tanto nello sport quanto in altri settori, sancisce spesso l'esclusione della donna da posizioni dirigenziali. Il sesso fa da padrone, mai con volgarità (seppur il luogo lo permetterebbe) bensì con la volontà di esplorare quegli anfratti dell'ideologia sportiva che non potrebbero essere neppure sfiorati, tanto sono zone d'ombra e strumenti di virilità. Il maschio è più maschio grazie alle sue fragilità; la femmina è proprietaria di una squadra e artefice di una manipolazione innanzitutto politica contro un sistema che fino a quel momento la voleva relegata a posizioni di sottomissione.

La serie è una parafrasi dell'incontro sportivo, in cui il cartellino giallo viene assegnato a chi dà per scontata l'identità e le intenzioni degli altri, mentre l'espulsione si assegna a chi crede di aver vinto. Non sono assenti calci d'angolo, falli e fuorigioco: in un campo da calcio dove le linee sono tracciate da temi e argomenti complessi come il divorzio, la crescita di un gruppo, il concetto di comunità, l'etica e il rapporto tra i generi, la partita non può che essere vinta se non rimanendo fedeli alle proprie idee e soprattutto riuscendo a superare la barriera della difesa, oltre la quale c'è la conoscenza di se stessi.

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lunedì 21 giugno 2021
 

Regia di Tom Marshall, Declan Lowney, Elliot Hegarty. Una serie con Jason Sudeikis, Stephen Manas, Colin Blyth, Phil Dunster, Brett Goldstein (II). Dal 23 lulgio su Apple TV+ Guarda il trailer »

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giovedì 16 luglio 2020
 

Regia di Tom Marshall, Declan Lowney, Elliot Hegarty. Una serie TV con Jason Sudeikis, Stephen Manas, Colin Blyth, Phil Dunster. Dal 14 agosto su Apple+. Guarda il trailer »

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